Il vassoio del sole Montessori

Il vassoio del sole Montessori per lo studio della storia, della geografia, della biologia e per festeggiare il compleanno dei bambini

Vassoio del sole

Come primo materiale per lo studio delle stagioni, inserisco il vassoio del sole, che può essere usato in moltissime occasioni: per la celebrazione del compleanno dei bambini, in associazione al tappeto delle stagioni, per il gioco del sole e tutte le lezioni sull’importanza del sole,  ecc… Può essere realizzato in compensato, cartone o cartoncino, carta plastificata, feltro, gomma Eva. Il sole ha 12 raggi e per ogni raggio può essere incastrato il nome di un mese dell’anno.

Ho preparato questa mia versione di vassoio del sole, che ho realizzato con pannolenci e carta colorata. Per la lanterna al centro ho utilizzato questo tutorial: lanterna a stella. Il materiale pronto per la stampa si trova qui:

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Recita per San Martino

Recita per San Martino per bambini della scuola primaria, o per allestire un teatrino per i più piccoli.

Narratore: San Martino era un santo guerriero e viveva nei paesi del Nord dove già da novembre fa un gran freddo. Spesso, tutto avvolto nel proprio mantello per proteggersi dal gelo, egli galoppava sul suo bianco cavallo per le strade della sua terra, andando da un paese all’altro. Egli, in uno dei primi giorni di novembre, stava galoppando a briglia sciolta per una di queste strade di campagna. Era un giorno particolarmente freddo, e…

Martino: Questo gelo intorpidisce le membra e toglie il fiato. Per fortuna ho il mantello che mi copre e mi ripara…

Narratore: il cavallo scalpitava forte. Il respiro, uscendo dalle sue narici, si condensava in nuvole di vapore, e Martino…

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acquarello steineriano natalizio con stella

Acquarello steineriano natalizio con stella – tutorial per realizzare questo quadretto, che può essere utilizzato per decorare la casa, come dono per una persona cara, o per decorare un biglietto d’auguri.

acquarello steineriano 2 4

La tecnica dell’acquarello steineriano prevede l’utilizzo del foglio bagnato, e l’uso dei soli colori primari. Una caratteristica di questa tecnica è inoltre quella di lavorare per superfici di colore e non per contorni. Se è la prima volta che vi cimentate, vi consiglio di leggere questa presentazione: 

Acquarello steineriano natalizio con stella – Materiale occorrente:

– un foglio di carta da acquarello

– una spugna

– acquarello blu di Prussia, rosso carminio e giallo limone

– un barattolo di acqua

– pennello

Acquarello steineriano natalizio con stella – Come si fa:

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Biglietto di auguri per l’anno nuovo

Biglietto di auguri per l’anno nuovo con rametti di vischio: tutorial e modello scaricabile e stampabile gratuitamente in formato pdf.

Baciarsi sotto il vischio è una tradizione legata a tutto il periodo natalizio; in Italia e Francia, in particolare, i baci sotto il vischio si scambiano a Capodanno. Se vuoi saperne di più di questa tradizione, puoi leggere qui:

Biglietto di auguri per l'anno nuovo con rametti di vischio: tutorial e modello scaricabile e stampabile gratuitamente in formato pdf.

Materiale occorrente:

– cartoncino o carta colorata verde e bianca

– matita verde scuro e nera

– carta a scelta per lo sfondo e il biglietto

– un nastrino rosso o del colore che preferite

– forbici, colla da carta, eventualmente pinzatrice

– cartamodello

Cartamodello:

Questo è il cartamodello per i rametti di vischio da ritagliare:

Biglietto di auguri per l'anno nuovo con rametti di vischio: tutorial e modello scaricabile e stampabile gratuitamente in formato pdf.

Come si fa:

Scegliete la carta che desiderate usare per lo sfondo e ritagliate nel cartoncino verde i due rametti di vischio, seguendo il cartamodello:

vischio 32 1
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Rametto di vischio per baci tutorial e pdf

Rametto di vischio per baci tutorial con cartamodello scaricabile e stampabile gratuitamente in formato pdf.

Baciarsi sotto il vischio è una tradizione legata a tutto il periodo natalizio; in Italia e Francia, in particolare, i baci sotto il vischio si scambiano a Capodanno. Se vuoi saperne di più di questa tradizione, puoi leggere qui:

Rametto di vischio per baci tutorial e pdf

Rametto di vischio per baci – materiale occorrente:

carta seta o pannolenci verde

perline bianche

un nastrino rosso

forbici

pinzatrice

colla a caldo (o altra colla, per fissare le perline)

cartamodello.

Rametto di vischio per baci – cartamodello:

Questo è il cartamodello scaricabile e stampabile gratuitamente in formato pdf:

Rametto di vischio per baci tutorial e pdf

Rametto di vischio per baci – come si fa:

Ritagliate le tre parti del cartamodello e riportatele sulla carta o sul pannolenci scelto:

vischio 5 1

e ritagliate i tre elementi:

vischio 5 2
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Racconto per Santa Lucia

Racconto per Santa Lucia – Una luce fuori dalla foresta

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C’era una volta una famiglia che viveva in una piccola fattoria ai margini di una grande foresta. Avevano un piccolo frutteto con vecchi alberi di mele, e un orto da coltivare nella bella stagione. Davanti alla casa c’era una grande quercia, con un’altalena per i due bambini. Pietro aveva dieci anni, e la piccola Sofia cinque.

santa lucia 2

A Pietro e Sofia piaceva tanto il loro cortile, l’altalena, gli alberi di mele su cui arrampicarsi, e la foresta intorno. A volte vi andavano insieme, senza allontanarsi mai troppo, a raccogliere sassi e legnetti per giocare, e anche foglie e altri tesori della natura con i quali inventano ogni giorno nuovi giochi.

Poi c’era anche il loro cane, Rex, a tener loro compagnia e a farli divertire.

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Col tempo Pietro prese ad andare nella foresta anche senza la sua sorellina, e spesso portava con sè anche Rex, e Sofia rimaneva spesso da sola.

santa lucia 3

La cosa non le piaceva per nulla, così cominciò a chiedere ai suoi genitori di regalarle un cane che fosse tutto suo. I genitori dissero che un altro cane non era possibile, ma forse potevano prendere in considerazione di regalarle un gatto. “Però” disse la mamma, “ad una condizione. Dovrai stare attenta a che il gattino rimanga sempre in casa, perchè i gatti domestici e i gatti selvatici che vivono nella foresta non vanno d’accordo tra loro, e sono molti i pericoli che un gattino potrebbe incontrare fuori di casa. Senza contare che poi il gatto potrebbe disturbare i nostri scoiattoli e i nostri uccellini, e questo mi dispiacerebbe molto”.

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Recite per bambini INVERNO

Recite per bambini INVERNO – una raccolta di recite e brevi dialoghi sul tema dell’inverno, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

recite per bambini

Oggi è il 21 dicembre

L’Autunno e l’Inverno si incontrano. Il primo si ritira, mentre l’altro giunge con un pesante ramo di abete.

Autunno:  Finalmente arrivi! Credevo che ti fossi smarrito.

Inverno: Hai fretta, forse? Lo sai che non posso correre: sono vecchio e pieno di malanni.

Autunno: Lo so, lo so. Ma io sono così stanco! Non vedo l’ora di riposarmi un poco…

Autunno: Sì. I campi sono seminati e le foglie sono cadute. L’uva ha dato il vino, e io ne ho ancora qualche corbellino di quella scelta. Le castagne sono sempre la gioia dei bambini. Ecco tutto.

Inverno: E i poveri? Sono sempre tanti?

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Lavoretti per San Martino QUADRO TRASPARENTE 5

Lavoretti per San Martino QUADRO TRASPARENTE 5 con modelli scaricabili e stampabili gratuitamente in formato pdf. Il quadretto può essere messo alla finestra, davanti ad una candelina, oppure può essere inserito in una lanterna di cartone.

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Questo è il disegno a contorni, se preferite ritagliare il quadro dal cartonicino nero (le parti tratteggiate sono indicazioni per il ritaglio e lo strappo delle veline colorate):

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Questa è la sagoma in nero, già pronta per la stampa e il ritaglio:

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pdf qui:

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Acquarello steineriano LE ZUCCHE

Acquarello steineriano LE ZUCCHE tutorial per realizzare coi bambini della scuola d’infanzia e primaria due versioni diverse di zucca, tipico frutto autunnale, e simbolo della festa di Halloween. (Una terza versione, adatta anche ai bambini più piccoli, qui Acquarello steineriano LA ZUCCA DI HALLOWEEN )

Acquarello steineriano LE ZUCCHE

Se sei alle prime esperienze con questa tecnica di pittura, qui puoi trovare tutte le indicazioni di base: ACQUARELLO STEINERIANO PRESENTAZIONE.

Prima versione

Materiale occorrente

– una bacinella d’acqua e una spugna per stendere il foglio bagnato sul tavolo

– pennello

– un vaso d’acqua e uno straccetto (o una spugna)

– colori ad acquarello: giallo oro, blu oltremare, rosso vermiglio.

Dopo aver immerso il foglio nell’acqua, stendetelo sul tavolo, evitando bolle e ondulazioni:

la stella mela 5

Iniziate dipingendo un punto giallo limone al centro del foglio:

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ingrandite il punto finchè riesce a stare comodo sul foglio, non  troppo schiacciato dai bordi inferiore e superiore:

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Biscottini pipistrello per Halloween

Biscottini pipistrello per Halloween – Questi biscottini possono essere confezionati dai bambini anche più piccoli, con pochissimo aiuto da parte degli adulti. Una bella e golosissima merenda per i giorni di Halloween…

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Materiale occorrente

–  carta da forno

– forbici

– siringa per dolci

– un pentolino d’acqua

– biscotti rotondi a scelta

– stecchini per spiedini

– una tavoletta di cioccolata (fondente o al latte) e qualche cubetto di cioccolata bianca

Come si fa

Dopo aver spezzettato la tavoletta di cioccolata, riempiamo la siringa per dolci e mettiamola a bagnomaria in un pentolino di acqua calda, per scioglierla bene

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Disegnate sulla carta da forno, o fare disegnare dai bambini, delle ali di pipistrello molto stilizzate

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I bambini “colorano” le ali di pipistrello con la cioccolata sciolta

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Quando la cioccolata è ancora morbida, posizioniamo un biscotto al centro delle ali

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rivestiamo di cioccolata anche il biscotto, inseriamo un bastoncino da spiedino e separiamo i nostri pipistrelli  tagliando la carta da forno. Mettiamoli a raffreddare all’aria o nel frigorifero

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Quando i pipistrelli si saranno solidificati, scaldiamo a bagnomaria qualche cubetto di cioccolata bianca, e riempiamo una seconda siringa

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Racconti per Halloween

Racconti per Halloween alcuni dolci e scherzosi, altri più paurosi, da scegliere a seconda dell’età e del temperamento dei bambini: la storia di Stingy Jack, barzellette su cimiteri, scheletri e altro, storie di streghe e streghette, rane e ranocchi, gatti neri, alcune fiabe classiche tra quelle raccolte dai fratelli Grimm e da Italo Calvino, e molto altro ancora.

La storia di Stingy Jack

Le zucche intagliate con facce macabre o buffe e illuminate da candele sono il simbolo principale dei giorni di Halloween. Queste zucche intagliate vengono chiamate “Jack O’Lantern”, nome che deriva da un racconto popolare irlandese che ha per protagonista Stingy Jack. La pratica di intagliare le zucche deriva proprio da questo racconto, anche se in Irlanda le zucche non venivano coltivate. Le antiche culture celtiche in Irlanda intagliavano infatti non zucche, ma rape, la vigilia di All Hallow, e ponevano un tizzone al loro interno per allontanare gli spiriti maligni. Gli immigrati irlandesi portarono la tradizione in America, e presto divenne parte integrante dei festeggiamenti di Halloween.

Tanto tanto tempo fa viveva in Irlanda un uomo: il suo nome era Stingy Jack. Stingy Jack non era solo un imbroglione, ma anche un bugiardo e un ladro, e aveva la cattiva abitudine di bere troppo.

Una notte  Stingy Jack si trovava svenuto per il troppo bere in aperta campagna, e mentre la sua anima fluttuava libera, il Diavolo venne a reclamarla. Stingy Jack, che si considerava più furbo anche del Diavolo, non si spaventò per nulla, e divertito gli disse:  “Ti darò la mia anima, ma perchè prima non ci concediamo un ultimo bicchierino insieme?”

Ora, siccome anche al diavolo piace farsi un bicchierino ogni tanto, non se la sentì proprio di rifiutare l’ultimo desiderio della sua vittima.  Andarono al pub preferito di Jack e bevvero insieme, ma Jack alla fine non aveva i soldi per pagare, e disse al Diavolo: “Perché non ti trasformi in una moneta, visto che sei il Diavolo, così possiamo pagare e finalmente il barista ci permetterà di uscire dal pub… Pensa che divertimento sarà poi vedere questo buon barista litigare col buon popolo cristiano di questa città quando vedrà la moneta sparire… “

L’idea di provocare dei buoni cristiani e farli litigare tra loro per niente, naturalmente al diavolo piacque molto, così si trasformò davvero in moneta. Appena l’ebbe fatto, però, Jack afferrò la moneta e immediatamente se la mise in tasca insieme al piccolo crocefisso che teneva sempre con sè.

Il Diavolo si trovò così intrappolato e impotente nella tasca di Jack, ed era davvero infuriato. Però Jack sapeva che non c’è modo di sfuggire al diavolo, e che il suo vantaggio non sarebbe durato a lungo, così gli propose un affare: “Ti libererò se tu accetti di non tornare a prendere la mia anima prima di dieci anni”. Il Diavolo, non avendo altra scelta, naturalmente accettò.

Passarono i dieci anni, e il Diavolo si ripresentò a Jack per reclamare la sua anima, ma ancora lui si considerava il più furbo tra i due. “Va bene”, disse “ma prima di morire desidero tantissimo mangiare una di queste mele profumate. Saliresti sull’albero a cogliermene una?”

Ora, siccome anche al diavolo ogni tanto piace addentare una mela profumata appena colta dall’albero, non se la sentì proprio di rifiutare l’ultimo desiderio della sua vittima.

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Poesie e filastrocche ESTATE

Poesie e filastrocche ESTATE – una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Primavera è passata

Caldo briccone! Senza ragnatele
è il cielo; puro, limpido, celeste,
come un immenso mare senza vele,
una canzone senza note meste.
Viene l’estate quasi inaspettata!
Fa già calduccio a maggio, e tra i frutteti
ridono le ciliegie, e sul sagrato
gorgheggia l’usignol cento segreti. (L. Nason)

Estate

I merli, i capineri, gli usignoli
empion l’aria di gridi, e canti, e voli.
Che piacere a sentirli ed a vederli,
i capineri, gli usignoli, i merli!
Maggiolini, libellule, api d’oro
ondeggiano, più lievi, in mezzo a loro.
Uccelli grandi, insetti piccolini:
libellule, api d’oro, maggiolini.
Ma una bambina canta in mezzo ai pini,
e l’ascoltano l’api e i maggiolini.
Si ferman tra le foglie sciami e stuoli,
e taccion anche i merli e gli usignoli. (M. Dandolo)

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Attività per Halloween QUADRO DI PIPISTRELLI

Attività per Halloween QUADRO DI PIPISTRELLI – questa attività può essere svolta timbrando il colore con la gomma posteriore di una matita, o con le dita, a seconda dell’età dei bambini. Se scegliete di timbrare, tenete conto che il lavoro richiederà molto più tempo e concentrazione.

Materiale occorrente:

un foglio di carta bianca da pittura

pittura a tempera o acrilico (assortimento a scelta)

un piatto

una matita con gomma posteriore (oppure l’indice della mano…)

sagome di cartoncino a scelta (noi abbiamo ritagliato dei pipistrelli, ma ci si può sbizzarrire con fantasmi, zucche, gufi, streghe, ecc…)

una piccola pallina di gommapane, plastilina, playdough o simili

Le sagome

Le sagome possono essere preparate a partire da un disegno vostro o del bambino, oppure potete trovare una vastissima scelta di soggetti a tema in rete. Se può esservi utile, ho raccolto un po’ di links qui Sagome Halloween – una raccolta di 100 e più modelli gratuiti.

Se anche voi avete a cuore il risparmio delle cartucce di inchiostro della stampante, sia per motivi economici che ecologici, un modo semplice di ricavare le sagome che vi servono può essere questo:

castello di mostri 1 - 600

Come si fa

dopo aver ritagliato le sagome, mettete sul retro di ognuna una pallina della pasta scelta

quadro pipistrelli2

e fissatele sul foglio creando la composizione desiderata:

Attività per Halloween

preparate i colori su di un piatto, senza diluirli

Attività per Halloween

e procedete con l’attività intingendo la gomma della matita nel colore

quadro pipistrelli8
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Lavoretti per Halloween TEATRINO DELLE OMBRE

Lavoretti per Halloween TEATRINO DELLE OMBRE da realizzare coi bambini, per inventare infinite storie divertenti e di paura… Attività adatta a bambini del nido, della scuola materna e primaria. Combina all’attività di recitazione, narrazione ed invenzione di storie, l’attività manuale di ritaglio della carta e il disegno e può essere arricchito e variato senza mai stancare. Non da ultimo, è un progetto davvero economico.

Lavoretti per Halloween TEATRINO DELLE OMBRE

Materiale occorrente:

cartoncino scuro (meglio nero) non troppo spesso, per facilitare il lavoro di ritaglio da parte dei bambini

stecchini da spiedino

colla

forbici e taglierino

una penna a sfera.

Se non vi sentite abbastanza abili nel disegno, in rete trovate tantissime immagini già pronte; se può esservi utile ho raccolto qui un po’ di links a risorse gratuite  Sagome Halloween – una raccolta di 100 e più modelli gratuiti.

Se anche voi avete a cuore il risparmio delle cartucce di inchiostro della stampante, sia per motivi economici che ecologici, un modo semplice di ricavare le sagome che vi servono può essere questo:

teatrino halloween1

Mentre per i ritagli più complicati e che richiedono l’uso di sottomano e taglierino possiamo rivolgerci solo ai bambini più grandi, possiamo invece preparare il lavoro anche per i bambini più piccoli, facendoli lavorare al ricalco delle sagome sul cartoncino ed al ritaglio dei contorni esterni con le forbici…

Come si fa

Scelte e disegnate su carta leggera (anche vecchi fogli da stampante) le sagome che vogliamo realizzare, i bambini possono riportarle sul cartoncino scuro, semplicemente pressando i contorni con una penna a sfera:

Lavoretti per Halloween TEATRINO DELLE OMBRE

e poi passare al ritaglio dei contorni esterni con le forbici:

Lavoretti per Halloween TEATRINO DELLE OMBRE

I bambini più grandi possono provvedere da soli al ritaglio col taglierino anche dei particolari interni della sagoma, per i più piccoli dovrà intervenire l’adulto:

Lavoretti per Halloween TEATRINO DELLE OMBRE

Ritagliati tutti gli elementi desiderati, sarà sufficiente incollare sul retro delle sagome un bastoncino da spiedino:

Lavoretti per Halloween TEATRINO DELLE OMBRE

Per l’allestimento bastano un telo e una lampada, ma è molto divertente anche mettere una tovaglia lunga su un tavolo e far semplicemente “spuntare” i personaggi davanti agli spettatori, magari coprendo con un secondo telo l’eventuale libreria di sfondo…

Halloween TEATRINO DELLE OMBRE
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Lavoretti per Halloween ZUCCA DI CARTONCINO

Lavoretti per Halloween ZUCCA DI CARTONCINO molto semplice da realizzare e di grande effetto. Può essere utilizzata per realizzare festoni (facendone tante piccole piccole possono ad esempio essere inserite nel filo delle lucette natalizie), oppure può essere riempita di biscotti o di caramelle.

Lavoretti per Halloween

Materiale occorrente

– 15 strisce di cartoncino arancione

– 2 ovali di cartoncino verde

– qualche strisciolina sottile di carta verde e un pezzetto di fil di ferro (oppure uno scovolino verde)

– forbici e colla

Lavoretti per Halloween

Come si fa

Preparate le strisce arancioni, se non avete lo scovolino verde potete rivestire un pezzetto di fil di ferro con della carta verde. L’unico accorgimento è fare un taglio obliquo all’inizio della strisciolina per facilitare l’avvolgimento attorno al fil di ferro:

zucca di cartoncino2
zucca di cartoncino3

una alla volta infilate le strisce arancioni nello scovolino (o nel fil di ferro rivestito), in questo modo. Per facilitare il lavoro ai bambini, le strisce arancioni possono essere precedentemente forate in alto e in basso:

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Recita per bambini – Gli alberi fioriti

Recita per bambini – Gli alberi fioriti : una piccola recita adatta a bambini della scuola d’infanzia e primaria sulla primavera.

Mandorlo: Che lungo sonno ho fatto!

Pesco: Anch’io ho dormito a lungo…

Melo: Ho sognato freddo e gelo. Mi pareva di dover morire…

Pesco: Non era un sogno. Nel dormiveglia ho udito il vento sibilare e la pioggia scrosciare.

Mandorlo: Un giorno, ho socchiuso un occhio e ho visto tutto bianco. Mi sembrava di essere fiorito.

Melo: Era la neve.

Mandorlo: Amici, non sentite questo verso?

Cuculo: Cu cu, cu cu, cu cu!

Melo: E’ il cuculo! Se è arrivato lui, è arrivata la primavera!

Pesco: Sentite che tepore?

Mandorlo: Vedete il sole com’è chiaro? Sembra lavato da poco.

Melo: Anche la pioggia è tiepida. Fa piacere riceverla.

Mandorlo: Io direi che è giunto il momento di fiorire…

Melo: E se poi tornasse qualche giornataccia di freddo?

Pesco: E se facesse ancora la brina?

Mandorlo: Come siete paurosi!

Pesco: Non siamo paurosi. Siamo prudenti.

Melo: Se la brina uccide i nostri fiori, addio frutti… addio mele!

