Materiale didattico sulla seconda guerra di indipendenza

Astuzie di Cavour
Al principio della campagna del 1859, per arrestare l’avanzata austriaca, Cavour, allora Ministro della Guerra, diede l’incarico di allagare le campagne tra Vercelli e Novara all’ingegnere Carlo Noè, direttore dei canali statali, scrivendogli: “Caro ingegnere Noè, il suo omonimo salvò il genere umano dalle acque, lei, per mezzo delle acque salvi la Patria”

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Storia delle armi dalla clava a oggi

La storia delle armi per bambini della primaria con testi e immagini che possono essere d’aiuto per preparare carte delle nomenclature, linee del tempo ed altro materiale didattico.

Etimologia

La parola arma potrebbe derivare dal latino armus (armòs, in greco) che significa “omero” o “braccio. Per alcuni studiosi invece la parola potrebbe derivare dal celtico harn, “ferro”, o dall’antico germanico har  “esercito” o dallo svedese harnad, “guerra”.

Storia delle armi

I primi uomini avevano bisogno di proteggersi dagli animali e di cacciarli. Dalle prime armi naturali e che hanno a disposizione anche gli animali, le unghie e i denti, passarono ad utilizzare oggetti che noi oggi chiamiamo armi, cioè attrezzi da usare per difendersi e per cacciare. Sicuramente le prime armi utilizzate dall’uomo furono le pietre o i rami spezzati che venivano trovati per terra e scagliati contro il nemico o gli animali.

La più antica arma fabbricata dall’uomo fu la clava, un Continua a leggere Storia delle armi dalla clava a oggi

Il cavaliere e la mosca

Il cavaliere e la mosca. Un uomo dei nostri giorni si trova trasportato al tempo dei cavalieri erranti, ed è costretto a fare un lungo viaggio con l’armatura addosso. Ed ecco quanto gli capita…

Cominciava a far caldo, senza alcun dubbio, e stavo facendo una lunghissima tirata, senza ombra affatto. Cose di sui sulle prime non mi importava niente, cominciarono ad importarmi sempre più, via via che il tempo passava. Le prime dieci o quindici volte che avrei voluto il fazzoletto, avevo tirato avanti e avevo detto: “Pazienza, non fa nulla”, e non ci avevo pensato più. Ma ora era diverso; era un assillo continuo e non me lo potevo levar dalla mente; e così alla fine, perdetti la pazienza e dissi: “Accidenti a chi ha fatto quest’armatura senza tasche!”. Capirete, aveva il fazzoletto in fondo all’elmo, insieme ad altre cosette; ma era uno di quegli elmi che uno non si può levare da solo. E così, ora, il pensiero che fosse lì, tanto vicino e ciononostante irraggiungibile, rendeva la cosa anche più difficile da sopportare. Quel pensiero distoglieva la mia mente da qualsiasi altra cosa e la concentrava sull’elmo a immaginare il fazzoletto, a dipingersi il fazzoletto; era quanto mai irritante sentirsi gocciolare il sudore dentro gli occhi e non essere in grado di raggiungere il fazzoletto.

Decisi che la prossima volta mi sarei portato dietro una borsetta, qualunque fosse l’effetto e checché dicesse la gente: il benessere prima e lo stile poi.

E così, seguitavo ad arrancare e di tanto in tanto arrivavo a una distesa polverosa e la polvere si alzava in nugoli e mi entrava nel naso e mi faceva starnutire e piangere; e, naturalmente, dicevo cose che non avrei dovuto dire; non lo nego. Non sono migliore degli altri. Pareva che non si dovesse incontrare nessuno, in quella solitaria landa, neppure un orco; e dato il mio umore in quel momento, ciò era un bene per l’orco; vale a dire, per l’orco che avesse avuto un fazzoletto. La maggior parte dei cavalieri non avrebbe pensato che a prendergli l’armatura; per conto mio, mi sarebbe bastato arrivare al suo moccichino e poi si sarebbe potuto tenere tutto il suo armamentario.

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IL MEDIOEVO dettati ortografici e letture

IL MEDIOEVO dettati ortografici e letture per la scuola primaria.

Come si diventa cavaliere

A sette anni, il figlio di un nobile o di un cavaliere, cominciava un’educazione robusta fra giochi militari  nel castello paterno: quindi, uscito dall’infanzia, andava come paggio presso qualche barone rinomato per fasto, per antichità di stirpe, o generosità d’imprese. Lì rendeva servigi al signore e alla dama, corteggiando, ossequiando, accompagnando in viaggi, in visite, in passeggi: servendo i confetti, i dolci, il vin chiaretto e il cotto, e altre bevande con cui si chiudeva la mensa o preveniva il sonno.

Intanto col cavallo o col falcone cacciava le fiere e gli uccelli; in finti attacchi avvezzava l’animo alla guerra; ed alla guerra ed all’onore lo incitava l’esempio di baroni e cavalieri. A quattordici anni, padre e madre, col cero alla mano, conducevano il ragazzo all’altare, dal quale il sacerdote celebrante prendeva una spada e una cintura, e benedetti, li cingeva al giovane che diventava così scudiero: padrini e madrine promettevano amore e lealtà suo nome e gli stringevano gli sperono d’argento. Allora egli si accompagnava a qualche cavaliere, vigilava sui cavalli, teneva in ordine le armi, portandole al suo signore quando doveva usarle, e tenendogli la staffa quando montava in sella; custodiva i prigionieri; viaggiando conduceva a mano il destriero sul quale cavalcava il suo padrone.

Dopo alcuni anni di tale vita, l’iniziato si preparava a ricevere l’ordine della cavalleria con digiuni, preghiere, penitenze; poi si comunicava e vestiva l’abito bianco in segno dell’acquistata purezza, spesso si lavava accuratamente in un bagno. Poi cambiava la candida veste dell’innocenza in quella scarlatta che esprimeva il desiderio di versare il sangue per la religione, e si faceva tagliare i capelli in segno di servitù. Durante tutta la notte precedente la cerimonia faceva orazioni solo o con sacerdoti o con padrini. Giunto l’istante solenne, era accompagnato all’altare da cavalieri e scudieri, si inginocchiava con la spada a tracolla, e si offriva al sacerdote che lo benediceva e gliela rimetteva. Il signore che lo doveva nominare cavaliere gli domandava: “Perchè vuoi essere cavaliere? Per farti ricco? Trarre onore senza farne alla cavalleria?”. L’aspirante rispondeva di volerlo per onorare Dio, la religione e la cavalleria, e ne dava giuramento sulla spada del signore. Allora il giovane veniva addobbato da più cavalieri, dame, damigelle, che gli mettevano la maglia d’acciaio, la corazza, i bracciali, i guanti, la spada, e gli speroni d’oro, distintivo della sua dignità. Il signore, alzandosi dal suo seggio, gli dava tre colpi di piatto con la spada nuda sopra la spalla e uno schiaffo, ultima ingiuria che egli dovesse soffrire invendicato; e gli diceva: “In nome di Dio, di San Giorgio, di San Michele, ti fo cavaliere, sii prode, coraggioso, leale”. Allora erano portati al nuovo cavaliere l’elmo, lo scudo, la lancia, il cavallo sul quale, balzando senza staffa, caracollava brandendo le armi, e uscito di chiesa faceva altrettanto innanzi al popolo applaudente. (C. Cantù)

I dieci comandamenti della Cavalleria

Ecco le dieci norme e comandamenti che si insegnavano ai giovani in attesa di essere investiti cavalieri.

