poesie e filastrocche sui MESTIERI – Festa del lavoro

Poesie e filastrocche sui mestieri – una raccolta di poesie e filastrocche sul lavoro dell’uomo e i mestieri, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Il treno degli emigranti

Non è grossa, non è pesante

la valigia dell’emigrante…

C’è un po’ di terra del mio villaggio,

per non restar solo in viaggio…

un vestito, un pane, un frutto

e questo è tutto.

Ma il cuore no, non l’ho portato:

nella valigia non c’è entrato.

Troppa pena aveva a partire,

oltre il mare non vuole venire.

Lui resta, fedele come un cane,

nella terra che non mi dà pane:

un piccolo campo, proprio lassù…

Ma il treno corre: non si vede più.

Gianni Rodari

I colori dei mestieri

Io so i colori dei mestieri:

sono bianchi i panettieri,

s’alzan prima degli uccelli

e han farina nei capelli;

sono neri gli spazzacamini,

di sette colori son gli imbianchini;

gli operai dell’officina

hanno una bella tuta azzurrina,

hanno le mani sporche di grasso:

i fannulloni vanno a spasso,

non si sporcano nemmeno un dito,

ma il loro mestiere non è pulito.

Gianni Rodari

Gli odori dei mestieri

Io so gli odori dei mestieri:

di noce moscata sanno i droghieri,

sa d’olio la tuta dell’operaio,

di farina sa il fornaio,

sanno di terra i contadini,

di vernice gli imbianchini,

sul camice bianco del dottore

di medicina c’è un buon odore.

I fannulloni, strano però,

non sanno di nulla e puzzano un po’.

Gianni Rodari

Capelli bianchi

Quanti capelli bianchi

ha il vecchio muratore?

Uno per ogni casa

bagnata dal suo sudore.

Ed il vecchio maestro

quanti capelli ha bianchi?

Uno per ogni scolaro

cresciuto nei suoi banchi.

Quanti capelli bianchi

stanno in testa al nonnino?

Uno per ogni fiaba

che incanta il nipotino.

Gianni Rodari

L’omino della gru

Filastrocca di sotto in su

per l’omino della gru.

Sotto terra va il minatore,

dov’è buio a tutte l’ore;

lo spazzino va nel tombino,

sulla terra sta il contadino,

in cima ai pali l’elettricista

gode già una bella vista,

il muratore va sui tetti

e vede tutti piccoletti…

ma più in alto, lassù lassù

c’è l’omino della gru:

cielo a sinistra, cielo a destra,

e non gli gira mai la testa.

Gianni Rodari

Nel giardino

Nel bel giardino, sotto il sole d’oro,

un ragno tesse la sua tela fina

fra stelo e stelo; alla sua casettina

porta un chicco di grano la formica.

Un’ape succhia il nettare di un fiore

e, con voli felici, il suo nidietto,

fa un passero canoro sotto il tetto.

Una gallina insegna ai suoi pulcini

come si becca… Ognuno ha il suo lavoro

nel bel giardino, sotto il sole d’oro.

C. Bettelloni

Lavoro

Sono un bambino e vivo in città

ma il lavoro lo conosco in verità:

mi lucido le scarpe ed al mattin

sorveglio il latte e studio la lezione;

e, dopo desinar, gioco un pochino

poi faccio spesa, e sono proprio buone

le frutta quando io le ho comperate

chè, a voi lo dico in tutta confidenza,

con molta cura le ho scelte ed assaggiate;

prima di sera scrivo con pazienza

il compito, e ripasso la lettura,

giocattoli ripongo e poi preparo

i libri nella borsa con gran cura.

Ditelo, via; “E’ un bimbo proprio raro!”

T. Belforti

L’alba

Tutta dolce, tutta bianca

l’alba sale il cielo azzurro…

corre un fremito, un sussurro

sulla terra non più stanca;

ogni fiore si ridesta,

gli uccellini fanno festa…

sorge a un tratto il sole d’oro:

bimbi ed uomini, al lavoro!

