LE PECORE E LE CAPRE dettati ortografici, poesie e letture

LE PECORE E LE CAPRE dettati ortografici, poesie e letture per bambini della scuola primaria.

La pecora e la capra

Buone e pacifiche, le pecore e le capre pascolano sui prati e brucano l’erba e i germogli lungo le siepi. Il vello delle pecore è folto e morbido, formato da bioccoli di lana.
Il maschio della pecora si chiama montone, ed ha due corna ricurve.
Le capre hanno una graziosa barbetta sotto il mento e piccole corna curve e affilate con le quali aggrediscono e si difendono.

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CAMOSCI STAMBECCHI CAPRIOLI ALCI CERVI dettati ortografici, poesie e letture

CAMOSCI STAMBECCHI CAPRIOLI ALCI CERVI dettati ortografici, poesie e letture per la scuola primaria.

Stambecchi e camosci
Si videro scendere a valle quaranta o cinquanta stambecchi e un centinaio di camosci come una frana, ma più potenti gli stambecchi, capaci di daltare rocce che i camosci girano, e di valicare d’un salto fino a sei o sette metri di terreno impervio, fermandosi di netto su una piccola punta aguzza. Sanno anche risalire pareti a picco, incastrandosi tra due piani ad angolo, facendo gioco con gli zoccoli tra l’uno e l’altro.
(G. Piovene)

Il camoscio
Un vecchio cacciatore raccontava questo episodio, occorsogli al ritorno da una infruttuosa battuta di

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LE VOLPI dettati ortografici, poesie e letture

LE VOLPI dettati ortografici, poesie e letture per la scuola primaria.

Le volpi
Parla un volpone: “Osservate tutto e notate ogni minima cosa. Non date mai a vedere d’essere delle volpi; se volete manifestarvi ad alta voce, fingetevi cuccioli di cane: abbaiate. A caccia, ricordatevi di essere una selvaggina anche voi, guardatevi d’attorno, accosciatevi spesso, ascoltate ciò che dice la terra. Se ferite, non urlate, mettetevi sottovento dei cani e

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I SUINI: dettati ortografici e letture

I SUINI: dettati ortografici e letture per bambini della scuola primaria.

Il cinghiale

Occhio vivace,  garretti asciutti, dorso agile, trotto veloce e nervoso, cotenna spessa e dura, zanne robuste e acuminate, il cinghiale è un lottatore di grande coraggio. Ben diverso da lui è il placido grasso maiale discendente dal cinghiale che ancora vive in libertà nelle macchie e nelle foreste paludose.

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ANIMALI DEL DESERTO dettati ortografici, letture e poesie

ANIMALI DEL DESERTO dettati ortografici, letture e poesie per bambini della scuola primaria.

Il cammello è il primo animale di cui ci parla la Bibbia; con il cavallo i il bue, fu uno dei primi animali che l’uomo abbia assoggettato al proprio diretto servizio.  Il cammello è detto “la nave del deserto”, perché è l’unico animale che possa attraversare gli immensi deserti sabbiosi dove manca l’acqua. Un cavallo con un carico sulle spalle affonderebbe nella mobile sabbia e presto, stanco e spossato, non potrebbe più proseguire.

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IL CANGURO dettati ortografici, letture e poesie

IL CANGURO dettati ortografici, letture e poesie per la scuola primaria.

Un marsupiale è un mammifero provvisto di una vasca ventrale nella quale possono essere sistemati uno o più piccoli. I marsupiali, che oggi vivono solamente in Australia e in America, sono tra i primi mammiferi che hanno fatto la loro apparizione sulla terra. Sono stati trovati fossili di marsupiali che provano come già cento milioni di anni or sono vivevano animali a sangue caldo, capaci di allattare i loro piccoli.

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I mammiferi: dettati ortografici e letture

I mammiferi: dettati ortografici e letture per bambini della scuola primaria.

Gli animali

Nessuno può conoscere il numero esatto degli animali che vivono sulla terra: molti trovano ricovero nelle sterminate foreste equatoriali, altri popolano le acque dei fiumi, dei laghi e dei mari, altri, infine, hanno scelto a loro dimora le inospitali distese delle zone glaciali o le sabbie infuocate dei deserti.

Il cavallo, il serpente, la zanzara sono tre animali, ma a nessuno sfugge che sono totalmente diversi: per la forma e la struttura del corpo, per le abitudini di vita, per il cibo di cui si nutrono, per gli aiuti o i danni che possono recare all’uomo.

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Poesie e filastrocche su SAN FRANCESCO

Poesie e filastrocche su SAN FRANCESCO – una collezione di poesie e filastrocche su San Francesco, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

San Francesco

A quei che avean sol cenci, ai poverelli

parlava come a teneri fratelli:

Dicea: “Se fame vi rimorde e sete,

vostro è il mio pan, vostro è il mio vin, prendete”.

E il bianco pan, l’alfore colme, i vari

panni, le fibbie, i nitidi calzoni,

la morbida e sottil giubba di seta,

tutto ei donava con faccia lieta,

fin la cintura pallida d’argento…

E più donava e più vivea contento! (A. S. Novaro)

San Francesco

Parlava alle cicale,

predicava agli uccelli,

e l’albero e l’arbusto

erano suoi fratelli.