1. Crederai agli insegnamenti della Chiesa e ne osserverai i comandamenti.

2. Proteggerai la Chiesa.

3. Difenderai ogni debole.

4. Amerai il paese in cui sei nato.

5. Non indietreggerai mai davanti al nemico.

6. Combatterai fino all’ultimo sangue contro gli infedeli.

7. Adempirai ai tuoi doveri feudali, purché non contrastino con la legge di Dio.

8. Non mentirai, e manterrai la parola data.

9. Sarai munifico e generoso con tutti.

10. Sarai sempre e dovunque il difensore del diritto e del bene contro l’ingiustizia e il male.

Il futuro cavaliere

(dialogo immaginario all’interno di un castello)

Ragazzo: Che scalpitio di cavalli, che abbaiare di cani, che affaccendarsi di scudieri e di servi questa mattina! Ora il castello è tornato più silenzioso di sempre. Che noia… Hai visto quanto erano belli i nuovi cavalli del conte? Hai osservato i nuovi falchi e sparvieri ammaestrati?

Bambina: Che uccellacci!

Ragazzo: Sì, ma volano in alto e portano la preda!

Bambina: A me ha fatto impressione solo il fatto che questa volta il conte e la contessa avevano con sé il figlio minore, che non ha ancora sette anni: già sulla sella di un cavallo, poverino!

Ragazzo: Fortunato lui, invece! Egli è destinato a diventare cavaliere. Per questo il conte ha voluto che sapesse cavalcare prestissimo. Fra non molto, so che lascerà questo castello e si recherà presso un altro feudatario, di cui diventerà paggio. Imparerà a servire gentilmente il signore e la sua dama. Poi, a quattordici anni, diverrà scudiero: imparerà l’uso delle armi, avrà cura del cavallo e del suo signore e dei cavalieri suoi ospiti, gli porterà lo scudo e provvederà a mille servizi sempre meno umili, finché a ventun anni potrà avere l’investitura a cavaliere. E allora a lui saranno riserbate magnifiche imprese e avventure, come quelle che narrano i giullari che arrivano al castello. Oh, se potessi diventare anch’io un cavaliere!

Bambina: Un cavaliere tu? Il figlio di un fabbro? Sarebbe lo stesso che io, figlia di un mugnaio, sognassi di diventare una dama. La cavalleria è dei nobili!

(R. Botticelli)

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L’alimentazione nel tempo

L’alimentazione nel tempo: dopo aver visto come mangiamo noi e quali siano i cibi in uso oggi, è naturale chiedersi “Ma prima di adesso, come e che cosa si mangiava?”. E noi, seguendo brevemente questa corsa nel tempo, avremo modo di tornare su argomenti già toccati, completeremo quanto è stato detto, riporteremo la conversazione sugli usi e abitudini dei tempi passati, amplieremo, in una parola, la conoscenza del mondo presente e passato.

I primi uomini

All’apparizione dell’uomo sulla faccia della terra, quasi sicuramente i primi uomini furono vegetariani e si nutrirono dei frutti e delle piante spontanee, poi anche di carne. Come avranno fatto a scegliere il cibo? Obbedendo agli impulsi naturali, come fanno tuttora gli animali. Prima ghiande crude e acqua, poi vino e grano. Quando fu scoperto il fuoco, le carni vennero cotte direttamente sul fuoco e come piatti vennero usate conchiglie e zucche vuote. Sapete come si faceva bollire l’acqua? Non ponendola sul fuoco, ma mettendo dentro l’acqua pietre arroventate sul fuoco!

Al tempo delle palafitte, gli uomini mangiavano una specie di polente di farina di ghiande, piselli, lenticchie, nocciole, noci e altri frutti selvatici, come mele, pere, susine e ciliegie. Non ci meravigli l’uso delle ghiande! Anche oggi, presso alcuni popoli, vengono mangiate, sia crude che lessate o arrostite, come si usano da noi le castagne.

Vino, birra, shaosing

Se il vino fu un’invenzione molto antica, non meno antico è l’uso di preparare la birra, bionda o bruna. A Babilonia era già nota nell’anno 2800 aC e veniva preparata con la fermentazione dell’orzo, più o meno come si usa anche oggi. Il shaosing è invece una bevanda alcolica, ottenuta con la fermentazione del riso, in uso presso i Cinesi da millenni.

Inoltre gli antichi bevevano l’idromele, una bevanda fatta di acqua e miele.

Allevamento e arboricoltura

In tempi successivi l’uomo imparò ad allevare animali per mangiarne la carne, o per ottenere il latte. Oltre ai bovini e agli ovini, veniva allevato il maiale (nell’Odissea, per esempio, ad Ulisse che tornava dopo vent’anni, il porcaro fedele preparò due giovinetti porcellini, li abbronzò li spartì, negli appuntati spiedi l’infisse: indi, arrostito il tutto, caldo e fumante… glieli offrì. Siamo a circa tremila anni fa).

Inizia anche la coltivazione degli alberi da frutta e dell’olivo; si mangiavano le olive o se ne ricavava l’olio; usato come condimento ma anche per spalmarsene il corpo, per rinforzarlo e renderlo più robusto.

Presso i Greci e i Romani

Dobbiamo distinguere i pasti normali e i banchetti propriamente detti; i primi venivano consumati in piedi, specialmente quello del mattino e del mezzogiorno (erano semplici spuntini); il pasto principale era quello della sera.

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Il tributo: recita sul Medioevo

Il tributo: recita sul Medioevo. La scena è immaginata nell’umile casa di un servo della gleba, il contadino di allora.

Personaggi: il servo della gleba, il figlio, due alabardieri (soldati)

Figlio: Babbo, perchè sei triste? Sono stato al castello, sai! Mi hanno fatto entrare per aiutare gli sguatteri, perchè ieri c’è stata festa al castello, fino a notte fonda! Sono passato per lunghi corridoi e grandi stanze; una di queste è lunga quasi tutto il borgo… Ma perchè sei triste?

Servo della gleba: Per niente! Ti ascolto!

Figlio: Alle pareti sono appese teste di lupi e di cinghiali, corna di cervi e di caprioli. Questi animali li ha uccisi il conte, sai! E poi dappertutto si trovano lance, alabarde, mazze ferrate, e sui tavoli si vedono vassoi d’argento e coppe d’oro. Vedessi come sono lunghe le tavole della sala per il banchetto! Cento brocche di vino c’erano sopra. Nello spiedo ho visto girare un cinghiale intero e sul camino friggere in padella cento e cento uova. Uno scudiero mi ha fatto assaggiare una pietanza strana, che era avanzata e che io non avevo mai visto… Com’era buona!… Ma perchè sei triste?

Servo della gleba: Per niente, ti ripeto. Continua.

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Il menestrello

Il menestrello – racconto ambientato nel Medioevo per bambini della scuola primaria, adatto alla lettura e al riassunto.

Era da poco cominciato l’inverno, ed i fossi erano tutti gelati, quando un giovane venne a suonare il corno davanti al castello di sir Galihud Sans Pitiè.