E. Bossi

Il fannullone

Oh! Che piacere – mangiare e bere

andare a spasso – e fare chiasso,

senza lavori – senza sudori

senza doveri – senza pensieri!

passare il giorno – … ma sbadigliando!

In conclusione

del fannullone,

qual è la gioia?

Morir di noia.

L. Schwarz

La fucina

Il mantice rifiata a più non posso

nella fucina e la fiammella balla,

sul mucchierello del carbone rosso,

con ali azzurre come una farfalla.

N. Vernieri

La scelta del mestiere

-Ho da scegliermi un mestiere-

pensa Piero tutto il giorno.

-Se facessi il panettiere?

Oh, ma scotta troppo il forno!…

Se facessi il muratore?

Ma il mestiere è tanto duro!

Forse forse il minatore…

Ma sta sempre giù all’oscuro!

Potrei fare l’imbianchino!

E se piglio il torcicollo?

Mi farò spazzacamino!

E se il tetto mi dà un crollo?

Ho da fare il macellaio?

No, del sangue ho un grande orrore!

E se andassi marinaio?

Ma del mare ho un gran terrore!

Così Piero tutto il giorno

per cercar la professione,

se ne va girando attorno

sfaccendato e bighellone.

Cerca cerca, il tempo passa

nulla impara e nulla sa

e se ora in ozio ingrassa,

come mai la finirà?

L. Schwarz

I bravi omettini

I due bravi omettini

han lasciato i balocchi.

Quattro manine d’oro

quattro lesti piedini

due vispe paia d’occhi

si son messi al lavoro.

Perchè ognuno è felice

perchè il lavoro è un gioco

la fatica allegria

quando la mamma dice:

-Aiutatemi un poco,

bravi bambini, via._

C. Del Soldato

Sveglia

Chicchirichì fa il galletto,

cì cì cì fa l’uccelletto,

din don dan fa la campana

sia vicina, sia lontana,

annunciandoci il ritorno

del radioso nuovo giorno.

Si alzan tutti a questo coro

e si avviano al lavoro;

si alza presto il contadino:

va nei campi dal mattino.

Si alza presto l’operaio:

la fatica lo fa gaio.

Si alza pure dal lettino

e va a scuola ogni bambino.

Resta solo nella culla

il piccin che non fa nulla.

L. Scardaccione

Girotondo del fannullone

Il lunedì, ch’è il dì dopo la festa,

o Dio, che ho il mal di testa,

non posso lavorar!

Il martedì mi siedo sulla soglia

ad aspettar la voglia

che avrò di lavorar.

Il mercoledì preparo i miei strumenti,

ma, ahimè, c’è il mal di denti,

non posso lavorar.

Il giovedì, che da così bel tempo,

davvero non mi sento

di andare a lavorar.

Il venerdì, ch’è il dì della passione

mi metto in devozione,

non posso lavorar.

Sabato sì ch’è proprio il giorno buono;

ma per un giorno solo

che vale lavorar?

D. Valeri

Anch’io lavoro

La formica innanzi giorno

va pei campi, va per l’aie

cerca, cerca d’ogni intorno,

fino a sera cercherà.

Ed il ragno, che si cela

fra le siepi e in mezzo ai rami,

cominciata ha la sua tela,

fino a sera tesserà.

E la rondine al mio tetto

fabbricando va il suo nico;

fino a sera durerà

nel lavor quell’uccelletto.

O formica, o rondinella,

lavorate, lavorate!

Anche questa bambinella

come voi lavorerà.

S. Dazzi

Il lavoro

Lavoro è zappare la terra,

battere il martello nella buia bottega,

guidare i treni veloci,

partire e tornare pei cieli;

lavoro è pulire le strade,

cuocere il pane,

curare chi soffre.

Ecco, ogni azione compiuta

per il bene di tutti è lavoro.

A. Ferrari

Il grillo vagabondo

Sono un grillo pellegrino.

pazzerello e canterino:

vivo libero e giocondo

saltellando per il mondo.