Pesco: Addio pesche!

Cuculo: Cu cu, cu cu, cu cu!

Mandorlo: Lo so bene che è un pericolo, ma non udite il cuculo? Pare che ci inviti a fiorire!

Pesco: E’ vero. Anch’io sento il desiderio di salutare il sole con i miei fiori rosa.

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Recite sull’autunno

Recite sull’autunno per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Piccola accademia

Ecco un dialogo molto vivace tra un gruppo di bambini e l’autunno, rappresentato come un ometto brontolone, mezzo contento e mezzo rabbuiato. 

La voce: Non avete mai visto un ometto sbarbato, giallo, raffreddato, un po’ contento e un po’ rabbuiato?

Bambini: Signor Autunno, aspetti un momentino! O, ma che fretta! Sieda! Si riposi! Lo vuole aprire dunque il suo sacchettino? Uh, che provvista…

Autunno: Ditemi, noiosi, e il vostro naso dove lo metto?

Un bambino: Via, via, sia buono! Dica, che cosa se ne fa di questo mare di fogliacce gialle?  E’ forse uno spazzino?

Autunno: Ma… chissà… Non bastano le foglie e le farfalle, i fiori e gli uccellini: tutto prendo! Sapeste come pesa sulle spalle il mio sacchetto, ma a nessuno lo vendo!

Un bambino: Le rondinelle hai fatto scappare, solo a vederti sono scappate via…

Autunno: Oh, mi dispiace, ma che posso fare? Credete, bimbi, non è colpa mia! Io faccio come tutti il mio dovere; per questo ho fretta e ne me devo andare, le castagne sono pronte da bacchiare: queste, credete, vi faran piacere e darà gioia alla gente il vino buono, che nel tino ribolle, e alla terra il nuovo seme che nel cuor rinserra. Vedete, dunque, lascio anch’io il mio dono…

Un bambino: Ma quel velo di nebbia, perchè mai stendi suoi campi e sopra la città? Sapessi quante noie e quanti guai combina. Oh, proprio, credi, non ci va!

Autunno: (in tono scherzoso e leggermente ironico) Eh, cari bimbi, a certe cose strane non saprei dar che una risposta sola… vi do un consiglio buono come il pane: se volete saper correte a scuola! Là imparerete tutto e, al mio ritorno, potrete darmi qualche spiegazione… Ora vi lascio, amici miei, buongiorno!

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dettati ortografici – IL LETARGO

Dettati ortografici IL LETARGO – una raccolta di dettati ortografici, di autori vari, per bambini della scuola primaria. Difficoltà ortografiche miste.

Il risveglio del tasso

Quatto quatto, ancora un po’ incerto, è uscito dalla tana anche il tasso. Poveraccio, com’è dimagrito! Ne ha guadagnato la linea, è vero, ma sembra il ritratto della fame. Ghiottone com’è, si accorge che è ancor presto per le grandi scorpacciate, la natura offrendogli  ben poco; ma forse è meglio riabituarsi al cibo un po’ alla volta, con moderazione. Data un’occhiata in giro e addentato qualcosa, ritorna guardingo verso la tana; è stanco e una dormitina non gli farà male. D’improvviso si arresta, poi, rassicurato, prosegue: il fischio che aveva sentito l’aveva subito riconosciuto. Toh, s’è svegliata pure la signora marmotta: aperto il cunicolo che immette alla tana, è uscita al richiamo della primavera. (V. De Marchi)

Lo scoiattolo si risveglia

Lo scoiattolo non riusciva più a dormire. Il sole lo guardava. Si strofinò gli occhietti, afferrò una noce e si pose a sedere. Aveva molta fame, ma era ben provvisto: tutto il nido era foderato di noci, poi ne tirava fuori un’altra di sotto il letto. Così, quando nel pancino non ce ne stettero più, si diede una gran lisciata di baffi e si mise a guardare intorno. Passava da un ramo all’altro a corsettine, senza mai toccar terra. Saltava su un abete, rimbalzava su un pino, gettava pinoli in tesa ai conigli. Riappariva su un nido di gazza per rubarvi le uova. Le uova col sole dentro. (L. Volpicelli)

Le lucertole

Le lucertole, riscaldate dal sole tiepido, escono dai buchi dove sono state in letargo per tutto l’inverno e si fermano al calduccio, guardando qua e là con gli occhietti vispi. Sono alla caccia di un insetto. Hanno tanto dormito che ora vorrebbero proprio saziarsi di qualche insettuccio incauto che arrivi alla porta della loro lingua. (M. Menicucci)

La lucertolina

Ecco là sul muricciolo la lucertolina che sta a godersi il sole. No, non sta lì a goderselo, sta lì al sole per vera necessità. E’ una lucertolina giovane, uscita da poco da una crepa del muro, dove ha passato l’inverno, e ora aspetta che il caldo la irrobustisca, le dia snellezza per acchiappar mosche e vivere. Ecco dunque chi potrebbe diminuire il gran numero di mosche che minacciano la nostra salute. Ma vi è forse al mondo un’altra bestiola più perseguitata dai ragazzi? (Reynaudo)

Che cos’è il letargo

Molti animali, per difendersi dai rigori dell’inverno, si rinchiudono nella tana sin dall’autunno e vanno in letargo. Durante questo sonno profondissimo, la temperatura del loro corpo si abbassa e il loro respiro si fa più lento: essi consumano pochissime energie e non hanno bisogno di nutrirsi. E’ il caso del ghiro e della marmotta. Lo scoiattolo, invece, si sveglia di tanto in tanto per mangiare il cibo immagazzinato nella sua tana.

Letargo e ibernazione

Agli inizi dell’inverno milioni di animali, in ogni parte del mondo, cadono in un particolare stato di riposo: il letargo. Il letargo è un mezzo per sopravvivere, offerto dalla natura ad alcune specie di animali che in questa stagione non troverebbero più il cibo adatto.

Molti animali hanno un letargo che consiste semplicemente in un sonno più o meno profondo e prolungato: tra questi vi sono l’orso, il tasso, lo scoiattolo, la talpa.

Alcuni mammiferi, invece, durante il letargo mutano profondamente le condizioni del loro organismo: si dice che ibernano. L’ibernazione non consiste in un semplice sonno: la temperatura del sangue dell’animale si uniforma a quella dell’ambiente (come avviene, in ogni stagione, nei rettili), il cuore dà un battito ogni due o tre minuti, il respiro si fa impercettibile, cessa completamente la necessità di nutrirsi. Sono animali ibernanti la marmotta, il riccio, il ghiro, il pipistrello.

I pesci, i rettili, gli anfibi, durante il riposo invernale limitano anch’essi tutte le funzioni del loro organismo al minimo indispensabile per conservare la vita; questo stato si dice “vita latente”.

Il riccio

Quando giunge l’inverno il riccio comincia a trovarsi nei guai; il suo mantello spinoso è un ottimo strumento di difesa contro le zanne e gli artigli dei nemici, ma è un riparo assai scadente contro gli assalti del freddo. Per combattere la grande dispersione di calore a cui è sottoposto il suo corpo dovrebbe, in inverno, mangiare moltissimo, ma ha la sfortuna di essere un insettivoro e… di insetti in questa stagione, specialmente quando il terreno è gelato, è quasi impossibile trovarne. Per risolvere questa difficile situazione il riccio, appena la temperatura comincia a scendere sotto i 15°, si appallottola nella sua tana e cade in letargo; vi resterà finchè il clima non sia tornato più favorevole alla sua nutrizione. Durante la sua ibernazione il riccio regola continuamente la temperatura del proprio corpo, mantenendola sempre di un grado superiore a quella dell’ambiente. Facciamo un esempio: se la temperatura esterna è a +10° il riccio mantiene il suo corpo  solamente a +11°. E’ questo un ottimo sistema per risparmiare… combustibile, cioè i grassi accumulati nel corpo durante l’estate. Però, se la temperatura esterna si abbassa sotto i +5°, il riccio non si può permettere di seguirla nella sua discesa, perchè finirebbe col diventare congelato; allora il suo organismo comincia automaticamente a consumare una quantità maggiore di grassi, per mantenere nel corpo la temperatura minima sufficiente alla vita. Mentre avviene tutto ciò, il riccio seguita tranquillamente a dormire. Si direbbe che questo animale sia dotato di un perfetto termostato, l’apparecchio che c’è nei nostri frigoriferi, e che riaccende automaticamente il motore se la temperatura non è più al punto voluto.

La marmotta

Il luogo ove le marmotte trascorrono in letargo sei o sette mesi invernali è una vera camerata sotterranea: essa si trova a due o tre metri di profondità ed è larga una decina di metri; vi stanno a dormire una quindicina di marmotte. Durante l’estate questi animali hanno tagliato coi denti  molta erba e l’hanno fatta seccare al sole; poi, con la bocca hanno trasportato il fieno nella caverna, disponendolo ordinatamente a strati. Ora, su questo soffice materasso, dormono un profondissimo sonno: se ne stanno acciambellate col capo stretto fra le zampe posteriori. Nella marmotta, durante il letargo, le funzioni della vita sono ridotte al minimo: l’animale compie 36.000 respirazioni in quindici giorni, tante quante ne compiva in un sol giorno durante l’estate. La temperatura del corpo, che durante la veglia è di 36°, nel letargo si mantiene sui 10° e può eccezionalmente scendere anche a 5°, quando quella esterna si approssima allo zero. Anche per mantenere queste basse temperature occorre però un certo consumo di grassi; le marmotte, infatti, durante il letargo, perdono una buona parte del loro peso.

Il ghiro

I ghiri sono i più famosi dormiglioni del regno animale; tutti conosciamo il detto “dormire come un ghiro”; figuratevi infatti che quando dorme, e se ne sta tutto raggomitolato come una palla, possiamo prenderlo e farlo rotolare per terra senza che neanche si svegli. Alla fine dell’estate i ghiri cominciano a raccogliere in un vasto nido, nel cavo di un albero, una quantità di ghiande, noci, faggiole. Poi si radunano a dormire in parecchi nella stessa tana. Le provviste che hanno raccolto serviranno per la prima colazione nell’aprile dell’anno seguente, quando si ridesteranno.

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Lavoretti per bambini FIORI – 70 e più progetti

…lavoretti per bambini FIORI: una collezione di tutorial per realizzare coi bambini della scuola d’infanzia e primaria fiori per festeggiare la primavera e la festa della mamma…


…rose, margherite, ciclamini, gerbere, giacinti, fiori fantastici: lavoretti per bambini fiori di ogni genere realizzati riciclando materiali poveri quali lattine, bottiglie di plastica o cartoni delle uova, e sperimentando varie tecniche: fiori collage, fiori dipinti con le impronte digitali, fiori con la pittura a dito, fiori di carta, tessitura, uncinetto, quilling, carta crespa, ecc…

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1. gerbera realizzata con i cartoni delle uova, tutorial illustrato di http://www.duitang.com

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2. narciso – girandola, realizzato con cartoncino colorato e cartoni per le uova, tutorial di http://nurturestore.co.uk

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3. narcisi realizzati ancora coi cartoni delle uova, tutorial di http://www.intimateweddings.com

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4. tutorial fotografici per realizzare vari fiori di carta: garofano, margherita, rosa, narciso, di http://grosgrainfabulous.blogspot.it

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5. fiori realizzati con le impronte delle manine, di http://www.teachpreschool.org

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6. ciclamini, sempre realizzati coi cartoni delle uova, tutorial fotografico di http://www.liveinternet.ru

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7. ancora narcisi, ancora coi cartoni delle uova, in versione quadretto, tutorial fotografico di http://www.liveinternet.ru

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8. collage ispirato a Picasso. I bambini tracciano l’impronta della loro mano, la ritagliano, aggiungono strisce di carta verde e quindi per i fiori avvolgono pezzi quadrati di carta velina colorata intorno matita…  di http://artrageousafternoon.blogspot.com.au

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9. corona di narcisi, bellissima idea anche per festeggiare i compleanni primaverili, tutorial di http://www.sunhatsandwellieboots.com

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10. mazzolino di pratoline realizzato con la tecnica del quilling, cioè arrotolando le striscioline di carta. Tutorial fotografico di http://www.duitang.com

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11. fiori di lana realizzati con uno specialissimo telaio, semplice da costruire con legno e chiodini o anche cartone spesso e puntine, tutorial fotografico di http://www.knitting-and.com

Trovate altre informazioni su questa tecnica qui http://www.liveinternet.ru

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12. versione più elaborata, realizzata in rafia, da http://www.knitting-and.com

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13. da http://www.marthastewart.com l’idea di realizzare fiori primaverili utilizzando i porta biscotti di carta

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14. fiori di carta realizzati piegando e incastrando tra loro le parti ritagliate dal modello. Trovate le varie proposte qui: https://docs.google.com , https://docs.google.comhttps://docs.google.com, e qui https://docs.google.com

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Copioni per recite – La bambina con la lanterna

Copioni per recite – La bambina con la lanterna: si tratta della mia elaborazione di un testo molto usato nelle scuole Waldorf, adatto ai bambini della scuola d’infanzia e dei primi anni di scuola primaria. E’ indicato come recita natalizia, ma anche per celebrare la stagione invernale.

Copioni per recite – La bambina con la lanterna

Narratore: C’era una volta una bambina che possedeva una piccola chiara lanterna, e la portava sempre con sè lungo la via. Camminava la bambina, ed era sempre contenta…

Coro: Forte e freddo soffia il vento, la lanterna adesso ha spento!

Bambina con la lanterna: Oh, no! Ora chi mi aiuterà a riaccendere la mia bella lanterna?

Narratore: Si guardò attorno… ma non c’era nessuno.

Coro: Si sentono le fronde frusciare, chi sarà mai che sta per arrivare? Chi scivola sotto il castagno? Uno spinoso compagno!

Bambina con la lanterna: Oh, caro amico! Il vento ha spento la mia lanterna, chi accenderà di nuovo il mio lumino?

Riccio: Io proprio non so cosa fare, non è a me che devi domandare. Poi è tardi, non posso restare: dai miei piccoli devo tornare.

Coro: Ma chi borbotta, che non vediamo nessuno? Ah,  ma è l’orso bruno!

Bambina con la lanterna: Ciao caro orso, il vento ha spento la mia lanterna, guarda! Tu sai chi potrà accendere di nuovo il mio lume?

Narratore: scuote l’orso il grosso capo e il lungo pelo

Orso: Io proprio non so cosa fare, non è a me che devi domandare. Sonno ho, a dormire devo andare.

Coro: Chi striscia silenzioso dietro al pino e annusa l’aria con il suo musino?

Volpe: Ma che ci fai nel bosco tutta sola? Vattene, presto, corri a casa, vola! Io sto cacciando, e mi farai scappar la cena, se non la smetti con questa cantilena!

Narratore: La bambina sedette allora su una pietra, e comincio a piangere…

Bambina con la lanterna: Nessuno mi vuole aiutare?

Narratore: Le stelle sentirono il suo pianto…

Stelle: Il caro sole devi interrogare, lui certamente ti saprà aiutare…

Narratore: La bambina si fece nuovamente coraggio e proseguì il suo cammino. Finalmente giunse a una casetta. Dentro sedeva una vecchietta che filava la lana.

Bambina con la lanterna: Conosci la via che conduce al sole? Vorresti venire con me?

Vecchietta: Io la ruota devo dar girare, la lana bianca filare e filare. Ma riposati qui da me almeno un pochino, è ancora molto lungo il tuo cammino.

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Lavoretti per l’autunno – Collage di foglie

Lavoretti per l’autunno – Collage di foglie

Lavoretti per l’autunno – Collage di foglie: un semplice lavoretto adatto anche ai bambini più piccoli, per conservare le più belle foglie raccolte…

Lavoretti per l’autunno – Collage di foglie – MATERIALE OCCORRENTE

un foglio di carta o cartoncino

foglie autunnali

colla fatta in casa con maizena, aceto e zucchero

per la cornice due fogli di cartone di recupero, carta velina o tessuto, forbici o taglierino, cucitrice e colla.

Lavoretti per l’autunno – Collage di foglie – COME SI FA

Stendere sul foglio uno strato spesso di colla fatta in casa.

I bambini creeranno sulla colla la loro composizione di foglie:

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Lanterna di foglie – tutorial

Lanterna di foglie

Lanterna di foglie – variamo la classica lanterna realizzata con pezzetti di carta velina e colla vinilica su palloncino (il tutorial qui), sostituendo alla carta le foglie autunnali.

Lanterna di foglie – materiale occorrente: foglie secche, un palloncino, un vaso vuoto, nastro adesivo, colla vinilica diluita con poca acqua, un pennello.

Lanterna di foglie – come si fa

Gonfiate il palloncino, annodatelo e fissatelo con del nastro adesivo al vasetto.

Applicate vari strati di foglie (o petali) sul palloncino, con la soluzione di acqua e colla vinilica

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Canti per San Martino – Il poverello

Canti per San Martino – Il poverello: un canto molto semplice da cantare e anche da suonare col flauto dolce, per arricchire il repertorio di canzoncine che accompagnano la festa delle lanterne.

Di seguito puoi trovare lo spartito sonoro, lo spartito da stampare, il testo ed il file mp3 della melodia.

Canti per San Martino – Il poverello – spartito

Canti per San Martino – Il poverello – testo

Chi pensa al poverello?

Soccorso chi gli dà?

La carità, signori,

fate la carità….

Canti per San Martino – Il poverello – Spartito e traccia mp3 qui:

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Ragnatela di carta ritagliata – tutorial

Ragnatela di carta ritagliata – tutorial

Ragnatela di carta ritagliata – realizzare ragnatele ritagliate è davvero semplicissimo. Le ragnatele sono utilissime come decorazioni per la festa di Halloween: possono essere messe ai vetri delle finestre, alle pareti, possono essere incollate sui palloncini, sui biglietti di invito, sui sacchetti di carta porta dolcetti, e possono essere usate anche come centrini, sottobicchieri o sottopiatti.

E’ una bella attività di ritaglio per i bambini che già hanno acquisito una certa abilità nell’uso delle forbici, mentre le piegature possono essere preparate dall’adulto.

Ragnatela di carta ritagliata

materiale occorrente

– un foglio di carta rettangolare (io ho usato un normale foglio A4 da stampante)

– forbici

ragnatela di carta ritagliata 1

Ragnatela di carta ritagliata

come si fa

Le piegature sono le stesse che si fanno anche per realizzare i fiocchi di neve.

Ponete il foglio sul tavolo, in verticale e piegatelo a metà in modo tale che la piega si trovi in basso:

Marcate la metà (senza piegare tutto il foglio).

ragnatela di carta ritagliata 2

Aprite.

ragnatela di carta ritagliata 3

Ora si tratta di piegare così il lembo a destra e quello a sinistra in modo da ottenere questo triangolo. Questa è la piegatura più difficile, perchè, a parte il segno della metà, non ci sono altri particolari punti di riferimento. Può essere utile fare una sorta di cono e poi marcare le pieghe, ma non vi preoccupate: anche se non è tutto perfetto, otterrete una bellissima ragnatela:

ragnatela di carta ritagliata 4

tagliate in corrispondenza dell’altezza dell’angolo destro del triangolo piegato:

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Lavoretti per Halloween – il ragno nella ragnatela

Lavoretti per Halloween – il ragno nella ragnatela

Lavoretti per Halloween – il ragno nella ragnatela: si tratta di una variante del telaio per tessitura circolare,

che si può realizzare in poco tempo ottenendo una bellissima decorazione per la festa.

Lavoretti per bambini - Telaio per tessitura circolare 1

Lavoretti per Halloween – il ragno nella ragnatela – materiale occorrente

– 8 stecchi da spiedino

– 8 cotton fioc

– plastilina (o play dough) nei colori nero e bianco

– tempera nera e bianca

– filo bianco di lana o cotone, purchè abbastanza grosso

– forbici.

Lavoretti per Halloween – il ragno nella ragnatela – come si fa

Il bambino modella il corpo del ragno con la plastilina nera, aggiungendo gli occhietti bianchi:

Poi si inseriscono gli stecchi da spiedino, possibilmente a distanza regolare, e il bambino li colora di bianco:

 

Si piegano i cotton fioc in questo modo:

 

Il bambino li colora di nero prendendoli per l’estremità a destra (nella foto), che poi andrà tagliata:

 

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Lavoretti per Halloween – ragnetti con le impronte delle dita

Lavoretti per Halloween – ragnetti con le impronte delle dita

Lavoretti per Halloween – ragnetti con le impronte delle dita: semplicissimi, sono una bella decorazione e un buon pretesto per contare fino a otto…

Lavoretti per Halloween – ragnetti con le impronte delle dita: materiale occorrente:

– tempera nera

– un piattino

– un pennarello

– un pollice

Lavoretti per Halloween – ragnetti con le impronte delle dita: come si fa

Il bambino stampa il suo pollice su un foglio di carta bianca, con la tempera nera:

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lavoretti per l’autunno: 110 e più progetti creativi da realizzare coi bambini

Materiale didattico e lavoretti per l’autunno – una raccolta di lavoretti, materiale didattico, attività artistiche e manuali sul tema autunno per i bambini della scuola d’infanzia e primaria.