Le agnelle al suo passare

accorrevano liete,

le tortore selvagge

rendeva mansuete.

Ai lupi furiosi

donava la dolcezza,

tanta virtù gentile

avea nella carezza. (G. Salvatori)

L’amore di San Francesco per le creature

Agli uomini con elmo e con corazza,

con la spada al fianco e la ferrata mazza,

diceva: “Il cielo nessuna guerra vuole,

vuol che vi amiate sotto il dolce sole.

La tortorella mai non piange sola:

presso ha il compagno che la racconsola;

le piccole api fanno le cellette

concordi, e ognuna un po’ di miele mette,

le rondinelle vanno per miglia e miglia,

concordi, e ognuna un chicco solo piglia.

Amatevi anche voi, dunque! Lasciate

il ferro e l’ira! Amatevi e cantate!”

E a quei che aveano solo cenci, ai poverelli,

parlava come a teneri fratelli.

Diceva: “Se fame vi morde, o sete,

vostro è il mio pane, vostro il mio vin: prendete!”

E il bianco pan, l’anfore colme, i rari

panni, le fibbie, i nitidi calzari,

la morbida e sottil giubba di seta;

tutto donava egli con faccia lieta:

fin la cintura di forbito argento:

e più donava, e più ridea, contento.

Ma quando nulla gli rimase addosso

fuor che un bigello assai ruvido e grosso,

a mo’ d’uccel che frulla, in un giocondo

impeto, uscì cantando in mezzo al mondo:

Lodato sia il Signore

a tutte l’ore!

Lodato sia che alzò i turchini cieli,

che dai notturni veli

delle tenebre oscure

cavò le palpitanti creature.

Cavò dal buio il sole,

il mio fratello sole!

Grande lo fe’, magnifico, raggiante,

a sè somigliante.

Lodato sia con mia sorella luna.

Bianca la fece il mio signor come una

perla del mare,

e di gemmette rare

la volle incoronare!

Lodato sia col mio fratello fuoco.

Egli è robusto, allegro, ardimentoso:

veglia nell’ombra e non ha mai riposo;

monta ostinato e non si stanca al gioco.

Lodato sia con mia sorella acqua.

Pura la volle Iddio, semplice e casta;

serve all’uomo preziosa,

bacia i fioretti, e fugge vergognosa.

Lodato sia col mio fratello vento,

col nuvolo e il sereno ad ogni tempo

onde ha ogni vita il suo sostentamento.

Lodato sia con la mia madre terra:

assai tesori ella nel grembo serra,

e porta i frutti e la foresta acerba,

i fior, gli uccelli coloriti, e l’erba.

Mettete le ali al cuore

e lodate il Signore.

Così cantava; e su gli eretti steli

rideano i fiori, e gli uomini crudeli

sentiano il cuor puro e leggero farsi;

e i ruscelletti alla campagna sparsi

muovevan lesti ad abbracciargli il piede

come un fanciul che a un tratto il babbo vede:

e le irrequiete rondini dai tetti

facean silenzio; e più, pe’ chiari e schietti

azzurri, a volo discendevano calme

a passeggiargli su le aperte palme.

Così cantava da mattina a sera;

e quando il buio intorno al capo gli era,

sul nudo suol che gli facea da cuna

dormia sognando la sorella luna.

(A. S. Novaro)

La predica agli uccelli

Francesco, andando con la compagnia,

alberi vide ai lati della via

ed una moltitudine di uccelli

che piegavano col peso i ramoscelli.

“Fratelli miei, voi grati esser dovete

a chi vi fece creature liete”.

Mentre Francesco così stava a dire,

loro battevan l’ali quasi ad applaudire,

e abbassavano le brune testoline

e allegrezza mostravan senza fine.

Poi disse loro “Andate!”

e a quella dolce voce

in aria si levarono festanti

e si sentivano meravigliosi canti. (F. Salvatori)

San Francesco e il lupo

Viveva un dì, narra un’antica voce,

intorno a Gubbio un lupo assai feroce

che aveva denti più acuti dei mastini

e divorava uomini e bambini.

Dentro le mura piccole di Gubbio

stavan chiusi i cittadini e in dubbio

ciascuno della vita. La paura

non li faceva uscire dalle mura.

E San Francesco venne a Gubbio e intese

del lupo, delle stragi, delle offese;

ed ebbe un riso luminoso e fresco,

e disse: “O frati, incontro al lupo io esco!”

Le donne aveano lacrime così

grosse, ma il santo ilare e ardito uscì.

E a mezzo il bosco ritrovò il feroce

ispido lupo, e con amica voce

gli disse: “o lupo, o mio fratello lupo,

perchè mi guardi così ombroso e cupo?

Perchè mi mostri quegli aguzzi denti?

Vieni un po’ qua, siedimi accanto, senti:

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Poesie e filastrocche sulle FORMICHE

Poesie e filastrocche sulle FORMICHE – una collezione di poesie e filastrocche sulle formiche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

La formica

Oh, formica, formichetta,

quante miglia devi fare?

Dove son le tue castella

che ti dai tanto da fare?

Tu non sei davvero oziosa,

chè lavori senza posa

dal mattino alla nottata,

formichetta affaccendata.