Salto sempre allegramente,

passo a volo ogni torrente,

salto un fosso, un campo, un muro

per cercar grano maturo.

Se non trovo la semente

salto i pasti indifferente,

salto anche il venerdì

un po’ pazzo sono sì.

Non mi piace lavorare

preferisco saltellare;

potrei fare il ballerino,

ma viaggiare è il mio destino;

mi diverte esser cantante,

ma per me, da dilettante.

Canto e salto tutto il giorno

ed a casa mai ritorno:

sono un grillo giramondo,

un eterno vagabondo.

Così vivere mi va,

per goder la libertà.

M. Argilli

L’omino dei gelati

Nel parco pubblico della città

è ricomparso alla fine di maggio

un simpatico e strano personaggio…

(Un uomo o un mago?

Nessuno lo sa!)

In giacca bianca e bottoni dorati

– tondo, rubizzo, giocondo all’aspetto –

spinge pian piano un grazioso carretto

su cui c’è scritto in azzurro “Gelati”.

Quel carrettino! Che grandi sospiri

quando nel parco compie i suoi giri!

I bimbi sognano di poter dire:

“Mi dia un gelato da mille lire!”.

Da quale strana terra incantata

è qui venuto quel caro omino

con le delizie del suo carrettino

fatte di crema e di panna montata?

Forse le fate della montagna

gli dan la neve pei suoi sorbetti:

forse nel regno della cuccagna

a lui, di notte, mille folletti

portan le essenze più dolci e strane

di miele, fragole, menta e banane.

Forse… (bambini sentite me)

del parco pubblico quell’uomo è il re!

Quando si chiudono tutti i cancelli

e buoni dormono bimbi ed uccelli,

sotto un gran platano il nostro ometto

si siede in trono sul suo carretto.

Il venditore di palloncini

a lui s’inchina con riverenza,

gli rende omaggio la diligenza

frenando il trotto dei suoi ciuchini.

E intanto ammiccano, là fra le rose,

le lucciolette lievi e curiose…

Ma chi può dirlo? Nessuno sa

chi sia davvero quel personaggio

ch’è ricomparso alla fine di maggio

nel parco pubblico della città.

V. Ruocco

La vocazione del perdigiorno

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Il meccanico no,

perchè ci si insudicia tutti

e così neri e brutti

e con la faccia scura

si fa brutta figura.

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Il falegname no,

perchè quando seghi di lena

ti fa male la schiena,

e quando pialli

ti vengono i calli.

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Il contadino no

perchè nella terra che è soda

la vanga s’inchioda,

e per bene zappare

bisogna faticare.

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Io proprio non lo so,

il sarto

lo scarto,

il cuoco

può scottarsi col fuoco,

il muratore

può sciogliersi in sudore,

il calzolaio poi non mi va giù

per quel puzzo di cuoio e caucciù,

e piuttosto di fare il parrucchiere

faccio un altro mestiere.

Ecco proprio non so

che mestiere farò.

Che non ci sia davvero

un mestiere leggero

in cui si possa stare

in pace a riposare?

A. Novi

La piccola massaia

Perchè mamma ha da finire

di stirare e di cucire,

dopo il pranzo la bambina

rigoverna la cucina.

Toglie l’acqua dal fornello,

mette i piatti nel mastello.

Poi asciuga le posate

chè non restino macchiate.

Ora mira quel che ha fatto

con il cuore soddisfatto.

Prende il libro e si dispone

a imparare la lezione.

R. Pezzani

Chi lavorò per la casetta?

Vien per primo il muratore:

calce e pietre egli ha portato.

Con che cosa ha lavorato?

Viene avanti un falegname

travi e porte, anche scalini

e finestre ha preparato.

Con che cosa ha lavorato?

Viene il fabbro: chiavistelli,

serrature e infin cancelli

mise a posto e preparò.

Con che cosa lavorò?

Non scordiamo l’imbianchino

e nemmen l’elettricista

e l’idraulico e il giardiniere:

tutti han fatto il loro dovere.

Ed infine dal mattino

la mamma cara e buona

rende linda ognor e gaia

la casetta, che risuona

di tua vita, o mio piccino.