Lavoretti per l’autunno: collage di foglie, idee per utilizzare le raccolte di foglie e frutti autunnali per progetti artistici e didattici, piccole sculture, tecniche varie per la conservazione delle foglie autunnali, idee per decorare la scuola e la casa, ecc…


collage-di-foglie

1. Lavoretti per l’autunno: bellissimi esempi di composizioni, li ho stampati in formato scheda e messi sullo scaffale delle raccolte di materiali naturali, vicino alle foglie pressate. Fanno parte di un libro,  Leaves, dell’iraniano Mehdi Mo’eeni,  digitalizzato e consultabile gratuitamente qui: Childrens library

lavoretti per l'autunno 110 e più progetti creativi da realizzare coi bambini 2

2. Lavoretti per l’autunno: altri bellissimi spunti, anche per l’esposizione dei lavori… di Be*mused (flickr album, Children’s artwork exhibit, Mie Museum, Japan 2006)

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3. Lavoretti per l’autunno: qui solo un riccio, ma molto carino di Nature store 

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4. Lavoretti per l’autunno: e qui solo una volpe di Страну Мастеров

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5. Lavoretti per l’autunno: per realizzare meravigliose stampe botaniche basta carta da acquarello spessa di buona qualità, carta da cucina e un martello. Posate la foglia sulla carta da acquarello, coprite con qualche foglio di carta da cucina, martellate a lungo tutta la superficie della foglia, quindi rimuovete delicatamente la carta assorbente, e poi la foglia pestata: ecco che la stampa si sarà impressa sul foglio di carta da acquarello. Di Buid make craft bake

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6. Lavoretti per l’autunno: con la stessa tecnica le foglie possono essere stampate anche su tessuto; di Morning sun rae

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7. Lavoretti per l’autunno:  un gioco semplicissimo e bellissimo. Prendete una grossa castagna, foratela, incollate saldamente nel foro delle belle striscioline di carta velina colorata. Asciugata la colla il gioco è pronto: lanciando la castagna assisteremo a bellissimi “fuochi d’artificio” in aria, di Red Ted art’s blog

8. Lavoretti per l’autunno: (per tutti i lavori con le foglie, ricordate che si conservano belle a lungo se prima di utilizzarle le immergete in un pentolino di cera fusa) di Patch O’ Dirt farm

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9. Lavoretti per l’autunno: oppure si può usare la plastificatrice, idea di Sun hats & wellie boots

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10. Lavoretti per l’autunno: quadretto di gesso per i tesori dell’autunno. Serve del gesso in polvere a presa rapida (molto economico, si trova nei negozi di edilizia e bricolage), acqua, tesori e un “telaietto” realizzato con cartone di recupero per dare forma al quadro, di Ordinary life magic

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11. Lavoretti per l’autunno: con le foglie raccolte durante le passeggiate si può esercitare il  disegno delle simmetrie; di ВРАБЧО

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12. Lavoretti per l’autunno: disegno da realizzare con pastelli a cera e matite colorate di alberi autunnali che si specchiano nell’acqua; di Kids artists

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13. Lavoretti per l’autunno: una bellissima tombola gratuita utile per imparare ad identificare le foglie degli alberi più comuni; di Ellen McHenry

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14. Lavoretti per l’autunno: kirigami delle foglie d’autunno, istruzioni per la piegatura della carta e il taglio di Zaffa life

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15. Lavoretti per l’autunno: barchette realizzate con un guscio di noce, una pallina di plastilina, un rametto e una foglia di Family fun

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16. Lavoretti per l’autunno: tutorial per realizzare una semplicissima bambolina-ghianda. Si tratta di separare la ghianda dalla parte superiore, incollare al frutto un dischetto di feltro e una pallina di legno, poi la parte superiore della ghianda, e decorare, di Vlijtig

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17. Lavoretti per l’autunno: albero autunnale delle impronte digitali. E’ disponibile anche la sagoma per la stampa gratuita. Proposta come attività prematrimoniale… da Style unveiled

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18. Lavoretti per l’autunno: creare un mosaico di foglie è un progetto molto interessante coi bambini più grandi, di Land art for kids

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19. Lavoretti per l’autunno: l’autunno è la stagione dei colori e anche del ritorno a scuola. Predisponiamo un lunghissimo rotolo di carta nella stanza delle attività, perchè i bambini possano dipingere insieme (ispirazione Reggio children) di North American Reggio Emilia Alliance

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20. Lavoretti per l’autunno: rastrellare le foglie, oltre ad essere una tipica attività di vita pratica montessoriana, è una straordinaria occasione per realizzare percorsi e labirinti sul prato, di Happy hooligans

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21. Lavoretti per l’autunno:  con carta di giornale e pastelli a cera o matite colorate si possono realizzare tante foglie autunnali da ritagliare e utilizzare per decorare la classe, di Life with little ones

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22. Lavoretti per l’autunno:  bellissime carte autunnali da ritagliare a forma di foglia si possono realizzare spruzzando tempera densa all’interno di un cartone dai bordi bassi e poi rullando col tubo interno di un rotolo di carta da cucina. Nel cartone possono essere posizionati fogli di carta, volendo, di Casa Maria’s creative learning zone

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23.Lavoretti per l’autunno:  oppure andate al parco giochi, stendete sullo scivolo un lungo foglio di carta, sedetevi in alto con delle ciotoline di colore e delle palline: rotolando creeranno bellissimi disegni e sfumature, di Putti Prapancha

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24.Lavoretti per l’autunno: oppure ancora mettete un foglio di carta sul fondo della centrifuga da insalata, spruzzate della tempera di vari colori, mettete il coperchio e centrifugate…ancora di Putti Prapancha, un blog che mi piace molto…

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25.Lavoretti per l’autunno: o anche, foderate con un foglio di carta la parete verticale di un tubo cilindrico largo, versate sul fondo del colore a tempera o acrilico, inserite qualche frutto autunnale (ghiande, castagne, nocciole, …), mettete il coperchio e agitate, di Teach preschool

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26.Lavoretti per l’autunno:  tutorial per realizzare rose con le foglie d’acero in autunno (non seccate)… di Kate Hust via Design Sponge

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27.Lavoretti per l’autunno:  preparate per i bambini le sagome di due o tre foglie di forma diversa in cartoncino. I bambini ne tracciano il contorno sul loro foglio, quindi disegnano le venature interne, in modo che il tutto risulti diviso in sezioni. Ad ogni sezione il bambino abbinerà una decorazione e un colore diverso… di Art ptojects for kids

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28. Lavoretti per l’autunno: arricchite l’atelier creativo autunnale dei vostri bambini dividendo le foglie raccolte per colore, di Branches atelier

29. Lavoretti per l’autunno: questo lavoro non ha tutorial, ma proviene da una galleria fotografica. L’idea mi piace molto e non è difficile da realizzare, di Land art – female photography site 

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30. Lavoretti per l’autunno: si dispongono delle foglie autunnali su di un foglio di carta leggera, si grattugia sopra di esse qualche pastello a cera, poi si stira… Il foglio, che diventa traslucido e molto autunnale,  viene incollato su un cartoncino fustellato (qui a forma di ghianda) e si appende alla finestra, di Toddler  approved

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31. Lavoretti per l’autunno: macchinine e altro ritagliando le foglie autunnali, di The art room plant

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Lavoretti per l’autunno – una nuova raccolta di 100 e più idee

Lavoretti per l’autunno – una nuova raccolta di lavoretti, materiale didattico, attività artistiche e manuali sul tema autunno per i bambini  del nido, della scuola d’infanzia e primaria.

Una nuova collezione di lavoretti per l’autunno, adatti a bambini del nido, della scuola d’infanzia e primaria: nomenclature Montessori delle foglie e altre attività montessoriane sul tema “autunno”, pittura a dito per i più piccoli, sensory tubs, vari lavoretti con le foglie autunnali, attività artistiche e manuali per tutte le età, …

lavoretti per l’autunno : sempre per i più piccoli, l’autunno è una delle stagioni più ricche per la preparazione delle vaschette sensoriali (sensory tub)  http://www.pre-schoolplay.blogspot.it/2011/09/autumn-sensory-play.html

lavoretti per l’autunno: alberi realizzati con le impronte delle mani, ritagliate o stampate con la tempera  http://www.readingconfetti.com/2011/10/fall-print-trees-2-ways.html

per stampare le foglie autunnali in negativo, incollate le foglie su foglio bianco e preparate della tempera diluiti all’interno di vari spruzzini. Quando asciutto staccate le foglie e la stampa è pronta. Attività molto adatta anche ai più piccoli. http://www.creativeplayhouse.mumsinjersey.co.uk/2012/01/spray-painting-leaves.html

raccogliete coi bambini delle belle foglie autunnali, ripassate il contorno su cartoncino bianco, ritagliate. I bambini decorano con la tecnica del collage. Linked to:

http://www.creativeplayhouse.mumsinjersey.co.uk/2011/11/we-loved-rainbow-collage-much-that-i.html

 lavoretti per l’autunno: attività per la motricità fine per i più piccoli: servono cappucci di ghianda, una pinza, un vasetto col coperchio. L’autunno offre molti materiali per questo genere di attività.

Linked to: http://www.teachpreschool.org/2012/08/fine-motor-acorn-play/

12. acchiappasogni realizzato ritagliando e forando un piatto di carta. Il bambino prima tesse una trama a suo gusto con dei fili di lana, poi si incollano le foglie autunnali raccolte.

Linked to: http://www.momto2poshlildivas.com/2011/11/kid-craft-fall-leaf-dream-catchers.html

con rametti, foglie, pigne, ecc… tenuti insieme con degli elastici, possiamo preparare pennelli e altri attrezzi per dipingere. Pensato per i più piccoli.

Linked to: http://www.pre-schoolplay.blogspot.it/2011/09/make-your-own-autumn-brushes.html

telai per tessere coi lacci (sopra sotto, dentro fuori) per la motricità fine, a forma di  foglie autunnali

Linked to: http://www.happyhooligans.wordpress.com/2012/09/24/leaf-lacing/

altri telai per tessere coi lacci; questi sono in legno, ma possono essere realizzati facilmente con cartone di recupero. Linked to:   http://www.etsy.com/listing/80303390/leaves-sewing-card-cherry-wood-maple-or

ancora per i più piccoli, foglie di carta decorate prima mettendole nella centrifuga da insalata con della tempera colorata, poi applicando brillantini o altri materiali a scelta.

Linked to: http://www.theimaginationtree.com/2012/09/autumn-leaf-spin-art-garland.html

lavoretti per l’autunno: decorazione per finestra, semplice e bella (non c’è tutorial)

Linked to: http://www.bixi-and-goxi.blogspot.it/2010/11/der-herbst-der-herbst-der-herbst-ist-da.html

molto bella anche l’idea di creare libretti a mano per la collezione delle più belle foglie d’autunno (non c’è tutorial) Linked to: http://www.rachelwhiting.co.uk/photo_2652478.html

sporcate di colore ad acquarello le foglie dalla parte delle venature, applicate sul foglio creando una bella composizione, con le spugnette colorate intorno, poi togliete le foglie e ripassate con inchiostro nero contorni e venature a piacere. Linked to: http://www.susieshort.net/leavesdemo.html

farfallina realizzata con scovolini e una foglia autunnale

Linked to: http://www.obsessionwithbutterflies.com/crafts.html

gioco per contare realizzato preparando cartellini dei numeri e foglie messe nella plastificatrice e ritagliate

Linked to: http://www.sunhatsandwellieboots.com/2011/09/10-things-to-make-create-with-laminated.html

una bella attività di cucito per i bambini: festoni realizzati ritagliando delle foglie nel pannolenci e poi cucendoli a punti larghi tra loro

Linked to: http://www.abeautifulmess.typepad.com/my_weblog/2011/09/fall-leaves-garland-diy-project-.html

medaglioni di pasta di sale su cui vengono stampate le foglie autunnali. Quando i medaglioni sono asciutti possono essere colorati con colori autunnali.

Linked to: http://www.thatartistwoman.org/2009/09/salt-dough-leaf-prints.html

lavoretti per l’autunno : quadretto realizzato incollando sul foglio carta da pacco attorcigliata per il tronco e i rami, e palline di carta velina colorata per le foglie.

Linked to: http://www.ourartlately.blogspot.it/2010/10/totally-twisted-trees.html

mobile realizzato con foglie di carta colorate con la tecnica delle cerette fuse. Si grattugiano su un foglio di carta le cerette, quindi si sciolgono col ferro da stiro, ma meglio ancora con un asciugacapelli (più semplice e divertente per i bambini). Quindi si ritagliano le foglie e si monta il mobile.

Linked to: http://www.vanessachristenson.com/2010/09/how-to-wax-paper-and-crayon-fall-leaves.html

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Lavoretti per Halloween – fantasmini da ritagliare

Lavoretti per Halloween – fantasmini da ritagliare

Ho preparato un tutorial con modello scaricabile gratuitamente, per proporre ai bambini più piccoli un’attività di ritaglio della carta.

Per le maestre d’asilo che amano questa attività, il modello è adatto anche ad essere ritagliato col punteruolo, invece che con le forbici.

Il risultato è molto simpatico:

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L’uso delle forbici è una competenza di base che può essere coltivata partendo da tagli molto semplici, per arrivare a tagli elaboratissimi e che assumono la caratteristica di vera forma d’arte. Ritagliare la carta è un’attività consigliatissima per i bambini perché stimola la coordinazione occhio – mano e prepara all’apprendimento della scrittura, a partire dal nido di infanzia e per tutta la scuola materna.

Questi fantasmini non fanno davvero paura, sono semplicissimi e veloci da preparare, ed estremamente economici.

Materiale occorrente

– carta bianca (io ho usato il formato A4)

– forbici

– fili e nastro adesivo per appendere i fantasmini.

– il modello da stampare (se vi fa piacere usarlo)

Come si fa

Predisponete, se volete su un vassoio, i modelli da ritagliare e le forbici

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I bambini ritaglieranno i loro fantasmini,

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quindi si procederà ad apprenderli per ottenere una bellissima decorazione per la festa di Halloween.

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Qui potete scaricare i modelli gratuitamente:

in formato pdf:

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Halloween: 120 e più idee creative

Una raccolta di 120 e più idee creative e lavoretti per Halloween: mollette pipistrello, decorazioni paurose, ragni e ragnatele, scheletri e fantasmi, giochi da stampare e giochi di gruppo per animare la festa, idee per merende a tema, streghe, cappelli, scope, gufi, tramezzini e dolci da paura, pozioni, zucche, lanterne e molto altro ancora…

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1. Halloween: mollette pipistrello in plastica, in vendita qui:  artlebedev.com ma semplici da realizzare con mollette di legno e cartoncino

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2. Halloween: festoni in cartoncino nero, non c’è tutorial ma sono di semplice realizzazione; di fortytworoads.blogspot

3.  Halloween: gatto di strega, anche questo senza tutorial ma bellissimo; di etsy.com

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4.  Halloween: tutorial per realizzare la ragnatela incrociando 3 stecchi da gelato e filo bianco di lana. I ragnetti si fanno semplicemente con 4 scovolini da pipa; di crafts.preschoolrock.com

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5.  Halloween: biscotti della sfortuna, in cartoncino nero, senza tutorial; di www.etsy.com

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6.  Halloween: skeletoff skeleton, decorazione, senza tutorial; via http://birdstehword.tumblr.com/

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7.  Halloween: fantasmi da appendere, tutorial. Sono realizzati rivestendo un palloncino con garza inamidata (anche acqua e zucchero va benissimo, come facevano le nonne coi centrini all’uncinetto); di http://www.countryliving.com/

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Guest post: La festa di Tanabata e l’albero dei desideri

Ho letto della festa di Tanabata e mi ha molto colpita, così ho chiesto a Junko di raccontarcela…

 … anche se il 7 luglio è già passato, come leggerete poi in alcune regioni del Giappone Tanabata si festeggia anche durante il mese di agosto, e così spero che molti bambini possano realizzare coi loro genitori un “albero dei desideri”, magari ascoltando la leggenda e avendo un’occasione in più per ammirare il cielo stellato dell’estate…

La leggenda di Orihime e Hikoboshi

Ogni anno, la notte del 7 luglio, si scrivono i propri desideri su delle strisce di carta di vari colori (tanzaku), che si appendono a un ramoscello di bambù (L’albero dei desideri). Poi si pregano le stelle affinchè questi desideri possano realizzarsi.

Ci sono diverse teorie sull’origine di questa tradizione, ma una delle teorie popolari e’ quella che la lega alla leggenda cinese delle due stelle Orihime (Vega) e  Hikoboshi (Altair).

Grazie a questa leggenda ogni anno molti giapponesi alzano gli occhi al cielo nella speranza di poter vedere Altair e Vega abbracciarsi ancora una volta. La leggenda del loro amore eterno narra così:

Prima versione:

“Un tempo il dio dell’universo scelse Hikoboshi (la stella dell’agricoltura) come marito di sua figlia Orihime (la stella del cucito). Hikoboshi ed Orihime si sposarono e insieme furono molto felici. Giocavano sempre tra loro, ma purtroppo così facendo dimenticarono il loro lavoro…

Il dio dell’universo si arrabbiò e decise di separarli ponendoli uno ad est e l’altra ad ovest della galassia. Ora Orihime si trovava ad ovest e Hikoboshi si trovava a est. Non potevano incontrarsi e neanche vedersi perche’ la galassia vastissima esisteva tra loro.

Questo li rese tristissimi, e di nuovo non furono in grado di svolgere il loro lavoro, perchè non potevano far altro che piangere e piangere.

Vedendo questa situazione, il dio dell’universo permise loro di incontrarsi di nuovo, ma soltanto una volta all’anno e soltanto a condizione che ogni giorno lavorassero seriamente.

Orihime e Hikoboshi obbedirono. Da allora tutti i giorni svolgono i loro compiti nell’attesa del loro incontro, il 7 di luglio.

E la notte di Tanabata, notte del 7 luglio (Tanabata Matsuri o Festa delle stelle innamorate), queste due stelle brillano di piu’ perche’ sorridono di gioia e felicita”

In  forma estesa:

“Anticamente, sulle sponde del Fiume Celeste (la Via Lattea) viveva Tentei, l’imperatore del Cielo. Tentei aveva  una figlia, Orihime (Vega). 

Orihime era un’abile sarta e tessitrice, e lavorava senza sosta per confezionare stoffe e vestiti per le divinità, realizzando abiti sempre più splendidi. Lavorava talmente tanto che non aveva neppure il tempo di pensare a sè stessa e ai propri interessi.

Così, giunta all’età adulta, il padre le scelse un marito: un giovane mandriano di nome Hikoboshi (Altair). L’occupazione di Hikoboshi era quella di far pascolare i buoi e far attraversare loro le sponde del Fiume Celeste. Era un grande lavoratore e anche lui non pensava ad altro che a svolgere il suo lavoro.

Trattandosi di un matrimonio combinato, i due si conobbero solo il giorno delle nozze, ma questo non fu un male   perchè non appena si incontrarono si innamorarono follemente l’uno dell’altro.

Furono talmente presi dal profondo sentimento che provavano, che dimenticarono completamente i loro doveri, il loro lavoro e gli altri Dei. La loro unica ragione di vita era il loro amore e la loro passione. Così la mandria di buoi finì per essere abbandonata a se stessa e agli dei cominciarono a mancare gli abiti fino ad ora confezionati da Orihime.

A questo punto il sovrano degli dei non potè trattenere la rabbia e li punì severamente: i due innamorati, che fino a quel momento erano inseparabili, avrebbero dovuto vivere le loro vite separatamente. Per evitare che i due potessero incontrarsi, rischiando così di abbandonare nuovamente i loro doveri, l’Imperatore del Cielo creò due sponde separate dal fiume Ama no Gawa (la Via Lattea), e rendendolo impetuoso e privo di ponti, fece si che i due non potessero mai più incontrarsi.

Il risultato non fu però quello sperato: il pastore sognando e pensando sempre alla sua innamorata non accudiva ugualmente le bestie e neppure la dolce fanciulla, pensando continuamente al suo amore cuciva più i vestiti agli dei.

Il sovrano allora, disperato e mosso da pietà e commozione, con il consenso anche degli altri dei altrettanto commossi, emise questa sentenza: “Se deciderete di ritornare ad occuparvi delle vostre attività come un tempo rispettando i vostri doveri, rimarrete divisi dalle sponde del Fiume Celeste per un anno intero però, vi sarà consentito di potervi incontrare una volta soltanto nella notte del settimo giorno del settimo mese dell’anno.”

A queste parole, i due giovani innamorati, pensando all’idea di potersi incontrare di nuovo ripresero di buona lena a lavorare sodo con la speranza di potersi presto riabbracciare. Da quel momento in poi infatti, dopo un anno di lavoro e fatica i due ogni 7 luglio attraversano il Fiume Celeste e nel cielo stellato si incontrano.”

Seconda versione:

“Un tempo nel cielo vivevano a Ovest gli uomini, e a Est le divinità.

Il pastore Hikoboshi (la stella Altair) e la dea Orihime (la stella Vega) si innamorarono e si sposarono in gran segreto, contro la volontà del padre della dea. Andarono a vivere ad Ovest, ed ebbero anche due figli, un maschio e una femmina.

Quando il padre lo venne a sapere, però, saparò i due sposi, riconducendo la figlia nella terra degli dei, e per evitare il  suo ricongiungimento con Hikoboshi, mise tra loro un fiume, la Via Lattea.

I due ne soffrirono moltissimo e alla fine il padre di Orihime finì col commuoversi per le tante lacrime versate dai due sposi; così acconsentì a che potessero incontrarsi di  nuovo, ma solamente una volta l’anno: la settima notte del settimo mese.”

Terza versione:

“C’era una volta in Cina, una bella tessitrice di nome Shokujo. La ragazza era la figlia di un re, e suo padre era molto orgoglioso di lei.

Giunta ad una certa età, il padre cominciò a pensare che per lei fosse giunto il momento di sposarsi, e scelse per lei un giovane agricoltore di nome Kengyu. Dopo essersi sposata, però,  Shokujo cominciò a trascurare il suo lavoro di tessitura.

Suo padre reagì cacciando il marito e decise che d’ora in avanti le sarebbe stato consentito incontrarlo soltanto una volta l’anno,  il 7 luglio. 

Quando il tempo per incontrare Shokujo si avvicina, gli uccelli vanno da Kengyu e costruiscono un  ponte, in modo che lui possa andare da sua moglie.”

Quarta versione

“C’era una volta una stella eccezionalmente bella e saggia, la Principessa Shokujo (Vega) , che oltre ad essere  la figlia del re, era anche un’abilissima tessitrice, ed era responsabile di tutti i tessuti reali. Un giorno Kengyu (Altair), il pastore celeste, si trovò a passare col suo gregge sulla collina vicina al palazzo, proprio mentre Shokujo era affacciata alla finestra.  I loro sguardi si incrociarono e fu amore a prima vista. Si corsero incontro e, dopo un breve fidanzamento, Shokujo e Kengyu chiesero al re la sua benedizione, che lui concesse senza problemi.

