Recita per bambini – Gli alberi fioriti

Recita per bambini – Gli alberi fioriti : una piccola recita adatta a bambini della scuola d’infanzia e primaria sulla primavera.

Mandorlo: Che lungo sonno ho fatto!

Pesco: Anch’io ho dormito a lungo…

Melo: Ho sognato freddo e gelo. Mi pareva di dover morire…

Pesco: Non era un sogno. Nel dormiveglia ho udito il vento sibilare e la pioggia scrosciare.

Mandorlo: Un giorno, ho socchiuso un occhio e ho visto tutto bianco. Mi sembrava di essere fiorito.

Melo: Era la neve.

Mandorlo: Amici, non sentite questo verso?

Cuculo: Cu cu, cu cu, cu cu!

Melo: E’ il cuculo! Se è arrivato lui, è arrivata la primavera!

Pesco: Sentite che tepore?

Mandorlo: Vedete il sole com’è chiaro? Sembra lavato da poco.

Melo: Anche la pioggia è tiepida. Fa piacere riceverla.

Mandorlo: Io direi che è giunto il momento di fiorire…

Melo: E se poi tornasse qualche giornataccia di freddo?

Pesco: E se facesse ancora la brina?

Mandorlo: Come siete paurosi!

Pesco: Non siamo paurosi. Siamo prudenti.

Melo: Se la brina uccide i nostri fiori, addio frutti… addio mele!

Pesco: Addio pesche!

Cuculo: Cu cu, cu cu, cu cu!

Mandorlo: Lo so bene che è un pericolo, ma non udite il cuculo? Pare che ci inviti a fiorire!

Pesco: E’ vero. Anch’io sento il desiderio di salutare il sole con i miei fiori rosa.

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Lavoretti per bambini FIORI – 70 e più progetti

…lavoretti per bambini FIORI: una collezione di tutorial per realizzare coi bambini della scuola d’infanzia e primaria fiori per festeggiare la primavera e la festa della mamma…


…rose, margherite, ciclamini, gerbere, giacinti, fiori fantastici: lavoretti per bambini fiori di ogni genere realizzati riciclando materiali poveri quali lattine, bottiglie di plastica o cartoni delle uova, e sperimentando varie tecniche: fiori collage, fiori dipinti con le impronte digitali, fiori con la pittura a dito, fiori di carta, tessitura, uncinetto, quilling, carta crespa, ecc…

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1. gerbera realizzata con i cartoni delle uova, tutorial illustrato di http://www.duitang.com

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2. narciso – girandola, realizzato con cartoncino colorato e cartoni per le uova, tutorial di http://nurturestore.co.uk

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3. narcisi realizzati ancora coi cartoni delle uova, tutorial di http://www.intimateweddings.com

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4. tutorial fotografici per realizzare vari fiori di carta: garofano, margherita, rosa, narciso, di http://grosgrainfabulous.blogspot.it

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5. fiori realizzati con le impronte delle manine, di http://www.teachpreschool.org

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6. ciclamini, sempre realizzati coi cartoni delle uova, tutorial fotografico di http://www.liveinternet.ru

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7. ancora narcisi, ancora coi cartoni delle uova, in versione quadretto, tutorial fotografico di http://www.liveinternet.ru

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8. collage ispirato a Picasso. I bambini tracciano l’impronta della loro mano, la ritagliano, aggiungono strisce di carta verde e quindi per i fiori avvolgono pezzi quadrati di carta velina colorata intorno matita…  di http://artrageousafternoon.blogspot.com.au

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9. corona di narcisi, bellissima idea anche per festeggiare i compleanni primaverili, tutorial di http://www.sunhatsandwellieboots.com

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10. mazzolino di pratoline realizzato con la tecnica del quilling, cioè arrotolando le striscioline di carta. Tutorial fotografico di http://www.duitang.com

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11. fiori di lana realizzati con uno specialissimo telaio, semplice da costruire con legno e chiodini o anche cartone spesso e puntine, tutorial fotografico di http://www.knitting-and.com

Trovate altre informazioni su questa tecnica qui http://www.liveinternet.ru

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12. versione più elaborata, realizzata in rafia, da http://www.knitting-and.com

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13. da http://www.marthastewart.com l’idea di realizzare fiori primaverili utilizzando i porta biscotti di carta

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14. fiori di carta realizzati piegando e incastrando tra loro le parti ritagliate dal modello. Trovate le varie proposte qui: https://docs.google.com , https://docs.google.comhttps://docs.google.com, e qui https://docs.google.com

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Racconti per la primavera

Racconti per la primavera – una collezione di racconti, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria…

Racconti per la primavera – Storia del bruco Morbidone

C’era una volta una farfallina azzurra, molto graziosa nel suo vestito di seta celeste. Volava insieme a tante altre farfalline azzurre. Disse: “Conosco un magnifico posto per deporre le uova. I nostri piccini avranno una culla da re”.

Questo magnifico posto era un melo in fiore e le farfalline deposero un piccolo uovo in ogni fiore, poi morirono, perchè le farfalle, quando hanno pensato ai piccolini che debbono nascere, non hanno più nulla da fare.

I fiori del melo perdettero i petali e pian piano si trasformarono in frutti. Ma in ognuna di quelle piccole mele che il sole coloriva e faceva diventare sempre più grosse, c’era un bacolino appena nato dall’uovo deposto dalle farfalline azzurre, un bacolino che aveva trovato la casa e insieme la polpa saporita da mangiare.

Il bruco Morbidone era uno di questi bacolini, e poichè era dotato di grandissimo appetito, in breve era diventato grasso e ben pasciuto. Anche la mela diventava grossa e si coloriva al sole, ma non era allegra perchè non aveva nessun piacere di sentirsi divorare tutta la polpa da quel ghiottone di bruco.

Morbidone si era aperta una finestrina nella buccia della mela e ogni mattina vi si affacciava per prendere il fresco e per scambiare qualche chiacchiera con i suoi compagni. Ma un giorno sentì uno strattone che lo mandò a ruzzolare in fondo alla casetta.

“Che maniera!” strillò. Ma non aveva finito di gridare che sentì dei denti entrare profondamente nella mela e mancò poco che venisse schiacciato.

“Puah, c’è il verme!” disse una voce e la mela venne scagliata lontano.

Il bruco Morbidone, non appena si fu riavuto dal colpo, si affacciò alla finestrina e con voce soffocata dall’indignazione, si mise a strillare: “Chi è questo ignorante che mi chiama verme? Verme sarà lui e tutti i suoi discendenti! Non lo sa che io appartengo alla specie dei bruchi e con i vermi non ho proprio nulla in comune?”.

“Ah, non sei un verme?” disse una coccinella che si lustrava la corazza. “Ma gli somigli!”.

“Non gli somiglio nient’affatto!” gridò il bruco Morbidone, che aveva un carattere piuttosto irascibile. “Il verme ha forse le zampe? Non hai mai visto un lombrico? Quello sì che è il campione di tutti i vermi! E ti pare che abbia le zampe? Io, invece, ne ho ben cinque paia, anche se due paia le perderò strada facendo”.

“Uh, perdi le zampe!” sghignazzò la coccinella, “E quando succederà?”

Ma il bruco Morbidone, indignato, aveva sbattuto la finestrina borbottando: “Che razza d’ignorante!”.

Si guardò intorno e si sentì improvvisamente molto triste e malinconico. Neppure la polpa della mela gli piaceva più.

“Forse ho fatto indigestione”, pensò. “E’ meglio che vada a fare una passeggiata”.

Si attaccò a un filo di seta, finissima produzione propria, e si calò dalla finestrina. Un soffio d’aria lo fece dondolare dolcemente, e i fiori gli mandarono un’ondata di profumo.

“Come è bello il mondo!”, mormorò il bruco Morbidone, e si addormentò.

Quando si destò, era primavera. Le violette odoravano dolcemente fra l’erba novella.

“Buongiorno, farfallina azzurra!” disse una lumachina che si arrampicava sullo stelo di un rosaio.

“Dici a me? Ma io sono il bruco Morbidone!”

“Forse lo eri”, disse la lumachina ritirando maliziosamente un cornino. “Ma ora sei una bella farfallina vestita di velo celeste. Puoi specchiarti in una goccia di rugiada”.

“E’ vero, è vero!” esclamò il bruco Morbidone diventato farfallina, dopo esseri specchiato. “Questa è una bellissima sorpresa”.

Pazza di gioia, la farfallina si mise a volare nell’aria tranquilla e si mescolò a uno sciame di farfalline simili a lei, che svolazzavano sopra i fiori. E allora, un ricordo lontano affiorò nella sua piccola mente, il ricordo di un buon sapore di mela…

“Conosco un posto” disse alle compagne, “un magnifico posto per deporre le uova…”

E la storia ricominciò.

(Mimì Menicucci)

Racconti per la primavera – La rosa più bella del mondo

Quando la Rosa Bella aprì gli occhi alla luce del mattino, fu molto contenta di essere sbocciata.

“Buongiorno!” le disse un petulante Garofano Rosso. “Sei la Rosa Bella?”

“Sì, ma non mi basta. Voglio essere la rosa più bella del mondo.”.

Il Garofano la guardò stupefatto.

“Accipicchia!” esclamò “Accipicchia!” e non seppe aggiungere altro.

Lo Gnomo Puc, che si era svegliato di ottimo umore perchè aveva dormito sotto una pianta di papavero che gli aveva conciliato il sonno, finì di pettinarsi la barba, poi disse: “E’ facile. E’ una cosa facilissima”.

Subito la rosa diventò tutta d’oro, petali, foglie, tutto, e si ritrovò fra le mani del re, perchè soltanto i re posso avere delle rose d’oro.

“E’ una rosa bellissima” disse il re contemplandola “un vero capolavoro. Ma io, oltre a essere re sono anche poeta e preferisco le rose dai petali di velluto”.

“Gnomo Puc!” chiamò la Rosa Bella, e lo gnomo Puc venne subito, a cavalcioni della sua pipa.

“Che c’è?”

“Credevo che la rosa d’oro fosse la rosa più bella del mondo. Invece non è vero. Voglio essere una rosa di velluto”.

Lo gnomo Puc la toccò con la cannuccia della sua pipa e subito la Rosa d’oro divenne di velluto e si trovò appuntata sulla pelliccia di una signora.

“Bellissima questa rosa di velluto!” disse qualcuno toccandola con un dito.