T. Belforti

La macchina per cucire

La macchina cuce ronzando

via, rapida, sempre di più.

La stoffa si ammucchia frusciando,

su e giù vola l’ago, su e giù.

Che bella impuntura perfetta!

Han fatto un grembiule in un’ora:

la macchina allegra che ha fretta

la mamma che canta e lavora.

A. Lugli

La mietitrice

La mietitrice,

in mezzo al biondo grano,

canta e miete

con l’agile mano.

Miete e canta:

“O spighe tutte d’oro,

frutto di terra,

frutto di lavoro!”

Canta e miete:

“O morbidi covoni,

che date i pani

saporiti e buoni

a tutti i bimbi

ricchi e poveretti.

turgidi chicchi

siate benedetti!”

La mietitrice,

in mezzo al grano biondo

mietendo canta:

“Com’è bello il mondo!”

Piccolo pescatore

Lietamente batte l’onda

sulla sponda…

dallo scoglio un bimbo tende

l’amo e attende…

Fanno i pesci: “Oh lo sappiamo!

Quello è un amo”.

Ed al largo van nuotando,

canzonando.

Ma di luce è il cielo, e pare

cielo il mare.

Tutto lieto il bimbo pesca

l’acqua fresca.

L. Schwarz

Filastrocca dei mestieri

C’è chi semina la terra,

c’è chi impara a far la guerra,

chi ripara le auto guaste

e chi sforna gnocchi e paste.

C’è chi vende l’acqua e il vino,

chi ripara il lavandino,

c’è chi pesca nel torrente

e magari prende niente.

C’è chi guida il treno diretto

e chi a casa rifà il letto,

chi nel circo fa capriole

e chi insegna nelle scuole.

C’è chi recita, chi balla

e chi scopa nella stalla.

Così varia è questa vita

che la storia è mai finita.

Gianni Rodari

Per essere contenti

Diceva un’ape: “Ohimè che gran fatica

correr sempre su e giù di fiore in fiore;

d’ogni corolla sugger l’umore!

Di me ben più felice è la formica!…”

Diceva la formica: “Oh, che dannata

vita girare in cerca di alimenti

faticar sempre, vivere di stenti!…

L’ape, certo, è di me più fortunata…”

Da un ramo un uccellino che le udì,

modulò il canto e disse lor così:

“Sorelle, ognuno il suo destino porta

e l’invidia davver non ci conforta.

Un mezzo c’è per vivere contenti:

fare il proprio dover senza lamenti!”

G. Fabiani

Il vigile urbano

Chi è più forte del vigile urbano?

Ferma i tram con una mano,

con un dito, calmo e sereno,

tiene indietro un autotreno;

cento motori scalpitanti

li mette a cuccia alzando i guanti.

Sempre in croce in mezzo al baccano;

chi è più paziente del vigile urbano?

Gianni Rodari

Il mio vigile

Ad un angolo della città

il mio vigile fermo sta

impeccabile ed attento

a sorvegliare il movimento.

I veicoli che vanno

a un suo cenno fermi stanno

e anche i grossi torpedoni

fan la sosta buoni buoni.

E’ assai alto di statura

però a me non fa paura.

Quando gli passo sotto il viso

mi fa perfino un sorriso.

Mamma Serena (I libri del come e del perchè)

L’arrotino

O quell’ometto, con quel carretto,

che giri la ruota in quel vicoletto,

che giri la ruota tutto il dì:

pedali, pedali e sei sempre lì!

Gianni Rodari

Disoccupato

Dove sen va così di buon mattino

quell’uomo al quale m’assomiglio un poco?

Ha gli occhi volti all’interno, la faccia

sì dura e stanca.

Forse cantò coi soldati di un’altra

guerra, che fu la nostra guerra. Zitto

egli sen va, poggiato al suo bastone

e al suo destino,

tra gente che si pigia

in lunghe file alle botteghe vuote.

E suona la cornetta all’aria grigia

dello spazzino.