La pazienza della formica

La stradina che porta

al formicaio è storta

e, per di più, è in salita.

Benchè mezzo sfinita,

la povera formica

non bada alla fatica.

Va su per la collina

e dietro si trascina,

a stento ed a rilento,

un chicco di frumento.

E’ giunta quasi in vetta

quando una nuvoletta

sulla terra scodella

un po’ di pioggerella.

L’acqua che cade a picco

ora travolge il chicco

e il granellino biondo

tocca ben presto il fondo.

La formica che fa?

S’abbatte e si dispera?

O imprecando va

contro la sorte nera?

Macchè! Macchè! Sa bene

che i lamenti e le scene

non risolvono niente!

Perciò tranquillamente

riscende la pendenza

afferra il chicco d’oro

e con santa pazienza

ricomincia il lavoro. (Luciano Folgore)

La formica

Oh, formica, formichetta,

quante miglia devi fare?

Dove son le tue cestella

se ti dai tanto da fare?

Tu non sei davvero oziosa,

chè lavori senza posa

dal mattino alla nottata,

formichetta disperata. (Anonimo)

Indovinello

Siamo brave e piccoline

formiam file senza fine;

gironziam d’estate intorno,

lavorando tutto il giorno

per riempire i magazzini

di preziosi granellini. (Cambo)

Formichina

Formichina s’è sposata

ed è tutta affaccendata:

spazza, lava, rifà il letto,

ripulisce fino al tetto,

sforna il pane e, senza affanni,

fa la cena, stende i panni.

Poi riposa e, canticchiando,

con un piede dondolando

nella culla il suo piccino,

gli ricama un camicino. (A. Morani Castellani)

Il formicaio

Dal formicaio uscì una formica

scalò una collina a gran fatica

dal colle giù per la valle andò

nei granaio si arrampicò.

Prese un chicco dal granaio

e lo portò al suo formicaio.

Una alla volta le formichine

viaggiarono per valli e colline

e un grano alla volta, tutto il granaio

si portarono nel formicaio.

Le provviste della formica

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Poesie e filastrocche IL GRILLO

Poesie e filastrocche IL GRILLO – Una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Il grillo vagabondo

Sono un grillo pellegrino

pazzerello e canterino

vivo libero e giocondo

saltellando per il mondo.

Salto sempre allegramente

passo a volo ogni torrente

salto un fosso, un campo, un muro

per cercar grano maturo.

Se non trovo la semente

salto i pasti indifferente

salto anche il venerdì

un po’ pazzo sono sì.

Non mi piace lavorare

preferisco saltellare

potrei fare il ballerino

ma viaggiare è il mio destino.

Mi diverte esser cantante

ma per me, da dilettante.

Canto e salto tutto il giorno

ed a casa mai ritorno

sono un grillo giramondo

un eterno vagabondo.

Così vivere mi va

per goder la libertà.

Grillo

Son piccin cornuto e bruno, me ne sto tra l’erbe e i fior

sotto un giunco o sotto un pruno, la mia casa è da signor

non è d’oro e non d’argento, ma rotonda e fonda è

terra il tetto e il pavimento, e vi albergo come un re

so che il cantico di un grillo, è una gocciola nel mar

ma son triste se non trillo, su lasciatemi cantar.

La serenata del grillo

Sotto un ciuffo di mirtillo

c’era un grillo

mezzo brillo.

C’era un grillo che trillava,

tutta l’aria ne vibrava

tutta l’aria era d’argento

e giù giù nel firmamento

la gran luna, in braccio al vento

per la notte rotolava. (A. Albieri)

Il grillo

Un musicante vestito di nero

suona, ostinato, sul verde sentiero,

senza violino, nè viola, nè archetto,

senza chitarra nè flauto o fischietto.

Sotto una zolla del fresco sentiero

sta il musicante vestito di nero. (U.B.F.)

Il grillo

Tutto arzillo, salta il grillo

e, cantando il suo cri cri,

al bambino che lo cerca

sembra dire: -Sono qui!-

Ma, arrivato al punto buono,

nulla trova il cacciator,

e lo chiama altrove il suono

del grillin canzonator:

– Cri cri cri, non mi hai veduto?

Guarda bene, sono qui!-

Salta svelto il grillo astuto,

e ripete il suo cri cri. (G. Lipparini)

Il grillo

Il grillo salta

da un’erba a uno spino.

Quando la notte sarà nel giardino

tutta la gente cantare l’udrà. (R. Pezzani)

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Poesie e filastrocche BRUCHI E FARFALLE

Poesie e filastrocche BRUCHI E FARFALLE – una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

In un prato

In un prato d’erba fina

è spuntata stamattina

una pratolina bianca

con un petalo che manca.

Pratolina senza un dente

farai ridere la gente!

Chi non ride è un bel bambino

anche a lui manca un dentino!

Sopra un cavolo cappuccio

si è posata una farfalla

mezza bianca e mezza gialla.

Tante uova piccoline

che somigliano a perline

sulle foglie ha sparpagliato

ed il volo ha poi spiccato.

Ad un cespo d’insalata

or sta dando la scalata

un bruchetto verdolino

con due corna sul capino.

La scalata è faticosa

il bruchetto si riposa.