“Sì” rispose la signora “ma, come tutte le rose di velluto, non ha odore. Il più umile fiorellino di campo odora più di questa rosa artificiale. E perciò non ha nessun valore.”

“Gnomo Puc!” gridò la rosa di velluto.

“Che cosa succede?” chiese questi, accorrendo.

“Mi hanno chiamato una rosa artificiale e hanno detto che non ho nessun valore. Che cos’è che ha più valore di tutto, per gli uomini?”

“Lasciami pensare cinque minuti” disse lo gnomo Puc. Si mise a pensare con la testa tra le mani, poi guardò l’orologio e disse: “Ecco fatto. Più valore di tutto, per gli uomini, ce l’ha il diamante.”.

“Bene!” esclamò la Rosa “Fammi diventare una rosa di diamanti”.

Lo gnomo Puc la contentò. La Rosa sfolgorò e mandò sprazzi di luce dalle gemme di cui era composta. Un uomo la guardava attentamente con la lente nell’occhio.

“Perfetta…” mormorò “un valore inestimabile.”

Poi la mise in un astuccio di raso e la ripose nella cassaforte.

La Rosa si trovò al buio.

“Dove sono?” gridò.

Le rispose un tintinnio che sembrò una risata beffarda.

“Sei nella cassaforte di un avaro” disse una voce sottile.

“Chi ha parlato?”

“Siamo delle monete d’oro, condannate, come te, a un brutto destino: non vedere mai il sole”.

“Gnomo Puc!” gridò la Rosa “Vieni subito d’urgenza!”.

“Eccomi!” disse lo gnomo Puc, che poteva entrare anche nelle casseforti. “Com’è, non sei contenta?”

“Nient’affatto!” disse la Rosa “Voglio ritornare dov’ero quando sono nata”.

E subito tornò ad essere la Rosa Bella del giardino.

Tutti le fecero festa e la riempirono di complimenti.

Poi scesero in giardino due bambine e si misero a cogliere i fiori. Colsero molti fiori, anche il Garofano Rosso e la Rosa Bella che misero proprio al centro del mazzo. Poi andarono dalla mamma e glielo regalarono.

“Oh, come sono brave le mie bambine!” esclamò la mamma” Mi hanno regalato un mazzolino stupendo. Questa rosa, poi, è certo la più bella rosa del mondo”.

Lo gnomo Puc, che ascoltava dietro la porta, si stropicciò le mani, soddisfatto.

Mimì Menicucci

Racconti per la primavera – Il pettirosso di mamma Orsa

Un giorno di primavera, quando mamma Orsa era piccola, trovò un piccolo pettirosso in giardino, troppo piccolo per volare.

“Oh, come sei carino” disse, “Da dove vieni?”

“Dal mio nido” rispose il pettirosso.

“E dov’è il tuo nido, piccolo pettirosso?”, domandò mamma Orsa.

“Credo che sia lassù” rispose il pettirosso.

“No, quello era il nido del passerotto”

“Forse è più in là” disse il pettirosso.

“No, quello era il nido del merlo”.

Mamma Orsa guardò da tutte le parti, ma non riuscì a trovare il nido del pettirosso.

“Puoi vivere con me” disse, “sarai il mio pettirosso”.

Portò il pettirosso a casa e gli preparò un nido.

“Mettimi vicino alla finestra, per favore” disse il pettirosso. “Mi piace guardar fuori e vedere gli alberi e il cielo”

Mamma Orsa lo mise vicino alla finestra.

“Oh” disse il pettirosso “dev’essere divertente volare lì fuori”

“Sarà divertente anche volare qui dentro” rispose mamma Orsa.

Il pettirosso mangiava, cresceva, cantava. Presto imparò a volare. Volava in giro per la casa e si divertiva, proprio come mamma Orsa aveva detto.

Ma un giorno che era triste, mamma Orsa gli domandò: “Perchè sei triste, piccolo pettirosso?”

“Non lo so” rispose il pettirosso, “il mio cuore è triste”.

“Prova a cantare una canzone” disse mamma Orsa.

“Non posso” rispose il pettirosso.

Gli occhi di mamma Orsa si riempirono di lacrime. Portò il pettirosso in giardino.

“Ti voglio bene, piccolo pettirosso” disse “e voglio che tu sia felice. Vola via, se vuoi. Sei libero”.

Il pettirosso si alzò alto in volo nel cielo azzurro.

Cantò una canzone dolce e acuta.

Poi tornò giù, dritto verso mamma Orsa.

“Non essere triste” disse il pettirosso, “anch’io ti voglio bene. Devo volare per il mondo, ma ritornerò. Ogni anno, ritornerò”.

Allora mamma Orsa gli dette un bacio, e il pettirosso volò via.

(Else Holmelund Binarik)

Racconti per la primavera – La rondine

Il primo stormo di rondinelle arriva fra le vecchie case del borgo. Ciascuna cerca il suo nido, e se lo trova sciupato dal vento, dalla pioggia, dalla neve, la rondine va in cerca di fuscelli, di bioccoli sulla siepe, per ripararlo.

C’è una rondinella che arriva un po’ in ritardo.

Alcune compagne curiose e pettegole le volano incontro, la circondano:

“Sai, il tuo nido è occupato”

“C’è dentro una pesseretta”

“Quando ci ha viste s’è avventata col becco spalancato”

“Non vuole uscire”

“Dobbiamo scacciarla”

“E’ una prepotente”

“E’ un’intrusa”

“Andiamo a vedere” fa la rondine, già sdegnata, perchè è stato occupato il suo nido.”Vedrete, ci penso io!”

E vola verso il campanile.

Eccolo il suo nido, sotto l’arcata.

La rondinella si lancia a volo presa dall’ira… ed ecco, trova tre testoline ancora implumi, tre beccucci spalancati, tre passerini affamati.

“Andiamo” dice la rondine alle compagne “Mi aiuterete a costruirmi un nido nuovo”

“Come? Come? Vorresti…”

“Poveri passerotti, sono tanto piccini…” dice la rondine con un cinguettio commosso.

(Eugenia Graziani Camillucci)

Racconti per la primavera – Marzo e il pastore

Una mattina, sul cominciare della primavera, un pastore uscì con le pecore e incontrò Marzo per la via. Disse Marzo: “Buongiorno, pastore, dove le porti oggi le pecore?”

“Eh, Marzo, oggi vado al monte!”

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Tutorial fiori in feltro

Tutorial fiori in feltro – Un tutorial fotografico per imparare a realizzare fiori di feltro con la tecnica dell’infeltrimento con acqua e sapone. Non si tratta di un fiore in particolare, ma di “un’idea di fiore” che si costruisce, come avviene davvero anche in natura, con la luce ed  il calore che insieme portano alla formazione prima del bocciolo, e poi del fiore.

Con questi fiori possiamo realizzare fermacapelli, spille per giacche, collane, braccialetti, segnalibri, ferma tende, cinture, coroncine da principessa per le bimbe ecc… o anche semplicemente fiori sullo stelo per il tavolo delle stagioni.

Tutorial fiori in feltro
Tutorial fiori in feltro

Anche a prescindere  dal valore che può avere l’oggetto finito, e ci sono veri artisti del feltro,  penso che la manualità creativa che porta a realizzare piccole cose non in serie sia anche per gli adulti  un’importante esperienza sensoriale e meditativa, e per questo il tutorial punta a creare una situazione da risolvere solo nel momento non prevedibile dell’apertura del bocciolo: dipenderà dai colori scelti, dalla grandezza e dalla forma  assunta dalla lana nel bocciolo, dallo spessore, dai bordi regolari o irregolari,  dal vostro modellare e tirare il feltro in un modo o nell’altro, quale fiore avrete creato.

Considerare solo il  tempo che richiede realizzare un fiorellino così, può farci capire quale ne sia il vero valore per chi si è cimentato.

Materiale occorrente:

– lana cardata colorata verde, gialla ed in altri colori a scelta

– sapone di marsiglia meglio se all’olio d’oliva (ma si può usare anche detersivo per piatti) e acqua bollente

– una stuoietta (tipo quelle da sushi, ma si può usare anche un pezzo di arella rotta o simili, o in alternativa anche un pezzo di plastica a bolle) e un asciugamano

– mattarello

– una matita

– eventualmente fil di ferro, elastico per capelli, spilla, ecc..

– ago e filo per assemblare fiori e foglie, e altri eventuali elementi

Come si fa:

Mettere sulla stuoia delle nuvolette di lana asciutta nei colori che preferite (io ho scelto verde, rosso, arancione e giallo). La nuvoletta può essere di qualsiasi dimensione, e tenete presente che con l’infeltrimento diventerà molto più piccola; la mia era all’inizio circa 20 cm, ed al termine circa 11cm:

Cominciate a massaggiare coi polpastrelli, con movimenti circolari, bagnando le mani con l’acqua calda ed insaponandole più volte:

Tutorial fiori in feltro

Ripete da entrambe le facce, rivoltando la nuvoletta più volte; questo lavoro può richiedere 3 minuti circa:

Ora arriva la fase della follatura, che può richiedere 15 – 20 minuti (tenendo presente che più si lavora, più il feltro sarà di buona qualità.

Alternativamente facciamo le seguenti operazioni, e durante ognuna di questa operazioni spostiamo la nuvoletta in ogni senso (vedrete infatti come la lana “si accorcia” sempre nel senso in cui la arrotoliamo, quindi se variamo i sensi, avremo un feltro omogeneo):

rulliamo la lana nella stuoia, premendo, prima con leggerezza per non spostare i colori, poi via via sempre più forte

Tutorial fiori in feltro

premiamo sulla stuoia ruotando il mattarello, sempre prima con leggerezza per non spostare i colori, poi via via sempre più forte

usiamo come mattarello una matita, avvolgiamo la nuvoletta e ruotiamo premendo con forza.

E’ anche importante, di quando in quando, tirare la nuvoletta lungo i bordi, per ottenere un feltro più compatto, prezioso e sottile:

Tutorial fiori in feltro

Questo è il mio fiore dopo tutti i maltrattamenti subiti:

Ora possiamo accartocciare la nuvoletta come a formare un germoglio, poi la ruotiamo tra le mani e premendo leggermente, rigirandola molto velocemente (attenzione a non esagerare, altrimenti vi sarà impossibile aprirlo…):

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Poesie e filastrocche: Maggio

Poesie e filastrocche: Maggio. Una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Maggio

Andiamo a cogliere fiori, sui prato lungo i rivi

e di tanti colori, sceglieremo i più vivi

per far mazzi e ghirlande, freschissimo tesoro

ora che maggio spande, il suo sorriso d’oro.