Sfortunatamente, però,  i problemi arrivarono presto. I due erano così follemente innamorati che lei trascurò la tessitura, e lui il gregge. Il re intervenne e ordinò che i due sposi fossero separati per sempre da un fiume di stelle (la Via Lattea), fatta eccezione per un solo giorno all’anno,  in cui possono ancor oggi far visita l’uno all’altro.

Quel giorno è il giorno di Tanabata, il giorno in cui Shokujo la principessa e Kengyu il pastore si incontrano, attraversando la Via Lattea con l’aiuto di un ponte formato da uno stormo di passeri, loro fedeli amici.”

Non dimenticarti della leggenda che potra’ darti un grande sogno. (Questa foto e ‘ stata fatta la notte del 7 luglio all’asilo di Ginga).

Questa è la foto di una via del centro di Marugame. Come vi ho detto, per la festa di Tanabata si appendono tante strisce di carta che portano scritte i desideri di ognuno. In questa foto, le decorazioni di bambu che vedete sono state realizzate da una ventina di scuole materne di Marugame.

Quando ero piccola, il giorno seguente , cioe’ l’8 luglio, di mattina molto presto, noi bambini andavamo al fiume con i nostri genitori facendo strisciare per terra i grandi rami di bambu decorati. Al fiume li mettevamo sulla corrente e loro scorrevano fino al mare, con i nostri desideri.

Adesso non si puo’ più fare perche’ si teme che sporchino i fiumi e il mare. Quindi, i rami di bambù decorati ora rimangono appesi per tutto il mese di luglio.

In Giappone, in quasi tutti gli ospedali, si festeggiano tutte le feste annuali per consolare i pazienti. All’ingresso dell’ospedale dove vado, c’è in questi giorni un ramo di  bambu di Tanabata. Un giorno ho letto quello che c’e’ scritto sulle strisce di carta. Tante frasi mi hanno commossa. Ricordo la frase che ha scritto una donna:  ” Spero di poter scrivere per Tanabata anche l’anno prossimo”… 

Nell’epoca Heian (dal 794 AD~al 1192 AD) solo le persone nella corte imperiale festeggiavano Tanabata. Facevano offerte di frutta, verdure e pesci alle stelle e le guardavano, bruciando incenso, e suonando il Koto (la  lira orizzontale giapponese con 13 corde) o il Biwa (il liuto giapponese) e componendo delle poesie. Consideravano la rugiada della notte precedente una goccia di Amanogawa ( il fiume del cielo, la Via Lattea) e la mattina del 7 luglio raccoglievano la rugiada sulle foglie del taro d’Egitto, ci preparavano l’inchiostro e scrivevano i  loro desideri sulle foglie di un albero speciale che si chiama Kaji, un albero sacro usato nei templi.

Dopo l’epoca Heian, questa festa si diffuse tra il popolo e si iniziarono ad usare le strisce di carta al posto delle foglie di Kaji, e i rami di bambù per appenderle.

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Fortunatamente ho avuto un’occasione di festeggiare Tanabata come se fossi una persona nell’epoca di Heian, quando ho ballato la danza classica giapponese in un parco a Takamatsu ( la capitale della provincia di Kagawa). Era uno spettacolo molto elegante, che si è tenuto la mattina del 7 luglio nel 2007. Questa foto e’ stata fatta in quel momento.

Junko  N.

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Le meduse in vaso

Le meduse in vaso. Lavoretti per l’estate: un bel lavoretto estivo per bambini in età di scuola primaria che può essere declinato in tantissimi modi ed essere una decorazione per la cameretta, un modo per conservare le conchiglie raccolte sulla spiaggia, ed anche un gioco… Le meduse sono chemiluminescenti in natura, quindi si possono anche preparare vasi per esperimenti di luce.

Realizzare le meduse di pet è semplicissimo e dà grande soddisfazione; è sicuramente uno dei lavoretti per l’estate più semplice e versatile; trovi il tutorial qui: “Meduse di pet“.

Nota: a seconda della grandezza del vaso scelto, la medusa può comportarsi in modi diversi. Se il vaso è piccolo può succedere che affondi o che si posizioni sempre “a testa in giù”. Se vi succede, inserite un palloncino nella testa e il problema è risolto. Se il vaso è molto alto, può succedere che la medusa galleggi invece troppo: basterà zavorrarla legandola a un sasso. Se dopo qualche settimana la medusa zavorrata dovesse affondare, ricorrete all’aggiunta del palloncino…

Medusa galleggiante per giocare

Il progetto più semplice è un vaso da gioco, che impegnerà il bambino a scuoterlo per vedere la sua medusa e gli altri elementi muoversi al suo interno.

Materiale occorrente:

– una medusa (controllare che sia abbastanza piccola da potersi muovere nel vaso anche posto in orizzontale)

– un vaso  con coperchio

– acqua, brillantini e decorazioni a piacere

– un piccolo palloncino (tipo “bomba d’acqua) o un guanto di lattice monouso

– eventualmente  colla a caldo per sigillare il coperchio.

Cosa fare:

gonfiate il palloncino e infilatelo nella testa della medusa:

mettete nel vaso gli elementi scelti e i brillantini. Quindi riempite di acqua fino all’orlo e appoggiate la medusa:

Chiudete bene col tappo (se volete sigillandolo con la colla a caldo) ed il vostro vaso è pronto.

Vaso decorativo di meduse e conchiglie

Questo progetto è “solo da guardare”. Fatto in famiglia può essere un bel modo per collezionare insieme alla medusa conchiglie e altri ricordini trovati in spiaggia.

Proposto come attività, ad esempio nel corso dei “Centri estivi” è anche un’idea economica e semplice per valorizzare le meduse e portarle a casa in una confezione scenografica e di grande effetto.

Cosa serve:

– due meduse

– acqua

– brillantini (se volete)

– due sassi più grandi e sassolini piccoli

– conchigliette

– filo trasparente

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Un vasetto di lucciole

Un vasetto di lucciole. Lavoretti per l’estate: un semplice progetto che può essere preparato anche coi bambini più piccoli, economico e veloce, e che si trasforma in un intrattenimento rilassante e un po’ magico, proprio come le lucciole.

Durante la preparazione si può parlare di densità dei liquidi (il colore fluorescente, che è a base d’acqua, è più pesante dell’olio e tende ad andare verso il basso) e di solubilità, miscugli e miscele.
 
Coi bambini più piccoli mettere il colore a gocce nel vasetto è un esercizio di concentrazione e pazienza, e si può anche giocare a contarle, stabilendo un numero in anticipo: imparare a fermarsi arrivati al numero giusto è un esercizio importantissimo che, tra moltissimi altri, getta le basi per l’apprendimento dei concetti matematici negli anni successivi.
 
Ai bambini piace molto sapere come sono fatte le cose, e quando vedranno la bocce di neve “comprate” non avranno dubbi sul loro funzionamento… in effetti è lo stesso principio.
 
Questo genere di legami tra esperienza manuale e oggetti della realtà, meglio ancora se si determinano in modo casuale e spontaneo, aumentano l’autostima e sono quei piccoli gesti che, esperienza dopo esperienza, stimolano la passione per lo studio e l’apprendimento, a partire da quando si è molto piccoli…
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Vaschetta sensoriale con meduse fluorescenti e ghiaccio colorato, anche per lightbox

Vaschetta sensoriale (sensory tub) con meduse fluorescenti e ghiaccio colorato, anche per lightbox. Alcune possibili realizzazioni di sensory tubs e altri giochi sensoriali, che spero presto di proporre ai più piccoli, collaudati da Alma e Gaia. L’attività è completata con dei braccialetti luminosi.

Le meduse di pet si prestano a innumerevoli giochi d’acqua, oltre ad essere semplici da realizzare e molto belle. Se ti serve il tutorial per realizzarle, questo è il link: 

Il collaudo si è rivelato anche un ottima situazione per esperimenti fotografici. Tutte le immagini dell’articolo non sono state elaborate, i colori e gli effetti specialissimi sono dovuti a variabili ambientali (lightbox accesa o spenta), flash o non flash, tempi di esposizione, messa a fuoco e impressione su tempi lunghi di movimenti.

Coi ragazzi e i bimbi più grandi, è un’attività che consiglio.

Abbiamo preparato un po’ di ghiacciolini colorati e abbiamo anche aggiunto brillantini;

mentre il tutto era a ghiacciare, abbiamo preparato la lightbox con fogli di velina bianca e colorata:

se bagnate un po’ la carta, lentamente i colori si mescoleranno tra loro creando un effetto fondale molto bello.

Poi abbiamo posizionato sulla lightbox anche una vaschetta d’acqua:

e arricchito il fondale con conchiglie, sassi, ecc…

le ragazze hanno illuminato le meduse con i braccialetti fluorescenti:

con questi risultati (il colore dell’acqua è dato dalle veline colorate preparate sulla lightbox):

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Dettati ortografici: temporali estivi e grandine

Dettati ortografici sul tema temporali estivi e grandine e l’arcobaleno.

Il lampo che illumina il cielo finisce in uno schianto sul tronco di un cipresso, e fortissimo rintrona. La grandine precipita fitta: sui tetti e sulle piazze danzano granelli e perle gelate. E il vento volteggia e rigira nell’aria bruna e fosca le povere foglie strappate dai rami. Quando la bufera si quieta le anatre corrono sull’aia e guazzano nelle pozze d’acqua, ove si mescolano granelli pallidi e foglie tritate. La pace ritorna: gli usci e le finestre si schiudono e la lucertolina si stende sulla pietra a prendere il sole che, rosso di vergogna, volge al tramonto. (A. Paluschi)

Nell’aria pende la tempesta; osservate il paesaggio vegetale in quei momenti di calma minacciosa che ne precedono lo scoppio. Dalle zolle erbose su per i cespugli degli alberi, in largo giro, sta come se fosse scolpito: ciascuna forma vegetale nell’imminenza della lotta, si fa quasi pensosa restando protesa verso la luce residua. Il vento irrompe: le erbe hanno un largo brivido, gli steli si piegano in moto ondoso, i cespugli si convellono, le foglie tremano, svolazzano, frullano sui piccioli tesi, volgendosi di tratto in tratto in un unico verso che ci dà l’immagine della superficie vibrante dell’acqua al colpo del maestrale; i rami bassi degli alberi si piegano verso terra, i sovrapposti sussultano, ed il fusto solenne oscilla. Il vento ha una pausa: dalle erbe ai culmi, ai fusti è una pronta riconquista degli atteggiamenti di quiete… Se sopraggiunge un imperversare di pioggia, l’urto delle gocce crea per ciascuna apparenza vegetale nuovi rapidi moti di difesa. Al cessare della tempesta si scoprono qua e là, per terra, sparse foglie strappate dal vento, battute dalla pioggia e qualche divelto fusticino di pianta erbacea; ma il paesaggio vegetale appare ricomposto nelle sue linee e con una rinnovata, gemmante veste di bellezza. (A. Anile)

Subito dopo la grandine biancheggiò saltellante per terra, risuonando come sassi sulle tegole, tambureggiando le foglie, formando strati sull’erba, sul cortile. Tutti gli alberi, le viti,  le piante dell’orto, le acacie della strada si tenevano fermi, spauriti, oppressi dalla martellante caduta. I contadini guardavano e non fiatavano, gli occhi dilatati, inebetiti, stringendosi le braccia con le mani, guardavano e sembrava non volessero credere. Le viti si scarnivano di foglie sotto i loro occhi, lo strato bianco cresceva; passò una decina di minuti e poi la pioggia prese a mischiarsi alla grandine e questa a scemare. Più tardi, quando fu possibile uscire a camminare verso i campi, subito si intese un odore di foglie cadute come per un prematuro autunno. (G. Comisso)

Le nuvole grige e nere si urtano, si pigiano spinte del vento, nascondono il sole, oscurano il cielo. Ci son ancora, qua e là, lembi d’azzurro, ma vanno facendosi sempre più piccoli, sempre più radi. Ecco un lampo: guizza, abbaglia, sembra incendi il cielo. Poi scoppia il tuono. Un tonfo forte, un brontolio lungo. I passeri si rifugiano sotto i tegoli, le rondini volano basse, senza stridi. Cadono le prime gocce d’acqua, si fanno fitte, sembrano grossi aghi lucenti. Poi la pioggia scroscia impetuosa.

Poco dopo mezzogiorno il sole cominciò ad essere meno limpido. Non c’erano nuvole ancora; ma proprio nel mezzo del cielo, il turchino cominciò a diventare sempre più smorto; fin che all’improvviso vi nacque una nuvola grigia che si faceva sempre più scura. Poi altre nuvole, dello stesso colore e più bianche, si accostarono, insieme. Quando tutte furono chiuse l’una con l’altra, un lampo abbagliò gli occhi e fece luccicare le ruote del carro, gli aratri e tutti gli strumenti di ferro sull’aia. Allora i tuoni cominciarono, come se avessero dovuto schiantare anche le case, e le prime gocciole, quasi bollenti, si sentirono picchiettare sulle tegole e sui mattoni. Dopo un poco l’acqua venne giù sempre più grossa, e il temporale durò quasi tre ore. (F. Tozzi)

Dopo il temporale il sole era tornato, e i pioppi parevano più verdi: avevano sentito quella rinfrescata e ne godevano. Lungo qualche filare erano nati i girasoli, grandi e gialli, che tentennavano  un poco quando passava il vento. Tra i grani, dove era più umido, erano nati il ciano coi fiori azzurri; le campanelle bianche, venate di rosso chiaro, che s’attorcigliavano fin sulle spighe, e la borrana con le stelline celesti. I ragni avevano teso tanti fili, che quando brillavano parevano un’altra messe. (F. Tozzi)

Dopo la grandinata, quando fu possibile riuscire a camminare verso i campi, subito si intese un odor di foglie cadute come per un prematuro autunno. I contadini prima ancora di vedere realmente i danni causati ripetevano sommessi: “Siamo rovinati”. E veramente la campagna aveva un aspetto lugubre: il verde prima traboccante non esisteva più. Il granoturco abbattuto, stracciato nelle sue larghe foglie, i campi di foraggio calpestati, come da una torma di cavalli, le pesche rosee mordicchiate, l’uva scoppiata nei suoi grani, e foglie e piante, per terra, mischiate al fango. (G. Comisso)

Venne un temporale che flagellò la campagna e rose le strade, per fortuna senza grandine. Lo passammo in casa, da una finestra all’altra, fra donne e bambine che correvano e gemevano sotto i lampi. Il crepitio dei sarmenti nel camino  sbatteva in cucina una luce rossastra, che dava riflessi fantastici ai festoni di carta colorata, sulla batteria di rame, alle stampe della Madonna, e al ramulivo appeso al muro. Tremavano i vetri. Qualcuno, di sopra, urlava di fermare le finestre… Venne un momento di strana solitudine, quasi di pace e di silenzio, nel diluvio. Mi fermai sotto la scala dove dal lucernario accecato volavano gocciole e odor d’acqua. Si sentiva la massa dell’acqua, quasi solida, cadere e muggire… Finì com’era cominciato, d’un tratto. Quando uscimmo sul terrazzo, dappertutto in paese si sentiva vociare, il cemento seminato di foglie aveva già chiazze d’asciutto. Tirava un vento di vallata, schiumoso, e le nuvole galoppavano… M’investì un sentore folle di fradicio, di frasche, di fiori schiacciati, un odore acre, quasi salso, di fulmine e di radici. (C. Pavese)

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Dettati ortografici ESTATE

Dettati ortografici sull’estate: una raccolta di dettati ortografici, di autori vari, per la scuola primaria.

L’estate è la stagione più calda dell’anno. Il sole ardente fa maturare nei campi il grano; le spighe piene e mature sembrano d’oro. Il contadino le guarda e, vicino al raccolto, dimentica le fatiche passate. E’ la stagione dei temporali,degli acquazzoni, delle grandinate. Spesso le grandinate distruggono in pochi minuti, coi raccolti, le fatiche di molti mesi. Il contadino le teme come il peggiore flagello. (Bianchi e Giaroli)

Di giorno le cicale cantano sugli alberi, e i grilli, a sera, cantano fra l’erba del prato. I contadini mietono il buon grano, che darà il pane per tutta l’annata. Le rondini stridono nel cielo e, quando scendono le prime ombre della sera, rientrano nei nidi, sotto le gronde. I pastori lasciano la pianura e salgono col gregge ai pascoli montani. I giorni sono lunghi, le notti sono corte. S’incomincia a pensare alla villeggiatura. Giunge l’estate, la bella stagione della quiete e del riposo.

D’estate le giornate sono lunghe e abbaglianti di sole, il cielo è di un colore azzurro intenso, le notti sono brevi, luminose, stellate. Corrono le lucertole lungo i muri, nei prati cantano i grilli, sulle siepi stridono le cicale, le rane e le raganelle gracidano nei fossati: volano le farfalle, le lucciole. Mille insetti palpitano fra la vegetazione rigogliosa della terra.

E’ estate. Sui monti le ultime nevi si sciolgono. Nel piano gli alberi sono in pieno rigoglio. La campagna è tutta verde. Sciami d’api ronzano tra le corolle dei fiori, gli uccelli scendono sui campi a beccare i chicchi, a scegliere insetto da insetto; risalgono nel più alto dei cieli con magnifico volo. Lo stagno rispecchia le nubi e l’azzurro del cielo; il ruscello gorgoglia e bagna le sponde fiorite.

D’estate certe notti di luna sono così chiare che le farfalle, ingannate da quest’ambiguo albore di eclissi, continuano a volare come se fosse ancora giorno; e il palpito dei loro voli insonni, che si intravede nella perlacea nebbiolina notturna, dà l’impressione che i prati siano popolati di fantasmi d’ali, evocati dal plenilunio. (P. Calamandrei)

Attorno a me il sole occhieggiava sull’erba, e faceva brillare qualche filo di ragno ancora coperto di rugiada. Un venticello tenerissimo piegava con grazia i sottili arbusti del boschetto di nocciole, e qualche foglia giungeva ad accarezzarmi la fronte. (G. Titta Rosa)

Com’è bella nella sua vestina bianca con sfrangiature verdi e marroni sulle punte, con il corpicino elegante. Ma il povero cavolo come la teme! Questa farfalla, la pieride cavolaia maggiore, si posa sulla pagina inferiore delle sue grandi foglie. Qui depone tante uova ben nascoste. Dopo pochi giorni, dalle uova nascono i bruchi. E che cosa fanno? Brucano la foglia, passano sulla pagina superiore e si mettono a divorare. In breve della bella foglia non restano che le nervature.

Cre… cre… cre… cre… Come sono noiose queste raganelle! Non tacciono un minuto. Sono là sulle rive del fosso. Saltano dall’acqua all’erba della riva, e dall’erba ai cespugli… E tutto il giorno si sente la loro voce. Gri… gri… gri… gri… Appena l’aria si fa bruna, ecco il sottile canto dei grilli. Di giorno sono nascosti nei buchetti sotto terra; di sera, escono, stanno tra l’erba fresca, trillano. Cantano alle stelle, alla luna, alla notte serena e silenziosa. (E. Graziani Camillucci)

I raggi del sole non hanno la stessa efficacia secondo che ci giungono a piombo o in modo obliquo. Essi riscaldano fortemente le regioni che li ricevono a piombo, e poco quelle che li ricevono obliquamente. Per capirlo basta aver osservato che, per godere in pieno il calore di un focolare, bisogna collocarvisi in faccia e che, tenendosi in disparte, si riceve assai meno calore. Nel primo caso, il calore cade dritto su di noi e produce più effetto; nel secondo ci arriva di traverso e rimane indebolito. Così, posta innanzi al focolare del sole, la terra non riceve in tutta la sua superficie la stessa quantità di calore, perchè per certe regioni i raggi dell’astro arrivano a piombo, e per altre in modo più o meno obliquo. Inoltre, al guadagno in calore durante il giorno sotto l’irradiazione solare succede la dispersione della notte, il raffreddamento notturno. Più la giornata sarà lunga e corta la notte, più elevata sarà la temperatura, perchè il guadagno eccederà di molto la perdita. Per queste due cause riunite in una stessa epoca dell’anno la temperatura è lungi dall’essere la stessa dappertutto. Fa caldo in certi punti, più o meno verticalmente assolati con giorni lunghi e notti brevi; fa freddo in altri a insolazione obliqua, dalle giornate corte e notti lunghe. Qua è l’inverno, là è l’estate. (J. H. Fabre)

Tutto brilla nella natura all’istante del meriggio. L’agricoltore che prende cibo e riposo; i buoi sdraiati e coperti di insetti volanti, che, flagellandosi con le code per cacciarli, chinano di tratto in tratto il muso, sopra cui risplendono spesse stille di sudore, e abboccano negligentemente e con pausa il cibo sparso innanzi ad essi; il gregge assetato che col capo basso si affolla e si rannicchia sotto l’ombra; la lucertola che corre timida  a rimbucarsi, strisciando rapidamente e per intervalli lungo la siepe; la cicala che riempie l’aria di uno stridore continuo e monotono; la zanzara che passa ronzando vicino all’orecchio; l’ape che vola incerta, e si ferma su di un fiore, e parte, e torna al luogo donde è partita: tutto è bello, tutto è delicato e toccante. (G. Leopardi)

Era l’ora del caldo e del riposo. La terra si ampliava nella distesa del sole. Il cielo era chiuso e grave. Neanche una vela sul mare. Tacevano le vespe e i  bombi. Un frutto tonfava giù da un ramo. Era il grande silenzio infuocato, quando gli occhi dei colombi stanno chiusi sotto l’ala e il bue rumina accosciato corpulento sulla paglia fresca. (D. Slataper)