Mangia un poco di insalata

poi riprende la scalata. (Guarnieri Martini)

Il bimbo e le farfalle

Le farfalline tornano fuori

con l’ali splendenti di bei colori.

Chiede il bambino:

“Dove eravate nel triste inverno?

Che facevate?”.

Loro rispondono:

“Dentro i nostri ovettini

piccoli piccoli come semini,

aspettavamo la primavera

per poi volare dall’alba a sera,

aspettavamo ali e colori

per poi volare tra erbe e fiori”.

Bacolino

Il bacolino mangia la foglia

finchè ne ha voglia,

e crescerà.

E quando grosso

sarà venuto,

tutto panciuto

si fermerà.

Di seta un filo

dalla sua bocca

se non si tocca,

lungo uscirà.

E gira gira

sera e mattina,

una casina

si formerà.

Sarà la casa

di seta e bella

e dentro a quella

si chiuderà.

Ed ora un bruco ha la casina

la farfallina

eccola qua. (O. Contini Levi)

I filugelli (bachi da seta)

Gran mangiare, gran dormire! I filugelli

s’imboscarono alfine tra i fastelli.

Ghiande d’oro divennero filando.

Le fanciulle or le colgono cantando.

Chi va, chi viene, come ad una festa:

ognuna ha la sua bionda corba in testa.

Come! Su brulle scope di brughiera

tanti frutti di seta in primavera?

Cantano le fanciulle innamorate.

Pare, il granaio, l’orto delle fate. (Corrado Govoni)

Il baco da seta

Sui graticci bianchi e neri

sono i bachi nati ieri

e la casa all’alba s’alza

e va attorno presta e scalza.

C’è chi muta, c’è chi sfoglia…

chi sminuzzola la foglia…

E il vermino mangia e dorme

mangia e dorme e si fa enorme:

fin che un dì gli vedi in bocca

fil di seta e il bosco tocca.

Poi si chiude in un castello

senza porte e chiavistello,

e il cortile è tutto biondo

di quel bozzolo giocondo. (Lina Carpanini)

Il baco da seta

Fo una vita da signore,

mangio e dormo a tutte l’ore,

muto foggia di vestito.

Ma un bel giorno, vergognoso

dell’inutile riposo, smetto infine di brucare

e comincio a lavorare.

Fili d’argento e filo d’oro

vo intrecciando al mio lavoro

poi mi chiudo in fretta in fretta

nella splendida casetta,

per uscir di là rinato

e in farfalla trasformato. (A. Ferraresi)

I bruchi

Il bruco che si trascina

su due molli file di piedi,

è anch’esso creatura divina,

con un cuore che tu non vedi.

Bruchi rossi come rubini,

bruchi verdi come smeraldi,

irti di peli lunghi e fini

come una seta che li riscaldi;

portano un fuoco che li consuma,

sentono un’ansia che li trasforma:

si trascinano, eppure nessuna

orma è più lieve della loro orma.

Sono anime incatenate

dentro corpi goffi e orrendi:

ma quando le belle giornate

ritornano a splendere, e i venti

vanno colmi d’odori e di polline,

nessun occhio vede più i bruchi:

son scomparsi dai prati, dai colli;

si sono chiusi in cortecce ed in buchi,

si sono appesi al ramo e alla foglia,

ma mutati, come mummie di carta

velina, con dentro la voglia

che preme, con un cuore che batte

già l’ala a una gran vita celeste.

E quando un mattino tu vedi

volare farfalle in gran veste

di gala, ah, ricorda i lor piedi

già molli e quegli orridi dorsi

villosi: ripensa al divino

anelito che li ha percorsi

nel loro terrestre cammino. (Giuseppe Porto)

Solitario

Solitario il bacolino

pur essendo ancor piccino,

preso ha stanza in una noce.

Quando il sole scalda e cuoce,

fa un buchin nel guscio e resta

ore ed ore alla finestra. (A. Morani Castellani)

La crisalide

Una crisalide svelta e sottile

quasi monile

pende sospesa dalla cimosa

della mia casa.

Salgo talora sull’abbaino,

per contemplarla,

e guardo e interrogo quell’esserino

che non mi parla.

O prigioniero delle tue bende,

pendulo e solo,

senti? Il tuo cuore sente che attende

l’ora del volo?

Tra poco l’ospite della mia casa

sarà lontana:

penderà vuota dalla cimosa

la spoglia vana.

Andrai, perfetta, dove ti porta

l’alba fiorita;

e sarà come tu fossi morta

per l’altra vita. (Giudo Gozzano)

Farfalla

Farfallina spensierata

lo sai tu dove sei nata?

Eri bruco in una cella

senza sole e senza stella.

Poi nel sole sei uscita,

come un fiore sei fiorita… (Renzo Pezzani)

La vispa Teresa

La vispa Teresa

avea tra l’erberra

al volo sorpresa

gentil farfalletta.

E tutta giuliva,

stringendola viva,

gridava a distesa:

– L’ho presa, l’ho presa!-

A lei supplicando,

l’afflitta gridò:

– Vivendo, volando,

che male ti fo?

Tu sì mi fai male,

stringendomi l’ale.