Dalla finestra del barbacane un soldato gli chiese: “Che volete?”.

“Sono un menestrello” rispose il giovane, “e voglio entrare, per rallegrare il signore di questo luogo con le mie poesie”.

“Se vuoi un consiglio, vattene via. Sir Galihud Sans Pitiè non ama se non la caccia e la guerra”.

“Ma ci saranno pure delle dame, al castello, e dei cavalieri cortesi!”

“Ci sono”.

“Bene” disse il menestrello “aprimi, allora. Io canterò per loro”.

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L’investitura del feudatario

L’investitura del feudatario: per dare ai bambini un’idea dello spezzettamento dell’Impero Carolingio causato dal sistema feudale, si può rievocare, in semplici linee, la cerimonia dell’investitura dei grandi e dei piccoli feudatari.

Personaggi: l’Imperatore e il Feudatario.

Feudatario (inginocchiato): Sire, inginocchiato davanti alla vostra augusta persona, con le mani giunte per umiltà nelle vostre, prometto di essere vostro uomo e di servirvi lealmente e fedelmente.

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L’uomo e la misura del tempo – materiale didattico

L’uomo e la misura del tempo – materiale didattico per la scuola primaria.

La misura del tempo è indispensabile all’uomo, che senza di essa non saprebbe disporre ordinatamente le sue azioni nella giornata. Ecco perchè egli ha sentito il bisogno, fin dall’antichità, di misurare il tempo, ed è riuscito a farlo… anche senza i nostri modernissimi e perfetti orologi (dal greco orologhion = che dice l’ora). Come? Lo spiegheremo nel modo più preciso e rapido possibile.

Il primo e più perfetto orologio per gli uomini è stato il sole. Esso apparentemente compie un cammino giornaliero, le cui tappe grossolanamente si indicano coi termini di alba, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto.

Dapprima l’uomo pensò di stabilire tale cammino, misurando coi passi l’ombra di un obelisco (dal latino obeliscus, diminutivo di obelos = spiedo, poi colonna terminante a punta) in una giornata solare: al mattino l’ombra era più lunga, verso mezzogiorno si accorciava, alla sera si allungava ancora di più. Un po’ semplicistica, certo, questa misurazione e senza dubbio imperfetta, e poi non ovunque c’era un obelisco.

obelisco egizio

Egitto (Luxor)

Allora l’uomo pensò di ridurre l’obelisco a più modeste proporzioni e costruì il primo vero strumento di misurazione del tempo che si conosca, lo gnomone (dal greco gnomon = indice), un’asta dritta e rigida, munita di appositi segni, eretta verticalmente su un piano orizzontale. La lunghezza della sua ombra permetteva di dividere approssimativamente il giorno in varie parti. Non si sa se l’origine di tale strumento risalga ai Caldei, agli Egizi o ai Cinesi. Comunque il più antico esemplare (1500 aC) che si conosca, è egizio e se ne conserva un frammento nel Museo di Berlino.

gnomone
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Abdullah e il pepe

Abdullah e il pepe: un racconto ambientato nell’epoca delle crociate, per bambini della scuola primaria adatto alla lettura e il riassunto.

Il Pascià di Alessandria, dopo aver ascoltato distrattamente tre religiosi biancovestiti, con una croce rossa e blu sul petto, chini umilmente davanti a lui, contò e ricontò la somma piuttosto forte che gli era stata appena consegnata. Poi fece schioccare le dita: “Chiamate Abdullah!”.

Lo schiavo Abdullah spuntò fuori dalle cucine dove stava lavorando da quasi undici anni. Era uno schiavo dagli occhi azzurri e dal naso un poco all’insù, vissuto fino a dieci anni, con il nome di Giannetto, in un villaggio della valle della Loira.  Per aver seguito un pastore di Vendome che predicava la Crociata dei Fanciulli, egli era andato a finire in qualità di marmittone in mano ai Barbareschi…

Il Pascià gli disse: “Ecco degli ulema (dotti) del tuo paese che mi hanno versato un buon prezzo per il tuo riscatto. Poiché ti sei comportato bene, ti restituisco la libertà. Ricorda che tu sei vissuto fra noi più a lungo che non presso i Franchi; se un giorno sentissi il desiderio di ritornare da noi potrai invocare la mia protezione”.

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Martin Luther King

Il Martin Luther King Day si celebra negli USA il terzo lunedì di gennaio, un giorno vicino alla sua data di nascita. E’ una festività nazionale istituita per legge dal 1983, ma fu osservata da tutti gli Stati americani solo dal 1993. Per raccontare ai bambini la sua storia ho preparato una biografia, una serie di carte illustrate che possono essere utili durante il racconto, e un riassunto del discorso pronunciato a Washington nel 1963. Le immagini sono di pubblico dominio; tutte le fonti sono citate in fondo all’articolo.

Martin Luther King

PDF qui: 

Martin Luther King è l’icona mondiale della lotta per i diritti civili. Fino a cinquant’anni fa, in USA, c’erano fontanelle pubbliche separate per bianchi e neri, a teatro la balconata separata per neri, e i posti in fondo al bus solo per neri. E’ difficile da credere ma era veramente poco tempo fa. Nella lotta per guadagnare la parità per i cittadini di qualsiasi razza si è svolta la breve vita di Martin Luther King. In quel periodo negli USA era normale salire sugli autobus, entrare nei bar, in teatro, e nelle chiese e vedere posti separati a seconda del colore della pelle delle persone, e persone come Martin Luther King sono, anche oggi, fonte di ispirazione per chi crede nella giustizia sociale.  Voleva il riscatto di tutti, non solo dei neri, che non erano i soli ad essere maltrattati nel suo paese: l’ingiustizia sociale era troppa e troppe le leggi scritte ma non rispettate. Occorreva restituire dignità a tante persone schiacciate da secoli di schiavitù sociale, politica e morale.

L’Italia, da paese di emigrazioni è diventato un paese di immigrazioni, e quindi una società multietnica caratterizzata dalla coesistenza di persone di etnie diverse. Molti italiani che si considerano ‘istruiti’, si rivelano poi razzisti, per diversi motivi. Il sogno di Martin Luther King può insegnare molto agli italiani sui diritti civili, sull’integrazione, sull’uguaglianza delle minoranze e sulle barriere razziali. Anche se i tempi e le situazioni sono diverse, le cause del razzismo sono sempre le stesse. Perciò, i valori che il sogno di Martin Luther King ha insegnato agli americani, possono servire da lezione anche agli italiani.

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Martin Luther King jr (15 gennaio, 1929 – 4 aprile, 1968) nacque nella città di Atlanta, in Georgia, il 15 gennaio 1029. La Georgia è uno Stato del sud degli Stati Uniti, dove il problema razziale era molto forte.

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Amalfi e la bussola – recita

Amalfi e la bussola – recita per la scuola primaria

Personaggi

-Feliciano, figlio di un navigatore amalfitano

– Marina, sua sorella

– un compagno, che entra alla fine della scena.

Marina: Feliciano, hai visto che nebbia c’è sul mare?

Feliciano: E’ davvero una cosa rara per Amalfi

Marina: Da lontano non si deve distinguere né la costa né il faro. Sto in pensiero per il nostro babbo. La sua nave dovrebbe essere la prima ad arrivare in porto.