Passeggiammo per le vie desolate tagliando qua e là alla ricerca dell’avara ombra lungo i muri… Decidemmo di sederci a un caffè vicino a una fontana, lo scroscio dell’acqua violento e monotono. A un tavolo poco lontano ragazzi strepitavano a gran gesti in un’accanita discussione di calcio. Nomi di giocatori e insulti giostravano pesanti nel vuoto per liquefarsi in pausa di greve silenzio. Le forme delle motociclette appostate lungo il marciapiede scintillavano. Dagli ombrelloni cadevano magri cerchi d’ombra. Sentivo il piano del tavolo caldissimo sotto le dita. Intorno botteghe chiuse, targhe stinte sui muri. Qualcuno  spiava dalla fessura d’una persiana. (G. Arpino)

E’ l’ora in cui la luce si smorza, in cui mi rimane qualche minuto per andare un po’ in giardino. Si apre la porta, ed ecco la cavità del giardino, con l’ampio cielo al di sopra. Una sottile mezzaluna nel verde della distesa, pere che pendono, afferrando un raggio col ventre rotondo e riflettendolo come una lampada. I grappoli d’uva bianca si dorano sulla spalliera. Un uccello saltella ancora nel cespuglio di noccioli. Il mio giardino si addormenta su cuscini di fiori e di verdure; ecco le rudbekie gialle, gli astri color d’ametista, le dalie a rosoni di carta pieghettata, gli ultimi fagioli che intrecciano i loro pendagli, i porri dalle larghe chiome aperte come quelle dei palmizi, i cavoli azzurrastri e rotondi. Il mio giardino si addormenta coi piedi al fresco nel rivoletto di metallo bianco che brilla, allungandosi tra le sue rive e va, verso il gran fiume, laggiù… Ecco che a poco a poco tutto si immerge nell’ombra e tace. Non distinguo più il volto dei pomodori impolverati di solfato di rame, nè la sfinge alla ricerca di nettare sulle ultime bocche di leone, nè i pipistrelli che scrivono non so cosa nell’aria oscura. (M. Roland)

Fra i piccoli trifogli l’ape ebbra e rumorosa svolazza e raccoglie l’impercettibile nettare. Il merlo sommessamente modula una sua frase che sembra significare assentimento alla pace che qui regna uguale anche tra gli spini dalle punte violette dei cardi o per le caselle delle stipule percorse da piccolissime farfalle color lillà. La bianca cavolaia barcolla ebbra fra i cespugli delle felci. E quale immagine più cara di quella del fragile rosolaccio rosso scarlatto: come un tenero fuoco che ravviva le blandizie d’una breve radura? (L. Bartolini)

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Bottigliette magiche fluorescenti

Bottigliette magiche fluorescenti. Queste bottigliette sono il prodotto finale di vari esperimenti che abbiamo fatto in una stanza illuminata con una lampada di Wood (o a “luce nera“), miscelando vari liquidi e altri materiali tra loro per verificarne la fluorescenza.

foto di gruppo con illuminazione naturale
foto di gruppo su lightbox
foto di gruppo sotto “luce nera”

Abbiamo verificato che il colore fluorescente (ricavato dai pennarelli evidenziatori) diluito con acqua demineralizzata è molto fluorescente sotto la luce BLB (più di quando è concentrato):

e che l’acqua tonica diventa davvero fluorescente (bottiglia nuova, senza nessuna aggiunta); l’effetto è dato dalla presenza in questa bibita di chinino:

e ci siamo divertiti a travasarla in vari contenitori trasparenti, per vedere le scie di liquido luminoso scorrere al loro interno:

bottigliette magiche

abbiamo provato ad aggiungere colore ad acquarello (qui blu):

bottigliette magiche
bottigliette magiche

e anche colore fluorescente e bianco di vaselina (l’acqua tonica si miscela al colore fluorescente, mentre il bianco di vaselina galleggia e non è fluorescente):

bottigliette magiche

abbiamo utilizzato poi i vari liquidi ottenuti per travasarli in contenitori più piccoli, realizzando le nostre bottigliette magiche aggiungendo materiali decorativi e sonori. Per chiudere le bottigliette di succo di frutta abbiamo usato tappi di plastica sigillati con la colla a caldo (e così ci siamo accorti che la nostra colla è fluorescente!) e abbiamo decorato i tappi con ritagli di pannolenci e nastrini…

bottigliette magiche

Ecco alcune delle nostre realizzazioni… fotografate con luce naturale e poi con “luce nera”.

 Vasetto con colore fluorescente e acqua demineralizzata:

Bottiglietta di plastica con bianco di vaselina, pezzetti di colla a caldo, stelline, perline e glitter argento (i pezzetti di colla a caldo brillano tantissimo e riescono ad illuminare anche il bianco di vaselina, altrimenti non fluorescente):

acqua tonica, bianco di vaselina, e brillantini colorati (i brillantini, scuotendo la bottiglia, tendono a stare nella vaselina e piano piano scendono verso l’acqua tonica. Siccome acqua tonica e vaselina non si miscelano, muovendo la bottiglia in orizzontale si crea un effetto di onde su “cielo stellato”). Inoltre sotto la luce nera si illumina soltanto l’acqua tonica:

Acqua demineralizzata, brillantini argento, pezzetti di colla a caldo (e colla a caldo sulle pareti esterne del vaso):

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Dettati ortografici – Giugno

Dettati ortografici sul mese d giugno

Il sole si affaccia all’orizzonte e spande la sua luce sulla terra e nel cielo. Illumina le cime dei monti, le punte dei campanili, i tetti delle case. Getta un tappeto d’oro sui campi e mille scintille sulle acque del mare, dei laghi, dei fiumi. I galli annunciano il nuovo giorno e le campane squillano. Il contadino, di buon’ora, si avvia nel campo, ove l’attende il suo lavoro. L’aria, già calda al mattino, annuncia una giornata afosa.  Le cicale iniziano presto il loro grido insistente e, quando i bambini si svegliano, il sole, già alto nel cielo, entra nelle case a portare luce, salute, allegria. (M. Menicucci)

Carlo è felce quando può correre per i prati col suo cane. Mentre Bobi scappa avanti, Carlo si butta a terra, fra l’erba alta. Il cane si ferma e si gira di scatto: alza il muso, drizza le orecchie e poi, via! Con un balzo è sopra al suo padroncino e tutti e due rotolano insieme. Il bambino strilla e ride: il cane uggiola di gioia.

I contadini sotto il sole di giugno raccolgono i covoni di grano. Il loro viso scuro riluce di gocce di sudore, ma instancabili continuano il lavoro.  Un uccellino, in un prato accanto, si ferma un momento a guardare, poi continua, in un lieto cinguettio, a insegnare ai suoi piccoli a volare.

E’ arrivato giugno col sole caldo, con i temporali estivi e con i primi frutti succosi. Nelle belle giornate il sole si leva prestissimo e risplende per ore ed ore. Ai bambini piace attardarsi all’aperto fino al suo tramonto e salutare l’arrivo della sera con giochi e grida festose.

I prati sono verdi e nei campi biondeggia il grano. Di sera si vedono piccoli lumini vagare piano piano qua e là: sono le lucciole, che i bimbi talvolta rincorrono, felici di potere stringere un po’ di luce. Gli alberi sono folti di foglie e donano la loro ombra benefica. In campagna c’è molto lavoro ed i contadini si preparano per la fatica della mietitura. Anche i bimbi si preparano per la loro ultima fatica dell’anno scolastico e sperano di potere portare a casa una bella promozione.

Giugno, mese di spighe, ricco di sole e di feste, apre con chiavi d’oro le porte dell’estate. Il sole avvampa; le spighe diventano d’oro; i fiori hanno i colori più belli; alcuni petali ricordano lo splendore delle pietre preziose. Stridono le cicale; erra laboriosa l’ape; lampeggiano le falci; suda sui libri lo scolaro. Per chi ha ben lavorato, è l’ora del raccolto. (L. Rini Lombardini)

Giugno è il mese dei prati erbosi e delle rose; il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare. Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano sui muri delle case. Nei campi, tra il grano, fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri fiammanti e la sera mille e mille lucciole scintillano fra le spighe. Il campo di grano ondeggia al passare del vento: sembra un mare d’oro. Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche. (G. Carducci)

Sera di giugno. La luna doveva già essere alta dietro il monte. Tutta la pianura, allo sbocco della valle, era illuminata da un chiarore d’alba. A poco a poco al dilagare di quel chiarore, anche nella costa cominciarono a spuntare i covoni raccolti in mucchi, come tanti sassi posti in fila. Degli altri punti neri si muovevano per la china, e a seconda del vento giungeva il suono grave e lontano dei campanacci che portava il bestiame grosso, mentre scendeva passo passo verso il torrente. Si tratto in tratto soffiava pure qualche folata di venticello più fresco dalla parte di ponente e per tutta la lunghezza della valle udivasi lo stormire delle messi ancora in piedi (G. Verga)

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Lavoretto per la festa della mamma – fiore di feltro

Lavoretto per la festa della mamma – fiore di feltro. Avevo già descritto la tecnica di produzione dei fiori di feltro per gli adulti, ma si tratta di  un procedimento troppo impegnativo proposto ai bambini.

Qui vediamo come è semplice, con pochi accorgimenti aggiuntivi, far fare questa bella esperienza anche ai bambini più piccoli.

Lavoretto per la festa della mamma - fiore di feltro

E’ un’attività che consiglio davvero, per esperienza: è molto ricca dal punto di vista sensoriale, avvicina al mondo della natura, porta calma e concentrazione (anche per il massaggio dei polpastrelli che la lana ci ricambia mentre la massaggiamo, ma non solo) e, siccome la bellezza della lana (anche senza essere lavorata) è garanzia di successo, porta tutti i bambini a sentirsi “bravissimi” e in questo caso davvero orgogliosi di poter fare alla mamma un così bel regalo…

Il fiore che propongo oggi non è un fiore in particolare, ma “un’idea di fiore” che si costruisce, come avviene davvero anche in natura, con la luce ed il calore che insieme portano alla formazione prima del bocciolo, e poi del fiore.

Materiale occorrente:

– lana cardata colorata verde, gialla ed in altri colori a scelta

– sapone di marsiglia meglio se all’olio d’oliva (ma si può usare anche detersivo per piatti) e acqua calda

– una stuoietta (tipo quelle da sushi, ma si può usare anche un pezzo di arella rotta o simili, o in alternativa anche un pezzo di plastica a bolle) e un asciugamano

– mattarello

– una matita

– fil di ferro per lo stelo del fiore

– un secondo asciugamano a disposizione di ogni bambino, se la sensazione del sapone sulle mani è fastidiosa.

Tenere la stuoietta sopra l’asciugamano è un buon trucco per evitare di bagnare troppo la lana, perchè ai bambini piace esagerare con l’acqua e con la schiuma, e con la stuoietta l’eccesso viene filtrato lasciando asciutta la superficie di lavoro.

E’ importante stare a fianco del bambino per passargli il materiale quando ha le mani insaponate, e per intervenire se ne ha bisogno.

Il materiale deve essere disposto ordinatamente: la lana distante dall’acqua, la stuoietta davanti al bambino, il sapone e l’acqua a destra (se il bimbo non è mancino), quello che non serve lontano e quello che serve vicino…

Suggerimenti per il laboratorio

Mettiamoci a fianco del bambino, e facciamo anche noi un fiore con lui, così non saranno necessarie troppe spiegazioni verbali.

Per prima cosa prendiamo un ciuffo di lana verde, apriamolo tra le mani e facendone fiocchetti leggeri posiamolo sulla nostra stuioia. Diamo al bambino la sua lana verde, e lui farà la stessa cosa.

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Versiamo dell’acqua calda nella ciotola del sapone, controlliamo che non scotti, e mostriamo sul nostro fiore come dobbiamo fare:

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Immergiamo i polpastrelli nell’acqua, strofiniamoli sulla saponetta, e massaggiamo la lana con movimenti circolari leggeri… il bambino farà la stessa cosa.

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Se qualcosa non va evitiamo il più possibile di toccare il suo fiore, e cerchiamo invece di correggere gli eventuali errori mostrandoli sul nostro. Se invece è stanco, chiediamo sempre il permesso di toccare il suo fiore, prima di aiutarlo…

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Dopo che la nuvoletta di lana risulta bagnata e massaggiata da entrambi i lati, cominciamo a passare al bambini i vari strumenti che servono alla follatura, mostrando prima velocemente sul nostro fiore come usarli:

– col mattarello si ruota e si preme sulla lana;

– si arrotola la stuoietta intorno alla lana e prima si ruota sull’asciugamano, poi tra le mani:

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Racconti per la primavera

Racconti per la primavera – una collezione di racconti, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria…

Racconti per la primavera – Storia del bruco Morbidone

C’era una volta una farfallina azzurra, molto graziosa nel suo vestito di seta celeste. Volava insieme a tante altre farfalline azzurre. Disse: “Conosco un magnifico posto per deporre le uova. I nostri piccini avranno una culla da re”.

Questo magnifico posto era un melo in fiore e le farfalline deposero un piccolo uovo in ogni fiore, poi morirono, perchè le farfalle, quando hanno pensato ai piccolini che debbono nascere, non hanno più nulla da fare.

I fiori del melo perdettero i petali e pian piano si trasformarono in frutti. Ma in ognuna di quelle piccole mele che il sole coloriva e faceva diventare sempre più grosse, c’era un bacolino appena nato dall’uovo deposto dalle farfalline azzurre, un bacolino che aveva trovato la casa e insieme la polpa saporita da mangiare.

Il bruco Morbidone era uno di questi bacolini, e poichè era dotato di grandissimo appetito, in breve era diventato grasso e ben pasciuto. Anche la mela diventava grossa e si coloriva al sole, ma non era allegra perchè non aveva nessun piacere di sentirsi divorare tutta la polpa da quel ghiottone di bruco.

Morbidone si era aperta una finestrina nella buccia della mela e ogni mattina vi si affacciava per prendere il fresco e per scambiare qualche chiacchiera con i suoi compagni. Ma un giorno sentì uno strattone che lo mandò a ruzzolare in fondo alla casetta.

“Che maniera!” strillò. Ma non aveva finito di gridare che sentì dei denti entrare profondamente nella mela e mancò poco che venisse schiacciato.

“Puah, c’è il verme!” disse una voce e la mela venne scagliata lontano.

Il bruco Morbidone, non appena si fu riavuto dal colpo, si affacciò alla finestrina e con voce soffocata dall’indignazione, si mise a strillare: “Chi è questo ignorante che mi chiama verme? Verme sarà lui e tutti i suoi discendenti! Non lo sa che io appartengo alla specie dei bruchi e con i vermi non ho proprio nulla in comune?”.

“Ah, non sei un verme?” disse una coccinella che si lustrava la corazza. “Ma gli somigli!”.

“Non gli somiglio nient’affatto!” gridò il bruco Morbidone, che aveva un carattere piuttosto irascibile. “Il verme ha forse le zampe? Non hai mai visto un lombrico? Quello sì che è il campione di tutti i vermi! E ti pare che abbia le zampe? Io, invece, ne ho ben cinque paia, anche se due paia le perderò strada facendo”.

“Uh, perdi le zampe!” sghignazzò la coccinella, “E quando succederà?”

Ma il bruco Morbidone, indignato, aveva sbattuto la finestrina borbottando: “Che razza d’ignorante!”.

Si guardò intorno e si sentì improvvisamente molto triste e malinconico. Neppure la polpa della mela gli piaceva più.

“Forse ho fatto indigestione”, pensò. “E’ meglio che vada a fare una passeggiata”.

Si attaccò a un filo di seta, finissima produzione propria, e si calò dalla finestrina. Un soffio d’aria lo fece dondolare dolcemente, e i fiori gli mandarono un’ondata di profumo.

“Come è bello il mondo!”, mormorò il bruco Morbidone, e si addormentò.

Quando si destò, era primavera. Le violette odoravano dolcemente fra l’erba novella.

“Buongiorno, farfallina azzurra!” disse una lumachina che si arrampicava sullo stelo di un rosaio.

“Dici a me? Ma io sono il bruco Morbidone!”

“Forse lo eri”, disse la lumachina ritirando maliziosamente un cornino. “Ma ora sei una bella farfallina vestita di velo celeste. Puoi specchiarti in una goccia di rugiada”.

“E’ vero, è vero!” esclamò il bruco Morbidone diventato farfallina, dopo esseri specchiato. “Questa è una bellissima sorpresa”.

Pazza di gioia, la farfallina si mise a volare nell’aria tranquilla e si mescolò a uno sciame di farfalline simili a lei, che svolazzavano sopra i fiori. E allora, un ricordo lontano affiorò nella sua piccola mente, il ricordo di un buon sapore di mela…

“Conosco un posto” disse alle compagne, “un magnifico posto per deporre le uova…”

E la storia ricominciò.

(Mimì Menicucci)

Racconti per la primavera – La rosa più bella del mondo

Quando la Rosa Bella aprì gli occhi alla luce del mattino, fu molto contenta di essere sbocciata.

“Buongiorno!” le disse un petulante Garofano Rosso. “Sei la Rosa Bella?”

“Sì, ma non mi basta. Voglio essere la rosa più bella del mondo.”.

Il Garofano la guardò stupefatto.

“Accipicchia!” esclamò “Accipicchia!” e non seppe aggiungere altro.

Lo Gnomo Puc, che si era svegliato di ottimo umore perchè aveva dormito sotto una pianta di papavero che gli aveva conciliato il sonno, finì di pettinarsi la barba, poi disse: “E’ facile. E’ una cosa facilissima”.

Subito la rosa diventò tutta d’oro, petali, foglie, tutto, e si ritrovò fra le mani del re, perchè soltanto i re posso avere delle rose d’oro.

“E’ una rosa bellissima” disse il re contemplandola “un vero capolavoro. Ma io, oltre a essere re sono anche poeta e preferisco le rose dai petali di velluto”.

“Gnomo Puc!” chiamò la Rosa Bella, e lo gnomo Puc venne subito, a cavalcioni della sua pipa.

“Che c’è?”

“Credevo che la rosa d’oro fosse la rosa più bella del mondo. Invece non è vero. Voglio essere una rosa di velluto”.

Lo gnomo Puc la toccò con la cannuccia della sua pipa e subito la Rosa d’oro divenne di velluto e si trovò appuntata sulla pelliccia di una signora.

“Bellissima questa rosa di velluto!” disse qualcuno toccandola con un dito.

“Sì” rispose la signora “ma, come tutte le rose di velluto, non ha odore. Il più umile fiorellino di campo odora più di questa rosa artificiale. E perciò non ha nessun valore.”

“Gnomo Puc!” gridò la rosa di velluto.

“Che cosa succede?” chiese questi, accorrendo.

“Mi hanno chiamato una rosa artificiale e hanno detto che non ho nessun valore. Che cos’è che ha più valore di tutto, per gli uomini?”

“Lasciami pensare cinque minuti” disse lo gnomo Puc. Si mise a pensare con la testa tra le mani, poi guardò l’orologio e disse: “Ecco fatto. Più valore di tutto, per gli uomini, ce l’ha il diamante.”.

“Bene!” esclamò la Rosa “Fammi diventare una rosa di diamanti”.

Lo gnomo Puc la contentò. La Rosa sfolgorò e mandò sprazzi di luce dalle gemme di cui era composta. Un uomo la guardava attentamente con la lente nell’occhio.

“Perfetta…” mormorò “un valore inestimabile.”

Poi la mise in un astuccio di raso e la ripose nella cassaforte.

La Rosa si trovò al buio.

“Dove sono?” gridò.

Le rispose un tintinnio che sembrò una risata beffarda.

“Sei nella cassaforte di un avaro” disse una voce sottile.

“Chi ha parlato?”

“Siamo delle monete d’oro, condannate, come te, a un brutto destino: non vedere mai il sole”.

“Gnomo Puc!” gridò la Rosa “Vieni subito d’urgenza!”.

“Eccomi!” disse lo gnomo Puc, che poteva entrare anche nelle casseforti. “Com’è, non sei contenta?”

“Nient’affatto!” disse la Rosa “Voglio ritornare dov’ero quando sono nata”.

E subito tornò ad essere la Rosa Bella del giardino.

Tutti le fecero festa e la riempirono di complimenti.

Poi scesero in giardino due bambine e si misero a cogliere i fiori. Colsero molti fiori, anche il Garofano Rosso e la Rosa Bella che misero proprio al centro del mazzo. Poi andarono dalla mamma e glielo regalarono.

“Oh, come sono brave le mie bambine!” esclamò la mamma” Mi hanno regalato un mazzolino stupendo. Questa rosa, poi, è certo la più bella rosa del mondo”.

Lo gnomo Puc, che ascoltava dietro la porta, si stropicciò le mani, soddisfatto.

Mimì Menicucci

Racconti per la primavera – Il pettirosso di mamma Orsa

Un giorno di primavera, quando mamma Orsa era piccola, trovò un piccolo pettirosso in giardino, troppo piccolo per volare.

“Oh, come sei carino” disse, “Da dove vieni?”

“Dal mio nido” rispose il pettirosso.

“E dov’è il tuo nido, piccolo pettirosso?”, domandò mamma Orsa.

“Credo che sia lassù” rispose il pettirosso.

“No, quello era il nido del passerotto”

“Forse è più in là” disse il pettirosso.

“No, quello era il nido del merlo”.

Mamma Orsa guardò da tutte le parti, ma non riuscì a trovare il nido del pettirosso.

“Puoi vivere con me” disse, “sarai il mio pettirosso”.

Portò il pettirosso a casa e gli preparò un nido.

“Mettimi vicino alla finestra, per favore” disse il pettirosso. “Mi piace guardar fuori e vedere gli alberi e il cielo”

Mamma Orsa lo mise vicino alla finestra.

“Oh” disse il pettirosso “dev’essere divertente volare lì fuori”

“Sarà divertente anche volare qui dentro” rispose mamma Orsa.

Il pettirosso mangiava, cresceva, cantava. Presto imparò a volare. Volava in giro per la casa e si divertiva, proprio come mamma Orsa aveva detto.

Ma un giorno che era triste, mamma Orsa gli domandò: “Perchè sei triste, piccolo pettirosso?”

“Non lo so” rispose il pettirosso, “il mio cuore è triste”.

“Prova a cantare una canzone” disse mamma Orsa.