Deh, lasciami, anch’io

son figlia di Dio!-

Confusa, pentita,

Teresa arrossì,

dischiuse le dita

e quella fuggì. (L. Sailer)

Le due farfalle

La farfalla cavolaia

che volava tutta gaia

qua e là per l’orticello,

disse a quella tozza tozza

del parente filugello:

– Come sei pesante e rozza!-

Tosto l’altra replicò:

– Bella ed agile tu sei,

questo è vero, ma, però,

godo almen questo conforto:

fan la seta i figli miei,

mentre i tuoi rovinan l’orto!- (G. Fabiani)

Farfalle

Innanzi alla mia casa montana,

ove regna sovrana

la gioia,

sui sassi, sui fiori, sui rami,

ovunque arda il gran sole di luglio,

stanno, vanno, ristanno,

innumerevoli farfalle.

Talune son gialle

come le primule;

altre azzurrine

come miosotidi;

altre dorate

striate

e cupe

come l’arnica ardente;

altre bianche e serene

come il fior del ciliegio innocente. (Giuseppe Zoppi)

Farfalle

Nella selva ombrosa e fresca,

mentre cantan le cicale,

uno sciame di farfalle

batte l’ale.

Semi d’oro luccicanti

getta il sol tra frondi e frondi,

e ne tremolan pel suolo

ischi biondi.

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Poesie e filastrocche sugli animali e favole in rima

 Poesie e filastrocche sugli animali e favole in rima

Poesie e filastrocche sugli animali e favole in rima – una raccolta, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

La filastrocca del bimbo e delle bestiole

Il bambino.

Farfallina, farfalletta

dalle alucce tutte d’oro,

perchè voli tanto in fretta?

Perchè sempre scappi via?

Perchè vai sempre lontano?

Io ti voglio qui vicino

un momento, un momentino.

La farfalla.

Lasciami andare, bambino

non mi chiamare!

Devo volare al mio regno,

lassù nel paese più azzurro

lassù nel paese più bello.

Se scende improvvisa la notte

non giungo più in tempo al castello.

Il bambino.

Formichine, formichette

dove andate in processione?

Son già colme le casette

di granelli e briciolone.

Aspettate un momentino

e fermatevi a giocare.

Perchè far tanto cammino?

Perchè mai tanto da fare?

Le formichine.

Oh, lasciami andare, bambino,

oh, lasciami andare!

Siam cento, siam mille sorelle

e tutte dobbiam lavorare

perchè ci facciamo la dote

e presto dobbiamo sposare.

Il bambino.

La farfalla vola lontano…

la formica continua il cammino

sono un povero bambino

che non sa con chi giocare.

Il merlo dell’albero.

Lascia volare le farfalline,

le formichine lascia al lavoro:

a casa attendono le sorelline

se vuoi giocare, gioca con loro. (L. Galli)

Il ritorno delle bestie

Passa il grido d’un bimbo solo:

Turella, Bianchina, Colomba!

Porta in collo l’erba ch’ha fatta,

nella sua crinella di salcio.

Le sue bestie al greppo, alla fratta,

s’indugiano al cesto ed al tralcio.

Ei che vede sopra ogni tetto

già la nuvola celestina,

le minaccia col suo falcetto;

Colomba, Turella, Bianchina! (G. Pascoli)

Venti ranocchi

Venti ranocchi sono a lezione

con fuori gli occhi per l’attenzione.

Si fa silenzio col campanello

quindi il maestro legge l’appello.

Cro Cro? Presente! Cra Cra? Assente!

Cri Cri? Cri Cri? Son qui!

Verdello Verdardi? Verrà più tardi!

Verdino Verdato? Ancora malato!

Da un’ora circa stan zitti e attenti

poi uno dice che ha mal di denti.

Un altro lascia il posto a sedere

finge, il maestro, di non vedere.

Cri Cri è già stufo della lezione

si gira e cambia di posizione.

Cro Cro in silenzio di fila esce

va via saltando dietro ad un pesce.

Verdello scappa fuori dal banco

anche il maestro ormai è stanco.

Suona il segnale di libera uscita

oh, finalmente l’ora è finita!

Filastrocca degli animali

An ghin gà

fa l’ochetta qua qua qua

e conduce i suoi marmocchi

a giocare coi ranocchi

quanto è buffa non lo sa

com’è bello l’an ghin gà.

An ghin ghe

quando canta coccodè

la gallina ha fatto l’uovo

io lo cerco e non lo trovo

ma chissà chissà dov’è

com’è bello l’an ghin ghe.

An ghin ghi

canta il gallo cri cri cri

canta in mezzo alla campagna

la cicala lo accompagna

do re mi fa sol la si

com’è bello l’an ghin ghi.

An ghin go

l’asinello fa ih oh

dice a tutti gli animali

io conosco due vocali

tutto il resto non lo so

an ghin go.

An ghin gu

il tacchino fa glu glu

fa glu glu e diventa rosso

fa la ruota a più non posso,

ma non fa niente di più

com’è bello l’an ghin gu.

Il lupo e l’agnello

Un dì nell’acqua chiara di un rusceòòo

beveva cheto cheto un mite agnello,

quand’ecco sbuca un lupo maledetto

che grida pien di rabbia: “Chi ti ha detto

di intorbidar l’acqua mia così?

Non sai che è il mio ruscello questo qui?”

“Scusatemi maestà, ma non credete

che l’acqua sia di ognuno che abbia sete?