Feliciano: Oh, non temere! Il babbo e i suoi marinai sono abili navigatori. Noi Amalfitani abbiamo il mare nel sangue, dice il babbo. Anche io sarò un navigatore!

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La leggenda di Attila e Leone I in recita

La leggenda di Attila e Leone I in recita – Questa leggenda misteriosa nella sua semplicità, ha ispirato molti artisti che la hanno immortalata su tela e nel marmo: tra queste opere  è celebre l’affresco di Raffaello in Vaticano.

Scena I

(In una piazza della città di Aquileia, assediata dagli Unni)

Personaggi:

Primo cittadino

Secondo cittadino

Terzo cittadino

Quarto cittadino

Altri cittadini intorno

Primo cittadino: Amici! Cittadini! Conviene ancora resistere alle forza di Attila? Da settimane lottiamo contro la forza che ci serra, ma è inutile: la fine della nostra città è vicina. C’è una sola speranza di salvezza…

Secondo cittadino: Quale?

Primo cittadino: Quella riposta nelle trattative con Attila. Offriamo al re degli Unni la nostra amicizia. I barbari sono clementi quando sperano di avere una nuova amicizia.

Secondo cittadino: Di quale speranza vaneggi? Quale follia ti spinge a proporre tali trattative? Il re degli Unni non vuole parole, non vuole amici, e nemmeno traditori: desidera solo per i suoi nemici morte, rovina, fuoco.

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ESPANSIONE E CIVILTÀ DEGLI ARABI dettati ortografici e letture

ESPANSIONE E CIVILTÀ DEGLI ARABI dettati ortografici e letture di autori vari, per bambini della scuola primaria.

I figli del deserto

Nella prima metà del VII secolo, e più precisamente nel 634 dC, gli Arabi assumono una posizione di primo piano alla ribalta della storia.

Fino ad allora questo popolo era vissuto sparso per il deserto in tribù nomadi formate di carovanieri, di pastori e di razziatori, detti beduini, cioè figli del deserto, e sono una parte di esso, insediata lungo le coste, praticava l’agricoltura.

Gli Arabi adoravano più dei; fra i tanti idoli propri di ciascuna tribù, ce ne era uno comune a tutte, la pietra nera, che si credeva portata dal cielo dall’arcangelo Gabriele e che si venerava in un santuario di forma cubica, la Càaba, alla Mecca, centro religioso e commerciale dell’Arabia.

Qui da ogni parte della penisola affluivano una volta all’anno gli Arabi, in pellegrinaggio, per celebrarvi i riti e per trafficare.

Maometto

Alla Mecca, verso l’anno 570, nacque Maometto. Costui sentendosi ispirato da dio, incominciò a raccontare le rivelazioni che la divinità gli faceva e a diffondere in mezzo al popolo i principi di una religione.

Maometto insegnava che vi è un dio unico, Allàh, il quale dopo aver inviato come suoi profeti Abramo, Mosè e Gesù, suscitava ora il suo ultimo e più grande profeta, Maometto: “Allàh è il solo dio e Maometto è il suo profeta”.

“Gli uomini di fronte ad Allàh sono tutti uguali” diceva Maometto “come i denti di un pettine”. Chi crede in Allàh si abbandona interamente al suo volere, perchè sa che egli nella sua sapienza ha fissato per ciascun uomo un destino, che nulla può mutare.

Questa fede cieca, o abbandono in Allàh, si chiama Islàm, e Islamici o Musulmani si chiamano coloro che la professano. Ad essi è riservato il paradiso, un meraviglioso giardino pieno di delizie, per meritarsi il quale adempiere i doveri religiosi, che sono: la preghiera, cinque volte al giorno, quando il muezzin, affacciato al minareto ne grida il segnale; il digiuno, dall’alba al tramonto, nel mese di Ramadàn (febbraio); l’elemosina, che il ricco deve al povero; il pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita; la guerra santa contro gli infedeli.

Le dottrine di Maometto furono raccolte dai discepoli in un libro sacro: il Corano.

La guerra santa

La guerra santa predicata da Maometto trasformò rapidamente quel piccolo popolo di nomadi in un grande popolo di guerrieri e di conquistatori. Sotto la guida dei califfi, gli Arabi dilagarono in Mesopotamia e in Persia, poi in Palestina, in Siria e in Egitto.

Nel 711 i Musulmani conquistarono la Spagna, passarono quindi i Pirenei, invadendo la Gallia; ma nel 732 furono respinti da Carlo Martello, generale dei Franchi.

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REGNI ROMANO – BARBARICI dettati ortografici e letture

REGNI ROMANO – BARBARICI dettati ortografici e letture di autori vari, per bambini della scuola primaria: Vandali, Ostrogoti, Visigoti, Eruli, Bizantini e Longobardi; Odoacre, Teodorico, Genserico, Teodolinda, Rotari, ecc…

Nell’immenso territorio, dove l’autorità dell’antico Impero era venuta meno, i popoli germanici formarono i loro regni: i Visigoti si stabilirono in Spagna, i Franchi in Gallia, i Vandali in Africa.

Si costituirono in tal modo i regno romano-barbarici, così detti perché sotto lo stesso nuovo governo si riunivano le antiche popolazioni romane e le nuove genti barbariche di stirpe germanica.

Col passare degli anni questi due popoli, dapprima separati, lentamente si fusero con una reciproca influenza.

Molto più vasta ed efficace per la superiore civiltà, fu quella esercitata dai vinti sui conquistatori, che finirono per adottare la lingua, i costumi, le leggi e la religione del popolo che avevano sottomesso.

Gli Eruli

Gli Eruli giunsero in Italia guidati da Odoacre, che tolse il trono a Romolo Augustolo. Questi, che i soldati romani avevano acclamato loro imperatore, era un fanciullo e non aveva quindi alcuna energia per opporsi all’invasione. Fatto prigioniero, fu rinchiuso in un castello della Campania e nessun imperatore fu eletto a succedergli in Occidente.

Odoacre, proclamatosi rappresentante dell’imperatore d’Oriente si insediò a Ravenna e governò l’Italia col titolo di Patrizio. Era l’anno 476 dC; esso segna la fine dell’Impero di Roma e l’inizio del Medioevo, cioè l’età di mezzo tra l’epoca antica e quella moderna.

Gli Ostrogoti

Teodorico, un barbaro valoroso ed intelligente, nella sua giovinezza era stato per molti anni ostaggio alla corte di Costantinopoli: aveva così potuto conoscere ed apprezzare la cultura e la civiltà romane. Acclamato re degli Ostrogoti, che occupavano allora la Pannonia (l’odierna Ungheria), vagheggiava nuove conquiste per dare sedi migliori al suo popolo, poco amante dell’agricoltura ed inquieto.

Nel 489 Teodorico giunse alla Alpi Orientali. Non lo seguiva solo un esercito, ma un popolo intero con le donne, i figli, i servi, i carri colmi di masserizie e tende: trecentomila persone.

Odoacre, sconfitto in più battaglie, si chiuse in Ravenna. Dopo tre anni di assedio, si arrese con la promessa di aver salva la vita; invece fu fatto trucidare a tradimento (493).

Così finì il dominio erulo in Italia e subentrò quello degli Ostrogoti.