Maggiolata

Maggio risveglia i nidi,

maggio risveglia i cuori;

porta le ortiche e i fiori,

i serpi e l’usignol.

Schiamazzano i fanciulli

in terra, in ciel gli augelli,

le donne han nei capelli

rose, negli occhi il sol.

Tra colli, prati e monti,

di fior tutto è una trama;

canta, germoglia ed ama

l’acqua, la terra, il ciel.

G. Carducci

Maggio

Sotto l’ombra di un bel faggio,

ci ci canta il cardellino;

con un canto tenerino

dice: “Benvenuto maggio”.

I. Nieri

Maggio

Bimbi, è tornato maggio,

i prati gli fan festa:

si mettono una vesta

di fiorellini azzurri

per salutarlo al suo passaggio.

A. Albieri

Canzoncina di maggio

“Dolce maggio, maggio d’oro”

canta il coro

degli snelli

passeretti e dei fringuelli

fra le fronde.

“Maggio, maggio benedetto!”

su dal cielo,

da ogni tetto,

gaio il coro

delle rondini risponde.

U. Ghiron

Maggio

Il più bello è certo il maggio

che ha per manto un biondo raggio

ed ha fiori intorno al crine:

gigli e rose porporine.

D. Vignali

Maggio

Una rosa rampicante

è arrivata in cima a un faggio

vuole andare in paradiso

perchè è maggio.

S. Plona

Rosa di maggio

C’era una rosa dentro un giardino;

un’ape venne di buon mattino:

prese il suo miele e se ne andò.

C’era una rosa dentro un giardino;

venne ronzando un maggiolino:

mangiò una foglia e se ne andò.

C’era una rosa dentro un giardino;

venne cantando un bel bambino:

colse la rosa e se ne andò.

Ma non lo punse con la sua spina,

la rosa bianca, la rosellina.

S. Plona

Invito

Si vede che maggio è tornato:

mammine, stendete il bucato.

Il cielo fratello ci parla,

la luce, fa bene a guardarla.

Mettete una rosa al balcone:

la casa sarà rallegrata,

la mensa sarà profumata,

le cose saranno più buone,

più belle… provate, mammine,

uscite coi bimbi sull’aie!

Luisa Nason

Maggio ridente

Maggio, con la tua veste

ricamata di fiori

t’ha inventato splendori

la mattina celeste.

Dal campo che s’indora

e il nuovo grano promette,

l’allodola sale alle vette,

campanellina dell’aurora…

Della tua fresca falciata

odora ogni sentiero:

anche il viottolo più nero

ti fa vedere una nidiata.

L. Carpanini

Maggio benedetto

Per le tue rose

candide e porporine

e per le roselline

che s’apron rugiadose

nella siepe che va lungo la via,

sii benedetto , o mese d’allegria!

Per l’operoso stuolo

delle api, che gli umori

raccolgono dai fiori,

e pel dolce usignolo

ch’empie i boschi di grata melodia,

sìì benedetto, o mese d’allegria!

Per tutta la dolcezza

che c’infondi nel cuore,

maggio, che in ogni fiore

dischiudi una carezza

ed un miracolo sei di cortesia,

sìì benedetto, o mese d’allegria!

A. Enriquez

Un quadretto

Un bimbo, un usignolo, due farfalle,

ed un ruscello che gorgoglia lieve:

sul ponte un uomo con la falce a spalla,

sotto, in basso, una rondine che beve.

Nella grande distesa, un bioccolo di neve;

e passa e muore per la quieta valle

un suono di campana, arguto e breve.

D. Borra

Tempo di falciare

Il trifoglio ha già messo il fiocco rosso:

è tempo di falciare.

Sui prati caldi è un gran ronzare d’api,

e giù negli aspri fossi

vanno le bisce in cerca di frescura.

Il cielo, dopo l’alba

limpida e fresca come una sorgente,

s’ammanta in bianco velo;

e si scopre soltanto quando è sera

per lasciar che le stelle

– occhi lucenti – veglino sul mondo.

Fanciulli Pucci

Bella stagione

I merli, i capineri, gli usignoli

empion l’aria di gridi, canti e voli.

Che piacere sentirli, ed a vederli,

i capineri, gli usignoli, i merli!

Maggiolini, libellule, api d’oro

ondeggiano, più lievi, in mezzo a loro.

Uccelli grandi, insetti piccolini:

libellule, api d’oro, maggiolini.

Ma una bambina canta in mezzo ai pini,

e l’ascoltano le api e i maggiolini.

Si ferman tra le foglie sciami e stuoli

e tacciono i merli e gli usignoli.

M. Dandolo

Il roseto

Fresche rose

odorose

incoronano re magggio

di splendori porporini.

sotto i cieli mattutini.

Ma più lieto

è il roseto

che la luna a notte imbianca;

goccia a goccia la rugiada

dentro i fiori si fa strada…

Vi s’incanta,

dalla pianta

sua segreta, l’usignolo,

e v’intona una strofetta:

la più bella che sia detta.

L. Carpanini

E’ nata una rosa

Voi ricordate, quando l’ho presa,

bimbe, la povera piantina:

era uno stecco, con solo appena

qualche foglia tra spina e spina.

L’ho collocata sul davanzale

della finestra che ha sempre il sole,

sono stata attenta a non farle male,

e l’ho guardata, sì, con amore.

Un sorso d’acqua tutte le sere,

e tutti i giorni la luce del cielo

e voi potete adesso vedere

quel ch’essa ha fatto di ogni suo stelo.

Grande si è fatta, robusta e bella,

si è rivestita di fresco fogliame,

e infine ha acceso la sua fiammella

di gioia, in cima al più alto stame.

D. Valeri

Maggio

Quando vien di maggio il mese,

il bel mese delle rose,

scampanellano festose

le campane delle chiese.

E la gente, verso sera,

entra in chiesa, umile e pia,

per i canti e la preghiera

del bel mese di Maria

L. Ambrosini

Maggio

Il grano granisce nei campi;

le nubi sono armate di lampi;

la roggia è piena

di acqua spensierata e serena.

Metton fiori i balconi,

il bucato fa bandiera;

dolce fanciulla, la sera

s’ingioiella di costellazioni.

Il giorno è un lungo mattino,

un vitello è nella stalla;

sulle aie si balla

dietro il suono d’un pellegrino.

E il cimitero, poverino,

è verde come un giardino.

Renzo Pezzani

Maggio

Maggio, sempre cortese,

è il mese delle rose:

porta dolci sorprese

e promesse festose.

Passa ovunque gradita

un’aria profumata:

ride, paga di vita,

ogni cosa creata.

M. R. Messina

Canto mattinale

Al chiaro sol di maggio

il passero trillò spiccando il volo;

l’allodola un “a solo”

dolcissima intonò; e il fresco canto

nel cielo risuonò, pieno d’incanto:

“Sei bella, vita, che ci rechi il sole,

primavera che porti le viole,

amor da cui germoglian mille nuove

piccole vite,

amor che le famiglie tieni unite!

Benedetto sia il sole e la natura

e l’aria fresca e pura;

l’olmo paterno che sostiene il nido,

il gorgheggio ed il trillo

e la canzon monotona del grillo,

i chicchi, i vermiciattoli e le larve

che ci sostentano!”. Disse, e poi scomparve.

Hedda

Maggio

Fuori da tutti i roveti,

fuori da tutti i cespugli,

sulle acque vive e sugli

alberi dei frutteti,

sulle terrazze allegre

di rose e di fanciulle,

sui bianchi pioppi e sulle

cime dell’elci nere,

maggio agli occhi ragiona

lieto, e bisbiglia ai cuori,

maggio, la grande intona

sinfonia dei colori.

Enzo Panzacchi

Maggio

Maggio: fragranza di mille rose

sereni incanti d’albe e tramonti,

voli e gorgheggi negli orizzonti,

danze amorose

d’api sui fiori. Il ciel sorride

a questa vita fulgente e nuova,

la rondinella gaia ritrova

il nido e stride

piena di vita. Oh, dolce amore!

Tutto è bellezza, fascino, pace;

scende la calma, santa e verace

in ogni cuore.

Maggio è tornato pien di promesse

ed ha per tutti luce e sorrisi:

nei campi s’alza, fra i fiordalisi,

copiosa messe.

M. Boletti Bonardi

Maggio

Sul mare, ad oriente,

son molte vele bianche

immote e come stanche

cui bacia il sol morente.

Un volo di colombi

trepidi nell’azzurro

s’alza con un sussurro

breve, poi par che piombi.

E sale dai gradini

a ondate vaporose

l’olezzo delle rose,

l’odor dei gelsomini.

Odi? Là dal villaggio

parton voci di festa.

Oh, ridi, anima mesta.

E’ maggio! E’ maggio! E’ maggio!

Butti

Notte di maggio

Notte di maggio. Lenta

la luna in mezzo al cielo

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Dettati ortografici MAGGIO

Dettati ortografici MAGGIO – Una collezione di dettati ortografici sul mese di maggio, di autori vari, per la scuola primaria.

Maggio, bel maggio, maggio amor dei fiori! Ogni pianta, a maggio, ha il suo fiore, ed ogni fiore farà il seme e il seme darà la vita a una nuova pianta.

Maggio è forse, il più bel mese dell’anno. Tutte le piante sono in fiore, qualche albero già prepara il suo frutto. Il grano ha messo il suo fiorellino. Il cielo è quasi sempre azzurro, la temperatura è mite, il sole splende e manda i suoi raggi a riscaldare la terra.

Quante rose a maggio! Rose semplici con cinque petali,  rosi grandi, doppie, rose rosse, rosa, bianche, gialle. Rose nei cespugli, arrampicate sui cancelli, rose nei giardini e sulle siepi.

Sopra il muretto del giardino fa capolino una rosa. E’ una rosa rossa, profumata, che si dondola nell’arietta tiepida. Bella rosa,  tu sei la regina di maggio!

Il grano ha fatto la spiga. E’ ancora una spiga verse, senza granelli, ma presto diverrà piena, pesante e sotto il sole caldo sarà tutta d’oro. E’ il pane di domani.

Fra il grano verde c’è tutto uno sfarfallio di rosso: sono i rosolacci che crescono fra le spighe. E fra i rosolacci c’è anche qualche macchia azzurra: sono i fordalisi che hanno il colore del cielo di maggio.