Umberto Saba

Cose utili

L’incudine e il martello

la lima e lo scalpello,

la pialla e il pialletto,

la lesina e il trincetto,

le forbici e il ditale,

e l’ago e l’agoraio,

la penna e il calamaio,

son per l’uomo cose d’oro

perchè servono al lavoro.

F. Dall’Ongaro

I mestieri

Il falegname dice:

“Io lavoro felice

il pioppo e la betulla.

Fo la madia agli sposi,

al bambino la culla

perchè sogni e riposi”.

Arriva l’arrotino

e si ferma ai cancelli

e chiama il contadino

che gli porta i coltelli,

le forbici, le scuri.

Tutti quei ferri oscuri,

invecchiati nei campi,

ora mandano lampi.

Il contadino dice

al bove che l’aiuta

e faticando tace:

“La stagione è venuta;

dobbiamo arar la terra”…

Com’è bella la pace!

Com’è brutta la guerra!

R. Pezzani

Il lavoro

I piccoli animali

fanno tutti un mestiere:

fanno il fabbro e l’artiere,

son sarti e manovali.

Il ragno tessitore

rifabbrica la tela,

che somiglia a una vela

su un mare di splendore.

La rana che si liscia

all’orlo del fossato

sta in guardia dall’agguato

che le tende la biscia.

Lo scarabeo al cantiere

rotola una pallina:

così come cammina

somiglia a un carrettiere.

E, se senti un scricchio,

e un passo nel fogliame:

se senti un falegname

che batte e pialla, è il picchio.

C’è tutto un gran fervore

c’è tutto un gran da fare:

perchè chi vuol mangiare

bisogna che lavori.

G. Porto

Il ferro

Come canta, stamattina,

il martello tuo, fuciina.

Il sagrato ne è percosso,

anche il cielo si fa rosso.

Con la cresta di corallo

l’accompagna, adesso, il gallo;

e anche il bue manda un muggito,

che da poco poco è uscito,

e il bifolco l’aia spazza

e si leva la ragazza.

S’è svegliata, già vestita,

la farfalla colorita

e risale sopra il coppo

del camino, poi sul pioppo.

La piazzetta tutta suona

e di stelle si incorona.

Rosso è il ferro come il cielo:

ecco, ha fatto fiore e stelo.

Lina Carpanini

Bellezza e lavoro

Disse l’ape alla farfalla:

Io t’invidio, o mia sorella:

tu sei libera, sei bella,

voli amabile tra i fiori;

mentre io son condannata

tutti i giorni ai miei lavori”.

Ma la vaga farfallina

le rispose assai gentile:

“Non aver, mia cara, a dire

più al lavor che alla beltà.

A te il miele; a me che resta

quando il verno tornerà?”

A. Alfani

I due vomeri

Un dì d’autunno un vomere

fattosi per lungo ozio rugginoso,

vide il fratel tornarsene

dai campi luminoso,

e domandò curioso:

“Sopra la stessa incudine

fatti, e d’un solo acciaio,

io son pieno di ruggine,

tu sì pulito e gaio:

chi mai ti ha fatto così bello?”

“Il lavoro, caro fratello!”.

C. Betteloni

Nel giardino

Nel bel giardino, sotto il sole d’oro,

un ragno tesse la sua tela fina

fra stelo e stelo; alla sua casettina

porta un chicco di grano, la formica.

Un’ape succhia il nettare di un fiore,

e, con voli felici, il suo nidietto,

fa un passero canoro sotto il tetto.

Una gallina insegna ai suoi pulcini

come si becca… Ognuno ha il suo lavoro

nel bel giardino, sotto il sole d’oro.

C. Betteloni

Il pastorello e il marinaio

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Poesie per la festa della mamma

Poesie per la festa della mamma – una raccolta di poesie e filastrocche per la festa della mamma, di autori vari, adatte a bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Ti voglio bene

Ti voglio bene, mamma… come il mare!

Non basta: come il cielo! No, più ancora.

Mamma, ci penso già quasi da un’ora,

eppure quel nome non lo so trovare.

