poesie e filastrocche sui MESTIERI – Festa del lavoro

Poesie e filastrocche sui mestieri – una raccolta di poesie e filastrocche sul lavoro dell’uomo e i mestieri, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Il treno degli emigranti

Non è grossa, non è pesante

la valigia dell’emigrante…

C’è un po’ di terra del mio villaggio,

per non restar solo in viaggio…

un vestito, un pane, un frutto

e questo è tutto.

Ma il cuore no, non l’ho portato:

nella valigia non c’è entrato.

Troppa pena aveva a partire,

oltre il mare non vuole venire.

Lui resta, fedele come un cane,

nella terra che non mi dà pane:

un piccolo campo, proprio lassù…

Ma il treno corre: non si vede più.

Gianni Rodari

I colori dei mestieri

Io so i colori dei mestieri:

sono bianchi i panettieri,

s’alzan prima degli uccelli

e han farina nei capelli;

sono neri gli spazzacamini,

di sette colori son gli imbianchini;

gli operai dell’officina

hanno una bella tuta azzurrina,

hanno le mani sporche di grasso:

i fannulloni vanno a spasso,

non si sporcano nemmeno un dito,

ma il loro mestiere non è pulito.

Gianni Rodari

Gli odori dei mestieri

Io so gli odori dei mestieri:

di noce moscata sanno i droghieri,

sa d’olio la tuta dell’operaio,

di farina sa il fornaio,

sanno di terra i contadini,

di vernice gli imbianchini,

sul camice bianco del dottore

di medicina c’è un buon odore.

I fannulloni, strano però,

non sanno di nulla e puzzano un po’.

Gianni Rodari

Capelli bianchi

Quanti capelli bianchi

ha il vecchio muratore?

Uno per ogni casa

bagnata dal suo sudore.

Ed il vecchio maestro

quanti capelli ha bianchi?

Uno per ogni scolaro

cresciuto nei suoi banchi.

Quanti capelli bianchi

stanno in testa al nonnino?

Uno per ogni fiaba

che incanta il nipotino.

Gianni Rodari

L’omino della gru

Filastrocca di sotto in su

per l’omino della gru.

Sotto terra va il minatore,

dov’è buio a tutte l’ore;

lo spazzino va nel tombino,

sulla terra sta il contadino,

in cima ai pali l’elettricista

gode già una bella vista,

il muratore va sui tetti

e vede tutti piccoletti…

ma più in alto, lassù lassù

c’è l’omino della gru:

cielo a sinistra, cielo a destra,

e non gli gira mai la testa.

Gianni Rodari

Nel giardino

Nel bel giardino, sotto il sole d’oro,

un ragno tesse la sua tela fina

fra stelo e stelo; alla sua casettina

porta un chicco di grano la formica.

Un’ape succhia il nettare di un fiore

e, con voli felici, il suo nidietto,

fa un passero canoro sotto il tetto.

Una gallina insegna ai suoi pulcini

come si becca… Ognuno ha il suo lavoro

nel bel giardino, sotto il sole d’oro.

C. Bettelloni

Lavoro

Sono un bambino e vivo in città

ma il lavoro lo conosco in verità:

mi lucido le scarpe ed al mattin

sorveglio il latte e studio la lezione;

e, dopo desinar, gioco un pochino

poi faccio spesa, e sono proprio buone

le frutta quando io le ho comperate

chè, a voi lo dico in tutta confidenza,

con molta cura le ho scelte ed assaggiate;

prima di sera scrivo con pazienza

il compito, e ripasso la lettura,

giocattoli ripongo e poi preparo

i libri nella borsa con gran cura.

Ditelo, via; “E’ un bimbo proprio raro!”

T. Belforti

L’alba

Tutta dolce, tutta bianca

l’alba sale il cielo azzurro…

corre un fremito, un sussurro

sulla terra non più stanca;

ogni fiore si ridesta,

gli uccellini fanno festa…

sorge a un tratto il sole d’oro:

bimbi ed uomini, al lavoro!

E. Bossi

Il fannullone

Oh! Che piacere – mangiare e bere

andare a spasso – e fare chiasso,

senza lavori – senza sudori

senza doveri – senza pensieri!

passare il giorno – … ma sbadigliando!

In conclusione

del fannullone,

qual è la gioia?

Morir di noia.

L. Schwarz

La fucina

Il mantice rifiata a più non posso

nella fucina e la fiammella balla,

sul mucchierello del carbone rosso,

con ali azzurre come una farfalla.

N. Vernieri

La scelta del mestiere

-Ho da scegliermi un mestiere-

pensa Piero tutto il giorno.

-Se facessi il panettiere?

Oh, ma scotta troppo il forno!…

Se facessi il muratore?

Ma il mestiere è tanto duro!

Forse forse il minatore…

Ma sta sempre giù all’oscuro!

Potrei fare l’imbianchino!

E se piglio il torcicollo?

Mi farò spazzacamino!

E se il tetto mi dà un crollo?

Ho da fare il macellaio?

No, del sangue ho un grande orrore!

E se andassi marinaio?

Ma del mare ho un gran terrore!

Così Piero tutto il giorno

per cercar la professione,

se ne va girando attorno

sfaccendato e bighellone.

Cerca cerca, il tempo passa

nulla impara e nulla sa

e se ora in ozio ingrassa,

come mai la finirà?

L. Schwarz

I bravi omettini

I due bravi omettini

han lasciato i balocchi.

Quattro manine d’oro

quattro lesti piedini

due vispe paia d’occhi

si son messi al lavoro.