Il governo di Teodorico

Teodorico governò per trentatré anni col titolo di re degli Ostrogoti e Patrizio d’Italia. Egli mirò a far convivere pacificamente i due popoli pur così diversi: lasciò ai Goti l’uso delle armi e affidò agli Italici l’amministrazione civile.

Migliorò le condizioni economiche dell’Italia con lavori di bonifica e con la costruzione di strade e di acquedotti, restaurò molti monumenti romani, abbellì Ravenna di un grandioso palazzo reale, un mausoleo e altri edifici; protesse le lettere e le arti, chiamò ad alti uffici uomini di valore, come lo storico Simmaco, il filosofo Severino Boezio e il dotto Cassiodoro, che divenne suo primo ministro. Benché ariano, Teodorico fu tollerante con i cattolici.

Ma l’avversione degli Italici e gli intrighi della corte bizantina avvelenarono gli ultimi anni del suo regno, rendendolo sospettoso e crudele: si diede ad arrestare, perseguitare, uccidere.

Anche Boezio e Simmaco furono messi  a morte, e lo stesso papa Giovanni I visse i suoi ultimi giorni in carcere.

Teodorico morì nel 526 e fu sepolto nel superbo mausoleo di Ravenna.

I Bizantini

Le relazioni tra i Romani e gli Ostrogoti peggiorarono assai con i successori di Teodorico. Ne approfittò l’imperatore d’Oriente Giustiniano per unire l’Italia all’Impero d’Oriente (553).

Il dominio bizantino (così detto da Bisanzio, antico nome di Costantinopoli) produsse opposti, molteplici effetti. Infatti, se da un lato attivò le relazioni tra Italia e Oriente e fede della capitale Ravenna una città ricca e adorna di splendidi monumenti (come la famosa chiesa di San Vitale costruita appunto nel VI secolo e tutta rivestita di mosaici e d’oro), di contro afflisse le misere popolazioni con nuovi insopportabili balzelli, imposti senza ritegno dai rapaci funzionari imperiali.

La vita dei commerci e delle industrie intristì e grave fu il disagio delle città e delle campagne.

A rimedio di tanti guai solo la Chiesa diffondeva un po’ di bene fra le afflitte popolazioni ed accresceva in mezzo ad esse il suo prestigio.

Per il lavoro di ricerca

Quale barbaro fu chiamato “re della terra e del mare”?

Quando cadde l’Impero Romano d’Occidente?

Per opera di chi?

Come si chiamava l’ultimo imperatore romano?

Da chi fu sconfitto Odoacre?

Come governò Teodorico? Come morì?

Qual era la capitale del regno degli Ostrogoti?

Che cosa era l’ “editto di Teodorico?”

Da chi furono scacciati gli Ostrogoti?

Perchè divenne famoso Giustiniano?

Come governarono i Bizantini in Italia?

Come fu divisa l’Italia in quel periodo?

Il re della terra e del mare

Genserico, alla testa dei suoi Vandali, è alle porte di Cartagine. In città gli uomini fanno festa, ignari che il nemico è sotto le mura; così, mentre Genserico si accinge ad assalire i bastioni, i Cartaginesi sono nel circo. Ma d’un tratto alle porte del circo si sente qualcuno che batte per farsi aprire; i custodi chiedono chi sia mai costui che domanda di entrare in un’ora così fuori dal consueto.

“Sono il re della terra e del mare!” risponde il vincitore.

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Dettati ortografici e letture sulla fabbricazione della carta

Dettati ortografici e letture sulla fabbricazione della carta per la scuola primaria. Per la fabbricazione della carta coi bambini e altri cenni storici vai qui: Fare la carta coi bambini. L’argomento si presta ad essere affrontato anche nell’ambito della Quarta grande lezione Montessori

Dall’albero al giornale

Ognuno di noi sa che la carta si fa ora, quasi tutta, con la corteccia degli alberi, ma non tutti sanno quanto poco tempo occorra perchè un albero si trasformi in carta.

Ecco che cosa accadde un giorno in una grande fabbrica di carta.

Alle sette e trentacinque del mattino, tre alberi furono tagliati nella foresta, portati subito alla fabbrica, scorticati e macinati. Il legno fu ridotto, passando per diversi bagni, ad un pasta la quale fu subito portata alle macchine della carta, che la distesero in fogli sottili, e alle nove e trenta usciva il primo foglio di carta.

La tipografia di un giornale quotidiano sorgeva a quattro chilometri di là, e il foglio portato da un’automobile fu immediatamente messo sotto la rotativa. Alle dieci del mattino usciva il giornale stampato.

Erano bastate due ore e venticinque minuti per leggere le notizie del giorno su di un foglio di carta, che quella mattina stessa era parte di un albero dritto e fiero nella foresta. (F. Lombroso)

Come si fabbrica la carta

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CARLO MAGNO dettati ortografici e letture

CARLO MAGNO dettati ortografici e letture, di autori vari, per bambini della scuola primaria.

I Franchi

I Franchi, verso il secolo V, varcato il Reno, erano penetrati in Gallia e vi avevano fondato un regno romano-barbarico. Il loro re Clodoveo (481-511), capostipite della dinastia che fu detta dei Merovingi, era stato il primo fra i Germani che con il suo popolo si era convertito al cattolicesimo.

A Clodoveo erano succeduti re inetti al governo che avevano lasciato il potere in mano ai Maggiordomi. Fra questi, aveva avuto grande autorità Carlo Martello, che nel 732 aveva sconfitto gli Arabi a Poitiers, salvando l’Europa.

Il figlio di lui, Pipino il Breve, nel 752 fece chiudere in convento l’ultimo merovingio e si proclamò re dei Franchi. Il papa Stefano II si recò personalmente in Francia ad incoronarlo. Aveva così inizio la dinastia del Carolingi.

Pipino, sollecitato dal Papa, calò in Italia e sconfisse il re longobardo Astolfo due volte, nel 754 e nel 756, costringendolo a cedere alla Chiesa le terre occupate.

Il figlio di Pipino, Carlo, assunse quindi il titolo di re dei Franchi e dei Longobardi. Al papa confermò ed accrebbe le precedenti donazioni, dando vita ormai a un vero e proprio Stato Pontificio che da Roma, attraverso il Lazio, l’Umbria e le Marche, si estendeva fino alla Romagna e comprendeva le antiche terre del dominio bizantino.

Re Carlo

Carlo, Re dei Franchi, detto dai posteri, per ammirazione, Magno, fu veramente uno dei più notevoli personaggi del Medioevo. Egli fu soprattutto un grande unificatore e si giovò anche della religione per dare unità spirituale ai diversi popoli del suo immenso dominio. Egli condusse vittoriosamente in tutta l’Europa occidentale circa sessanta imprese militari e riunì sotto il suo scettro un territorio vastissimo che comprendeva la Francia, il Belgio, l’Olanda, la Germania, l’Austria, la Repubblica Ceca, la Serbia, la Croazia, l’Ungheria, la Svizzera e metà dell’Italia odierne.

Per garantire il confine dei Pirenei marciò contro gli Arabi della Spagna, tolse loro le due regioni dell’Aragona e della Catalogna, con le quali costituì la Marca Spagnola.