So che quando torno dalla scuola

i gradini li faccio a rompicollo,

per l’impazienza di saltarti al collo

e il cuoricino, puf, mi balza in gola.

Ti voglio bene quando sei vicina

e quando non ci sei: quando mi abbracci.

Ti voglio bene anche se mi fai gli occhiacci.

Ti voglio bene sempre, sai, mammina?     L. Santucci

Il mazzo di fiori

Tre garofani, due rose,

sei viole del pensiero,

cinque bianche tuberose:

un bel mazzo per davvero!

Carlo porta i fiori in dono

alla mamma: quanti sono?

Proprio quella

Chiede Lilì: “Ma dimmi, babbo mio,

come hai potuto indovinar da te,

proprio la mamma che volevo io,

proprio la mamma che va ben per me?” L. Schwarz

Fiori per la mamma

Io raccolgo roselline,

tu ranuncoli dorati

tu narcisi e pratoline

sulle rive e in mezzo ai prati.

Oh mammina, tanti fiori

raccogliamo, sai perchè?

Per l’aroma? Pei colori?

Per donarli tutti a te. D. A. Rebucci

Mamma

Quando l’ombra discende sonnolenta,

mamma, mi piace di sentir la mano

tua, che carezza i miei capelli, lenta;

sentir la voce tua che parla piano;

posar la testa sopra i tuoi ginocchi!

E quando chini il viso sul mio viso,

tutta la luce, mamma, è nei tuoi occhi,

nel tuo sereno e limpido sorriso;

e una gran pace scendo in me così,

null’altro desiderio il cuor m’infiamma,

e la gioia del mondo è tutta qui,

nella tua mano che mi sfiora, mamma!  Zietta Liù

Il bimbo e la mamma

Mammina, quante

dolci piccole stelle!

Ma le piante

sono come belve

accovacciate! Un’ombra si muove

piano, piano…

dove sei, mamma!

Prendimi per mano.

Un passo leggero

ci segue. Uno sconosciuto nero

muove le fronde…

Si nasconde

come per farci spavento!

E’ il vento.

Non è vero, mammina? E’ il vento.

Le stelle sono lontane lontane…

Sembrano carovane

sperdute nell’oscurità…

E si cercano invano!

Di là dalle stelle, che ci sarà?

Mammina, prendimi per mano. (U. Betti)

Alla mamma

Mamma, per la tua festa

io ti offro

una cesta di baci

e un cestino di stelle.

Ti offro un cestino di fiori

su cui posare la testa

quando sei stanca;

una fontana di perle lucenti

color della luna,

una ghirlanda di rose

e una montagna

di cose gentili

un cuore tanto piccino

e un amore grande così:

mamma per questo dì. L. Nason

La mamma

Che cos’è la mamma?

Oh, bambino,

tu vuoi saperlo cos’è?

Qualcosa di grande! Benchè

il tuo cuoricino

sia piccino piccino

la mamma dentro ci sta!

La mamma è lo stesso

del tuo cuore

che soffre per te

che vive soltanto perchè

tu vivi, suo tenero fiore! C. Pagani

Gli occhi della mamma

Se mi soffermo a guardare

negli occhi la mia mamma

vi scorgo uno stagno incantato.

Attorno s’innalzano gli alberi

e un’isola un poco confusa

circondan le limpide acque.

Potessi io volger la prua

della mia povera barca

verso quelle acque silenti!

I pesci più rari vi nuotano

e uccelli preziosi sugli alberi

dell’isola a me tanto cara

innalzano canti di giubilo.

Se mi soffermo a guardare

negli occhi della mia mamma

vi scorgo uno stagno incantato. Poesia popolare giapponese

Per la mamma

Filastrocca delle parole:

si faccia avanti chi ne vuole.

Di parole ho la testa piena,

con dentro “la luna” e “la balena”.

Ma le più belle che ho nel cuore,

le sento battere: “mamma”, “amore”. Gianni Rodari

Favola e sogno

Oh, la brina degli anni sui capelli!