Perchè ognuno è felice

perchè il lavoro è un gioco

la fatica allegria

quando la mamma dice:

-Aiutatemi un poco,

bravi bambini, via._

C. Del Soldato

Sveglia

Chicchirichì fa il galletto,

cì cì cì fa l’uccelletto,

din don dan fa la campana

sia vicina, sia lontana,

annunciandoci il ritorno

del radioso nuovo giorno.

Si alzan tutti a questo coro

e si avviano al lavoro;

si alza presto il contadino:

va nei campi dal mattino.

Si alza presto l’operaio:

la fatica lo fa gaio.

Si alza pure dal lettino

e va a scuola ogni bambino.

Resta solo nella culla

il piccin che non fa nulla.

L. Scardaccione

Girotondo del fannullone

Il lunedì, ch’è il dì dopo la festa,

o Dio, che ho il mal di testa,

non posso lavorar!

Il martedì mi siedo sulla soglia

ad aspettar la voglia

che avrò di lavorar.

Il mercoledì preparo i miei strumenti,

ma, ahimè, c’è il mal di denti,

non posso lavorar.

Il giovedì, che da così bel tempo,

davvero non mi sento

di andare a lavorar.

Il venerdì, ch’è il dì della passione

mi metto in devozione,

non posso lavorar.

Sabato sì ch’è proprio il giorno buono;

ma per un giorno solo

che vale lavorar?

D. Valeri

Anch’io lavoro

La formica innanzi giorno

va pei campi, va per l’aie

cerca, cerca d’ogni intorno,

fino a sera cercherà.

Ed il ragno, che si cela

fra le siepi e in mezzo ai rami,

cominciata ha la sua tela,

fino a sera tesserà.

E la rondine al mio tetto

fabbricando va il suo nico;

fino a sera durerà

nel lavor quell’uccelletto.

O formica, o rondinella,

lavorate, lavorate!

Anche questa bambinella

come voi lavorerà.

S. Dazzi

Il lavoro

Lavoro è zappare la terra,

battere il martello nella buia bottega,

guidare i treni veloci,

partire e tornare pei cieli;

lavoro è pulire le strade,

cuocere il pane,

curare chi soffre.

Ecco, ogni azione compiuta

per il bene di tutti è lavoro.

A. Ferrari

Il grillo vagabondo

Sono un grillo pellegrino.

pazzerello e canterino:

vivo libero e giocondo

saltellando per il mondo.

Salto sempre allegramente,

passo a volo ogni torrente,

salto un fosso, un campo, un muro

per cercar grano maturo.

Se non trovo la semente

salto i pasti indifferente,

salto anche il venerdì

un po’ pazzo sono sì.

Non mi piace lavorare

preferisco saltellare;

potrei fare il ballerino,

ma viaggiare è il mio destino;

mi diverte esser cantante,

ma per me, da dilettante.

Canto e salto tutto il giorno

ed a casa mai ritorno:

sono un grillo giramondo,

un eterno vagabondo.

Così vivere mi va,

per goder la libertà.

M. Argilli

L’omino dei gelati

Nel parco pubblico della città

è ricomparso alla fine di maggio

un simpatico e strano personaggio…

(Un uomo o un mago?

Nessuno lo sa!)

In giacca bianca e bottoni dorati

– tondo, rubizzo, giocondo all’aspetto –

spinge pian piano un grazioso carretto

su cui c’è scritto in azzurro “Gelati”.

Quel carrettino! Che grandi sospiri

quando nel parco compie i suoi giri!

I bimbi sognano di poter dire:

“Mi dia un gelato da mille lire!”.

Da quale strana terra incantata

è qui venuto quel caro omino

con le delizie del suo carrettino

fatte di crema e di panna montata?

Forse le fate della montagna

gli dan la neve pei suoi sorbetti:

forse nel regno della cuccagna

a lui, di notte, mille folletti

portan le essenze più dolci e strane

di miele, fragole, menta e banane.

Forse… (bambini sentite me)

del parco pubblico quell’uomo è il re!

Quando si chiudono tutti i cancelli

e buoni dormono bimbi ed uccelli,

sotto un gran platano il nostro ometto

si siede in trono sul suo carretto.

Il venditore di palloncini

a lui s’inchina con riverenza,

gli rende omaggio la diligenza

frenando il trotto dei suoi ciuchini.

E intanto ammiccano, là fra le rose,

le lucciolette lievi e curiose…

Ma chi può dirlo? Nessuno sa

chi sia davvero quel personaggio

ch’è ricomparso alla fine di maggio

nel parco pubblico della città.

V. Ruocco

La vocazione del perdigiorno

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Il meccanico no,

perchè ci si insudicia tutti

e così neri e brutti

e con la faccia scura

si fa brutta figura.

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Il falegname no,

perchè quando seghi di lena

ti fa male la schiena,

e quando pialli

ti vengono i calli.

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Il contadino no

perchè nella terra che è soda

la vanga s’inchioda,

e per bene zappare

bisogna faticare.

Vediamo un po’:

che mestiere farò?

Io proprio non lo so,

il sarto

lo scarto,

il cuoco

può scottarsi col fuoco,

il muratore

può sciogliersi in sudore,

il calzolaio poi non mi va giù

per quel puzzo di cuoio e caucciù,

e piuttosto di fare il parrucchiere

faccio un altro mestiere.

Ecco proprio non so

che mestiere farò.

Che non ci sia davvero

un mestiere leggero

in cui si possa stare

in pace a riposare?

A. Novi

La piccola massaia

Perchè mamma ha da finire

di stirare e di cucire,

dopo il pranzo la bambina

rigoverna la cucina.

Toglie l’acqua dal fornello,

mette i piatti nel mastello.

Poi asciuga le posate

chè non restino macchiate.