Le nostre poi intorbidar non posso poi,

perchè io bevo in basso più di voi”.

Così rispose il povero innocente

con la gran forza di chi non mente.

Infatti come ognuno sa

ha un gran potere la verità.

Gli dice il lupo digrignando i denti:

“Io dico che l’intorbidi, tu menti!

E poi parlasti mal di me l’anno passato!”

“Maestà non si può dir, non ero nato!”

Il lupo vinto allora dalla verità

gli disse: “Allora fu tuo padre, un anno fa!”.

E stretto fra le zanne ingiustamente

sbranò impietoso il misero innocente.

La volpe e il corvo

Sen stava messer corvo sopra un ramo,

con un bel pezzo di formaggio in becco.

La volpe si avvicina piano piano,

attratta dal profumo di quel lecco.

“Salve, messer del corvo! Io non conosco

uccel di noi più bello in tutto il bosco,

se come dicono anche il nostro canto

è bello come son le nostre piume

potreste voi davvero menar vanto

di gareggiare col sole e col suo lume”.

Non sta più nella pelle il vanitoso

di far sentire il canto suo famoso,

del suo gracchiare vuole dare un saggio,

spalanca il becco… e cade giù il formaggio.

La volpe il piglia e dice al corvo sciocco:

“E’ il giusto prezzo per la mia lezione;

per essere in futuro meno allocco

ti valga ora la fame e la punizione”.

Il lupo e i pastori

“Al lupo! Al lupo! Aiuto, per pietà!”

gridava solamente per trastullo

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Poesie e filastrocche sugli UCCELLI

 Poesie e filastrocche sugli uccelli – una collezione di poesie e filastrocche sugli uccelli, di autori vari, per la scuola d’infanzia e primaria.

Gli uccelli

E uccelli, uccelli, uccelli,

col ciuffo, con la cresta, col collare:

uccelli usi alla macchia, usi alla valle:

scesi, dal monte, reduci dal mare:

con l’ali azzurre, rosse, verdi, gialle:

di neve, fuoco, terra, aria le piume:

con dentro il becco pippoli e farfalle. (G. Pascoli)

Buon cuore

“Ecco” diceva il passero affamato

“la neve bianca ha tutto sotterrato,

non c’è un filo d’erba qua nell’orto.

Prima di sera certo sarò morto”.

Allora s’apre piano un balconcino

e compare il visetto d’un bambino.

Il bimbo sparge in fretta sul balcone

le bricioline della colazione.

Poi si ritira. Allegro è il passerino,

par che cinguetti un “grazie” a quel bambino. (A. Ferraresi)

Parlano i canarini

Dice la canarina al canarino:

“Ascolta un po’, mio caro maritino

lo zuccherino che ci mette qua

la nostra padroncina ogni mattina

mentre si fa la nostra dormitina,

sempre sparisce, e come non si sa”.

Allora per scoprire il mariuolo

dormono entrambi con un occhio solo.

Ed ecco vedon capitar, bel bello

il bambino di casa, un furfantello.

che pian pianino lo zuccherino tocca

e di nascosto se lo mette in bocca.

Scuotono tristi il capo i canarini:

“Che gentaglia son mai questi bambini!” (L. Schwarz)

Il gatto e l’uccellino

L’uccellino sulla pianta

ride al cielo e lieto canta

quando arriva di soppiatto

per ghermirlo un grosso gatto.

L’uccellino con un trillo

vola via felice e arzillo!

Ed il gatto a muso tetro

ci rinuncia e torna indietro. (Anonimo)

Invito alle rondini

O rondine, che torni d’oltremare,

mi presti l’ali tue sì belle e nere?

Per tutta la mia terra voglio andare

le cento sue città voglio vedere

e quando la mia terra avrò veduto

ti renderò le alucce di velluto. (A. C. Pertile)

Pettirosso

Nel giardino di un bambino

è arrivato un uccellino.

Gli occhi neri, il petto grosso

il suo nome è pettirosso.

Salta, vola tutto il dì

e fa sempre tic tic tic.

E l’autunno ci ha annunciato

il suo canto ha regalato. (Anonimo)

Mastropicchio e Verderacchia

Mastropicchio Saltapicchio

col suo becco picchia e fa:

Ticche ticche ticcetà

La Ranocchia Verderacchia

gli propone: Senti qua,

io canticchio gra gra gra,

tu accompagni ticchetà! ».

Gre gre, ticche, gre gre gre,

zumpa ticche, zumpetè!

Vien la guardia: «Cosa c’è?

Favoriscano con me,

in prigione per schiamazzo

e strombazzi da strapazzo

aggravati da rumori ».

Buona notte ai suonatori! (E. Zedda)

Il ritorno della rondine

Bimbo, ritorno al tetto ove son nata

che giovinetta ancora abbandonai

poichè la primavera è ritornata;

e sono piena di faccende ormai.

Ho sposato quel vispo rondinino

che dall’infanzia fu mio buon amico

s’acchiappo’ insieme il primo moscerino

or si fa il nido preso il nido antico.