Fra i rami del ciliegio già rosseggiano i rossi frutti che sembrano tanti cuoricini appesi ai rami. Le ciliege sono buone, piacciono ai bambini, ma piacciono anche ai passeri che vanno a beccarle, golosamente.

Le rose sono sbocciate. Fioriscono sulla siepe, sui cespugli, sui muri. La rosa è la regina di maggio. Tutta l’aria è piena del profumo delle rose.

Ancora una! Ancora un’altra! Invincibile tentazione… La ciliegia ride scaltra: mangia, mangiami, ghiottone!

Le rose fioriscono sulle siepi, nei giardini, nei vasi che si tengono sui davanzali. Sono rose rosse dai petali di velluto, rose di color rosa come le guance dei bambini, rose bianche come la cera, che stanno bene sulla tavola apparecchiata.

Maggio è il mese delle rose e ogni pianta di rosa mette il suo bocciolino e fa sbocciare il suo fiore profumato.

Maggio è il mese più bello dell’anno. La campagna è piena di fiori, le spighe diventano dorate, il  cielo è azzurro e solo qualche nuvolone bianco, talvolta, vi naviga lento.

Sulla siepe sbocciano le rose; gli uccellini cantano armoniosamente e afferrano al volo fiocchi di bambagia e di lanuggine per fare il nido più morbido e caldo.

 Com’è bello il mese di maggio! Quanti fiori, quante rose! Si sente una gran gioia nel cuore, un gran bisogno di correre e di saltare all’aperto, di respirare l’aria pura a pieni polmoni. (G. Ugolini)

Maggio è il mese più bello dell’anno: la campagna è piena di fiori, le spighe sembrano  un mare verde, il cielo è azzurro e il sole caldo, ma non ardente. Sulla siepe sbocciano le rose; gli uccellini cantano armoniosamente e afferrano, a volo, fiocchi di bambagia per fare il nido più morbido e più caldo. (G. Vaj Pedotti)

Dai folti e verdi cespugli, le rose mandano il loro intenso profumo nell’aria scossa dai dolci rintocchi delle campane. Trionfo di giovinezza e di colori, di fiori e di sole. I ciliegi piegano i loro rami gremiti di frutti vermigli; i bambini, chini sui libri per l’ultima fatica,  guardano invidiosi i garruli voli delle rondini e le danze delle farfalle in pieno sole. Di maggio la gioia canta anche tra le ombre notturne: sotto il cielo inghirlandato di stelle, l’aria è densa di molti profumi e di armoniosi pigolii. L’albero del melo, ultimo a fiorire nell’orto, si ingemma, tra le corolle bianche venate di rosso, di vivide lucciole. (L. Rini Lombardini)

Maggio è il mese in cui più attivo e quasi febbrile si fa il lavoro: nel campo continuano le sarchiature e si iniziano le rincalzature e i trapianti, mentre nei prati comincia la falciatura delle erbe foraggere; si vedono vigne ordinate, orti sistemati con arte e pazienza. Il grano è ormai alto e in qualche luogo si comincia già a vedere la spiga e si odono i canti dei contadini al lavoro: è la primavera che fa cantare gli uomini mettendo loro la gioia nel cuore.

A maggio l’orticello è una bellezza. L’insalatina ha disteso il suo tappeto di un verde tenero. Le cipolline, a due a due, fanno compagni alle piante che ingrossano sottoterra. I piselli dall’alto della pianta mostrano i baccelli già maturi che si nascondono tra le foglie. Il prezzemolo, la salvia, il basilico confondono i loro odori: e su per il muricciolo le piante dei fagioli a fiori bianchi e rossi. Intanto in un angolo, tra le foglie, le fragole sono già mezzo rosseggianti. Una capinera sulla cima di un gran pesco canta ai piccini la canzone di maggio. (Bollini)

A maggio i giardini sono tutti in fiore, sono tutti una festa di forme, di colori, di profumi. Le rose sono le grandi regine: rose rosse, bianche, gialle; rose dai petali vellutati, rose ancora in bocciolo, rose tutte fiorite, che piano si sfogliano, esalano nell’aria il loro profumo e, un poco superbe, si difendono con le spine. I giacinti bianchi, azzurri, rosei, color lilla levano gli steli robusti e portano fiori fitti fitti. Gli anemoni hanno tinte così vivaci che tutta l’aiuola sembra un invito alla gaiezza. Sul muro, dove cresce rampicante, già odora il delicato gelsomino e i gigli sono già alti, già mostrano al sommo i boccioli duri, ancora un poco verdastri, da cui presto sbocceranno i fiori dal purissimo candido colore.

Non c’è rosa che a maggio non sbocci: rose grandissime nei giardini, fortemente profumate, semplici rose di siepe che subito si sfogliano. Ce ne sono di tanti colori, dal rosso così cupo che sembra quasi nero, al bianco così candido che sembra neve. E tra questi due colori, tutte le tinte, dal rosa camicino al giallo zafferano, dal rosso violento, al bianco cereo. Rose nei giardini, nelle siepi, nei cespugli, rose ad alberello, a spalliera, rose rampicanti che arrivano sul tetto. E profumi d’ogni intensità. (M. Menicucci)

E’ bello sostare sul prato di maggio. Il profumo dell’erba novella e dei fiori freschi ti riempiono di fragranza: la vista delle pecore mansuete che brucano e il pastore che zufola o intaglia ti allieta e ti fa amare la vita. Bisogna sostare sul prato di maggio per temprarsi le membra e per rinfrancarsi l’anima. Questo è il mese più adatto. Beato chi se lo può godere sui prati fioriti e festosi. (G. Fanciulli)

Era il mese di maggio. Ed era così sull’imbrunire. Il vecchio pastore, sdraiato sull’erba, guardava le sue capre, tutte raccolte entro il cerchio di pietroni che, là, a mezza valle, servivano per l’addiaccio dei greggi migranti. Alcune dormivano già; altre, accosciate, volgevano il capo, tendevano il muso pigramente di qua e di là, a fiutare gli odori della sera; poche erano ancora in piedi, ma tranquille, mansuete, e come attonite nell’incantata immobilità dell’aria azzurra, venata d’oro. Il cane spinone, fatto il suo ultimo giro, veniva ora ad accucciarsi ai piedi del padrone, fissandolo coi suoi caldi occhi d’ambra e d’amore.

E’ spiovuto. La natura è tutta fresca, raggiante. La terra sembra assaporare con voluttà l’acqua che le dà la vita. Si direbbe che la pioggia ha rinfrescato anche la gola degli uccelli. Il loro canto è più puro, più vivo: tutto uno squillo. Vibra a meraviglia nell’aria, divenuta anch’essa tutta sonora. Gli usignoli, i fringuelli, i merli, i tordi, i rigogoli, i reattini cantano a gara, come pazzi di gioia. Lo strillo di un’oca, stridulo come trombetta, accresce, per contrasto, l’incanto. Innumerevoli meli fioriti appaiono, di lontano, sfere di neve. I ciliegi, candidi anch’essi, scattano su in piramidi o si spiegano in ventagli di fiori. A volte, gli uccelli sembrano come intesi a produrre quegli effetti d’orchestra, in cui tutti gli strumenti si confondono in una massa di armonia. (T. Gautier)

Al crepuscolo appaiono i pipistrelli, razziatori di insetti notturni dal volo rapido, fulmineo. Il grillo tenta i suoi primi accordi che dureranno intensi e continui tutta la notte. I ranocchi iniziano i loro notturni richiami mentre la lucciola, accesa la sua lampada,  perlustra le rive in cerca di lumache. L’aria si fa fresca: la rugiada scende a ristorare animali e vegetali; le stelle guardano dagli alti silenzi del cielo. E’ la notte. (P. Segnali)

In maggio si fa il primo taglio dell’erba per ottenere il fieno maggengo. L’erba dei prati è alta e basta un soffio di vento perchè si pieghi, scompigliandosi. Farfalle e api volano di fiore in fiore in cerca di nettare. Poi un mattino il contadino falcia il prato. In pianura, dove i prati sono vasti, si adopera la falciatrice, una macchina; in collina e sulle montagne, nelle zone non troppo alte, coltivate, dove i prati sono irregolari, talvolta su pendii ripidi, il contadino adopera la falce. Ogni tanto l’affila… L’erba viene recisa, stride, cade e vien lasciata seccare. Cadono anche i fiori, grandi e piccini e, seccando, perdono i loro bei colori, si fanno spenti, quasi grigi. L’erba diventa fieno e quando il fieno è ben asciutto, viene ammucchiato con i rastrelli e raccolto sui carri.

A maggio la spiga è già formata; la piantina si alza esile e diritta con le foglie strette, verdi. E’ così dritta perchè i chicchi non sono ancora maturi. Osserviamoli: sono molli, bianchicci, lattiginosi. Ci penserà la terra con i suoi umori che le radici della piantina succhiano continuamente a renderli grossi, gonfi, turgidi, e il sole, che si fa sempre più caldo, a renderli dorati. Allora, nel mese di giugno, la spiga non potrà più tenersi diritta, si curverà, contenta, per il peso dei chicchi.

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Lavoretto per la festa della mamma – fiore di feltro

Lavoretto per la festa della mamma – fiore di feltro. Avevo già descritto la tecnica di produzione dei fiori di feltro per gli adulti, ma si tratta di  un procedimento troppo impegnativo proposto ai bambini.

Qui vediamo come è semplice, con pochi accorgimenti aggiuntivi, far fare questa bella esperienza anche ai bambini più piccoli.

Lavoretto per la festa della mamma - fiore di feltro

E’ un’attività che consiglio davvero, per esperienza: è molto ricca dal punto di vista sensoriale, avvicina al mondo della natura, porta calma e concentrazione (anche per il massaggio dei polpastrelli che la lana ci ricambia mentre la massaggiamo, ma non solo) e, siccome la bellezza della lana (anche senza essere lavorata) è garanzia di successo, porta tutti i bambini a sentirsi “bravissimi” e in questo caso davvero orgogliosi di poter fare alla mamma un così bel regalo…

Il fiore che propongo oggi non è un fiore in particolare, ma “un’idea di fiore” che si costruisce, come avviene davvero anche in natura, con la luce ed il calore che insieme portano alla formazione prima del bocciolo, e poi del fiore.

Materiale occorrente:

– lana cardata colorata verde, gialla ed in altri colori a scelta

– sapone di marsiglia meglio se all’olio d’oliva (ma si può usare anche detersivo per piatti) e acqua calda

– una stuoietta (tipo quelle da sushi, ma si può usare anche un pezzo di arella rotta o simili, o in alternativa anche un pezzo di plastica a bolle) e un asciugamano

– mattarello

– una matita

– fil di ferro per lo stelo del fiore

– un secondo asciugamano a disposizione di ogni bambino, se la sensazione del sapone sulle mani è fastidiosa.