Ora mira quel che ha fatto

con il cuore soddisfatto.

Prende il libro e si dispone

a imparare la lezione.

R. Pezzani

Chi lavorò per la casetta?

Vien per primo il muratore:

calce e pietre egli ha portato.

Con che cosa ha lavorato?

Viene avanti un falegname

travi e porte, anche scalini

e finestre ha preparato.

Con che cosa ha lavorato?

Viene il fabbro: chiavistelli,

serrature e infin cancelli

mise a posto e preparò.

Con che cosa lavorò?

Non scordiamo l’imbianchino

e nemmen l’elettricista

e l’idraulico e il giardiniere:

tutti han fatto il loro dovere.

Ed infine dal mattino

la mamma cara e buona

rende linda ognor e gaia

la casetta, che risuona

di tua vita, o mio piccino.

T. Belforti

La macchina per cucire

La macchina cuce ronzando

via, rapida, sempre di più.

La stoffa si ammucchia frusciando,

su e giù vola l’ago, su e giù.

Che bella impuntura perfetta!

Han fatto un grembiule in un’ora:

la macchina allegra che ha fretta

la mamma che canta e lavora.

A. Lugli

La mietitrice

La mietitrice,

in mezzo al biondo grano,

canta e miete

con l’agile mano.

Miete e canta:

“O spighe tutte d’oro,

frutto di terra,

frutto di lavoro!”

Canta e miete:

“O morbidi covoni,

che date i pani

saporiti e buoni

a tutti i bimbi

ricchi e poveretti.

turgidi chicchi

siate benedetti!”

La mietitrice,

in mezzo al grano biondo

mietendo canta:

“Com’è bello il mondo!”

Piccolo pescatore

Lietamente batte l’onda

sulla sponda…

dallo scoglio un bimbo tende

l’amo e attende…

Fanno i pesci: “Oh lo sappiamo!

Quello è un amo”.

Ed al largo van nuotando,

canzonando.

Ma di luce è il cielo, e pare

cielo il mare.

Tutto lieto il bimbo pesca

l’acqua fresca.

L. Schwarz

Filastrocca dei mestieri

C’è chi semina la terra,

c’è chi impara a far la guerra,

chi ripara le auto guaste

e chi sforna gnocchi e paste.

C’è chi vende l’acqua e il vino,

chi ripara il lavandino,

c’è chi pesca nel torrente

e magari prende niente.

C’è chi guida il treno diretto

e chi a casa rifà il letto,

chi nel circo fa capriole

e chi insegna nelle scuole.

C’è chi recita, chi balla

e chi scopa nella stalla.

Così varia è questa vita

che la storia è mai finita.

Gianni Rodari

Per essere contenti

Diceva un’ape: “Ohimè che gran fatica

correr sempre su e giù di fiore in fiore;

d’ogni corolla sugger l’umore!

Di me ben più felice è la formica!…”

Diceva la formica: “Oh, che dannata

vita girare in cerca di alimenti

faticar sempre, vivere di stenti!…

L’ape, certo, è di me più fortunata…”

Da un ramo un uccellino che le udì,

modulò il canto e disse lor così:

“Sorelle, ognuno il suo destino porta

e l’invidia davver non ci conforta.

Un mezzo c’è per vivere contenti:

fare il proprio dover senza lamenti!”

G. Fabiani

Il vigile urbano

Chi è più forte del vigile urbano?

Ferma i tram con una mano,

con un dito, calmo e sereno,

tiene indietro un autotreno;

cento motori scalpitanti

li mette a cuccia alzando i guanti.

Sempre in croce in mezzo al baccano;

chi è più paziente del vigile urbano?

Gianni Rodari

Il mio vigile

Ad un angolo della città

il mio vigile fermo sta

impeccabile ed attento

a sorvegliare il movimento.

I veicoli che vanno

a un suo cenno fermi stanno

e anche i grossi torpedoni

fan la sosta buoni buoni.

E’ assai alto di statura

però a me non fa paura.

Quando gli passo sotto il viso

mi fa perfino un sorriso.

Mamma Serena (I libri del come e del perchè)

L’arrotino

O quell’ometto, con quel carretto,

che giri la ruota in quel vicoletto,

che giri la ruota tutto il dì:

pedali, pedali e sei sempre lì!

Gianni Rodari

Disoccupato

Dove sen va così di buon mattino

quell’uomo al quale m’assomiglio un poco?

Ha gli occhi volti all’interno, la faccia

sì dura e stanca.

Forse cantò coi soldati di un’altra

guerra, che fu la nostra guerra. Zitto

egli sen va, poggiato al suo bastone

e al suo destino,

tra gente che si pigia

in lunghe file alle botteghe vuote.

E suona la cornetta all’aria grigia

dello spazzino.

Umberto Saba

Cose utili

L’incudine e il martello

la lima e lo scalpello,

la pialla e il pialletto,

la lesina e il trincetto,

le forbici e il ditale,

e l’ago e l’agoraio,

la penna e il calamaio,

son per l’uomo cose d’oro

perchè servono al lavoro.

F. Dall’Ongaro

I mestieri

Il falegname dice:

“Io lavoro felice

il pioppo e la betulla.

Fo la madia agli sposi,

al bambino la culla

perchè sogni e riposi”.

Arriva l’arrotino

e si ferma ai cancelli

e chiama il contadino

che gli porta i coltelli,

le forbici, le scuri.

Tutti quei ferri oscuri,

invecchiati nei campi,

ora mandano lampi.

Il contadino dice

al bove che l’aiuta

e faticando tace:

“La stagione è venuta;

dobbiamo arar la terra”…

Com’è bella la pace!

Com’è brutta la guerra!