Durante il ritorno da questa spedizione nel 778, la retroguardia di Carlo, comandata dal famoso paladino Orlando, fu assalita dai Baschi nella gola di Roncisvalle e distrutta. L’eroica morte di Orlando, caduto combattendo per il suo re e per la sua fede, fu cantata nella Chanson de Roland, il primo di una lunga serie di poemi cavallereschi sui paladini di Francia.

La vastità, l’unità del dominio di Carlo e l’alto prestigio politico di cui godeva fecero rinascere l’idea dell’Impero Romano, che fu consacrata dal papa Leone III la notte di Natale dell’800 a Roma, nella basilica di San Pietro. Con una cerimonia solenne il Papa incoronò Carlo imperatore del Sacro Romano Impero, mentre tutto il popolo acclamava: “A Carlo, piissimo, augusto, coronato da dio grande e pacifico imperatore dei Romani,  vita e vittoria!”.

Carlo meritò effettivamente questi onori perchè fu un sovrano illuminato. Benché analfabeta, promosse gli studi, le arti e l’istruzione pubblica, facendo aprire numerosissime scuole per ricchi e poveri, e fondando in Aquisgrana, sua residenza preferita, l’Accademia Palatina, che accolse i dotti del tempo.

Carlo Magno morì ad Aquisgrana nell’814, dopo 46 anni di regno, e lì fu sepolto.

Come governò Carlo Magno

Carlo Magno amministrò saggiamente il suo vasto impero. Per poterlo governare meglio, secondo un’usanza franca, lo suddivise in contee, che affidò a uomini a lui fedeli; presso i confini creò contee più estese e militarmente più forti che si chiamarono marche. Coloro che governavano marche e contee, cioè i marchesi ed i conti, dipendevano direttamente dall’Imperatore ed avevano poteri amplissimi.

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IL FEUDALESIMO dettati ortografici e letture

IL FEUDALESIMO dettati ortografici e letture, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia.

Le terre che Carlo Magno aveva distribuito a conti e marchesi di chiamavano feudi, e coloro che le avevano ricevute venivano chiamati col nome generico di feudatari.

Il possesso di un feudo durava quanto la vita del feudatario, e alla morte di quest’ultimo tornava sotto la diretta signoria dell’Imperatore.

Coloro che avevano ricevuto un feudo dall’imperatore divenivano suoi vassalli e, finché vivevano, potevano godere di tutti i prodotti della terra su cui governavano.

I vassalli, in cambio, giuravano fedeltà all’imperatore, avevano l’obbligo di versargli una parte delle ricchezze ricavate dal feudo e, in caso di necessità, di procurargli un dato numero di guerrieri.

Col tempo i vassalli ottennero di essere esonerati dal pagamento delle tasse e dall’arruolamento di guerrieri.

Infine, i feudatari più potenti, approfittando della debolezza di alcuni imperatori, ottennero che i loro feudi , da vitalizi, diventassero ereditari.

I vassalli, divenuti proprietari del loro feudo, ne assegnarono, a loro volta, una parte ad uomini loro fedeli che si chiamavano valvassori. Costoro avevano verso i feudatari gli stessi obblighi che i feudatari avevano verso l’imperatore. Col tempo, ottennero anch’essi che le loro terre, assegnate a vita, divenissero ereditarie. Talvolta anche i valvassori affidarono una parte delle loro terre ad altri: i valvassini.

La terra era lavorata dai coloni e dai servi della gleba.

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LA STORIA DEL LINGUAGGIO VERBALE

LA STORIA DEL LINGUAGGIO VERBALE fa parte del quadro della QUARTA GRANDE LEZIONE Montessori. Per approfondire e accedere a tutto il materiale relativo vai qui: LA QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI.

Per la storia del linguaggio orale prepariamo racconto  semplice ma appassionante, sul modello di quella presentata di seguito. Le diverse teorie sull’origine del linguaggio attireranno di certo l’attenzione dei bambini, se sono offerte in forma di racconto, con esempi accattivanti, cercando di mostrare ciò che deve essere successo quando i primi esseri umani hanno cercato di comunicare tra di loro per esprimere i propri bisogni, sentimenti, le proprie idee e preoccupazioni.

Mostriamo durante il racconto anche riproduzioni di pittogrammi primitivi, di geroglifici e di alfabeti, o tabelle che mostrino la stessa parola scritta in modi diversi: questo susciterà nei bambini ammirazione e gratitudine. Inoltre farà provare anche a loro il desiderio di esprimere per iscritto i propri sentimenti ed i propri pensieri. Anche tutte le tecnologie moderne applicate alla comunicazione tra le persone sarà compresa con grande calore, nel contesto del progresso umano, che si è svolto nel corso di secoli di lavoro e paziente ricerca.

La tendenza umana verso la comunicazione ha spinto le persone a creare il linguaggio, poi, nel corso del tempo, questi linguaggi si sono evoluti, riflettendo le idee delle persone ed il loro ambiente.  e questi cambiato nel corso del tempo per riflettere le persone e il loro ambiente. Mostrando il bambino il loro posto nella loro cultura è parte di metterli in contatto con la loro cultura e aiutarli ad adattarsi. Maria Montessori sostiene che per educare il potenziale umano è necessario che gli individui, nei primi anni di vita, vengano messi in relazione con gli esseri umani, e che provino gratitudine per tutti gli uomini e le donne che giorno dopo giorno hanno lavorato affinché noi potessimo vivere una vita più ricca e piena.

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QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

La storia del linguaggio verbale

Racconto:

Chissà com’era la vita dei primi uomini apparsi sulla Terra. Perché cominciarono a parlare tra loro? Come parlavano? Cosa dicevano?

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LA STORIA DELLE FAMIGLIE LINGUISTICHE

LA STORIA DELLE FAMIGLIE LINGUISTICHE fa parte del quadro della QUARTA GRANDE LEZIONE Montessori. Per approfondire e accedere a tutto il materiale relativo vai qui: LA QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI. Qui di seguito trovi due versioni del racconto e l’albero linguistico, scaricabile e stampabile gratuitamente in formato pdf. La storia viene ulteriormente sviluppata in seguito, con la storia delle origini della lingua italiana e con la storia delle origini della lingua inglese.

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albero linguistico

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QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

LA STORIA DELLE FAMIGLIE LINGUISTICHE

Prima versione

Gli studiosi credono che le lingue attuali siano divise in famiglie. Alcune sono parenti vicine, diciamo sorelle, altre parenti di secondo o terzo grado. Un modo per riconoscere lingue che provengono dalla stessa famiglia linguistica è confrontare le parole che esse usano per chiamare i numeri. Tutti i popoli, infatti, hanno la necessità di contare.

Oggi, circa la metà della popolazione mondiale parla una lingua della famiglia indo-europea, mentre l’altra metà parla lingue di altra provenienza.