Tenere la stuoietta sopra l’asciugamano è un buon trucco per evitare di bagnare troppo la lana, perchè ai bambini piace esagerare con l’acqua e con la schiuma, e con la stuoietta l’eccesso viene filtrato lasciando asciutta la superficie di lavoro.

E’ importante stare a fianco del bambino per passargli il materiale quando ha le mani insaponate, e per intervenire se ne ha bisogno.

Il materiale deve essere disposto ordinatamente: la lana distante dall’acqua, la stuoietta davanti al bambino, il sapone e l’acqua a destra (se il bimbo non è mancino), quello che non serve lontano e quello che serve vicino…

Suggerimenti per il laboratorio

Mettiamoci a fianco del bambino, e facciamo anche noi un fiore con lui, così non saranno necessarie troppe spiegazioni verbali.

Per prima cosa prendiamo un ciuffo di lana verde, apriamolo tra le mani e facendone fiocchetti leggeri posiamolo sulla nostra stuioia. Diamo al bambino la sua lana verde, e lui farà la stessa cosa.

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Versiamo dell’acqua calda nella ciotola del sapone, controlliamo che non scotti, e mostriamo sul nostro fiore come dobbiamo fare:

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Immergiamo i polpastrelli nell’acqua, strofiniamoli sulla saponetta, e massaggiamo la lana con movimenti circolari leggeri… il bambino farà la stessa cosa.

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Se qualcosa non va evitiamo il più possibile di toccare il suo fiore, e cerchiamo invece di correggere gli eventuali errori mostrandoli sul nostro. Se invece è stanco, chiediamo sempre il permesso di toccare il suo fiore, prima di aiutarlo…

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Dopo che la nuvoletta di lana risulta bagnata e massaggiata da entrambi i lati, cominciamo a passare al bambini i vari strumenti che servono alla follatura, mostrando prima velocemente sul nostro fiore come usarli:

– col mattarello si ruota e si preme sulla lana;

– si arrotola la stuoietta intorno alla lana e prima si ruota sull’asciugamano, poi tra le mani:

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Lavoretti per la primavera – semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani

Lavoretti per la primavera – semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani. Per dipingere con le impronte serve una bella tavolozza grande, che permetta di mescolare i colori e fare ogni possibile esperimento, e tanta carta… ai bambini piace molto stampare!

Il colore deve essere un po’ denso, tipo tempera non diluita.

Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.

Siccome, come ho detto, è difficile fermarsi quando una cosa piace, dopo che i fogli ormai coprivano il pavimento della stanza, abbiamo pensato di dedicarci ad una decorazione floreale per la finestra…

Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.
Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.
Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.
Lavoretti per la primavera - semplice farfalla di carta realizzata con le impronte delle mani.

Di solito è un’attività che si conclude quando comincia il fastidio da “manine troppo sporche”, che il bambino avverte quando il colore comincia a seccare… per lavarle un bel gioco con acqua e tappi di bottiglia è l’ideale.

Le impronte fatte sulla carta sono ormai asciutte, e possiamo ritagliare e assemblare la farfalla

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Dettati ortografici APRILE

Dettati ortografici APRILE – Una collezione di dettati ortografici (difficoltà miste) sul mese di aprile, per la scuola primaria.

Aprile

Prati verdi, agnellini saltellanti, uccelli che preparano il nido amorosamente, ruscelli canori che scorrono tra sponde fiorite, lucertole che si scaldano al sole, farfalle dalle ali screziate: ogni cosa graziosa e gentile allieta questo mese, che è uno dei più belli dell’anno. “Aprile dolce dormire” dice il proverbio, ed è anche vero; ma è dolce anche vivere in questo mese. Talvolta piove, sì, “aprile ogni giorno un barile”,  ma è pioggia benefica. I campi, gli orti, i prati se la bevono con avidità. Gli alberi hanno indossato il vestito nuovo di fronde tenere e verdi e se ne compiacciono. Il mondo sembra tutto nuovo, tutto lustro, vivido e luminoso. (Palazzi)

Aprile

In Italia il primo aprile è un giorno particolare. I ragazzi si divertono a fare le burle e gli scherzi più strani che chiamano pesci d’aprile. Per esempio, se ti dicono: “Hai una mosca sul naso” e tu ci credi,   ti hanno fatto un pesce d’aprile. Si attribuisce l’invenzione del pesce d’aprile al popolo di Firenze: pare infatti che un tempo, in quella città, il primo d’aprile ci fosse l’usanza di mandare i semplicioni a comperare, in una certa piazza, del pesce che era soltanto raffigurato. Altri pensano che questa tradizione abbia avuto origine in Francia: forse perchè tanto tempo fa, in alcune città l’anno ufficiale cominciava il primo aprile. In seguito, quando si adottò il nuovo calendario, il capodanno cadde il primo di gennaio; ma alcune persone lo dimenticarono e continuarono a festeggiarlo come prima: per questo furono chiamati sciocchi o pesci d’aprile.

Aprile

Il nome di questo mese viene da “aprire” perchè la terra si apre sotto l’impeto della vegetazione, i fiori si schiudono, gli insetti escono dal loro involucro per mettere le ali. Durante questo mese, in genere, si celebra la Pasqua. Non vogliamo dimenticare inoltre il pesce d’aprile, a cui è scherzosamente dedicato il primo giorno di questo mese. Sempre in questo mese cade l’anniversario della Liberazione. Uno dei fiori caratteristici di aprile è il glicine.

Aprile

Aprile è un mese gentile, odoroso di fiori, tiepido di sole. Le siepi sono tutte in veste bianca: fra l’erba odorano le viole, il cielo è dolcemente azzurro. La campagna è ormai tutta verde. Le rose sono in boccio e sono pieni di fiori anche gli alberi da frutto: meli, peri, susini e ciliegi.

Aprile

In aprile anche la pioggia è piacevole e lietamente accolta. Le pioggerelle frequenti ed insistenti di questo mese rendono  meno dure le zolle disseccate dai venti freddi di marzo, saziano la sete delle erbe e degli alberi, permettono alle radici di succhiare avidamente dal terreno gli umori necessari alla vita. (G. G. Moroni)

Aprile

Aprile, ce lo dice il suo nome, apre la porta all’ingresso trionfale della stagione dei fiori, degli uccelli, dei cieli sereni e splendenti d’azzurro. Il fremito di vita nuova, che sembra animare ogni zolla, è avvertito intimamente anche da noi: si rivela nel desiderio di godere in pace questo sole giocondo, di giocare fuori all’aperto, di contemplare lietamente ciò che avviene attorno a noi. (G. G. Moroni)

Aprile

D’aprile si ammirava il felice fiorire della campagna. Gli alberi erano vividi di foglie, il campo era verde di grano. La vite cominciava a gettare le prime aguzze foglioline. Accanto al campo passava un gregge di pecore guardate dal cane, ch’era il più alto di tutte; e il pastore con la mazza alzata le spingeva sulla strada perchè non mangiassero il grano tenero, ch’era stato tanto tempo sotto la neve. (G. Titta Rosa)

Aprile

Aprile è un bel mese, nè caldo nè freddo, con un cielo dolcemente azzurro, gli alberi in fiore, il canto degli uccelli. Le rondini, ormai tutte tornate dai lontani paesi, hanno ritrovato il loro nido dove, presto, cinguetteranno i rondinini.

Aprile

Aprile, dolce dormire. E tu, la mattina, resteresti tanto volentieri fra le lenzuola. Non essere pigro, non senti gli uccellini che cantano, le rondini che garriscono, le campane che suonano? Tutti sono già al lavoro, uomini e animali. Aprile ti chiama, col suo bel cielo azzurro, con gli alberi fioriti, col dolce venticello che fa frusciare le foglie. Non lasciare senza risposta il suo appello.

Aprile

Aprile, ogni giorno il suo barile. E quasi ogni giorno il cielo si vela di nuvolette leggere, manda sulla terra una pioggia gentile che ristora la campagna, disseta le piante, rinfresca l’aria. E, a ogni goccia di pioggia che cade, è un fiore che sboccia, una gemma che si apre, una foglia che ingrandisce. Aprile è, forse, il più bel mese dell’anno.

Aprile

La campagna è ormai tutta verde. Gli alberi sono pieni di foglie e di fiori, le siepi sono ammantate di bianco, l’erbetta tenera e verde copre la terra, gli uccellini cinguettano allegramente. Ogni balcone ha una pianta fiorita. Il cielo è dolcemente azzurro, il vento fa frusciare le foglie degli alberi. Benvenuto, aprile!

Aprile

Avanti, bel mese sorridente! Tu fai sbocciare, ogni giorno, cento e cento fiori profumati, rose di macchia, convolvoli, campanelle, glicini e lillà. Il tuo venticello è tiepido e profumato, nei tuoi occhi si rispecchia l’azzurro del cielo. Benvenuto, aprile!

Aprile

Aprile arrivò e aveva in mano un ramo fiorito. Vide che marzo, quel fratellino pazzerello, aveva fatto il suo dovere, ma non troppo. C’era, sì, qualche fiore, c’era, sì, qualche spicchio di cielo azzurro, ma per aprile non bastava. Spazzò il cielo e subito tutte le nuvole si allontanarono. Toccò, col suo ramoscello, gli alberi e subito questi misero tanti fiori e tante foglie. Aprile non si stancava: la sua fatica era leggera e dolce.

Aprile

Aprile è arrivato. La gente apre le finestre e invita l’aria tiepida ad entrare; le ragazze cantano felici. Fiori dappertutto. Perfino le piantine che crescono sulla strada e che tutti, camminando, schiacciano col piede, mettono un fiorellino, piccino, ma coraggioso. Gli insetti escono dalla terra e si mettono a volare.

Aprile

Qualche volta il cielo si vela, ma è un velo di pioggerella leggera: dà un’annaffiatina ai fiori e sparisce. Quando aprile si avanza tra i fiori, le farfalle e gli insetti ronzanti, tutto rinasce a nuova vita. Gli alberi sono in fiore, il cielo è dolcemente azzurro, nei prati odorano le violette e sui vecchi muri si arrampica il glicine profumato.