R. Pezzani

Il lavoro

I piccoli animali

fanno tutti un mestiere:

fanno il fabbro e l’artiere,

son sarti e manovali.

Il ragno tessitore

rifabbrica la tela,

che somiglia a una vela

su un mare di splendore.

La rana che si liscia

all’orlo del fossato

sta in guardia dall’agguato

che le tende la biscia.

Lo scarabeo al cantiere

rotola una pallina:

così come cammina

somiglia a un carrettiere.

E, se senti un scricchio,

e un passo nel fogliame:

se senti un falegname

che batte e pialla, è il picchio.

C’è tutto un gran fervore

c’è tutto un gran da fare:

perchè chi vuol mangiare

bisogna che lavori.

G. Porto

Il ferro

Come canta, stamattina,

il martello tuo, fuciina.

Il sagrato ne è percosso,

anche il cielo si fa rosso.

Con la cresta di corallo

l’accompagna, adesso, il gallo;

e anche il bue manda un muggito,

che da poco poco è uscito,

e il bifolco l’aia spazza

e si leva la ragazza.

S’è svegliata, già vestita,

la farfalla colorita

e risale sopra il coppo

del camino, poi sul pioppo.

La piazzetta tutta suona

e di stelle si incorona.

Rosso è il ferro come il cielo:

ecco, ha fatto fiore e stelo.

Lina Carpanini

Bellezza e lavoro

Disse l’ape alla farfalla:

Io t’invidio, o mia sorella:

tu sei libera, sei bella,

voli amabile tra i fiori;

mentre io son condannata

tutti i giorni ai miei lavori”.

Ma la vaga farfallina

le rispose assai gentile:

“Non aver, mia cara, a dire

più al lavor che alla beltà.

A te il miele; a me che resta

quando il verno tornerà?”

A. Alfani

I due vomeri

Un dì d’autunno un vomere

fattosi per lungo ozio rugginoso,

vide il fratel tornarsene

dai campi luminoso,

e domandò curioso:

“Sopra la stessa incudine

fatti, e d’un solo acciaio,

io son pieno di ruggine,

tu sì pulito e gaio:

chi mai ti ha fatto così bello?”

“Il lavoro, caro fratello!”.

C. Betteloni

Nel giardino

Nel bel giardino, sotto il sole d’oro,

un ragno tesse la sua tela fina

fra stelo e stelo; alla sua casettina

porta un chicco di grano, la formica.

Un’ape succhia il nettare di un fiore,

e, con voli felici, il suo nidietto,

fa un passero canoro sotto il tetto.

Una gallina insegna ai suoi pulcini

come si becca… Ognuno ha il suo lavoro

nel bel giardino, sotto il sole d’oro.

C. Betteloni

Il pastorello e il marinaio

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dettati ortografici e letture LA FESTA DEL LAVORO – MESTIERI

Dettati ortografici e letture LA FESTA DEL LAVORO – MESTIERI: una raccolta di dettati ortografici e letture di autori vari per la scuola primaria

Importanza del lavoro

Ogni lavoro è importante, sia quello compiuto dalle braccia, sia quello compiuto dalla mente perchè in ogni uomo che lavora c’è sempre una mente che pensa e provvede, c’è sempre una persona che pensa, che fatica per sè, per i propri cari, per il bene dell’umanità.

Ogni luogo in cui vivi, porta l’impronta dell’operosità di chi ti ha preceduto perchè la storia del progresso è la storia del lavoro.

Come tu stesso puoi concludere, vedi allora come è importante il lavoro per la dignità della nostra vita individuale e sociale. Ed è per questo che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro.

Tutti lavorano: nei campi, nelle officine, nei negozi, nelle scuole. Il lavoro è necessario all’uomo. Anche il bambino ha il suo lavoro: egli studia, aiuta la mamma nelle piccole faccende, si rende utile nella casa con lavoretti leggeri.

Il falegname adopera la sega, la pialla, il martello. E con il legno fabbrica le porte, le finestre, i mobili solidi e belli.

Il calzolaio batte la suola. Seduto al suo deschetto, egli taglia il cuoio e fabbrica gli scarponi per gli uomini e le scarpette per i bambini.

C’è un pezzo di stoffa: il sarto potrà trasformarla in un bel vestitino e per questo ha bisogno dell’ago, del filo, delle forbici e della macchina da cucire.

Ecco il muratore che costruisce la casa. Mette  i mattoni uno sull’altro, li tiene insieme con la calcina, e il muro viene su, diritto, solido, forte.

Guardati attorno: quante cose sono fatte di legno! Le porte, le finestre, le travi, i mobili… Il grande albero della foresta si è trasformato in un armadio, in un banco, per il lavoro del falegname.

Di ferro sono le chiavi, le serrature, i cardini su cui girano le porte. Di ferro sono le navi che solcano il mare e il chiodino per attaccare il quadretto.

Non lavorano soltanto i falegnami, i fabbri, i calzolai. Lavora anche chi scrive, chi pensa, chi studia. Lavorano il medico, il professore, l’impiegato. Chi lavora con le braccia, chi col cervello.

Il primo maggio si celebra la festa del lavoro in tutto il mondo. In questo giorno,le macchine cessano di rombare, i forni di ardere, i martelli di battere. L’uomo cessa, in tutto il mondo, la sua attività lavorativa.

Se non ci fosse il lavoro, noi dovremmo vivere ancora come l’uomo delle caverne. E’ per opera del lavoro umano che noi abbiamo le case, i vestiti, i mezzi di trasporto. Supponiamo, per un momento, che nessuno lavori più: dopo qualche tempo le case cadrebbero in rovina, gli uomini sarebbero coperti di stracci la terra non darebbe più che un frutto misero e insufficiente.