E’ scesa lenta

e d’improvviso

è sera.

Ma nel crepuscolo ancora

l’anima ad una qualche favola s’indora

dolcemente.

Un navicello antico scivolando

su meraviglie d’acque

nel mattino

mi porta ad un’isola verde

ove sotto platani frondosi

in riva a un quieto lago

sorridono le madri:

la mia con gli occhi andalusi,

giovane come nel tempo ch’era appena fanciulla.

Non parla,

tra le braccia mi stringe al seno:

e l’aria m’avvolge

d’un canto invisibile d’uccelli

tra i rami

in mutevoli voli

dentro le folte fronde.

Oh, la brina degli anni sui capelli!

Ma io come un bambino stordito

cerco mia madre

e può ricondurmi da lei

qualche favola bella

che l’anima indora. C. Saggio

Ti voglio tanto bene

Ho pregato un poeta

di farmi una poesia

con molti auguri per te,

mammina mia;

ma il poeta ha risposto

che il verso non gli viene;

così ti dico solo:

ti voglio bene! L.Schwarz

Mamma cangura

Quale mamma si cura

del suo piccolino

più della cangura?

Anziché in passeggino

in giro lo porta

in una sorta di sporta

fatta di pelle

senza manici nè bretelle

senza cinghie nè tracolla,

e come una molla

spicca salti

lunghi e alti

mentre il suo cuccioletto

sta comodo come a letto…

Auguri mamma

Se io fossi, mamma, un uccellino

che vola nel cielo profondo

vorrei offrirti il mio canto

più dolce, soave, giocondo.

Se io fossi, mamma, una stella

che brilla nel bruno firmamento

con more e baci a cento a cento.

Ma essendo solo un bambino

e non avendo che il cuore,

ti voglio stare vicino

per dirti tutto il mio amore.

L’amore per la mamma

Mammina, mia dolce, mia cara mammina,

vuoi conoscere l’amore della tua bambina?

Il mio amore per te è lungo come una strada

che non finisce, non finisce mai,

e più cammini, più lontano vai,

non termina l’amore e non si chiude la strada. M. Remiddi

Ho fatto un mazzolino

Ho fatto un mazzolino

coi fiori del giardino

li ho colti stamattina

insieme col papà,

sono i fiori per la tua festa,

cara mamma eccoli qua:

una rosa perché ti voglio bene,

una viola perché sarò ubbidiente,

un papavero non so perché

un non ti scordar di me.

Un mughetto insieme

a un gelsomino

da quest’oggi sarò sempre

più buono

una primula vuol dire che

il primo pensiero sei per me!

Qualche ciclamino perché

dimentichi che sono birichino,

un girasole, una margherita,

perché tu sei il sole della vita!

Una rosa perché ti voglio bene

una viola perché sarò ubbidiente,

un garofano, una pansé

e tutto l’amore che c’è in me!

La mamma viene

Alla finestra

sono affaccendati insieme tre piccini.

tre fratelli.

E guardano ansiosi per la via

fra muri e siepi, così bianca e lunga,

se alfine giunge chi tarda: se giunga

la mamma, che ha promesso, andando via,

di tornare presto con le mani piene.

“Mamma! La mamma viene!”

scoppia dalle tre gole un solo grido.

E’ spuntato, là in fondo, il caro viso

di mamma, che già guarda alla finestra,

agitando un involto con la destra.

E s’affretta, s’affretta… Ecco, è vicina

e già saluta col soave riso

i bimbi ch’ella adora

ed ha lasciato triste la mattina,

lavorando di lena tutto il giorno

sol per quest’ora dolce del ritorno. D. Garoglio

Festa per la mamma

Mamma, per la tua festa

avevo preparato

un fiore di cartapesta:

gambo verde, petali rosa

vedessi mamma che bella rosa!

Ma per la strada il fiore è caduto,

o forse sull’autobus l’ho perduto.

Che pasticcio, mammina mia,

avevo imparato la poesia:

la poesia non la so più,

ora che faccio, dimmelo tu.