Aprile

Quanti fiori nei giardini, ad aprile! Nascoste, fra l’erba, sbocciano le violette profumate, sulla siepe, le rose di macchia. Ecco i garofani rossi di fiamma, le campanelle azzurre, le margherite fatte a stella. Ogni pianta ha il suo fiore. Anche le piantine che non si sa come si chiamano, hanno messo il loro bocciolino. Le api volano sui fiori e visitano il fiorellino più modesto come il fiore più splendente.

Aprile

Aprile deriva da “aprire”, perchè con questo mese comincia la bella stagione, si schiudono gemme e fiori, e la terra si apre alla vegetazione.

La natura è nel suo pieno rigoglio. Quali sono i fiori tipici dell’aprile? Il glicine, che ammanta con la sua veste smagliante i vecchi muri e le terrazze; il lillà, i cui fiorellini sono golosamente visitati dagli insetti che ne cercano la gocciolina di nettare nascosta in fondo ai calici; gli alberi da frutto, meli, peri, ciliegi, tutti in fiore.

Gli insetti sono ormai tutti in piena attività: farfalle di tutti i colori, vespe, calabroni, api… Tutti gli animali che erano caduti in letargo nella cattiva stagione si sono ormai risvegliati: bisce, lucertole, tassi, ghiri e pipistrelli. Inoltre sono tornate le rondini che hanno già cominciato a riattare il nido.

Nel cielo intensamente turchino qualche nuvola leggera sdrucciola lentamente. Il sole sparge sui campi il suo calore tiepido e dolce. Gli uccelli, ebbri di gioia, cantano. Nei prati, le primule e le margherite sollevano le timide testine al sole che le ha risvegliate. I boschi si ravvivano di profumi e di canti. Il ruscello inargentato rinnova la sua musica antica, fra sorrisi azzurri di mammole e di pervinche. Nei campi, i susini ed i ciliegi in fiore sembrano lunghe sciarpe rosee e bianche. La primavera! Dappertutto ha diffuso la sua giovinezza, il suo riso, la sua bellezza, la sua luce. (G. Barbetti)

Aprile

Aprile è un bel mese di primavera. Il cielo è dolcemente azzurro e soltanto qualche nuvoletta bianca vaga qua e là sospinta da un venticello lieve. I prati sono fioriti. Sbocciano, fra l’erba, le margherite bianche che sembrano stelline, le primule, le viole; i bambini le colgono e ne fanno mazzetti che offrono alla mamma e alla maestra. Aprile, dolce dormire. I bambini, la mattina, non vorrebbero aprire gli occhietti pieni di sonno, ma la mamma li bacia in fronte e dice: “Sù, è tardi!”.

Il mese di aprile

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Poesie per la festa della mamma

Poesie per la festa della mamma – una raccolta di poesie e filastrocche per la festa della mamma, di autori vari, adatte a bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Ti voglio bene

Ti voglio bene, mamma… come il mare!

Non basta: come il cielo! No, più ancora.

Mamma, ci penso già quasi da un’ora,

eppure quel nome non lo so trovare.

So che quando torno dalla scuola

i gradini li faccio a rompicollo,

per l’impazienza di saltarti al collo

e il cuoricino, puf, mi balza in gola.

Ti voglio bene quando sei vicina

e quando non ci sei: quando mi abbracci.

Ti voglio bene anche se mi fai gli occhiacci.

Ti voglio bene sempre, sai, mammina?     L. Santucci

Il mazzo di fiori

Tre garofani, due rose,

sei viole del pensiero,

cinque bianche tuberose:

un bel mazzo per davvero!

Carlo porta i fiori in dono

alla mamma: quanti sono?

Proprio quella

Chiede Lilì: “Ma dimmi, babbo mio,

come hai potuto indovinar da te,

proprio la mamma che volevo io,

proprio la mamma che va ben per me?” L. Schwarz

Fiori per la mamma

Io raccolgo roselline,

tu ranuncoli dorati

tu narcisi e pratoline

sulle rive e in mezzo ai prati.

Oh mammina, tanti fiori

raccogliamo, sai perchè?

Per l’aroma? Pei colori?

Per donarli tutti a te. D. A. Rebucci

Mamma

Quando l’ombra discende sonnolenta,

mamma, mi piace di sentir la mano

tua, che carezza i miei capelli, lenta;

sentir la voce tua che parla piano;

posar la testa sopra i tuoi ginocchi!

E quando chini il viso sul mio viso,

tutta la luce, mamma, è nei tuoi occhi,

nel tuo sereno e limpido sorriso;

e una gran pace scendo in me così,

null’altro desiderio il cuor m’infiamma,

e la gioia del mondo è tutta qui,

nella tua mano che mi sfiora, mamma!  Zietta Liù

Il bimbo e la mamma

Mammina, quante

dolci piccole stelle!

Ma le piante

sono come belve

accovacciate! Un’ombra si muove

piano, piano…

dove sei, mamma!

Prendimi per mano.

Un passo leggero

ci segue. Uno sconosciuto nero

muove le fronde…

Si nasconde

come per farci spavento!

E’ il vento.

Non è vero, mammina? E’ il vento.

Le stelle sono lontane lontane…

Sembrano carovane

sperdute nell’oscurità…

E si cercano invano!

Di là dalle stelle, che ci sarà?

Mammina, prendimi per mano. (U. Betti)

Alla mamma

Mamma, per la tua festa

io ti offro

una cesta di baci

e un cestino di stelle.

Ti offro un cestino di fiori

su cui posare la testa

quando sei stanca;

una fontana di perle lucenti

color della luna,

una ghirlanda di rose

e una montagna

di cose gentili

un cuore tanto piccino

e un amore grande così:

mamma per questo dì. L. Nason

La mamma

Che cos’è la mamma?

Oh, bambino,

tu vuoi saperlo cos’è?

Qualcosa di grande! Benchè

il tuo cuoricino

sia piccino piccino

la mamma dentro ci sta!

La mamma è lo stesso

del tuo cuore

che soffre per te

che vive soltanto perchè

tu vivi, suo tenero fiore! C. Pagani

Gli occhi della mamma

Se mi soffermo a guardare

negli occhi la mia mamma

vi scorgo uno stagno incantato.

Attorno s’innalzano gli alberi

e un’isola un poco confusa

circondan le limpide acque.

Potessi io volger la prua

della mia povera barca

verso quelle acque silenti!

I pesci più rari vi nuotano

e uccelli preziosi sugli alberi

dell’isola a me tanto cara

innalzano canti di giubilo.

Se mi soffermo a guardare

negli occhi della mia mamma

vi scorgo uno stagno incantato. Poesia popolare giapponese

Per la mamma

Filastrocca delle parole:

si faccia avanti chi ne vuole.

Di parole ho la testa piena,

con dentro “la luna” e “la balena”.

Ma le più belle che ho nel cuore,

le sento battere: “mamma”, “amore”. Gianni Rodari

Favola e sogno

Oh, la brina degli anni sui capelli!

E’ scesa lenta

e d’improvviso

è sera.

Ma nel crepuscolo ancora

l’anima ad una qualche favola s’indora

dolcemente.

Un navicello antico scivolando

su meraviglie d’acque

nel mattino

mi porta ad un’isola verde

ove sotto platani frondosi

in riva a un quieto lago

sorridono le madri:

la mia con gli occhi andalusi,

giovane come nel tempo ch’era appena fanciulla.

Non parla,

tra le braccia mi stringe al seno:

e l’aria m’avvolge

d’un canto invisibile d’uccelli

tra i rami

in mutevoli voli

dentro le folte fronde.

Oh, la brina degli anni sui capelli!

Ma io come un bambino stordito

cerco mia madre

e può ricondurmi da lei

qualche favola bella

che l’anima indora. C. Saggio

Ti voglio tanto bene

Ho pregato un poeta

di farmi una poesia

con molti auguri per te,

mammina mia;

ma il poeta ha risposto

che il verso non gli viene;

così ti dico solo:

ti voglio bene! L.Schwarz

Mamma cangura

Quale mamma si cura

del suo piccolino

più della cangura?

Anziché in passeggino

in giro lo porta

in una sorta di sporta

fatta di pelle

senza manici nè bretelle

senza cinghie nè tracolla,

e come una molla

spicca salti

lunghi e alti

mentre il suo cuccioletto

sta comodo come a letto…

Auguri mamma

Se io fossi, mamma, un uccellino

che vola nel cielo profondo

vorrei offrirti il mio canto

più dolce, soave, giocondo.

Se io fossi, mamma, una stella

che brilla nel bruno firmamento

con more e baci a cento a cento.

Ma essendo solo un bambino

e non avendo che il cuore,

ti voglio stare vicino

per dirti tutto il mio amore.

L’amore per la mamma

Mammina, mia dolce, mia cara mammina,

vuoi conoscere l’amore della tua bambina?

Il mio amore per te è lungo come una strada

che non finisce, non finisce mai,

e più cammini, più lontano vai,

non termina l’amore e non si chiude la strada. M. Remiddi

Ho fatto un mazzolino

Ho fatto un mazzolino

coi fiori del giardino

li ho colti stamattina

insieme col papà,

sono i fiori per la tua festa,

cara mamma eccoli qua:

una rosa perché ti voglio bene,

una viola perché sarò ubbidiente,

un papavero non so perché

un non ti scordar di me.

Un mughetto insieme

a un gelsomino

da quest’oggi sarò sempre

più buono

una primula vuol dire che

il primo pensiero sei per me!

Qualche ciclamino perché

dimentichi che sono birichino,

un girasole, una margherita,

perché tu sei il sole della vita!

Una rosa perché ti voglio bene

una viola perché sarò ubbidiente,

un garofano, una pansé

e tutto l’amore che c’è in me!

La mamma viene

Alla finestra

sono affaccendati insieme tre piccini.

tre fratelli.

E guardano ansiosi per la via

fra muri e siepi, così bianca e lunga,

se alfine giunge chi tarda: se giunga

la mamma, che ha promesso, andando via,

di tornare presto con le mani piene.

“Mamma! La mamma viene!”

scoppia dalle tre gole un solo grido.

E’ spuntato, là in fondo, il caro viso

di mamma, che già guarda alla finestra,

agitando un involto con la destra.

E s’affretta, s’affretta… Ecco, è vicina

e già saluta col soave riso

i bimbi ch’ella adora

ed ha lasciato triste la mattina,

lavorando di lena tutto il giorno

sol per quest’ora dolce del ritorno. D. Garoglio

Festa per la mamma

Mamma, per la tua festa

avevo preparato

un fiore di cartapesta:

gambo verde, petali rosa

vedessi mamma che bella rosa!