In tutto il mondo, il primo maggio, per ventiquattro ore, cessa il frastuono delle macchine, il fischio delle sirene, il ronzio affaccendato degli operai che vanno e tornano dal lavoro. Dopo la brevissima sosta, il lavoro riprenderà il suo ritmo incessante, dalla grande officina e dall’affollato stabilimento, alla modesta botteguccia dell’artigiano del  paese, e all’umilissimo bischetto del ciabattino, che ripara e rattoppa le scarpe. Ogni lavoro ha la sua importanza e la sua nobiltà, purchè venga accuratamente ed onestamente compiuto, non solo nell’interesse del singolo, ma anche a vantaggio dei nostri simili, della collettività. (da S. I. M.)

Anche lo studio è lavoro. Lavoro non è solamente quello che esce dalle mani del muratore, del calzolaio, dell’operaio: lavoro è tutto quanto è frutto dell’opera dell’uomo, tanto della mano quanto della mente. Anche voi, studiando, lavorate: il vostro lavoro è lo studio.  (P. Dazzi

Il lavoro è una veste che nutre voi e me, che edifica le vostre case e prepara i vostri letti, apre le strade, fabbrica i veicoli che le percorrono, stende i fili della corrente elettrica e del telefono; falcia l’erba, miete il grano, dispone i fiori nei giardini, illumina le nostre stanze, stampa i libri, dipinge i quadri, fotografa le nostre persone, scolpisce le statue, costruisce le navi e gli aeroplani; trasforma la creta in fine porcellana. (Gould)

Vi sono delle fabbriche in cui non si può interrompere il lavoro neanche la notte, come non si può interrompere in certe grandi officine meccaniche, nei forni dove si fonde la ghisa, nelle stazioni ferroviarie, nelle tipografie dei grandi giornali e così via. C’è quindi una massa di operai, di artigiani, di ferrovieri, di tipografi, che deve lavorare la notte… Di notte vegliano farmacisti e dottori, a turno, perchè siano pronti i soccorsi sanitari, se qualche malato ne ha bisogno; a turno lavorano, negli ospedali, anche ostretriche ed infermieri. Tutta questa gente compie un dovere sacro di lavoro e di assistenza. Ammiriamoli e siamo loro riconoscenti. (M. Serao)

Il lavoro umano ha mille aspetti e strumenti diversi. Accanto al lavoratore del braccio trovi il lavoratore della mente; quando il contadino si avvia per i campi, il minatore scende nelle viscere della terra; mentre l’operaio suda fra lo strepito delle macchine ed il fabbro batte il ferro sull’incudine, l’architetto disegna progetti di edifici e il chirurgo si curva sul malato disteso sul tavolo operatorio. Anche tu sei un lavoratore perchè con lo studio ti prepari ad essere di aiuto alla società.

Incontri il lavoro dell’uomo dovunque tu posi le mani, qualsiasi oggetto tu adoperi. La casa dove abiti, la strada che percorri, la scuola che frequenti, l’abito che indossi sono frutto del lavoro dell’uomo. Immagina che non ci sia più intorno a te nulla di ciò che ha fatto l’uomo. Vedresti intorno a te la foresta selvaggia, oppure la palude insidiosa, o il deserto solitario. Sentiresti il brivido del freddo, o il bruciore del sole, avresti il terrore delle belve selvagge.

Primo maggio: oggi il mondo è in festa. E’ una festa che affratella tutti gli uomini di tutte le nazioni del mondo e che fa pensare al più bello dei doveri della vita: quello del lavoro. In tutto il mondo oggi gli uomini sono fratelli nella gioia di questa festa,  come erano ieri e come lo saranno domani nella fatica dei muscoli e nello sforzo del pensiero.

Tutti gli uomini lavorano; chi lavora nei campi, chi nelle officine, chi nei negozi, chi negli uffici; chi lavora con il braccio, chi con la mente. Lavorare è necessario. Anche il bambino ha il suo lavoro: studia e si rende utile in casa con qualche servizietto. Il fannullone, invece, che non ha voglia di lavorare, vive del lavoro degli altri. Egli è come la pianta di edera che si aggrappa all’albero e ne succhia la vita per mezzo delle radici che gli affonda nel tronco. Per questo, forse, il grande albero morrà, ma con lui morrà anche la pianta infingarda.

L’elettricista. Arriva, bene accolto, l’elettricista. In cima a una scala, come il ragno che fa la tela, tende fili e fili; ogni tanto un isolatore, qua e là alcune valvole e poi anche qualche presa di corrente… (L. Bartelletti)

I pescatori. Di buon mattino, quando il primo sole rischiara gli scogli e la spiaggia, i pescatori tornano. Se cantano, vuol dire che la pesca è stata fortunata. Se non cantano, vuol dire che il rischioso lavoro di una notte è stato inutile. Le ultime ombre della notte sembrano allora ai poveri pescatori più oscure e cattive. (M. Comassi)

Il calzolaio. Non credo che nessun banco da lavoro sia così affollato e disordinato come un bischetto: nè così piccolo.  Lesine, punteruolo, trincetti, il vasetto della colla, ritagli di pelle, pezzetti di vetro; e fino negli estremi angoli, qualcosa da trovare,  per esempio il sego, nel quale di tanto in tanto si tuffa la frettolosa punta della lesina, per poi bucare meglio il cuoio. (G. Fanciulli)

Muratori. I manovali riempivano i cofani di calcina; infilavano le scale sorreggendosi con la mano di piolo in piolo, recando sull’omero i cofani e le pile di mattoni. I muratori raggiungevano i ponti spingendosi su per le scale; il sole ricominciava a cuocere il loro viso, le braccia, la nuca; grondavano sudore. (V. Pratolini)

Di notte. Mentre ciascuno di noi riposa tranquillamente in un letto che non avrebbe saputo costruire con le proprie mani, i fornai attendono a cuocergli il pane per la mattina dopo, telefonisti, scrittori e tipografi collaborano in vario modo a preparargli il giornale, e la guardia notturna cammina su e giù per impedire l’opera losca dei malandrini, e il pompiere veglia pronto a spegnere il fuoco devastatore, e marinai e ferrovieri guidano nella notte i veicoli che recano le lettere, giornali, derrate e il nutrimento del corpo e la gioia dell’animo.