Così, bambino, accanto a te, felici,

di padre in figlio resteremo amici. (L. Schwarz)

Scricciolo

Per star bene, a questo mondo

basta un bel nidetto tondo

dove i sette fratellini

si raccolgono vicini

fuori neve a larghe falde

dentro muschio e piume calde

si è felici nel tepore

così stretti cuore a cuore. (G. Grohmann)

Passerini

Il grosso tiglio è tutto un bisbigliare

di passerini, come un chiacchierare

sentite quanto sono birichini

sembrano proprio… un crocchio di bambini. (M. M. Orsenigo)

Casa piccola

“Quel vostro nido è piccolo,

rondini, come fate?

I vostri figli crescono

e ormai più non ci state”.

“Ci stiamo, sì, stringendoci

così, tutti vicini,

stanno più caldi e morbidi

i nostri rondinini.

Poco posto si tiene

quando ci si vuol bene”. (L. Schwarz)

Il nido

Di beccucci si contorna

sulla rama il piccol nido,

quando intende il dolce grido

della mamma che ritorna.

Poi la madre ancor s’affanna

per il loro nutrimento,

mentre il nido culla il vento

e gli fa la ninna nanna. (D. Dini)

La rondine

Rondinella,

nera e snella,

sorellina

birichina

dalla dolce primavera,

t’ho aspettata!

Sei tornata

con il sole

con le viole

con l’azzurro

e in un sussurro

voli, voli nella sera.

Io ti guardo

e ti sorrido,

rondinella svelta e nera. (Anonimo)

Preparativi

Guarda: un uccello

è sceso dalla gronda.

Frulla nell’aria,

va da fronda a fronda,

salta su tutti i pruni della siepe,

si nasconde

nell’edera un momento,

getta festoso un grido

e a lui, dal nido,

un gorgheggio risponde.

Ora una gola sola può cantare;

ma nel maggio

saranno cinque voci a cinguettare.

Ed egli cerca, cerca nelle aiuole…

Ecco che trilla al sole

e torna al nido,

lieto, portando un piccolo fuscello.

un filo d’erba, un petalo, un granello. (G. Cesare Monti)

Uccelletto

In cima a un’antica pianta,

nel roseo ciel del mattino,

un uccelletto piccino

(Oh, come piccino!) canta.

Canta? Non canta: cinguetta.

Povera piccola gola,

ha in tutto una nota sola,

e questa ancora imperfetta.

Perchè cinguetta? Che cosa,

lo fa parer così giulivo?

S’allegra d’esser vivo

in quella luce di rosa. (A. Graf)

Ad una rondinella

O rondinella che hai passato i monti,

quanti paesi hai visto uguali al mio?

Perchè non t’avvicini e non racconti?

O rondinella che hai passato il mare,

gente diversa hai visto all’altra riva?

Perchè non me lo vieni a raccontare?

Io t’ho aspettato tanto, o rondinella,

tante notizie volevo sapere,

ma tu non parli nella mia favella

e voli via col l’ali tue leggere. (M. Remiddi)

La prima rondine

C’è un tremolar d’azzurro

oggi nell’aria,

un luccicar di verde

oggi nel sole,

un vago odore

di viole appena nate.

Entra giuliva

dalle finestre spalancate

la primavera in fiore.

Io seguo con occhi sospesi

lo stridulo volo di un’ala

che rade il tetto e scompare

via nell’aria, nel sole! (A. Morozzo Della Rocca)

Uccellin

Uccellin che non ti vedo

dove canti così lieto?

Ruvida l’aria, nudi i rami

ancora è inverno e tu già canti?

“Primavera, viene, viene, viene,

io lo so, io lo so, io lo so”

Oh come folle tu canti! Ma dove?

Nel cuore, nel cuore tu canti:

invisibile ti vedo, ti sento,

nell’aria ruvida, sui nudi rami:

annunzi che viene, che sempre ritornerà! (A. S. Novaro)

Il vecchio pero e la rondine

C’era un tempo un vecchio pero

che dormiva smorto e nero

nel freddo cortile.

Sotto vento, pioggia o neve

dormiva d’un sonno ben greve!

Tutta la neve che l’inverno caccia

gli assiderava le braccia,

la pioggia acuta e sottile

lo penetrava ostile,

il crudele e triste vento

lo staffilava con accanimento;

ma l’albero nulla sentiva;

sotto la sferza della rabbia viva

dormiva dormiva dormiva.

A San Benedetto

su l’alba rosata fu vista

una rondinella vispa

calare a tese ali sul tetto.

Rondine bruna, rondine gaia!

Posata sulla grondaia,

accanto al pendulo nido

miracoloso, ed ecco

il povero albero secco

irrigidito

che tanto aveva dormito

si svegliò fra tesori

di ciocche di fiori. (A. S. Novaro)

La rondinella

Torna la rondinella,

torna di là dal mare;

ha l’ali molto stanche

e deve riposare…

Qui, sotto la mia gronda,

c’è un piccol posticino,

il sol tutto lo inonda,

quando si fa mattino.

Vieni, rondine bella,

qui il nido a fabbricar;

qui posa l’ali stanche

dal tuo lungo volar. (R. Fumagalli)

Mimmo e le rondini

E due rondini ho sentito

che facean grandi complotti

coi loro cinque rondinotti.

“C’è” dicean, “un fratellino

(non ha nido, non ha penne,

ma per certo è un rondinino),

ch’è padrone del giardino.