La maggior parte delle famiglie linguistiche europee sono legate le une alle altre, ed hanno un’origine comune, una lingua madre chiamata lingua proto-indoeropea. Le prime persone che parlavano questa lingua, di cui non abbiamo testimonianza, provenivano dalle steppe della Russia, erano pastori nomadi che viaggiavano alla ricerca di pascolo. Si muovevano velocemente perché avevano addomesticato i cavalli, ed avevano carri a ruote trainati da buoi. Come arma avevano delle asce: lo sappiamo perché abbiamo trovato le loro tombe, ed abbiamo scoperto che seppellivano i loro uomini accanto alle loro armi. Le donne venivano sepolte coi loro gioielli d’ambra. Quando questo popolo giunse in Europa, venne in contatto con le popolazioni locali. Si trattava di agricoltori sedentari, che vivevano in villaggi sparsi, e seppellivano i loro morti in grandi tombe megalitiche. Gli uomini con le asce non furono gli unici a raggiungere l’Europa in quel periodo. Abbiamo testimonianze anche del popolo della ceramica campaniforme, proveniente dalla Spagna, che deve questo nome all’uso di fabbricare vasi a forma di campana, e forse conoscevano la tecnica della produzione della birra. Conoscevano anche il bronzo, perché abbiamo trovato coltelli, lance, punte di freccia e gioielli di questo materiale. Probabilmente svolgevano attività di scambio e commercio con gli agricoltori. Questi popoli si mescolarono tra loro, e probabilmente nacque così una lingua comune, che doveva essere il proto-indoeuropeo.

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LA STORIA DELLE ORIGINI DELLA LINGUA ITALIANA

LA STORIA DELLE ORIGINI DELLA LINGUA ITALIANA viene presentata dopo la storia delle famiglie linguistiche e fa parte del quadro della QUARTA GRANDE LEZIONE Montessori; per approfondire e accedere a tutto il materiale relativo vai qui: LA QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI.

Anche per questo racconto può essere utile l’albero linguistico:

albero linguistico

pdf qui:

QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

Storia delle origini della lingua italiana

Tutte le lingue europee, persiane e indiane appartengono ad un unico gruppo linguistico, che è chiamato Indo – Europeo. Questo perché derivano da una lingua originaria.

Gli studiosi ritengono che l’antenato della lingua che parliamo oggi sia una lingua parlata da una popolazione nomade, dedita alla pastorizia, che si trasferì dalla Russia verso l’Europa Centrale circa 4.000 anni fa.

Chi erano questi pastori? Cosa facevano?  Com’era l’Europa a quel tempo?

L’Europa a quel tempo era abitata da popolazioni dedite all’agricoltura; si trattava di gruppi che costruivano enormi tombe per la sepoltura comune. Uno di questi gruppi è denominato Cultura del vaso campaniforme, a causa della forma delle sue ceramiche. E’ stato un periodo molto tranquillo della storia. C’erano i costruttori di tombe, i ceramisti e gli agricoltori che vivevano uno a fianco all’altro. In questo scenario si sono introdotte popolazioni guerriere, armate di asce fatte di rame o pietra levigata. Un aspetto interessante di queste popolazioni è che seppellivano gli uomini coricati sul fianco destro con la testa rivolta a ovest, mentre le donne coricate sul fianco sinistro e con la testa rivolta verso est. Le loro asce erano deposte davanti ai loro occhi. Queste popolazioni si spostarono in successive migrazioni. (Mostrare ai bambini delle mappe, che i bambini possono approfondire).

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LA STORIA DELLA SCRITTURA

LA STORIA DELLA SCRITTURA fa parte del grande quadro della QUARTA GRANDE LEZIONE Montessori che tratta della nascita della scrittura e del linguaggio. Per saperne di più ed accedere a tutto il materiale relativo vai qui: LA QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI.

Qui di seguito puoi trovare la storia della scrittura in tre versioni, con nomenclature illustrate scaricabili e stampabili in formato pdf.

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QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

Storia della scrittura

Prima versione

 Materiale utile per la presentazione:

– linea del tempo della storia della scrittura (facoltativa)

– Immagini per la storia della scrittura

storia della scrittura nomenclature.49

pdf qui:

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Racconto:

Raccontiamo questa storia posando una carta illustrata dopo l’altra, lungo una linea del tempo fatta con una corda intervallata da mollette da bucato, oppure semplicemente posandole in sequenza sul tavolo o su di un tappeto, una dopo l’altra.

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LA STORIA DEGLI ALFABETI

LA STORIA DEGLI ALFABETI che presento qui è una versione molto dettagliata della storia della scrittura, dalle pitture rupestri all’ebook. Vengono inoltre presentate molte curiosità sulla scrittura e gli alfabeti di tutto il mondo. Nella seconda parte del racconto le lettere vengono presentate una ad una, raccontando di ognuna la l’evoluzione storica dal sinaitico ad oggi. Il racconto è accompagnato da nomenclature e dalle schede riassuntive lettera per lettera. La STORIA DEGLI ALFABETI fa parte del quadro della QUARTA GRANDE LEZIONE Montessori; per saperne di più ed accedere a tutto il materiale relativo vai qui: LA QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI.

LA STORIA DEGLI ALFABETI – Materiale utile per la presentazione:

  • Carta illustrate per la storia degli alfabeti
LA STORIA DEGLI ALFABETI

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  • Schede della storia delle lettere dell’alfabeto
LA STORIA DEGLI ALFABETI DALLA A ALLA Z

pdf qui:

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LA STORIA DEGLI ALFABETI – Racconto:

Gli esseri umani vivono su questo pianeta da migliaia di anni, e fin dall’inizio hanno avuto bisogni di parlare tra loro. A volte possiamo comunicare con gli altri senza emettere suoni: possiamo usare le espressioni facciali, o i gesti, o entrambi. Ma il modo più importante che gli esseri umani hanno di comunicare tra loro è il linguaggio. Originariamente, il linguaggio era esclusivamente orale: le persone, semplicemente, parlavano tra di loro. Ma la lingua parlata non consente di tenere traccia di ciò che è stato detto, e non consente di comunicare con le persone lontane. Così, alla fine, le persone hanno ideato il linguaggio scritto, che consente di fare entrambe le cose.

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TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA

TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA utili per la preparazione della seconda grande lezione Montessori:

– la TABELLA 1 è abbastanza dettagliata, contiene l’indicazione di Eone, Era, Periodo, tempo espresso in milioni di anni fa, e gli eventi biologici più importanti. L’ordine seguito è dal più recente al più antico. E’ scaricabile in bianco e nero, e a colori;

– la TABELLA 2  mostra eoni, ere e periodi dai più recenti ai più antichi. Ogni rettangolo, numero o lettera rappresenta 1 milione di anni;

– la TABELLA 3 mostra le ere geologiche, il tempo espresso in milioni di anni fa, gli eventi più significativi, e il tempo espresso su scala del calendario e delle ore del giorno. E’ una tabella utile sia per preparare carte in tre parti, sia per preparare linee del tempo e orologi delle ere geologiche;

– la TABELLA 4 mostra alcuni degli eventi più significati della comparsa della vita sulla Terra, e il tempo espresso su scala delle ore del giorno (con quadranti);

– la TABELLA 5  mostra alcuni degli eventi più significativi della storia della comparsa dei viventi sulla Terra, e il tempo espresso su scala dei giorni dell’anno (con fogli di calendario);

– la TABELLA 6 è la tabella più dettagliata, ed è molto utile per preparare le carte in tre parti per la linea del tempo e altri cartelloni murali.

– la TABELLA 7 è un riassunto della tabella 6.