Posso offrirti un altro fiore

quello che nasce nel mio cuore.

Posso dirti un’altra poesia:

Ti voglio bene, mammina mia.

Per la mamma

La mia preghiera ascolta

angelo dolce e pio,

tu che in cielo ogni volta

puoi parlare con Dio.

Digli che sono piccino,

che la mia mamma adoro,

che sono birichino

ma sono il suo tesoro.

Digli che sarò buono,

che a lui mi raccomando

e che nessun bel dono

per questo gli domando. I. Alliaud

Augurio alla mamma

Quando ti levi splenda il sole

cantino gli uccellini.

Quando sfaccendi in ogni stanza

ci sia un lume di speranza.

Se accarezzi i tuoi bambini

siano un mazzetto di fresche viole;

se rammendi, se dipani

benedette le tue mani.

Se riposi a tarda sera

nel giardino della preghiera

ti sia lampada una stella,

la più chiara, la più bella.

E la notte, quando chiudi

gli occhi e al sonno ti abbandoni,

venga l’angelo a piedi nudi,

e di sogni t’incoroni. A. Rebucci

Ha detto mamma

Venite anche voi l’udrete:

ha detto proprio bene

“Mamma!” il mio uccellino;

l’ha detto, ve ne assicuro!

Voi sorridete incredule

e pensate che io vi inganni

ma no, egli l’ha detto

poco fa, distintamente.

Ma ora perchè mai

si ostina a restar muto

mentre vi chiamo

per farvelo sentire?

“Mamma” su dilla

ripeti la parola meravigliosa;

su, mio piccolo, parla,

altrimenti mi derideranno

rideranno di me.

E diranno che tua madre

ha sognato di ufire quello

che tu pure dici così bene!

Ah! Perchè taci?

E’ dunque una grazia

che tu fai solo a tua madre

il dirmi “mamma” distintamente? Anonimo del Congo

Che cosa è una mamma

Una mamma è come un albero grande

che tutti i suoi frutti ti dà:

per quanti gliene domandi,

sempre uno ne troverà.

Ti dà il frutto, il fiore, la foglia,

per te di tutto si spoglia:

anche i rami si taglierà.

Una mamma è come un albero grande.

Una mamma è come il mare.

Non c’è tesori che non nasconda.

Continuamente con l’onda

ti culla e ti viene a baciare.

Con la ferita più profonda

non potrai farla sanguinare.

Una mamma è come il mare.

Una mamma è questo mistero.

Tutto comprende, tutto perdona,

tutto soffre, tutto dona,

non coglie fiore per la sua corona.

Puoi passare da lei come straniero

poi calpestarla in tutta la persona:

ti dirà: buon cammino, bel cavaliero!

Una mamma è questo mistero. F. Pastonchi

La festa della mamma

O mamma, ti vo’ far la serenata

e ti dirò che un angelo tu sei,

donato dal Signore ai giorni miei.

Con i fiori più rari, una corona

voglio intrecciarti, mia mammina buona,

e al sole vo’ rubare i raggi belli,

per farne un serto per i tuoi capelli.

Ti donerò ogni giorno tanto amore

e specialmente se ti piange il cuore;

il cielo pregherò perchè tu viva

tanti e tant’anni, sempre più giuliva;

giuliva di vedere i figli tuoi

sempre più buoni, come tu li vuoi. T. Romei Correggi

L’infinito amore

E’ grande il cielo, e riluce di stelle,

è grande il mare e in fondo ha le sue perle,

è grande il mondo e in seno ha una gran fiamma

che brucia dentro il cuore d’ogni mamma;

e questa fiamma il suo cuore s’affina,

e la sublima, la rende divina:

le fa scordare le sue pene amare,

se un bimbo le sta in grembo a trastullare.

O amor di mamma! O nome tutto santo!

Commuovi il cuore da venirne il pianto! C. Di Bella

Essere re

Ti piacerebbe essere re

con un bel cavallo bianco

una spada d’oro al fianco,

un castello tutto per te?

Aver dietro scudieri armati,

così bene allineati

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