Non ha nido e non ha penne,

ma padrone è certamente.

Se volesse, in men che niente,

ci potrebbe far contente”.

“Vacci tu” dice una rondine.

“Vacci tu” dice quell’altra.

“Tu che sai come si parla!

Tu che mai non ti confondi!”.

La nidiata è in gran subbuglio

perchè ha visto un bel cespuglio.

“Fate presto! Che s’aspetta?

Abbiam fretta, fretta, fretta!”

“Io ci vo se ci vai tu…”

e due rondini ecco giù.

“Messer Mimmo, rondinino,

padroncino del giardino,

tu puoi farci un gran piacere.

Il giardino è da vedere,

con la veste sua gaietta

tutta verde e tutta rosa.

C’è un odor di fragoletta

che solletica la gola.

La ghiaiuzza brilla e cricchia

e canticchia la fontana.

Questo è un eden di beltà.

Ma quel gatto che ci fa?”

Ah, che gioia, detto fatto,

inseguir quel tristo gatto

che vuol male ai rondinotti.

Tra i limoni e i bergamotti

si nasconde pancia a terra,

ora è entrato nella serra,

ora casca nella vasca…

Zum! Che balzo! E sul muretto,

è scappato, poveretto,

di paura morirà.

Ma che muoia! Ben gli sta!

“Pio pio pio, buon fratellino

rondinino, fior di lino,

grazie!” pigola il nidietto. (Terèsah)

Un rondinotto

E’ ben altro. Alle prese col destino

veglia un ragazzo che con gesti rari

fila un suo lungo penso di latino.

Il capo ad ora ad ora egli solleva

dalla catasta di vocabolari,

come un galletto garrulo che beva.

Povero bimbo! di tra i libri via

appare il bruno capo tuo, scompare;

come d’un rondinotto, quando spia

se torna mamma e porta le zanzare. (G. Pascoli)

Cuculo

La canzone l’ho capita

che ricanti fino a sera

di bei fiori rivestita

fa ritorno primavera.

Tu lo narri ad ogni pianta

lo ripeti ad ogni fiore

la tua gioia è tanta e tanta

e non puoi tenerla in cuore.

Ogni cosa si ridesta

gelo e nebbia non son più

il tuo cuore è tutto in festa

sì, cucù cucù cucù! (V. Giulotto)

Passerotti

Ci ci ci, ci ci ci

anche noi siamo qui

passerotti dei prati

impazienti ed affamati

con le alucce distese

le codine protese

siamo in tanti, siamo qui

dacci il pane, ci ci ci. (Anonimo)

Cardellini

Posati

su esili fili d’erba

archi di colore

oscillano

mossi dal vento. (P. Pesce)

Due rondini

Due rondini nella luce

al di sopra della porta e ritte nel loro nido

scuotono appena la testa

ascoltando la notte.

E la luna è tutta bianca. (J. Prévert)

Uccelli

Ci ci ci, ci ci, ci ci,

fan gli uccelli tutto il dì

e preparano nidietti

per deporvi i loro ovetti.

Ci ci ci, ci ci, ci ci,

fan gli uccelli tutto il dì. (Anonimo)

Uccelli

Quando vedo gli uccelli librarsi nell’aria

planare e po buttarsi in picchiata

attraverso il cielo,

nelle profondità del mio spirito sento

un ardente desiderio di volare.

Solo un folle può dimenticare

di lodare la vita nella sua potenza

quando anche gli uccelli spensierati

la lodano ogni giorno con il loro volo. (Anonimo)

L’albatro

Spesso, per divertirsi, gli uomini d’equipaggio

catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,

che seguono, indolenti compagni di vïaggio,

il vascello che va sopra gli abissi amari.

E li hanno appena posti sul ponte della nave

che, inetti e vergognosi, questi re dell’azzurro

pietosamente calano le grandi ali bianche,

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ASINO MULO CAVALLO: dettati ortografici, poesie e letture

CAVALLO, ASINO, MULO: dettati ortografici, poesie e letture per bambini della scuola primaria.

Il cavallo

Il cavallo è il più nobile animale della fattoria: è slanciato, ha la testa allungata, gli occhi grandi e le orecchie a punta di cartoccio. Scuote la folta criniera, dondola la coda lucida; ma zampe sottili e robuste, terminanti in un piede con un solo dito, protetto dallo zoccolo.
Talvolta, mentre gli si mettono i finimenti, il cavallo sbuffa, nitrisce, scalpita e allarga le froge.
Tra i denti canini e i molari c’è uno spazio vuoto che porta il nome di barra, utile per appoggiarvi il morso: è questo l’arnese di cui si è servito l’uomo per domarlo.
Il mantello o pellame che ricopre il cavallo è molto vario. Il cavallo si dice baio quando ha il mantello rosso – castano, la criniera e la coda nere; sauro quando è più scuro o più chiaro del baio, ma con la criniera e la coda dello stesso colore del mantello; morello, storno quando è grigio macchiettato di bianco; roano quando ha il mantello bianco e grigio.
La durata della vita di un cavallo non supera i trent’anni.
Il cavallo veniva impiegato nei lavori agricoli e come mezzo di trasporto.
Alla famiglia degli equini appartengono anche l’asino e il mulo.

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