“Non posso” rispose il pettirosso.

Gli occhi di mamma Orsa si riempirono di lacrime. Portò il pettirosso in giardino.

“Ti voglio bene, piccolo pettirosso” disse “e voglio che tu sia felice. Vola via, se vuoi. Sei libero”.

Il pettirosso si alzò alto in volo nel cielo azzurro.

Cantò una canzone dolce e acuta.

Poi tornò giù, dritto verso mamma Orsa.

“Non essere triste” disse il pettirosso, “anch’io ti voglio bene. Devo volare per il mondo, ma ritornerò. Ogni anno, ritornerò”.

Allora mamma Orsa gli dette un bacio, e il pettirosso volò via.

(Else Holmelund Binarik)

Racconti per la primavera – La rondine

Il primo stormo di rondinelle arriva fra le vecchie case del borgo. Ciascuna cerca il suo nido, e se lo trova sciupato dal vento, dalla pioggia, dalla neve, la rondine va in cerca di fuscelli, di bioccoli sulla siepe, per ripararlo.

C’è una rondinella che arriva un po’ in ritardo.

Alcune compagne curiose e pettegole le volano incontro, la circondano:

“Sai, il tuo nido è occupato”

“C’è dentro una pesseretta”

“Quando ci ha viste s’è avventata col becco spalancato”

“Non vuole uscire”

“Dobbiamo scacciarla”

“E’ una prepotente”

“E’ un’intrusa”

“Andiamo a vedere” fa la rondine, già sdegnata, perchè è stato occupato il suo nido.”Vedrete, ci penso io!”

E vola verso il campanile.

Eccolo il suo nido, sotto l’arcata.

La rondinella si lancia a volo presa dall’ira… ed ecco, trova tre testoline ancora implumi, tre beccucci spalancati, tre passerini affamati.

“Andiamo” dice la rondine alle compagne “Mi aiuterete a costruirmi un nido nuovo”

“Come? Come? Vorresti…”

“Poveri passerotti, sono tanto piccini…” dice la rondine con un cinguettio commosso.

(Eugenia Graziani Camillucci)

Racconti per la primavera – Marzo e il pastore

Una mattina, sul cominciare della primavera, un pastore uscì con le pecore e incontrò Marzo per la via. Disse Marzo: “Buongiorno, pastore, dove le porti oggi le pecore?”

“Eh, Marzo, oggi vado al monte!”

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Lavoretti per la primavera – semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani

Lavoretti per la primavera – semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani. Per dipingere con le impronte serve una bella tavolozza grande, che permetta di mescolare i colori e fare ogni possibile esperimento, e tanta carta… ai bambini piace molto stampare!

Il colore deve essere un po’ denso, tipo tempera non diluita.

Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.

Siccome, come ho detto, è difficile fermarsi quando una cosa piace, dopo che i fogli ormai coprivano il pavimento della stanza, abbiamo pensato di dedicarci ad una decorazione floreale per la finestra…

Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.
Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.
Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.
Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.

Di solito è un’attività che si conclude quando comincia il fastidio da “manine troppo sporche”, che il bambino avverte quando il colore comincia a seccare… per lavarle un bel gioco con acqua e tappi di bottiglia è l’ideale.

Le impronte fatte sulla carta sono ormai asciutte, e possiamo ritagliare e assemblare la farfalla

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Tutorial fiori in feltro

Tutorial fiori in feltro – Un tutorial fotografico per imparare a realizzare fiori di feltro con la tecnica dell’infeltrimento con acqua e sapone. Non si tratta di un fiore in particolare, ma di “un’idea di fiore” che si costruisce, come avviene davvero anche in natura, con la luce ed  il calore che insieme portano alla formazione prima del bocciolo, e poi del fiore.

Con questi fiori possiamo realizzare fermacapelli, spille per giacche, collane, braccialetti, segnalibri, ferma tende, cinture, coroncine da principessa per le bimbe ecc… o anche semplicemente fiori sullo stelo per il tavolo delle stagioni.

Tutorial fiori in feltro
Tutorial fiori in feltro

Anche a prescindere  dal valore che può avere l’oggetto finito, e ci sono veri artisti del feltro,  penso che la manualità creativa che porta a realizzare piccole cose non in serie sia anche per gli adulti  un’importante esperienza sensoriale e meditativa, e per questo il tutorial punta a creare una situazione da risolvere solo nel momento non prevedibile dell’apertura del bocciolo: dipenderà dai colori scelti, dalla grandezza e dalla forma  assunta dalla lana nel bocciolo, dallo spessore, dai bordi regolari o irregolari,  dal vostro modellare e tirare il feltro in un modo o nell’altro, quale fiore avrete creato.

Considerare solo il  tempo che richiede realizzare un fiorellino così, può farci capire quale ne sia il vero valore per chi si è cimentato.

Materiale occorrente:

– lana cardata colorata verde, gialla ed in altri colori a scelta

– sapone di marsiglia meglio se all’olio d’oliva (ma si può usare anche detersivo per piatti) e acqua bollente

– una stuoietta (tipo quelle da sushi, ma si può usare anche un pezzo di arella rotta o simili, o in alternativa anche un pezzo di plastica a bolle) e un asciugamano

– mattarello

– una matita

– eventualmente fil di ferro, elastico per capelli, spilla, ecc..

– ago e filo per assemblare fiori e foglie, e altri eventuali elementi

Come si fa:

Mettere sulla stuoia delle nuvolette di lana asciutta nei colori che preferite (io ho scelto verde, rosso, arancione e giallo). La nuvoletta può essere di qualsiasi dimensione, e tenete presente che con l’infeltrimento diventerà molto più piccola; la mia era all’inizio circa 20 cm, ed al termine circa 11cm:

Cominciate a massaggiare coi polpastrelli, con movimenti circolari, bagnando le mani con l’acqua calda ed insaponandole più volte:

Tutorial fiori in feltro

Ripete da entrambe le facce, rivoltando la nuvoletta più volte; questo lavoro può richiedere 3 minuti circa:

Ora arriva la fase della follatura, che può richiedere 15 – 20 minuti (tenendo presente che più si lavora, più il feltro sarà di buona qualità.

Alternativamente facciamo le seguenti operazioni, e durante ognuna di questa operazioni spostiamo la nuvoletta in ogni senso (vedrete infatti come la lana “si accorcia” sempre nel senso in cui la arrotoliamo, quindi se variamo i sensi, avremo un feltro omogeneo):

rulliamo la lana nella stuoia, premendo, prima con leggerezza per non spostare i colori, poi via via sempre più forte

Tutorial fiori in feltro

premiamo sulla stuoia ruotando il mattarello, sempre prima con leggerezza per non spostare i colori, poi via via sempre più forte

usiamo come mattarello una matita, avvolgiamo la nuvoletta e ruotiamo premendo con forza.

E’ anche importante, di quando in quando, tirare la nuvoletta lungo i bordi, per ottenere un feltro più compatto, prezioso e sottile:

Tutorial fiori in feltro

Questo è il mio fiore dopo tutti i maltrattamenti subiti:

Ora possiamo accartocciare la nuvoletta come a formare un germoglio, poi la ruotiamo tra le mani e premendo leggermente, rigirandola molto velocemente (attenzione a non esagerare, altrimenti vi sarà impossibile aprirlo…):

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Poesie e filastrocche: Maggio

Poesie e filastrocche: Maggio. Una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Maggio

Andiamo a cogliere fiori, sui prato lungo i rivi

e di tanti colori, sceglieremo i più vivi

per far mazzi e ghirlande, freschissimo tesoro

ora che maggio spande, il suo sorriso d’oro.

Maggiolata

Maggio risveglia i nidi,

maggio risveglia i cuori;

porta le ortiche e i fiori,

i serpi e l’usignol.

Schiamazzano i fanciulli

in terra, in ciel gli augelli,

le donne han nei capelli

rose, negli occhi il sol.

Tra colli, prati e monti,

di fior tutto è una trama;

canta, germoglia ed ama

l’acqua, la terra, il ciel.

G. Carducci

Maggio

Sotto l’ombra di un bel faggio,

ci ci canta il cardellino;

con un canto tenerino

dice: “Benvenuto maggio”.

I. Nieri

Maggio

Bimbi, è tornato maggio,

i prati gli fan festa:

si mettono una vesta

di fiorellini azzurri

per salutarlo al suo passaggio.

A. Albieri

Canzoncina di maggio

“Dolce maggio, maggio d’oro”

canta il coro

degli snelli

passeretti e dei fringuelli

fra le fronde.

“Maggio, maggio benedetto!”

su dal cielo,

da ogni tetto,

gaio il coro

delle rondini risponde.

U. Ghiron

Maggio

Il più bello è certo il maggio

che ha per manto un biondo raggio

ed ha fiori intorno al crine:

gigli e rose porporine.

D. Vignali

Maggio

Una rosa rampicante

è arrivata in cima a un faggio

vuole andare in paradiso

perchè è maggio.

S. Plona

Rosa di maggio

C’era una rosa dentro un giardino;

un’ape venne di buon mattino:

prese il suo miele e se ne andò.

C’era una rosa dentro un giardino;

venne ronzando un maggiolino:

mangiò una foglia e se ne andò.

C’era una rosa dentro un giardino;

venne cantando un bel bambino:

colse la rosa e se ne andò.

Ma non lo punse con la sua spina,

la rosa bianca, la rosellina.

S. Plona

Invito

Si vede che maggio è tornato:

mammine, stendete il bucato.

Il cielo fratello ci parla,

la luce, fa bene a guardarla.

Mettete una rosa al balcone:

la casa sarà rallegrata,

la mensa sarà profumata,

le cose saranno più buone,

più belle… provate, mammine,

uscite coi bimbi sull’aie!

Luisa Nason

Maggio ridente

Maggio, con la tua veste

ricamata di fiori

t’ha inventato splendori

la mattina celeste.

Dal campo che s’indora

e il nuovo grano promette,

l’allodola sale alle vette,

campanellina dell’aurora…

Della tua fresca falciata

odora ogni sentiero:

anche il viottolo più nero

ti fa vedere una nidiata.

L. Carpanini

Maggio benedetto

Per le tue rose

candide e porporine

e per le roselline

che s’apron rugiadose

nella siepe che va lungo la via,

sii benedetto , o mese d’allegria!

Per l’operoso stuolo

delle api, che gli umori

raccolgono dai fiori,

e pel dolce usignolo

ch’empie i boschi di grata melodia,

sìì benedetto, o mese d’allegria!

Per tutta la dolcezza

che c’infondi nel cuore,

maggio, che in ogni fiore

dischiudi una carezza

ed un miracolo sei di cortesia,

sìì benedetto, o mese d’allegria!

A. Enriquez

Un quadretto

Un bimbo, un usignolo, due farfalle,

ed un ruscello che gorgoglia lieve:

sul ponte un uomo con la falce a spalla,

sotto, in basso, una rondine che beve.

Nella grande distesa, un bioccolo di neve;

e passa e muore per la quieta valle

un suono di campana, arguto e breve.

D. Borra

Tempo di falciare

Il trifoglio ha già messo il fiocco rosso:

è tempo di falciare.

Sui prati caldi è un gran ronzare d’api,

e giù negli aspri fossi

vanno le bisce in cerca di frescura.

Il cielo, dopo l’alba

limpida e fresca come una sorgente,

s’ammanta in bianco velo;

e si scopre soltanto quando è sera

per lasciar che le stelle

– occhi lucenti – veglino sul mondo.

Fanciulli Pucci

Bella stagione

I merli, i capineri, gli usignoli

empion l’aria di gridi, canti e voli.

Che piacere sentirli, ed a vederli,

i capineri, gli usignoli, i merli!

Maggiolini, libellule, api d’oro

ondeggiano, più lievi, in mezzo a loro.

Uccelli grandi, insetti piccolini:

libellule, api d’oro, maggiolini.

Ma una bambina canta in mezzo ai pini,

e l’ascoltano le api e i maggiolini.

Si ferman tra le foglie sciami e stuoli

e tacciono i merli e gli usignoli.

M. Dandolo

Il roseto

Fresche rose

odorose

incoronano re magggio

di splendori porporini.

sotto i cieli mattutini.

Ma più lieto

è il roseto

che la luna a notte imbianca;

goccia a goccia la rugiada

dentro i fiori si fa strada…

Vi s’incanta,

dalla pianta

sua segreta, l’usignolo,

e v’intona una strofetta:

la più bella che sia detta.

L. Carpanini

E’ nata una rosa

Voi ricordate, quando l’ho presa,

bimbe, la povera piantina:

era uno stecco, con solo appena

qualche foglia tra spina e spina.

L’ho collocata sul davanzale

della finestra che ha sempre il sole,

sono stata attenta a non farle male,

e l’ho guardata, sì, con amore.

Un sorso d’acqua tutte le sere,

e tutti i giorni la luce del cielo

e voi potete adesso vedere

quel ch’essa ha fatto di ogni suo stelo.

Grande si è fatta, robusta e bella,

si è rivestita di fresco fogliame,

e infine ha acceso la sua fiammella

di gioia, in cima al più alto stame.

D. Valeri

Maggio

Quando vien di maggio il mese,

il bel mese delle rose,

scampanellano festose

le campane delle chiese.

E la gente, verso sera,

entra in chiesa, umile e pia,

per i canti e la preghiera

del bel mese di Maria

L. Ambrosini

Maggio

Il grano granisce nei campi;

le nubi sono armate di lampi;

la roggia è piena

di acqua spensierata e serena.

Metton fiori i balconi,

il bucato fa bandiera;

dolce fanciulla, la sera

s’ingioiella di costellazioni.

Il giorno è un lungo mattino,

un vitello è nella stalla;

sulle aie si balla

dietro il suono d’un pellegrino.

E il cimitero, poverino,

è verde come un giardino.

Renzo Pezzani

Maggio

Maggio, sempre cortese,

è il mese delle rose:

porta dolci sorprese

e promesse festose.

Passa ovunque gradita

un’aria profumata:

ride, paga di vita,

ogni cosa creata.

M. R. Messina

Canto mattinale

Al chiaro sol di maggio

il passero trillò spiccando il volo;

l’allodola un “a solo”

dolcissima intonò; e il fresco canto

nel cielo risuonò, pieno d’incanto:

“Sei bella, vita, che ci rechi il sole,

primavera che porti le viole,

amor da cui germoglian mille nuove

piccole vite,

amor che le famiglie tieni unite!

Benedetto sia il sole e la natura

e l’aria fresca e pura;

l’olmo paterno che sostiene il nido,

il gorgheggio ed il trillo

e la canzon monotona del grillo,

i chicchi, i vermiciattoli e le larve

che ci sostentano!”. Disse, e poi scomparve.

Hedda

Maggio

Fuori da tutti i roveti,

fuori da tutti i cespugli,

sulle acque vive e sugli

alberi dei frutteti,

sulle terrazze allegre

di rose e di fanciulle,

sui bianchi pioppi e sulle

cime dell’elci nere,

maggio agli occhi ragiona

lieto, e bisbiglia ai cuori,

maggio, la grande intona

sinfonia dei colori.

Enzo Panzacchi

Maggio

Maggio: fragranza di mille rose

sereni incanti d’albe e tramonti,

voli e gorgheggi negli orizzonti,

danze amorose

d’api sui fiori. Il ciel sorride

a questa vita fulgente e nuova,

la rondinella gaia ritrova

il nido e stride

piena di vita. Oh, dolce amore!

Tutto è bellezza, fascino, pace;

scende la calma, santa e verace

in ogni cuore.

Maggio è tornato pien di promesse

ed ha per tutti luce e sorrisi:

nei campi s’alza, fra i fiordalisi,

copiosa messe.

M. Boletti Bonardi

Maggio

Sul mare, ad oriente,

son molte vele bianche

immote e come stanche

cui bacia il sol morente.

Un volo di colombi

trepidi nell’azzurro

s’alza con un sussurro

breve, poi par che piombi.

E sale dai gradini

a ondate vaporose

l’olezzo delle rose,

l’odor dei gelsomini.

Odi? Là dal villaggio

parton voci di festa.

Oh, ridi, anima mesta.

E’ maggio! E’ maggio! E’ maggio!

Butti

Notte di maggio

Notte di maggio. Lenta

la luna in mezzo al cielo

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Dettati ortografici MAGGIO

Dettati ortografici MAGGIO – Una collezione di dettati ortografici sul mese di maggio, di autori vari, per la scuola primaria.

Maggio, bel maggio, maggio amor dei fiori! Ogni pianta, a maggio, ha il suo fiore, ed ogni fiore farà il seme e il seme darà la vita a una nuova pianta.

Maggio è forse, il più bel mese dell’anno. Tutte le piante sono in fiore, qualche albero già prepara il suo frutto. Il grano ha messo il suo fiorellino. Il cielo è quasi sempre azzurro, la temperatura è mite, il sole splende e manda i suoi raggi a riscaldare la terra.

Quante rose a maggio! Rose semplici con cinque petali,  rosi grandi, doppie, rose rosse, rosa, bianche, gialle. Rose nei cespugli, arrampicate sui cancelli, rose nei giardini e sulle siepi.

Sopra il muretto del giardino fa capolino una rosa. E’ una rosa rossa, profumata, che si dondola nell’arietta tiepida. Bella rosa,  tu sei la regina di maggio!

Il grano ha fatto la spiga. E’ ancora una spiga verse, senza granelli, ma presto diverrà piena, pesante e sotto il sole caldo sarà tutta d’oro. E’ il pane di domani.

Fra il grano verde c’è tutto uno sfarfallio di rosso: sono i rosolacci che crescono fra le spighe. E fra i rosolacci c’è anche qualche macchia azzurra: sono i fordalisi che hanno il colore del cielo di maggio.

Fra i rami del ciliegio già rosseggiano i rossi frutti che sembrano tanti cuoricini appesi ai rami. Le ciliege sono buone, piacciono ai bambini, ma piacciono anche ai passeri che vanno a beccarle, golosamente.

Le rose sono sbocciate. Fioriscono sulla siepe, sui cespugli, sui muri. La rosa è la regina di maggio. Tutta l’aria è piena del profumo delle rose.

Ancora una! Ancora un’altra! Invincibile tentazione… La ciliegia ride scaltra: mangia, mangiami, ghiottone!

Le rose fioriscono sulle siepi, nei giardini, nei vasi che si tengono sui davanzali. Sono rose rosse dai petali di velluto, rose di color rosa come le guance dei bambini, rose bianche come la cera, che stanno bene sulla tavola apparecchiata.

Maggio è il mese delle rose e ogni pianta di rosa mette il suo bocciolino e fa sbocciare il suo fiore profumato.

Maggio è il mese più bello dell’anno. La campagna è piena di fiori, le spighe diventano dorate, il  cielo è azzurro e solo qualche nuvolone bianco, talvolta, vi naviga lento.

Sulla siepe sbocciano le rose; gli uccellini cantano armoniosamente e afferrano al volo fiocchi di bambagia e di lanuggine per fare il nido più morbido e caldo.

 Com’è bello il mese di maggio! Quanti fiori, quante rose! Si sente una gran gioia nel cuore, un gran bisogno di correre e di saltare all’aperto, di respirare l’aria pura a pieni polmoni. (G. Ugolini)

Maggio è il mese più bello dell’anno: la campagna è piena di fiori, le spighe sembrano  un mare verde, il cielo è azzurro e il sole caldo, ma non ardente. Sulla siepe sbocciano le rose; gli uccellini cantano armoniosamente e afferrano, a volo, fiocchi di bambagia per fare il nido più morbido e più caldo. (G. Vaj Pedotti)

Dai folti e verdi cespugli, le rose mandano il loro intenso profumo nell’aria scossa dai dolci rintocchi delle campane. Trionfo di giovinezza e di colori, di fiori e di sole. I ciliegi piegano i loro rami gremiti di frutti vermigli; i bambini, chini sui libri per l’ultima fatica,  guardano invidiosi i garruli voli delle rondini e le danze delle farfalle in pieno sole. Di maggio la gioia canta anche tra le ombre notturne: sotto il cielo inghirlandato di stelle, l’aria è densa di molti profumi e di armoniosi pigolii. L’albero del melo, ultimo a fiorire nell’orto, si ingemma, tra le corolle bianche venate di rosso, di vivide lucciole. (L. Rini Lombardini)

Maggio è il mese in cui più attivo e quasi febbrile si fa il lavoro: nel campo continuano le sarchiature e si iniziano le rincalzature e i trapianti, mentre nei prati comincia la falciatura delle erbe foraggere; si vedono vigne ordinate, orti sistemati con arte e pazienza. Il grano è ormai alto e in qualche luogo si comincia già a vedere la spiga e si odono i canti dei contadini al lavoro: è la primavera che fa cantare gli uomini mettendo loro la gioia nel cuore.

A maggio l’orticello è una bellezza. L’insalatina ha disteso il suo tappeto di un verde tenero. Le cipolline, a due a due, fanno compagni alle piante che ingrossano sottoterra. I piselli dall’alto della pianta mostrano i baccelli già maturi che si nascondono tra le foglie. Il prezzemolo, la salvia, il basilico confondono i loro odori: e su per il muricciolo le piante dei fagioli a fiori bianchi e rossi. Intanto in un angolo, tra le foglie, le fragole sono già mezzo rosseggianti. Una capinera sulla cima di un gran pesco canta ai piccini la canzone di maggio. (Bollini)

A maggio i giardini sono tutti in fiore, sono tutti una festa di forme, di colori, di profumi. Le rose sono le grandi regine: rose rosse, bianche, gialle; rose dai petali vellutati, rose ancora in bocciolo, rose tutte fiorite, che piano si sfogliano, esalano nell’aria il loro profumo e, un poco superbe, si difendono con le spine. I giacinti bianchi, azzurri, rosei, color lilla levano gli steli robusti e portano fiori fitti fitti. Gli anemoni hanno tinte così vivaci che tutta l’aiuola sembra un invito alla gaiezza. Sul muro, dove cresce rampicante, già odora il delicato gelsomino e i gigli sono già alti, già mostrano al sommo i boccioli duri, ancora un poco verdastri, da cui presto sbocceranno i fiori dal purissimo candido colore.