Ma per la strada il fiore è caduto,

o forse sull’autobus l’ho perduto.

Che pasticcio, mammina mia,

avevo imparato la poesia:

la poesia non la so più,

ora che faccio, dimmelo tu.

Posso offrirti un altro fiore

quello che nasce nel mio cuore.

Posso dirti un’altra poesia:

Ti voglio bene, mammina mia.

Per la mamma

La mia preghiera ascolta

angelo dolce e pio,

tu che in cielo ogni volta

puoi parlare con Dio.

Digli che sono piccino,

che la mia mamma adoro,

che sono birichino

ma sono il suo tesoro.

Digli che sarò buono,

che a lui mi raccomando

e che nessun bel dono

per questo gli domando. I. Alliaud

Augurio alla mamma

Quando ti levi splenda il sole

cantino gli uccellini.

Quando sfaccendi in ogni stanza

ci sia un lume di speranza.

Se accarezzi i tuoi bambini

siano un mazzetto di fresche viole;

se rammendi, se dipani

benedette le tue mani.

Se riposi a tarda sera

nel giardino della preghiera

ti sia lampada una stella,

la più chiara, la più bella.

E la notte, quando chiudi

gli occhi e al sonno ti abbandoni,

venga l’angelo a piedi nudi,

e di sogni t’incoroni. A. Rebucci

Ha detto mamma

Venite anche voi l’udrete:

ha detto proprio bene

“Mamma!” il mio uccellino;

l’ha detto, ve ne assicuro!

Voi sorridete incredule

e pensate che io vi inganni

ma no, egli l’ha detto

poco fa, distintamente.

Ma ora perchè mai

si ostina a restar muto

mentre vi chiamo

per farvelo sentire?

“Mamma” su dilla

ripeti la parola meravigliosa;

su, mio piccolo, parla,

altrimenti mi derideranno

rideranno di me.

E diranno che tua madre

ha sognato di ufire quello

che tu pure dici così bene!

Ah! Perchè taci?

E’ dunque una grazia

che tu fai solo a tua madre

il dirmi “mamma” distintamente? Anonimo del Congo

Che cosa è una mamma

Una mamma è come un albero grande

che tutti i suoi frutti ti dà:

per quanti gliene domandi,

sempre uno ne troverà.

Ti dà il frutto, il fiore, la foglia,

per te di tutto si spoglia:

anche i rami si taglierà.

Una mamma è come un albero grande.

Una mamma è come il mare.

Non c’è tesori che non nasconda.

Continuamente con l’onda

ti culla e ti viene a baciare.

Con la ferita più profonda

non potrai farla sanguinare.

Una mamma è come il mare.

Una mamma è questo mistero.

Tutto comprende, tutto perdona,

tutto soffre, tutto dona,

non coglie fiore per la sua corona.

Puoi passare da lei come straniero

poi calpestarla in tutta la persona:

ti dirà: buon cammino, bel cavaliero!

Una mamma è questo mistero. F. Pastonchi

La festa della mamma

O mamma, ti vo’ far la serenata

e ti dirò che un angelo tu sei,

donato dal Signore ai giorni miei.

Con i fiori più rari, una corona

voglio intrecciarti, mia mammina buona,

e al sole vo’ rubare i raggi belli,

per farne un serto per i tuoi capelli.

Ti donerò ogni giorno tanto amore

e specialmente se ti piange il cuore;

il cielo pregherò perchè tu viva

tanti e tant’anni, sempre più giuliva;

giuliva di vedere i figli tuoi

sempre più buoni, come tu li vuoi. T. Romei Correggi

L’infinito amore

E’ grande il cielo, e riluce di stelle,

è grande il mare e in fondo ha le sue perle,

è grande il mondo e in seno ha una gran fiamma

che brucia dentro il cuore d’ogni mamma;

e questa fiamma il suo cuore s’affina,

e la sublima, la rende divina:

le fa scordare le sue pene amare,

se un bimbo le sta in grembo a trastullare.

O amor di mamma! O nome tutto santo!

Commuovi il cuore da venirne il pianto! C. Di Bella

Essere re

Ti piacerebbe essere re

con un bel cavallo bianco

una spada d’oro al fianco,

un castello tutto per te?

Aver dietro scudieri armati,

così bene allineati

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Recita per la festa della mamma – Con lo stesso amore

Recita per la festa della mamma – Con lo stesso amore – una semplice recita adatta a bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Personaggi

Due presentatori e tredici mamme. Ogni mamma ha un bambino (una bambola) tra le braccia e rappresenta un’epoca e un paese diverso. I presentatori sono ai due lati della scena sulla quale man mano arriveranno le varie mamme.

Primo presentatore

In tutti i tempi le mamme hanno cullato i loro bambini

Secondo presentatore

In tutte le epoche e in tutti i paesi del mondo le mamme hanno cantato la ninna nanna

Primo presentatore

Con lo stesso cuore…

Secondo presentatore

Con lo stesso amore…

Primo presentatore

Quando gli uomini vivevano nelle caverne c’era talvolta un bimbo che non voleva dormire. Ascoltate!

(Avanza nel mezzo della scena la mamma della preistoria)

Mamma dell’età preistorica

Perchè piangi? Hai paura? Il sole si è spento, ma il fuoco è acceso e fa fuggire le fiere. Dormi… L’orso non si può avvicinare, il lupo fugge lontano. Sei tra le braccia della mamma, non temere, bambino!

Secondo presentatore

(Mentre la mamma dell’età preistorica si allontana). Nell’antico Egitto, dove regnavano i Faraoni e si costruivano le piramidi… (Entra la mamma egiziana)

Mamma egiziana

Il tempio del sole è chiuso: le stelle aspettano la luna; il Nilo va e va. Le mie braccia come l’onda sulla riva, la mia voce come il vento tra le canne… Qui, sul cuore della mamma, fa’ la nanna, fa’ la nanna…

Primo presentatore

A Sparta, la città greca degli eroi. (Entra la mamma spartana, mentre l’altra si ritira)

Mamma spartana

Il carro del sole si è tuffato nel mare. Dormi, bambino. Un giorno sarai lo scudo della tua patria: il tuo petto sarà saldo come il bronzo, il tuo braccio sarà il terrore di ogni nemico. Dormi intanto tra le braccia della mamma.

Secondo presentatore

A Roma, al tempo degli Imperatori, quando i cristiani vivevano nelle catacombe. (Entra la mamma romana e prende il posto della spartana)

Mamma romana

Ti segno sul petto con la croce; nulla potrà farti male, bambino mio. Sarai seguace di Cristo e come tuo padre non rinnegherai la tua fede. Dormi dolcemente sul mio cuore, bambino; oggi, questo cuore, laggiù sotto le volte delle catacombe al lume delle fiaccole, ha ricevuto la visita del Signore. Ninna nanna con Gesù. Con la tua mamma…

Prima presentatrice

Nel Medioevo, l’età dei castelli, dei cavalieri, delle lotte e dei tornei. (Mentre si allontana la mamma di Roma, avanza la castellana)

La castellana

Perchè piangi? Il ponte levatoio è stato alzato, le guardie vegliano sugli spalti, le mura ti difendono e se ancor non bastasse, c’è il cuore della mamma. Fa’ la nanna… non senti? Un suono di mandola ti dice: “Dormi… dormi…”. E’ spuntata la luna ed io voglio filare i suoi raggi per farti una coltre d’argento. Ninna nanna, mio tesoro.

Secondo presentatore

All’epoca delle scoperte, quando i navigatori andavano lontano alla ricerca di terre sconosciute. (Entra una donna della fine del ‘400)

Donna del ‘400

Il babbo se n’è andato. Oltre il mare, lontano, che terra ci sarà? Anche tu, bimbo mio, un giorno te ne andrai: già ti corre nel sangue l’ansia di navigare. Sogna tra le mie braccia! Sogna di dondolare in una bella nave. Il vento apre le vele, l’onda ti culla piano. E’ tanto grande il mare! Piano piano, così…

Primo presentatore

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Poesie e filastrocche su APRILE

Poesie e filastrocche su APRILE – una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Nuvoletta gentile

Vanno le pecorelle

per le strade del cielo,

coprono sole e stelle

con un leggero velo.

Camminan dolci e quiete

notte, mattina e sera

e sciogliendosi in pianti

adornan di brillanti

madonna primavera.

La nuvola più bianca,

pur non essendo stanca,

non vuol più camminare

perchè da un fior che ha sete

s’è sentita invocare.

La chiaman le sorelle;

ma la nube gentile

in cielo non c’è più:

è discesa quaggiù,

dal fiore dell’aprile. M. Gianfaldoni Miserendino

Aprile

Questo mese canterino

che ha un fioretto sullo stemma,

non dimentica un giardino,

non si scorda di una gemma.

Mostra i suoi color più belli

da ringhiere e da cancelli.

Cuor contento ed occhi puri,

con un filo d’erba in bocca,

mette il verde anche sui muri.

S’addormenta in mezzo al prato:

è felice d’esser nato.

Sopra il monte aspetta il sole.

Tutti i doni ha nella sporta

per lasciarne ad ogni porta.

Ma per sè altro non vuole

che la piuma di un uccello

per ornarsene il cappello. Renzo Pezzani

Aprile

Così aprile in un giorno

m’ha dipinto il giardino:

di bianca calce tutto il muro intorno

e tutto il cielo del più bel turchino.

Di verde non ha fatto economia.

E’ così verde questa terricciuola

che sembra l’orto della poesia.

Che chiasso di colori in ogni aiuola

e quanti fiori, quanta fantasia

di blu, di rossi, di celesti e viola!

C’è un fior per tutti in questo mio giardino!

Fanne un mazzetto da portare a scuola!

Così dipinse April questa mia breve

terra intingendo il pennello nel cuore

fin che bastò il colore. Renzo Pezzani

Aprile

L’alba del tuo ritorno, o dolce aprile,

con infinita gioia salutiamo:

“Benvenuto” diciamo

“mese ridente, tiepido e gentile!” V. Lima Nicolosi

Aprile

Aprile pittore

sai dirmi quant’ore

avrai consumato

per rendere il prato

sì vago e sì bello?

Non ebbe il pennello

del tuo più divino

il grande d’Urbino!

Di mille colori

dai tingere i fiori

e il verde sfumare

di tinte ore chiare

ora cupe – i nidi

ti mandano gridi

festanti – fu greve

l’inverno di neve!