Gli spazzini. E’ mattina presto in città. Il silenzio è quasi assoluto ma, ad un tratto, ecco comparire dal fondo della strada un grosso furgone tutto chiuso. Si arresta e, rapidi, scendono gli spazzini. Le loro mani, protette da grossi guanti di gomma, afferrano i carrelli e li spingono verso gli ingressi delle case. Inizia il loro lavoro: bidoni pieni che vanno verso il furgone pronto a ingoiare rumorosamente quintali di rifiuti, bidoni vuoti che tornano. Ogni giorno così, con tanta abilità, con tanta dignità.

Pescatori. Le paranze alzano le vele gialle pittorescamente decorate e lasciano il porto. In alto mare i pescatori calano le reti che galleggiano, perchè sostenute dai sugheri. Quando le ritirano sono pesanti. Le issano a bordo con fatica e nella barca, allora, è tutto un guizzare di pesci argentei, azzurrini, rosei. (G. Facco)

Il fabbro. Nell’officina il mantice soffia e palpita con ritmo incessante, come organo di vita. Il carbone arde, alita la fiamma e investe, il ferro rosseggia. Prigioniero di solide tenaglie il rovente metallo geme sull’incudine. Sopra di lui scendono celeri, ripetuti, i colpi del martello. L’abile, insistente picchiar del martello plasma forme nuove, rendendo ubbidiente la dura materia alle esigenze dell’arte. Dall’oscuro, sudato lavoro del fabbro, nascono mirabili opere. I colpi del martello, che risuonano a sera sull’incudine, sono canti di vita operosa, sono canti di vittoria. (A. Magnani)

L’orologiaio. Per le sue mani passano oro, argento, rubini minuscoli, ma non se ne accorge: per lui merita tanti riguardi il pataccone d’acciaio del ferroviere, quanto il microscopico orologino tempestato di brillanti della gran signora. L’importante è cercare il male e guarirlo, come sulla tavola operatoria sono uguali il principe e il povero, così per l’orologiaio meritano la stessa considerazione l’orologio da polso e quello da tasca, quello che scintilla sulla scrivania e quell’altro che alla parete scandisce i secondi col pendolo grave. Orologi di ogni dimensione sono lì davanti a lui e sembrano famiglie patriarcali riunite: il nonno, i genitori e la schiera garrula dei figli e dei nipotini. (D. Provenzal)

Il barbiere. La sua non è una bottega, ma uno “studio”, quasi… Nelle botteghe si compra, si vende, e qualche volta si fabbrica: qui nulla di ciò. Qui vedi giovani vestiti di bianco i quali si affettano a gettare un manto bianco alche sulle spalle dei clienti perchè sia tutto candido: e specchi, tavolette di marmo, acciai lucidi e tersi: nell’aria un vago sentore di profumi e di cipria. D’inverno l’ambiente è caldo, d’estate piacevolmente fresco: sifoni d’acqua olezzante sostituiscono, in piccolo, gli zampillo odorosi dei giardini del Gran Sultano. (D. Provenzal)

Il fornaio. Un delizioso odore di pane appena sfornato si spande per tutta la piazza del paese. Il fornaio ha lavorato varie ore della notte: ha impastato la farina ed ha sorvegliato la macchina impastatrice; ha tagliato dall’impasto grissini, panini, pagnotte, cornetti e li ha messi nel forno osservandone di tanto in tanto la cottura. Al mattino il pane è pronto per chi si reca al lavoro. Passano gli operai e comprano la grossa pagnotta odorosa; passano gli scolari e comperano il panino croccante… E finalmente il fornaio può andare a riposare. (O. Vergani)

Il postino. Con il sole o con la pioggia, chi è che non si ferma mai e va tutto il giorno, paziente, di porta in porta? Va con la neve, va con il fango, non ha paura del freddo, non ha paura del caldo. Pensa quante cose ti porta: la letterina d’auguri dei nonni, il pacchetto con il regalo della zia, le cartoline degli amici. E quante cose ancora ti porterà, con il volgere degli anni. E non ti dirà neanche il suo nome, non chiederà nemmeno che lo ringrazi; e ogni giorno camminerà per te, dall’alba al tramonto, con la sua grande borsa a tracolla, per tutta la vita… ( O. Vergani)

Contadini. Il contadino non si riposa mai, nemmeno quando la neve copre la sua terra. Ma la stagione dei lavori grandi è certamente quella che va da maggio ad ottobre e culmina con la mietitura. Dopo questa fatica il contadino un po’ si riposa, ma il campo chiama il vomere. Le prime nebbie di inizio novembre chiamano ad altri lavori. Il grano è nei sacchi allineati al muro, la dispensa odora di mele cotogne, di sorbe, di pere, di conserve. L’anno ricomincia, c’è nell’aria l’aria di un inizio. Ed è la semina: quella del grano, la più solenne dell’anno. (G. Titta Rosa)

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Recite per bambini e racconti sulla Festa del lavoro e i mestieri

Recite per bambini e racconti sulla Festa del lavoro  e i mestieri – una raccolta di testi di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Tutti lavorano

Per non studiare le sue lezioni, per non fare i compiti, per non aiutare i grandi, Silvio è scappato via di casa, solo soletto, e corre come un capriolo via per i campi e per i boschi, mentre la sua povera mamma si affligge e lo cerca da tutte le parti.