Non c’è rosa che a maggio non sbocci: rose grandissime nei giardini, fortemente profumate, semplici rose di siepe che subito si sfogliano. Ce ne sono di tanti colori, dal rosso così cupo che sembra quasi nero, al bianco così candido che sembra neve. E tra questi due colori, tutte le tinte, dal rosa camicino al giallo zafferano, dal rosso violento, al bianco cereo. Rose nei giardini, nelle siepi, nei cespugli, rose ad alberello, a spalliera, rose rampicanti che arrivano sul tetto. E profumi d’ogni intensità. (M. Menicucci)

E’ bello sostare sul prato di maggio. Il profumo dell’erba novella e dei fiori freschi ti riempiono di fragranza: la vista delle pecore mansuete che brucano e il pastore che zufola o intaglia ti allieta e ti fa amare la vita. Bisogna sostare sul prato di maggio per temprarsi le membra e per rinfrancarsi l’anima. Questo è il mese più adatto. Beato chi se lo può godere sui prati fioriti e festosi. (G. Fanciulli)

Era il mese di maggio. Ed era così sull’imbrunire. Il vecchio pastore, sdraiato sull’erba, guardava le sue capre, tutte raccolte entro il cerchio di pietroni che, là, a mezza valle, servivano per l’addiaccio dei greggi migranti. Alcune dormivano già; altre, accosciate, volgevano il capo, tendevano il muso pigramente di qua e di là, a fiutare gli odori della sera; poche erano ancora in piedi, ma tranquille, mansuete, e come attonite nell’incantata immobilità dell’aria azzurra, venata d’oro. Il cane spinone, fatto il suo ultimo giro, veniva ora ad accucciarsi ai piedi del padrone, fissandolo coi suoi caldi occhi d’ambra e d’amore.

E’ spiovuto. La natura è tutta fresca, raggiante. La terra sembra assaporare con voluttà l’acqua che le dà la vita. Si direbbe che la pioggia ha rinfrescato anche la gola degli uccelli. Il loro canto è più puro, più vivo: tutto uno squillo. Vibra a meraviglia nell’aria, divenuta anch’essa tutta sonora. Gli usignoli, i fringuelli, i merli, i tordi, i rigogoli, i reattini cantano a gara, come pazzi di gioia. Lo strillo di un’oca, stridulo come trombetta, accresce, per contrasto, l’incanto. Innumerevoli meli fioriti appaiono, di lontano, sfere di neve. I ciliegi, candidi anch’essi, scattano su in piramidi o si spiegano in ventagli di fiori. A volte, gli uccelli sembrano come intesi a produrre quegli effetti d’orchestra, in cui tutti gli strumenti si confondono in una massa di armonia. (T. Gautier)

Al crepuscolo appaiono i pipistrelli, razziatori di insetti notturni dal volo rapido, fulmineo. Il grillo tenta i suoi primi accordi che dureranno intensi e continui tutta la notte. I ranocchi iniziano i loro notturni richiami mentre la lucciola, accesa la sua lampada,  perlustra le rive in cerca di lumache. L’aria si fa fresca: la rugiada scende a ristorare animali e vegetali; le stelle guardano dagli alti silenzi del cielo. E’ la notte. (P. Segnali)

In maggio si fa il primo taglio dell’erba per ottenere il fieno maggengo. L’erba dei prati è alta e basta un soffio di vento perchè si pieghi, scompigliandosi. Farfalle e api volano di fiore in fiore in cerca di nettare. Poi un mattino il contadino falcia il prato. In pianura, dove i prati sono vasti, si adopera la falciatrice, una macchina; in collina e sulle montagne, nelle zone non troppo alte, coltivate, dove i prati sono irregolari, talvolta su pendii ripidi, il contadino adopera la falce. Ogni tanto l’affila… L’erba viene recisa, stride, cade e vien lasciata seccare. Cadono anche i fiori, grandi e piccini e, seccando, perdono i loro bei colori, si fanno spenti, quasi grigi. L’erba diventa fieno e quando il fieno è ben asciutto, viene ammucchiato con i rastrelli e raccolto sui carri.

A maggio la spiga è già formata; la piantina si alza esile e diritta con le foglie strette, verdi. E’ così dritta perchè i chicchi non sono ancora maturi. Osserviamoli: sono molli, bianchicci, lattiginosi. Ci penserà la terra con i suoi umori che le radici della piantina succhiano continuamente a renderli grossi, gonfi, turgidi, e il sole, che si fa sempre più caldo, a renderli dorati. Allora, nel mese di giugno, la spiga non potrà più tenersi diritta, si curverà, contenta, per il peso dei chicchi.

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Dettati ortografici APRILE

Dettati ortografici APRILE – Una collezione di dettati ortografici (difficoltà miste) sul mese di aprile, per la scuola primaria.

Aprile

Prati verdi, agnellini saltellanti, uccelli che preparano il nido amorosamente, ruscelli canori che scorrono tra sponde fiorite, lucertole che si scaldano al sole, farfalle dalle ali screziate: ogni cosa graziosa e gentile allieta questo mese, che è uno dei più belli dell’anno. “Aprile dolce dormire” dice il proverbio, ed è anche vero; ma è dolce anche vivere in questo mese. Talvolta piove, sì, “aprile ogni giorno un barile”,  ma è pioggia benefica. I campi, gli orti, i prati se la bevono con avidità. Gli alberi hanno indossato il vestito nuovo di fronde tenere e verdi e se ne compiacciono. Il mondo sembra tutto nuovo, tutto lustro, vivido e luminoso. (Palazzi)

Aprile

In Italia il primo aprile è un giorno particolare. I ragazzi si divertono a fare le burle e gli scherzi più strani che chiamano pesci d’aprile. Per esempio, se ti dicono: “Hai una mosca sul naso” e tu ci credi,   ti hanno fatto un pesce d’aprile. Si attribuisce l’invenzione del pesce d’aprile al popolo di Firenze: pare infatti che un tempo, in quella città, il primo d’aprile ci fosse l’usanza di mandare i semplicioni a comperare, in una certa piazza, del pesce che era soltanto raffigurato. Altri pensano che questa tradizione abbia avuto origine in Francia: forse perchè tanto tempo fa, in alcune città l’anno ufficiale cominciava il primo aprile. In seguito, quando si adottò il nuovo calendario, il capodanno cadde il primo di gennaio; ma alcune persone lo dimenticarono e continuarono a festeggiarlo come prima: per questo furono chiamati sciocchi o pesci d’aprile.

Aprile

Il nome di questo mese viene da “aprire” perchè la terra si apre sotto l’impeto della vegetazione, i fiori si schiudono, gli insetti escono dal loro involucro per mettere le ali. Durante questo mese, in genere, si celebra la Pasqua. Non vogliamo dimenticare inoltre il pesce d’aprile, a cui è scherzosamente dedicato il primo giorno di questo mese. Sempre in questo mese cade l’anniversario della Liberazione. Uno dei fiori caratteristici di aprile è il glicine.

Aprile

Aprile è un mese gentile, odoroso di fiori, tiepido di sole. Le siepi sono tutte in veste bianca: fra l’erba odorano le viole, il cielo è dolcemente azzurro. La campagna è ormai tutta verde. Le rose sono in boccio e sono pieni di fiori anche gli alberi da frutto: meli, peri, susini e ciliegi.

Aprile

In aprile anche la pioggia è piacevole e lietamente accolta. Le pioggerelle frequenti ed insistenti di questo mese rendono  meno dure le zolle disseccate dai venti freddi di marzo, saziano la sete delle erbe e degli alberi, permettono alle radici di succhiare avidamente dal terreno gli umori necessari alla vita. (G. G. Moroni)

Aprile

Aprile, ce lo dice il suo nome, apre la porta all’ingresso trionfale della stagione dei fiori, degli uccelli, dei cieli sereni e splendenti d’azzurro. Il fremito di vita nuova, che sembra animare ogni zolla, è avvertito intimamente anche da noi: si rivela nel desiderio di godere in pace questo sole giocondo, di giocare fuori all’aperto, di contemplare lietamente ciò che avviene attorno a noi. (G. G. Moroni)

Aprile

D’aprile si ammirava il felice fiorire della campagna. Gli alberi erano vividi di foglie, il campo era verde di grano. La vite cominciava a gettare le prime aguzze foglioline. Accanto al campo passava un gregge di pecore guardate dal cane, ch’era il più alto di tutte; e il pastore con la mazza alzata le spingeva sulla strada perchè non mangiassero il grano tenero, ch’era stato tanto tempo sotto la neve. (G. Titta Rosa)

Aprile

Aprile è un bel mese, nè caldo nè freddo, con un cielo dolcemente azzurro, gli alberi in fiore, il canto degli uccelli. Le rondini, ormai tutte tornate dai lontani paesi, hanno ritrovato il loro nido dove, presto, cinguetteranno i rondinini.

Aprile

Aprile, dolce dormire. E tu, la mattina, resteresti tanto volentieri fra le lenzuola. Non essere pigro, non senti gli uccellini che cantano, le rondini che garriscono, le campane che suonano? Tutti sono già al lavoro, uomini e animali. Aprile ti chiama, col suo bel cielo azzurro, con gli alberi fioriti, col dolce venticello che fa frusciare le foglie. Non lasciare senza risposta il suo appello.

Aprile

Aprile, ogni giorno il suo barile. E quasi ogni giorno il cielo si vela di nuvolette leggere, manda sulla terra una pioggia gentile che ristora la campagna, disseta le piante, rinfresca l’aria. E, a ogni goccia di pioggia che cade, è un fiore che sboccia, una gemma che si apre, una foglia che ingrandisce. Aprile è, forse, il più bel mese dell’anno.

Aprile

La campagna è ormai tutta verde. Gli alberi sono pieni di foglie e di fiori, le siepi sono ammantate di bianco, l’erbetta tenera e verde copre la terra, gli uccellini cinguettano allegramente. Ogni balcone ha una pianta fiorita. Il cielo è dolcemente azzurro, il vento fa frusciare le foglie degli alberi. Benvenuto, aprile!

Aprile

Avanti, bel mese sorridente! Tu fai sbocciare, ogni giorno, cento e cento fiori profumati, rose di macchia, convolvoli, campanelle, glicini e lillà. Il tuo venticello è tiepido e profumato, nei tuoi occhi si rispecchia l’azzurro del cielo. Benvenuto, aprile!

Aprile

Aprile arrivò e aveva in mano un ramo fiorito. Vide che marzo, quel fratellino pazzerello, aveva fatto il suo dovere, ma non troppo. C’era, sì, qualche fiore, c’era, sì, qualche spicchio di cielo azzurro, ma per aprile non bastava. Spazzò il cielo e subito tutte le nuvole si allontanarono. Toccò, col suo ramoscello, gli alberi e subito questi misero tanti fiori e tante foglie. Aprile non si stancava: la sua fatica era leggera e dolce.

Aprile

Aprile è arrivato. La gente apre le finestre e invita l’aria tiepida ad entrare; le ragazze cantano felici. Fiori dappertutto. Perfino le piantine che crescono sulla strada e che tutti, camminando, schiacciano col piede, mettono un fiorellino, piccino, ma coraggioso. Gli insetti escono dalla terra e si mettono a volare.

Aprile

Qualche volta il cielo si vela, ma è un velo di pioggerella leggera: dà un’annaffiatina ai fiori e sparisce. Quando aprile si avanza tra i fiori, le farfalle e gli insetti ronzanti, tutto rinasce a nuova vita. Gli alberi sono in fiore, il cielo è dolcemente azzurro, nei prati odorano le violette e sui vecchi muri si arrampica il glicine profumato.

Aprile

Quanti fiori nei giardini, ad aprile! Nascoste, fra l’erba, sbocciano le violette profumate, sulla siepe, le rose di macchia. Ecco i garofani rossi di fiamma, le campanelle azzurre, le margherite fatte a stella. Ogni pianta ha il suo fiore. Anche le piantine che non si sa come si chiamano, hanno messo il loro bocciolino. Le api volano sui fiori e visitano il fiorellino più modesto come il fiore più splendente.

Aprile

Aprile deriva da “aprire”, perchè con questo mese comincia la bella stagione, si schiudono gemme e fiori, e la terra si apre alla vegetazione.

La natura è nel suo pieno rigoglio. Quali sono i fiori tipici dell’aprile? Il glicine, che ammanta con la sua veste smagliante i vecchi muri e le terrazze; il lillà, i cui fiorellini sono golosamente visitati dagli insetti che ne cercano la gocciolina di nettare nascosta in fondo ai calici; gli alberi da frutto, meli, peri, ciliegi, tutti in fiore.

Gli insetti sono ormai tutti in piena attività: farfalle di tutti i colori, vespe, calabroni, api… Tutti gli animali che erano caduti in letargo nella cattiva stagione si sono ormai risvegliati: bisce, lucertole, tassi, ghiri e pipistrelli. Inoltre sono tornate le rondini che hanno già cominciato a riattare il nido.

Nel cielo intensamente turchino qualche nuvola leggera sdrucciola lentamente. Il sole sparge sui campi il suo calore tiepido e dolce. Gli uccelli, ebbri di gioia, cantano. Nei prati, le primule e le margherite sollevano le timide testine al sole che le ha risvegliate. I boschi si ravvivano di profumi e di canti. Il ruscello inargentato rinnova la sua musica antica, fra sorrisi azzurri di mammole e di pervinche. Nei campi, i susini ed i ciliegi in fiore sembrano lunghe sciarpe rosee e bianche. La primavera! Dappertutto ha diffuso la sua giovinezza, il suo riso, la sua bellezza, la sua luce. (G. Barbetti)

Aprile

Aprile è un bel mese di primavera. Il cielo è dolcemente azzurro e soltanto qualche nuvoletta bianca vaga qua e là sospinta da un venticello lieve. I prati sono fioriti. Sbocciano, fra l’erba, le margherite bianche che sembrano stelline, le primule, le viole; i bambini le colgono e ne fanno mazzetti che offrono alla mamma e alla maestra. Aprile, dolce dormire. I bambini, la mattina, non vorrebbero aprire gli occhietti pieni di sonno, ma la mamma li bacia in fronte e dice: “Sù, è tardi!”.

Il mese di aprile

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Poesie per la festa della mamma

Poesie per la festa della mamma – una raccolta di poesie e filastrocche per la festa della mamma, di autori vari, adatte a bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Ti voglio bene

Ti voglio bene, mamma… come il mare!

Non basta: come il cielo! No, più ancora.

Mamma, ci penso già quasi da un’ora,

eppure quel nome non lo so trovare.

So che quando torno dalla scuola

i gradini li faccio a rompicollo,

per l’impazienza di saltarti al collo

e il cuoricino, puf, mi balza in gola.

Ti voglio bene quando sei vicina

e quando non ci sei: quando mi abbracci.

Ti voglio bene anche se mi fai gli occhiacci.

Ti voglio bene sempre, sai, mammina?     L. Santucci

Il mazzo di fiori

Tre garofani, due rose,

sei viole del pensiero,

cinque bianche tuberose:

un bel mazzo per davvero!

Carlo porta i fiori in dono

alla mamma: quanti sono?

Proprio quella

Chiede Lilì: “Ma dimmi, babbo mio,

come hai potuto indovinar da te,

proprio la mamma che volevo io,

proprio la mamma che va ben per me?” L. Schwarz

Fiori per la mamma

Io raccolgo roselline,

tu ranuncoli dorati

tu narcisi e pratoline

sulle rive e in mezzo ai prati.

Oh mammina, tanti fiori

raccogliamo, sai perchè?

Per l’aroma? Pei colori?

Per donarli tutti a te. D. A. Rebucci

Mamma

Quando l’ombra discende sonnolenta,

mamma, mi piace di sentir la mano

tua, che carezza i miei capelli, lenta;

sentir la voce tua che parla piano;

posar la testa sopra i tuoi ginocchi!

E quando chini il viso sul mio viso,

tutta la luce, mamma, è nei tuoi occhi,

nel tuo sereno e limpido sorriso;

e una gran pace scendo in me così,

null’altro desiderio il cuor m’infiamma,

e la gioia del mondo è tutta qui,

nella tua mano che mi sfiora, mamma!  Zietta Liù

Il bimbo e la mamma

Mammina, quante

dolci piccole stelle!

Ma le piante

sono come belve

accovacciate! Un’ombra si muove

piano, piano…

dove sei, mamma!

Prendimi per mano.

Un passo leggero

ci segue. Uno sconosciuto nero

muove le fronde…

Si nasconde

come per farci spavento!

E’ il vento.

Non è vero, mammina? E’ il vento.

Le stelle sono lontane lontane…

Sembrano carovane

sperdute nell’oscurità…

E si cercano invano!

Di là dalle stelle, che ci sarà?

Mammina, prendimi per mano. (U. Betti)

Alla mamma

Mamma, per la tua festa

io ti offro

una cesta di baci

e un cestino di stelle.

Ti offro un cestino di fiori

su cui posare la testa

quando sei stanca;

una fontana di perle lucenti

color della luna,

una ghirlanda di rose

e una montagna

di cose gentili

un cuore tanto piccino

e un amore grande così:

mamma per questo dì. L. Nason

La mamma

Che cos’è la mamma?

Oh, bambino,

tu vuoi saperlo cos’è?

Qualcosa di grande! Benchè

il tuo cuoricino

sia piccino piccino

la mamma dentro ci sta!

La mamma è lo stesso

del tuo cuore

che soffre per te

che vive soltanto perchè

tu vivi, suo tenero fiore! C. Pagani

Gli occhi della mamma

Se mi soffermo a guardare

negli occhi la mia mamma

vi scorgo uno stagno incantato.

Attorno s’innalzano gli alberi

e un’isola un poco confusa

circondan le limpide acque.

Potessi io volger la prua

della mia povera barca

verso quelle acque silenti!

I pesci più rari vi nuotano

e uccelli preziosi sugli alberi

dell’isola a me tanto cara

innalzano canti di giubilo.

Se mi soffermo a guardare

negli occhi della mia mamma

vi scorgo uno stagno incantato. Poesia popolare giapponese

Per la mamma

Filastrocca delle parole:

si faccia avanti chi ne vuole.

Di parole ho la testa piena,

con dentro “la luna” e “la balena”.

Ma le più belle che ho nel cuore,

le sento battere: “mamma”, “amore”. Gianni Rodari

Favola e sogno

Oh, la brina degli anni sui capelli!

E’ scesa lenta

e d’improvviso

è sera.

Ma nel crepuscolo ancora

l’anima ad una qualche favola s’indora

dolcemente.

Un navicello antico scivolando

su meraviglie d’acque

nel mattino

mi porta ad un’isola verde

ove sotto platani frondosi

in riva a un quieto lago

sorridono le madri:

la mia con gli occhi andalusi,

giovane come nel tempo ch’era appena fanciulla.

Non parla,

tra le braccia mi stringe al seno:

e l’aria m’avvolge

d’un canto invisibile d’uccelli

tra i rami

in mutevoli voli

dentro le folte fronde.

Oh, la brina degli anni sui capelli!

Ma io come un bambino stordito

cerco mia madre

e può ricondurmi da lei

qualche favola bella

che l’anima indora. C. Saggio

Ti voglio tanto bene

Ho pregato un poeta

di farmi una poesia

con molti auguri per te,

mammina mia;

ma il poeta ha risposto

che il verso non gli viene;

così ti dico solo:

ti voglio bene! L.Schwarz

Mamma cangura

Quale mamma si cura

del suo piccolino

più della cangura?

Anziché in passeggino

in giro lo porta

in una sorta di sporta

fatta di pelle

senza manici nè bretelle

senza cinghie nè tracolla,

e come una molla

spicca salti

lunghi e alti

mentre il suo cuccioletto

sta comodo come a letto…

Auguri mamma

Se io fossi, mamma, un uccellino

che vola nel cielo profondo

vorrei offrirti il mio canto

più dolce, soave, giocondo.

Se io fossi, mamma, una stella

che brilla nel bruno firmamento

con more e baci a cento a cento.

Ma essendo solo un bambino

e non avendo che il cuore,

ti voglio stare vicino

per dirti tutto il mio amore.

L’amore per la mamma

Mammina, mia dolce, mia cara mammina,

vuoi conoscere l’amore della tua bambina?

Il mio amore per te è lungo come una strada

che non finisce, non finisce mai,

e più cammini, più lontano vai,

non termina l’amore e non si chiude la strada. M. Remiddi

Ho fatto un mazzolino

Ho fatto un mazzolino

coi fiori del giardino

li ho colti stamattina

insieme col papà,

sono i fiori per la tua festa,

cara mamma eccoli qua:

una rosa perché ti voglio bene,

una viola perché sarò ubbidiente,

un papavero non so perché

un non ti scordar di me.

Un mughetto insieme

a un gelsomino

da quest’oggi sarò sempre

più buono

una primula vuol dire che

il primo pensiero sei per me!

Qualche ciclamino perché

dimentichi che sono birichino,

un girasole, una margherita,

perché tu sei il sole della vita!

Una rosa perché ti voglio bene

una viola perché sarò ubbidiente,

un garofano, una pansé

e tutto l’amore che c’è in me!

La mamma viene

Alla finestra

sono affaccendati insieme tre piccini.

tre fratelli.

E guardano ansiosi per la via

fra muri e siepi, così bianca e lunga,

se alfine giunge chi tarda: se giunga

la mamma, che ha promesso, andando via,

di tornare presto con le mani piene.

“Mamma! La mamma viene!”

scoppia dalle tre gole un solo grido.

E’ spuntato, là in fondo, il caro viso

di mamma, che già guarda alla finestra,

agitando un involto con la destra.

E s’affretta, s’affretta… Ecco, è vicina

e già saluta col soave riso

i bimbi ch’ella adora

ed ha lasciato triste la mattina,

lavorando di lena tutto il giorno

sol per quest’ora dolce del ritorno. D. Garoglio

Festa per la mamma

Mamma, per la tua festa

avevo preparato

un fiore di cartapesta:

gambo verde, petali rosa

vedessi mamma che bella rosa!