Ma tanto gentile

sei tu, vago aprile! A. Fucigna

Stornelli d’aprile

Fior d’amaranto

è tornato l’april, tiepido è il vento,

e già stilla dai tronchi il primo pianto.

Fior di frumento

mentre stilla dai tronchi il primo pianto,

ride di fiori l’albero contento. E. Panzacchi

Piccolo motivo d’aprile

La sorella ricama

nell’orto un fazzoletto.

Oh, come è lustro il tetto

di brina stamattina!

Una pendula rama

le tocca la testina.

Che strepito nel cielo,

che contesa canora!

La sorella lavora

con un sorriso gaio…

le scende un fior di melo

sul piccolo telaio. Marino Moretti

Pioggia d’aprile

Sui campi stamattina

scende una pioggia fina,

e musica soave

spande per ogni dove.

Tutta se ne commuove

la terra, che riceve

questa freschezza lieve

che dolcemente piove. A. Orvieto

Pioggia e sole d’aprile

Son aghi sottili

che sembrano fili

di liquido argento

stroncati dal vento.

La pioggia s’arresta,

la nube dilegua;

nell’ora di tregua

gli uccelli fan festa.

Ma i piccoli fili

d’acciaio lucenti

cadendo sottili

ritornan frequenti.

S’arresta la piova…

e il sole ritrova

tra nuvole rade

le azzurre sue strade. G. Cesare Monti

Canto d’aprile

C’è fra i rovi, ieri non c’era,

l’erba che trema come un verde fuoco,

l’ha perduta per gioco

la giovane primavera.

La pecorella vestita di lana

ora strappa le tenere foglie,

e per ogni ciuffo che coglie

batte un tocco di campana.

A quel suono fiorisce il pesco,

si schiudono le finestrelle,

e le rondini col cuore fresco

giungono dalle stelle.

L’acqua chioccia nella peschiera

rotonda come una secchia,

e l’allodola dentro vi specchia

il suo canto di primavera. R. Pezzani

Aprile

Allorchè torna aprile

campeggia sopra il prato il fiordaliso

e nell’acqua che corre

si specchia ogni bel viso.

Sull’albero l’uccello

canta soavemente: chi lo sente

rivede il paradiso. N. Moscardelli

Canto d’aprile

Già frondeggia, sfiorito, il biancospino

che primo salutò la primavera:

già il nido i merli, sul leccio e sul pino,

chiassosi fanno: e al giunger della sera

l’usignolo flauteggia innamorato.

Già grida nell’azzurro

il volo delle rondini veloci:

già le garrule voci

dei bambini sul prato

sopraffanno il sussurro

dei fiorellini a schiera,

e il cuore delle mamme, in quelle voci. V. Masselli

Pesci d’aprile

Attento, attento bambino!

C’è per aria un pesciolino

di panno, sporco di gessetto,

e qualcuno sussurra: “Lo metto

sulla schiena al più distratto”.

E’ un pesciolino matto,

un pesciolino d’aprile.

Se ti tocca, sii gentile;

si tratta d’un piccolo gioco,

uno scherzo che dura poco,

non più d’un giro di sole,

e l’usanza così vuole.

Il pesciolino che vola,

tra i piccoli della scuola,

è un segno primaverile

della gaiezza infantile.

Attento, attento bambino:

vola vola il pesciolino. V. Masselli

Mario

E’ come il cielo d’aprile:

piange, ma basta un nonnulla

(un passerotto che frulla,

o una pagliuzza) e il cortile

ode il suo riso beato.

Vedi? Il sereno è tornato.

Ma dura poco: si turba

(basta un nonnulla: una rossa

mela che coglier non possa,

o un’ape che lo disturba);

versa di pianto un barile…

E’ come il cielo d’aprile. M. Castoldi

Pioggia d’aprile

Attoniti dai nidi

nuovi, sui vecchi tetti

guardano gli uccelletti,

mettendo acuti gridi

cadere l’invocata

pioggia di mezzo aprile.

Tu dietro la vetrata

dalla finestra bassa

come lor guardi e ridi.

E’ nuvola che passa. L. Pirandello

Aprile

Ecco aprile giovinetto

che ha negli occhi le viole.

Con il primo mite sole

vien danzando per le aiuole

un allegro minuetto.

Lo salutano i ruscelli,

canticchiando in freschi cori:

lo salutano gli odori

delle mammole e dei fiori

ed il trillo degli uccelli. D. Dini

Pioggia d’aprile

Nuvole pazzerelle!

Scherzano su nel cielo

in un momento intessono

intorno al sole un velo.

Poi leste quattro gocciole

di pioggia spruzzan giù:

e al sol fuggendo, gridano:

“Adesso asciuga tu!” L. Schwarz

Aprile

Aprile, dolce dormire,

nel bianco tuo lettino,

mentre la cincia trilla

e frulla il cardellino… Hedda

Canti della mattina

Cantan le rose e cantan le viole.

cantano i gigli dalle verdi aiuole:

“Buongiorno, o sole!”.

E canta l’usignol, canta lo storno,

cantano i monti e il mare intorno intorno

“O sol buongiorno!”. R. Fucini

Il mago d’aprile

Buongiorno, mago aprile!

Sei tornato? – Si desta

al semplice suo tocco

con tre ghirlande in testa

nell’orto l’albicocco;

l’acacia nel cortile

mette il più bel monile;

le rondini dai nidi

gridano: “Vidi! Vidi!”

Buongiorno! Lo sparuto

margine del fossato

si veste del più ricco

mantello di broccato

per te, che faccia spicco;

e il ruscello già muto,

ripreso il flauto arguto

suona, portando al mare

argenti e perle rare. A. S. Novaro

Aprile

Verde, festoso, gentile

è il panorama d’aprile;

sembra dipinto a pennello

da qualche grande pittore.

“Guardate il cielo, che bello!”

bisbiglian le viole in fiore.

“Guardate il mare, che incanto!”

dicon le vele nel vento.

“Guardate le erbe, che manto!”

cantan le nubi d’argento.

Son fratelli e compagni

torrenti, rivoli e stagni;

son compagni e fratelli

passeri, tordi e fringuelli;

son fedelissimi amici

steli, germogli e radici. (L. Folgore)

Ritorna aprile

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Lavoretti per la festa della mamma: altre 30 e più idee creative

Lavoretti per la festa della mamma: altre 30 e più idee creative. Una collezione di tutorial per realizzare coi bambini della scuola d’infanzia e primaria vari lavoretti e biglietti d’auguri per festeggiare la mamma…

…lavoretti per la festa della mamma realizzati con origami, pittura, paper cutting, progetti di riciclo di vari materiali, pop up, stampa, collage, mollette da bucato e altro ancora…

1

1. biglietto d’auguri pop up con modello pronto per la stampa gratuita e istruzioni di montaggio dettagliatamente illustrate (basta cliccare sull’immagine). Per i più piccoli si può pensare di far colorare le parti e poi montarle, per i medi colorare e ritagliare. Molto bello, di http://www.freekidscrafts.com

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2. libretto a cuore, può essere usato per scrivere una bella poesia, di http://familyfun.go.com/

3

3. 70 e più progetti creativi per la festa della mamma sul tema “fiori”, qui LAPAPPADOLCE

4. E qui LAPAPPADOLCE 60 e più progetti creativi per realizzare cuori

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5. biglietto d’auguri a forma di tulipano di http://crafts.kaboose.com. Molto semplice da realizzare stampando il modello gratuito (clicca su “pattern”)

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Lavoretti per Pasqua: uova decorate – 30 e più progetti

Lavoretti per Pasqua: uova decorate – 30 e più progetti. Una collezione di progetti sul tema “uovo di Pasqua” per la scuola d’infanzia e primaria: tecniche per tingere con ingredienti naturali, coi coloranti alimentari, uova trasformate in personaggi, in biglietti d’auguri, in decorazioni per la scuola e la casa; idee per la merenda, e molto altro…

Lavoretti per Pasqua: uova decorate - 30 e più progetti
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1. Uova decorate con colori alimentari e colla a caldo.

Bisogna bollire le uova, quindi farle raffreddare e applicare la colla a caldo creando disegni a piacere. Per evitare di scottarsi è utile mettere le uova nella loro confezione di cartone.

Quando la colla si è rappresa, immergere le uova nel primo colorante per il tempo necessario, quindi far asciugare, rimuovere la colla a caldo, applicare un secondo disegno di colla a caldo ed immergere in un secondo colorante, e via così.

Tutorial di http://creativeconnectionsforkids.com

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Lavoretti per Pasqua: uova decorate - 30 e più progetti
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2. metodi di tintura delle uova con ingredienti naturali di http://www.marthastewart.com.

Giallo oro: (deep gold) far bollire le uova in soluzione di curcuma e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Terra di Siena: (Sienna) far bollire le uova in soluzione di cipolle rosse e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Marrone scuro: (dark rich brown) far bollire le uova nel caffè nero e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Giallo chiaro: (pale yellow) mettere a bagno le uova  in soluzione a temperatura ambiente di curcuma e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Arancio: (orange) immergere le uova  in soluzione a temperatura ambiente di cipolla rossa e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Marrone chiaro: (light brown) immergere le uova  nel caffè nero e due cucchiai di aceto per 30 minuti

Rosa chiaro: (light pink) immergere le uova in soluzione a temperatura ambiente di barbabietola e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Azzurro: (light blue) immergere le uova  in soluzione a temperatura ambiente di cavolo rosso e due cucchiai di aceto per 30 minuti.

Blu: (royal blue) immergere le uova  in soluzione a temperatura ambiente di cavolo rosso e due cucchiai di aceto per una notte.

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Acquarello steineriano – la fioritura degli alberi da frutto

Acquarello steineriano –  la fioritura degli alberi da frutto. Una proposta di lavoro sul tema “la fioritura degli alberi a inizio primavera”.

L’esperienza procede rispettando una data sequenza di azioni, che porta il bambino a riflettere sulla condizione dell’albero in questa stagione.

Molto importante è non presentare ai bambini lavori già fatti: vi accorgerete così che proprio chiedendo ai bambini di rispettare una certa sequenza, verrà fuori la personalità di ognuno di loro, e non potranno esserci due alberi uguali, o due verdi uguali, o due marroni uguali ecc…

Acquarello steineriano - la fioritura degli alberi da frutto 20

Acquarello steineriano – Materiale occorrente

acquarelli di qualsiasi marca in tubetto o flaconcino (non in pastiglia) nei colori:

giallo limone,

blu di prussia

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