Silvietto è felice di essere libero, di non far nulla, e parla con tutto ciò che gli sta intorno.

“Oh piccola ape, color dell’oro, dove corri così frettolosa?” chide Silvietto, “Fermati un po’; sii buona; scherza e ridi con me.”

“Non posso, piccino”, risponde l’ape color dell’oro, “Bisogna ch’io succhi il nettare dei fiori, per farne del miele e della cera”.

Silvietto, si da pensoso per un istante; poi ripiglia la corsa e dice all’asinello bigio macchiato di bianco, che pascola nel prato: “Pigliami in groppa, asinello grazioso, e fammi fare una bella trottata!”

“Non posso, bimbo caro” risponde l’asinello, “Ora che ho mangiato, il mio padrone mi carica di erbe e di frutta, e andremo insieme in città”.

Silvietto fa una smorfia di dispetto. Si china sul ruscello limpido, vivace, rapido e gli mormora: “Ruscelletto, ruscelletto mio, te ne prego: arrestati un po’ e divertiti con me che sono solo solo e mi annoio”.

“Non posso, piccino mio: devo correre verso il mulino di Tonio, per far girare la macina; se no, il grano non si cambia in farina”.

E Silvietto è stupito e indispettito. Ma come? Hanno tutti qualcosa da fare? Un dovere da compiere, un lavoro da eseguire?

Una povera vecchia appare da un bosco lontano; è curva sotto un fascio di legna secca e cammina adagio adagio, ansimando.

“Che cosa fate, cara vecchietta?”, domanda il bambino.

“Eh, figliolo mio, ho raccolto con grande stento questa legna in montagna; ora la porto in paese e la vendo al fornaio per un po’ di pane. Così potrò mangiare per qualche giorno.

“Datemi il vostro fascio, lo porterò io”, dice Silvietto a un tratto.

E passo passo la vecchia e il bimbo ritornano al villaggio.

M. Serao

Recite per bambini e racconti sulla Festa del lavoro  e i mestieri – Storia di un passerotto e di una formica

C’era un passerotto molto sfaccendato e prepotente. Un giorno trovò un chicco di grano. Stava per ingoiarlo, quando una formica gli disse: “Per piacere, passerotto, regalami quel chicco”

“Che discorsi!” esclamò il passero, “Ho trovato un chicco di grano e questa formica lo vuole. C’è della gente sfacciata a questo mondo!”

“Non lo voglio gratis”, disse la formica “Quest’estate vieni a trovarmi e, invece di un chicco, te ne darò cinque”.

Il passero ci pensò sopra per qualche minuto, poi disse: “Mi conviene. Vorrei solo sapere come farai”.

“Pianterò questo chicco in terra”, spiegò la formica, “A primavera spunterà una piantina. La piantina crescerà e metterà la spiga. Il sole la maturerà e, se tu conosci le spighe, e io so che le conosci, saprai che di chicchi ne contengono tanti. Così io potrò darti cinque granelli e il resto lo metterò in magazzino”.

“Mi fai sudare solo a sentirti parlare”, disse il passero sfaccendato, “Eccoti il chicco di grano ed arrivederci a quest’estate”.

Venne il mese di giugno e tutti i campi erano d’oro. Il passero si ricordò del granello che aveva dato in prestito e andò a trovare la formica.

Vide la spiga di grano, piena di chicchi, che dondolava al vento, davanti al formicaio.

“Questa è la mia spiga!” disse, “Ora la beccherò”

“Piano, piano!” replicò la formica, “Questa non è la tua spiga. Tuoi sono soltanto cinque granelli”.

“Chi è questa formica importuna?” gridò il passero, “Qui c’è una spiga nata da un chicco di grano che io trovai un giorno”.

“Ah, la pensi così?” disse la formica. Chiamò in aiuto le sue compagne, le quali dettero tutte addosso al passero che, con quelle formiche infuriate attorno, non trovò di meglio che volarsene via.

“Ho conosciuto, una volta, una formica sfacciata!” gridò da lontano.

“E io un passero prepotente e poltrone!” rispose la formica e, svelta svelta, si dette da fare per portare i chicchi nel formicaio, al sicuro dal becco del passero.

Ma, poichè era anche una formica onesta, i suoi cinque granelli glieli lasciò.

Recite per bambini e racconti sulla Festa del lavoro  e i mestieri – Il bambino e la formica

C’erano una volta un bambino e una formica. Disse il bambino: “Come sei piccola, formichina nera! Sta tutta sulla mia unghietta e io ti posso schiacciare col dito!”

“Non lo fare,” rispose la formichina “ammazzeresti una grande lavoratrice!”.

“Ma che sai fare tu di tanto importante?” domandò incuriosito il bimbo.

“Saresti capace di portare sulle tue spalle un grosso albero?”, chiese la formica.

“Non ancora” rispose il bimbo.

“Questa foglia che io porto nella mia tana pesa per me quanto un albero per te”.

“Oh!”, fece il bimbo.

“E saresti capace di trascinarti dietro un elefante per la coda?”

“Davvero no, non ci riuscirebbe nemmeno il mio papà!”

“Quel bruco morto, che io mi tiro nella mia dispensa, pesa per me quanto un elefante per te!”

“Uh!” disse il bimbo, “Meriti davvero una medaglia!”