Ma per la strada il fiore è caduto,

o forse sull’autobus l’ho perduto.

Che pasticcio, mammina mia,

avevo imparato la poesia:

la poesia non la so più,

ora che faccio, dimmelo tu.

Posso offrirti un altro fiore

quello che nasce nel mio cuore.

Posso dirti un’altra poesia:

Ti voglio bene, mammina mia.

Per la mamma

La mia preghiera ascolta

angelo dolce e pio,

tu che in cielo ogni volta

puoi parlare con Dio.

Digli che sono piccino,

che la mia mamma adoro,

che sono birichino

ma sono il suo tesoro.

Digli che sarò buono,

che a lui mi raccomando

e che nessun bel dono

per questo gli domando. I. Alliaud

Augurio alla mamma

Quando ti levi splenda il sole

cantino gli uccellini.

Quando sfaccendi in ogni stanza

ci sia un lume di speranza.

Se accarezzi i tuoi bambini

siano un mazzetto di fresche viole;

se rammendi, se dipani

benedette le tue mani.

Se riposi a tarda sera

nel giardino della preghiera

ti sia lampada una stella,

la più chiara, la più bella.

E la notte, quando chiudi

gli occhi e al sonno ti abbandoni,

venga l’angelo a piedi nudi,

e di sogni t’incoroni. A. Rebucci

Ha detto mamma

Venite anche voi l’udrete:

ha detto proprio bene

“Mamma!” il mio uccellino;

l’ha detto, ve ne assicuro!

Voi sorridete incredule

e pensate che io vi inganni

ma no, egli l’ha detto

poco fa, distintamente.

Ma ora perchè mai

si ostina a restar muto

mentre vi chiamo

per farvelo sentire?

“Mamma” su dilla

ripeti la parola meravigliosa;

su, mio piccolo, parla,

altrimenti mi derideranno

rideranno di me.

E diranno che tua madre

ha sognato di ufire quello

che tu pure dici così bene!

Ah! Perchè taci?

E’ dunque una grazia

che tu fai solo a tua madre

il dirmi “mamma” distintamente? Anonimo del Congo

Che cosa è una mamma

Una mamma è come un albero grande

che tutti i suoi frutti ti dà:

per quanti gliene domandi,

sempre uno ne troverà.

Ti dà il frutto, il fiore, la foglia,

per te di tutto si spoglia:

anche i rami si taglierà.

Una mamma è come un albero grande.

Una mamma è come il mare.

Non c’è tesori che non nasconda.

Continuamente con l’onda

ti culla e ti viene a baciare.

Con la ferita più profonda

non potrai farla sanguinare.

Una mamma è come il mare.

Una mamma è questo mistero.

Tutto comprende, tutto perdona,

tutto soffre, tutto dona,

non coglie fiore per la sua corona.

Puoi passare da lei come straniero

poi calpestarla in tutta la persona:

ti dirà: buon cammino, bel cavaliero!

Una mamma è questo mistero. F. Pastonchi

La festa della mamma

O mamma, ti vo’ far la serenata

e ti dirò che un angelo tu sei,

donato dal Signore ai giorni miei.

Con i fiori più rari, una corona

voglio intrecciarti, mia mammina buona,

e al sole vo’ rubare i raggi belli,

per farne un serto per i tuoi capelli.

Ti donerò ogni giorno tanto amore

e specialmente se ti piange il cuore;

il cielo pregherò perchè tu viva

tanti e tant’anni, sempre più giuliva;

giuliva di vedere i figli tuoi

sempre più buoni, come tu li vuoi. T. Romei Correggi

L’infinito amore

E’ grande il cielo, e riluce di stelle,

è grande il mare e in fondo ha le sue perle,

è grande il mondo e in seno ha una gran fiamma

che brucia dentro il cuore d’ogni mamma;

e questa fiamma il suo cuore s’affina,

e la sublima, la rende divina:

le fa scordare le sue pene amare,

se un bimbo le sta in grembo a trastullare.

O amor di mamma! O nome tutto santo!

Commuovi il cuore da venirne il pianto! C. Di Bella

Essere re

Ti piacerebbe essere re

con un bel cavallo bianco

una spada d’oro al fianco,

un castello tutto per te?

Aver dietro scudieri armati,

così bene allineati

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Recita per la festa della mamma – Con lo stesso amore

Recita per la festa della mamma – Con lo stesso amore – una semplice recita adatta a bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Personaggi

Due presentatori e tredici mamme. Ogni mamma ha un bambino (una bambola) tra le braccia e rappresenta un’epoca e un paese diverso. I presentatori sono ai due lati della scena sulla quale man mano arriveranno le varie mamme.

Primo presentatore

In tutti i tempi le mamme hanno cullato i loro bambini

Secondo presentatore

In tutte le epoche e in tutti i paesi del mondo le mamme hanno cantato la ninna nanna

Primo presentatore

Con lo stesso cuore…

Secondo presentatore

Con lo stesso amore…

Primo presentatore

Quando gli uomini vivevano nelle caverne c’era talvolta un bimbo che non voleva dormire. Ascoltate!

(Avanza nel mezzo della scena la mamma della preistoria)

Mamma dell’età preistorica

Perchè piangi? Hai paura? Il sole si è spento, ma il fuoco è acceso e fa fuggire le fiere. Dormi… L’orso non si può avvicinare, il lupo fugge lontano. Sei tra le braccia della mamma, non temere, bambino!

Secondo presentatore

(Mentre la mamma dell’età preistorica si allontana). Nell’antico Egitto, dove regnavano i Faraoni e si costruivano le piramidi… (Entra la mamma egiziana)

Mamma egiziana

Il tempio del sole è chiuso: le stelle aspettano la luna; il Nilo va e va. Le mie braccia come l’onda sulla riva, la mia voce come il vento tra le canne… Qui, sul cuore della mamma, fa’ la nanna, fa’ la nanna…

Primo presentatore

A Sparta, la città greca degli eroi. (Entra la mamma spartana, mentre l’altra si ritira)

Mamma spartana

Il carro del sole si è tuffato nel mare. Dormi, bambino. Un giorno sarai lo scudo della tua patria: il tuo petto sarà saldo come il bronzo, il tuo braccio sarà il terrore di ogni nemico. Dormi intanto tra le braccia della mamma.

Secondo presentatore

A Roma, al tempo degli Imperatori, quando i cristiani vivevano nelle catacombe. (Entra la mamma romana e prende il posto della spartana)

Mamma romana

Ti segno sul petto con la croce; nulla potrà farti male, bambino mio. Sarai seguace di Cristo e come tuo padre non rinnegherai la tua fede. Dormi dolcemente sul mio cuore, bambino; oggi, questo cuore, laggiù sotto le volte delle catacombe al lume delle fiaccole, ha ricevuto la visita del Signore. Ninna nanna con Gesù. Con la tua mamma…

Prima presentatrice

Nel Medioevo, l’età dei castelli, dei cavalieri, delle lotte e dei tornei. (Mentre si allontana la mamma di Roma, avanza la castellana)

La castellana

Perchè piangi? Il ponte levatoio è stato alzato, le guardie vegliano sugli spalti, le mura ti difendono e se ancor non bastasse, c’è il cuore della mamma. Fa’ la nanna… non senti? Un suono di mandola ti dice: “Dormi… dormi…”. E’ spuntata la luna ed io voglio filare i suoi raggi per farti una coltre d’argento. Ninna nanna, mio tesoro.

Secondo presentatore

All’epoca delle scoperte, quando i navigatori andavano lontano alla ricerca di terre sconosciute. (Entra una donna della fine del ‘400)

Donna del ‘400

Il babbo se n’è andato. Oltre il mare, lontano, che terra ci sarà? Anche tu, bimbo mio, un giorno te ne andrai: già ti corre nel sangue l’ansia di navigare. Sogna tra le mie braccia! Sogna di dondolare in una bella nave. Il vento apre le vele, l’onda ti culla piano. E’ tanto grande il mare! Piano piano, così…

Primo presentatore

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Poesie e filastrocche su APRILE

Poesie e filastrocche su APRILE – una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Nuvoletta gentile

Vanno le pecorelle

per le strade del cielo,

coprono sole e stelle

con un leggero velo.

Camminan dolci e quiete

notte, mattina e sera

e sciogliendosi in pianti

adornan di brillanti

madonna primavera.

La nuvola più bianca,

pur non essendo stanca,

non vuol più camminare

perchè da un fior che ha sete

s’è sentita invocare.

La chiaman le sorelle;

ma la nube gentile

in cielo non c’è più:

è discesa quaggiù,

dal fiore dell’aprile. M. Gianfaldoni Miserendino

Aprile

Questo mese canterino

che ha un fioretto sullo stemma,

non dimentica un giardino,

non si scorda di una gemma.

Mostra i suoi color più belli

da ringhiere e da cancelli.

Cuor contento ed occhi puri,

con un filo d’erba in bocca,

mette il verde anche sui muri.

S’addormenta in mezzo al prato:

è felice d’esser nato.

Sopra il monte aspetta il sole.

Tutti i doni ha nella sporta

per lasciarne ad ogni porta.

Ma per sè altro non vuole

che la piuma di un uccello

per ornarsene il cappello. Renzo Pezzani

Aprile

Così aprile in un giorno

m’ha dipinto il giardino:

di bianca calce tutto il muro intorno

e tutto il cielo del più bel turchino.

Di verde non ha fatto economia.

E’ così verde questa terricciuola

che sembra l’orto della poesia.

Che chiasso di colori in ogni aiuola

e quanti fiori, quanta fantasia

di blu, di rossi, di celesti e viola!

C’è un fior per tutti in questo mio giardino!

Fanne un mazzetto da portare a scuola!

Così dipinse April questa mia breve

terra intingendo il pennello nel cuore

fin che bastò il colore. Renzo Pezzani

Aprile

L’alba del tuo ritorno, o dolce aprile,

con infinita gioia salutiamo:

“Benvenuto” diciamo

“mese ridente, tiepido e gentile!” V. Lima Nicolosi

Aprile

Aprile pittore

sai dirmi quant’ore

avrai consumato

per rendere il prato

sì vago e sì bello?

Non ebbe il pennello

del tuo più divino

il grande d’Urbino!

Di mille colori

dai tingere i fiori

e il verde sfumare

di tinte ore chiare

ora cupe – i nidi

ti mandano gridi

festanti – fu greve

l’inverno di neve!

Ma tanto gentile

sei tu, vago aprile! A. Fucigna

Stornelli d’aprile

Fior d’amaranto

è tornato l’april, tiepido è il vento,

e già stilla dai tronchi il primo pianto.

Fior di frumento

mentre stilla dai tronchi il primo pianto,

ride di fiori l’albero contento. E. Panzacchi

Piccolo motivo d’aprile

La sorella ricama

nell’orto un fazzoletto.

Oh, come è lustro il tetto

di brina stamattina!

Una pendula rama

le tocca la testina.

Che strepito nel cielo,

che contesa canora!

La sorella lavora

con un sorriso gaio…

le scende un fior di melo

sul piccolo telaio. Marino Moretti

Pioggia d’aprile

Sui campi stamattina

scende una pioggia fina,

e musica soave

spande per ogni dove.

Tutta se ne commuove

la terra, che riceve

questa freschezza lieve

che dolcemente piove. A. Orvieto

Pioggia e sole d’aprile

Son aghi sottili

che sembrano fili

di liquido argento

stroncati dal vento.

La pioggia s’arresta,

la nube dilegua;

nell’ora di tregua

gli uccelli fan festa.

Ma i piccoli fili

d’acciaio lucenti

cadendo sottili

ritornan frequenti.

S’arresta la piova…

e il sole ritrova

tra nuvole rade

le azzurre sue strade. G. Cesare Monti

Canto d’aprile

C’è fra i rovi, ieri non c’era,

l’erba che trema come un verde fuoco,

l’ha perduta per gioco

la giovane primavera.

La pecorella vestita di lana

ora strappa le tenere foglie,

e per ogni ciuffo che coglie

batte un tocco di campana.

A quel suono fiorisce il pesco,

si schiudono le finestrelle,

e le rondini col cuore fresco

giungono dalle stelle.

L’acqua chioccia nella peschiera

rotonda come una secchia,

e l’allodola dentro vi specchia

il suo canto di primavera. R. Pezzani

Aprile

Allorchè torna aprile

campeggia sopra il prato il fiordaliso

e nell’acqua che corre

si specchia ogni bel viso.

Sull’albero l’uccello

canta soavemente: chi lo sente

rivede il paradiso. N. Moscardelli

Canto d’aprile

Già frondeggia, sfiorito, il biancospino

che primo salutò la primavera:

già il nido i merli, sul leccio e sul pino,

chiassosi fanno: e al giunger della sera

l’usignolo flauteggia innamorato.

Già grida nell’azzurro

il volo delle rondini veloci:

già le garrule voci

dei bambini sul prato

sopraffanno il sussurro

dei fiorellini a schiera,

e il cuore delle mamme, in quelle voci. V. Masselli

Pesci d’aprile

Attento, attento bambino!

C’è per aria un pesciolino

di panno, sporco di gessetto,

e qualcuno sussurra: “Lo metto

sulla schiena al più distratto”.

E’ un pesciolino matto,

un pesciolino d’aprile.

Se ti tocca, sii gentile;

si tratta d’un piccolo gioco,

uno scherzo che dura poco,

non più d’un giro di sole,

e l’usanza così vuole.

Il pesciolino che vola,

tra i piccoli della scuola,

è un segno primaverile

della gaiezza infantile.

Attento, attento bambino:

vola vola il pesciolino. V. Masselli

Mario

E’ come il cielo d’aprile:

piange, ma basta un nonnulla

(un passerotto che frulla,

o una pagliuzza) e il cortile

ode il suo riso beato.

Vedi? Il sereno è tornato.

Ma dura poco: si turba

(basta un nonnulla: una rossa

mela che coglier non possa,

o un’ape che lo disturba);

versa di pianto un barile…

E’ come il cielo d’aprile. M. Castoldi

Pioggia d’aprile

Attoniti dai nidi

nuovi, sui vecchi tetti

guardano gli uccelletti,

mettendo acuti gridi

cadere l’invocata

pioggia di mezzo aprile.

Tu dietro la vetrata

dalla finestra bassa

come lor guardi e ridi.

E’ nuvola che passa. L. Pirandello

Aprile

Ecco aprile giovinetto

che ha negli occhi le viole.

Con il primo mite sole

vien danzando per le aiuole

un allegro minuetto.

Lo salutano i ruscelli,

canticchiando in freschi cori:

lo salutano gli odori

delle mammole e dei fiori

ed il trillo degli uccelli. D. Dini

Pioggia d’aprile

Nuvole pazzerelle!

Scherzano su nel cielo

in un momento intessono

intorno al sole un velo.

Poi leste quattro gocciole

di pioggia spruzzan giù:

e al sol fuggendo, gridano:

“Adesso asciuga tu!” L. Schwarz

Aprile

Aprile, dolce dormire,

nel bianco tuo lettino,

mentre la cincia trilla

e frulla il cardellino… Hedda

Canti della mattina

Cantan le rose e cantan le viole.

cantano i gigli dalle verdi aiuole:

“Buongiorno, o sole!”.

E canta l’usignol, canta lo storno,

cantano i monti e il mare intorno intorno

“O sol buongiorno!”. R. Fucini

Il mago d’aprile

Buongiorno, mago aprile!

Sei tornato? – Si desta

al semplice suo tocco

con tre ghirlande in testa

nell’orto l’albicocco;

l’acacia nel cortile

mette il più bel monile;

le rondini dai nidi

gridano: “Vidi! Vidi!”

Buongiorno! Lo sparuto

margine del fossato

si veste del più ricco

mantello di broccato

per te, che faccia spicco;

e il ruscello già muto,

ripreso il flauto arguto

suona, portando al mare

argenti e perle rare. A. S. Novaro

Aprile

Verde, festoso, gentile

è il panorama d’aprile;

sembra dipinto a pennello

da qualche grande pittore.

“Guardate il cielo, che bello!”

bisbiglian le viole in fiore.

“Guardate il mare, che incanto!”

dicon le vele nel vento.

“Guardate le erbe, che manto!”

cantan le nubi d’argento.

Son fratelli e compagni

torrenti, rivoli e stagni;

son compagni e fratelli

passeri, tordi e fringuelli;

son fedelissimi amici

steli, germogli e radici. (L. Folgore)

Ritorna aprile

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Natale: 60 e più modelli di stelle natalizie

Natale: 60 e più modelli di stelle natalizie. Una raccolta di tutorial e immagini da cui trarre ispirazione per realizzare stelle natalizie di carta, materiale riciclato, legno, cartone, perline, pasta e molto altro. Stelle per addobbare l’albero, per decorare le finestre, da regalare, da realizzare coi bambini…

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1. stelle natalizie di carta decorata di http://jennibowlinstudioinspiration.blogspot.com

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2. tutorial per realizzare questa bellissima stella di carta, di http://asubtlerevelry.com

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3. stelle natalizie di spezie, tutorial di http://www.wholeliving.com/

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4. tutorial per realizzare questa stella con pagine di vecchi libri piegate e tessute di http://houserevivals.blogspot.com/

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5. tutorial per realizzare questa stella con pagine di vecchi libri piegate e tessute di http://houserevivals.blogspot.com/

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6. tutorial per realizzare questa stella con pagine di vecchi libri piegate e tessute di http://houserevivals.blogspot.com/

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7. video tutorial della stella tridimensionale di carta a 8 punte, di http://gratefulprayerthankfulheart.blogspot.com/

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8. stelle natalizie di perline, tutorial di http://www.thecraftjunkieblog.com/

9

9. stelle natalizie di legnetti, tutorial di http://www.littlethingsbringsmiles.com/

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Continua a leggere Natale: 60 e più modelli di stelle natalizie

Lavoretti per la festa della mamma: altre 30 e più idee creative

Lavoretti per la festa della mamma: altre 30 e più idee creative. Una collezione di tutorial per realizzare coi bambini della scuola d’infanzia e primaria vari lavoretti e biglietti d’auguri per festeggiare la mamma…

…lavoretti per la festa della mamma realizzati con origami, pittura, paper cutting, progetti di riciclo di vari materiali, pop up, stampa, collage, mollette da bucato e altro ancora…

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1. biglietto d’auguri pop up con modello pronto per la stampa gratuita e istruzioni di montaggio dettagliatamente illustrate (basta cliccare sull’immagine). Per i più piccoli si può pensare di far colorare le parti e poi montarle, per i medi colorare e ritagliare. Molto bello, di http://www.freekidscrafts.com

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2. libretto a cuore, può essere usato per scrivere una bella poesia, di http://familyfun.go.com/

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3. 70 e più progetti creativi per la festa della mamma sul tema “fiori”, qui LAPAPPADOLCE

4. E qui LAPAPPADOLCE 60 e più progetti creativi per realizzare cuori

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5. biglietto d’auguri a forma di tulipano di http://crafts.kaboose.com. Molto semplice da realizzare stampando il modello gratuito (clicca su “pattern”)

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Lavoretti per Pasqua: uova decorate – 30 e più progetti

Lavoretti per Pasqua: uova decorate – 30 e più progetti. Una collezione di progetti sul tema “uovo di Pasqua” per la scuola d’infanzia e primaria: tecniche per tingere con ingredienti naturali, coi coloranti alimentari, uova trasformate in personaggi, in biglietti d’auguri, in decorazioni per la scuola e la casa; idee per la merenda, e molto altro…

Lavoretti per Pasqua: uova decorate - 30 e più progetti
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1. Uova decorate con colori alimentari e colla a caldo.

Bisogna bollire le uova, quindi farle raffreddare e applicare la colla a caldo creando disegni a piacere. Per evitare di scottarsi è utile mettere le uova nella loro confezione di cartone.

Quando la colla si è rappresa, immergere le uova nel primo colorante per il tempo necessario, quindi far asciugare, rimuovere la colla a caldo, applicare un secondo disegno di colla a caldo ed immergere in un secondo colorante, e via così.

Tutorial di http://creativeconnectionsforkids.com

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Lavoretti per Pasqua: uova decorate - 30 e più progetti
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2. metodi di tintura delle uova con ingredienti naturali di http://www.marthastewart.com.

Giallo oro: (deep gold) far bollire le uova in soluzione di curcuma e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Terra di Siena: (Sienna) far bollire le uova in soluzione di cipolle rosse e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Marrone scuro: (dark rich brown) far bollire le uova nel caffè nero e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Giallo chiaro: (pale yellow) mettere a bagno le uova  in soluzione a temperatura ambiente di curcuma e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Arancio: (orange) immergere le uova  in soluzione a temperatura ambiente di cipolla rossa e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Marrone chiaro: (light brown) immergere le uova  nel caffè nero e due cucchiai di aceto per 30 minuti

Rosa chiaro: (light pink) immergere le uova in soluzione a temperatura ambiente di barbabietola e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Azzurro: (light blue) immergere le uova  in soluzione a temperatura ambiente di cavolo rosso e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Blu: (royal blue) immergere le uova  in soluzione a temperatura ambiente di cavolo rosso e due cucchiai di aceto per una notte.

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Acquarello steineriano – la fioritura degli alberi da frutto

Acquarello steineriano –  la fioritura degli alberi da frutto. Una proposta di lavoro sul tema “la fioritura degli alberi a inizio primavera”.

L’esperienza procede rispettando una data sequenza di azioni, che porta il bambino a riflettere sulla condizione dell’albero in questa stagione.

Molto importante è non presentare ai bambini lavori già fatti: vi accorgerete così che proprio chiedendo ai bambini di rispettare una certa sequenza, verrà fuori la personalità di ognuno di loro, e non potranno esserci due alberi uguali, o due verdi uguali, o due marroni uguali ecc…

Acquarello steineriano - la fioritura degli alberi da frutto 20

Acquarello steineriano – Materiale occorrente

acquarelli di qualsiasi marca in tubetto o flaconcino (non in pastiglia) nei colori:

giallo limone,

blu di prussia

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