“Io ho più che una medaglia,” rispose la formichina, “perchè in tutti i libri di scuola insegno ai bambini l’amore per il lavoro”.

Recite per bambini e racconti sulla Festa del lavoro  e i mestieri – L’amico

Un uomo era sempre sereno, sempre contento. Lavorava e cantava.

“Beato lui!” diceva la gente, “E’ sempre allegro”.

“E’ il mio amico che mi tiene allegro”, rispondeva l’uomo.

Non andava quasi mai all’osteria e a chi gli chiedeva il perchè, rispondeva: “Il mio amico mi tiene abbastanza compagnia”.

Raramente era malato e a chi se ne meravigliava, diceva:”Il mio amico mi tiene in salute”.

Sempre metteva avanti questo suo amico, che nessuno aveva mai visto.

Ma dov’è questo vostro amico?” chiedevano all’uomo.

“Come? Non lo vedete? Dalla mattina alla sera è con me!”

“Ma gli volete tanto bene?”

“Che volete! L’ho conosciuto da bambino e mi è stato subito simpatico. In sua compagnia sono stato sempre bene”.

“Ma chi è, dunque?”

“Non lo vedete? Siete proprio ciechi? E’ il lavoro.

(da Gira gira mondo, Vallecchi)

Il figlio dotto

Il figlio giunse dalla città a far visita al padre in campagna. Il padre gli disse: “Oggi si falcia: prendi il rastrello e vieni ad aiutarmi!”

Ma il figlio non aveva voglia di lavorare e rispose: “Io ho studiato le scienze e ho dimenticato tutte le parole dei contadini: che cos’è un rastrello?”

Non appena uscì in cortile, inciampò in un rastrello e il manico lo colpì in testa. Allora si ricordò che cos’era un rastrello, si premette una mano sulla fronte e disse:”Chi è quell’imbecille che ha lasciato qui il rastrello?”

L. Tolstoj

Recite per bambini e racconti sulla Festa del lavoro  e i mestieri

Lavori in fattoria e ciclo dell’anno

Gennaio.

Il pastore è ora molto occupato perchè cominciano ad arrivare gli agnellini e deve badare a loro ed alle loro madri.

All’aperto, quando è bel tempo, gli uomini tagliano le siepi, potano gli alberi da frutta e puliscono i fossati.

Forse le patate sono state accatastate e ora il contadino vuole venderne un po’: così bisogna aprire la catasta e suddividere le patate secondo la grandezza.Poi vengono messe nei sacchi, pesate e mandate al mercato o dal compratore.

C’è molto più lavoro con gli animali, d’inverno, perchè bisogna portare loro il cibo e portar fuori il letame col carro (molto diverso da quando erano all’aperto).

Questo è anche il momento di revisionare le macchine, aggiustare gli attrezzi, riparare steccati e cancelli, le costruzioni, e fare tutte quelle manutenzioni che non si ha tempo di fare durante l’estate.

Febbraio

Il lavoro di questo mese è molto simile a quello di gennaio. Se non piove molto, forse, è possibile coltivare un po’ verso la fine del mese.

Il terreno deve essere preparato per i nuovi prodotti.

Il contadino ha tanti lavori diversi da fare durante l’inverno. Oltre ad organizzare tutto il lavoro della fattoria, deve decidere che cosa far crescere e dove, e quali sementi comprare.

E’ anche molto importante che egli fatta tutto il suo lavoro d’ufficio. Ha tante carte da riempire per l’amministrazione e le tasse.

Marzo

In marzo è freddo, ma la primavera non è molto lontana.

Il frumento invernale comincia appena a mostrarsi attraverso il terreno, ma la superficie della terra si è fatta un po’ troppo compata e bisogna smuoverla. A questo scopo il contadino manda i suoi uomini a smuovere un po’ il terreno con gli erpici, attrezzi che hanno tantissime piccole punte. Gli erpici vengono trascinati sopra le piante o con i trattori o con i cavalli, ne sradicano alcune, senza tuttavia danneggiare il raccolto e al tempo stesso estirpano le erbacce.

Se ora il terreno è a blocchi, si usa il rullo, purchè il tempo sia asciutto.

Se il tempo è buono, il campo delle patate può esser preparato, anche se per la semina sarebbe ancora un po’ presto. Si usa un attrezzo che è come un doppio aratro. e che quando viene spinto attraverso il terreno, butta la terra sui due lati facendo un solco profondo. Questo solco è necessario per piantare le patate. Si fa poi passare il doppio aratro sui bordi del solco e così le patate vengono ricoperte. Il gelo uccide le patate, perciò devono essere piantate in modo che quando i germogli sbucano dal suolo non ci sia più pericolo di gelate.

I contadini amano un marzo asciutto.

Verso la fine del mese possono essere seminati avena, orzo e frumento primaverile.

Aprile

E’ un mese delizioso. Nella natura tutto comincia ad apparire nuovamente fresco.

Nella fattoria i campi sono di varie sfumature di verse, a seconda dei prodotti che vi stanno crescendo, o di marrone, dove la terra è ancora nuda.

Questo è un grande mese per seminare.

La seminatrice è probabilmente l’attrezzo più usato di questo mese. Essa sparge i semi di barbabietola da zucchero, di foraggio, di rapa, di verza e di fagioli nei vari campi.

Alcuni prodotti, come i cavoletti, vengono prima seminati in piccole cassette o terrari, e poi trapiantati.

Le mucche possono uscire dalle stalle per un’ora o due al giorno, ma non devono restare fuori troppo a lungo perchè altrimenti mangerebbero troppa erba fresca e si ammalerebbero.

Agli agnelli viene tosata la coda per evitare che si sporchino e si infestino di mosche.

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