Tutte le tabelle sono preparate nei colori usati per l’OROLOGIO DELLE ERE GEOLOGICHE, e cioè:

– Nero: assenza di vita (Archeano)

– Giallo: comparsa della vita (Adeano)

– Blu: l’acqua (Proterozoico)

– Marrone: la terra (Proteozoico)

– Verde: la vegetazione e la vita (Mesozoico)

– Rosso: il giungere di qualcosa di nuovo (Cenozoico).

Puoi scaricarle qui:

TABELLA 1

ScreenHunter_1066 Mar. 12 14.47

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TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA

TABELLA 2

ScreenHunter_1066 Mar. 12 14.49
ScreenHunter_1066 Mar. 12 14.50
ScreenHunter_1066 Mar. 12 14.52

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TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA

TABELLA 4

ScreenHunter_1057 Mar. 09 11.13

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TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA

TABELLA 5

ScreenHunter_1057 Mar. 09 11.16

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TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA

TABELLA 6

ScreenHunter_1066 Mar. 12 14.57

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TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA

TABELLA 7

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Linee del tempo di carta per la comparsa dei viventi

Linee del tempo per la comparsa dei viventi tutorial: con strisce di carta colorata. Le linee del tempo possono  essere usate durante la narrazione della seconda fiaba cosmica, o per lo studio.

I tutorial e le tabelle che seguono servono a realizzare linee del tempo per la comparsa dei viventi sulla Terra (dall’Adeano al Cenozoico) lunghe 1,8 metri, 4,6 metri, 9,24 metri o 60 metri. Possono essere preparate dai bambini.

linea del tempo fai da te 29

Materiali utili per accompagnare le linee del tempo:

linea del tempo fai da te 27

– modelli di pianeti del sistema solare: il tutorial per realizzare i modelli dei pianeti in scala, con la pasta di sale, è qui: MODELLI DI SISTEMA SOLARE

– cartellini coi nomi delle ere geologiche: puoi scaricarli e stamparli gratuitamente in formato pdf qui:

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Linea del tempo lunga 60 metri

Un esercizio montessoriano classico è quello dell’Orologio delle Ere, ma soprattutto i bambini più piccoli possono trovare difficile fare il collegamento tra durata delle ere e quadrante. Un sistema di visualizzazione più efficace è quello di costuire un nastro (o una corda) del tempo utilizzando le proporzioni ere/ore per dividerlo. Ne ricaveremo una striscia lunga 60 metri.

linea del tempo fai da te 23
orologio delle ere geologiche

Questo grafico mostra la stessa scala presentata nell’orologio delle ere:

ScreenHunter_1081 Mar. 13 09.47

Potete realizzare questa linea del tempo utilizzando del nastro, oppure incollando tra loro strisce di carta colorata, come ho fatto io:

linea del tempo fai da te 1
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DISEGNI DA COLORARE DINOSAURI E ALTRI RETTILI PREISTORICI

DISEGNI DA COLORARE DINOSAURI E ALTRI RETTILI PREISTORICI: una breve didascalia e l’immagine (cliccare sulle miniature per aprire il file). L’attività fa parte del lavoro successivo al racconto della seconda grande lezione Montessori.

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Trovi qui le schede delle nomenclature in tre parti preparate con questo materiale, e le carte dei comandi (questionario) sull’argomento: NOMENCLATURE MONTESSORI DINOSAURI PER LA SCUOLA PRIMARIA.

LABIDOSAURO

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Regno: Animalia

Classe: Sauropsida

Comparsa: Permiano

Rettile estinto, simile alle iguane odierne. Misurava circa 75 centimetri ed aveva un capo grosso, una coda piuttosto corta e un corpo massiccio. Probabilmente si nutriva di vegetali coriacei o di insetti coriacei, avendo una forte dentatura adatta a triturare.

DIMETRODONTE

dimetrodonte 2

Regno: Animalia

Classe: Synapsida

Comparsa: Permiano

spesso confuso con i dinosauri, ma in realtà appartiene ai rettili che ha dato origine ai mammiferi. Era un feroce carnivoro che superava i 3 m di lunghezza. Aveva una vela dorsale formata da espansioni delle vertebre unite da una membrana di pelle. La vela serviva per regolare la temperatura corporea. Aveva denti di due misure: simili agli incisivi e ai canini. Questa differenziazione è tipica dei mammiferi e non è presente nei rettili.

Continua a leggere DISEGNI DA COLORARE DINOSAURI E ALTRI RETTILI PREISTORICI

DISEGNI DA COLORARE La comparsa dei viventi sulla Terra

DISEGNI DA COLORARE La comparsa dei viventi sulla Terra – Una breve didascalia dell’Era geologica e dei viventi apparsi nel periodo, e l’immagine (cliccare sulle miniature per aprire il file). Questa attività può essere proposta dopo il racconto della seconda grande lezione Montessori.

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Trovi qui le schede delle nomenclature in tre parti preparate con questo materiale: NOMENCLATURE MONTESSORI ERE GEOLOGICHE E COMPARSA DEI VIVENTI.

ADEANO: 4.600.000.000 – 3.800.000.000 di anni fa 

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La terra è nata in questa Era, circa 4 miliardi e 600 milioni di anni fa. All’inizio era solo una massa vorticosa di polvere, elementi e particelle, ma ben presto si è creata la forza di gravità e si è formata la crosta terrestre. Le eruzioni vulcaniche hanno immesso nell’atmosfera gas velenosi.

ARCHEANO: 3.800.000.000 – 2.500.000.000 di  anni fa 

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Risalgono a questo periodo le più antiche rocce terrestri databili. Gli organismi appartenenti ai Procarioti (o Monere) sono stati i primi ad apparire sulla Terra. Il regno dei Procarioti ha più organismi di qualsiasi altro. I Procarioti sono così piccoli, eppure siamo a conoscenza della loro esistenza grazie alle impronte fossili. Per poterli vedere occorre il microscopio. I procarioti hanno un’enorme importanza per la Terra e per la sua storia.

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NOMENCLATURE MONTESSORI Ere geologiche e comparsa dei viventi

NOMENCLATURE MONTESSORI Ere geologiche e comparsa dei viventi. Questo materiale è molto utile per memorizzare i concetti presentati nella seconda grande lezione Montessori,

e per stimolare lo studio e la ricerca, anche utilizzando le linee del tempo.

Queste nomenclature sono composte da:

– una carta con immagine e titolo insieme

– una carta con la sola immagine

– un cartellino con il solo titolo

– una carta con descrizione scritta e titolo insieme

– una carta con la sola descrizione

– un cartellino con il solo titolo.

Sono nomenclature adatte ai bambini a partire dalla scuola primaria, e differiscono da quelle usate nella Casa dei bambini, che non hanno descrizioni scritte, ma solo immagini e titoli. Per saperne di più puoi leggere qui: CARTE MONTESSORI PER BAMBINI DOPO I SEI ANNI  

e qui: LE SCHEDE DELLE NOMENCLATURE.

Trovi i disegni da riprodurre o da colorare qui: DISEGNI DA COLORARE LA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA.

NOMENCLATURE MONTESSORI Ere geologiche e comparsa dei viventi pdf qui:

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PRECAMBRIANO

PRECAMBRIANO197

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PALEOZOICO

paleozoico 198

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MESOZOICO

MESOZOICO

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CENOZOICO

CENOZOICO
Continua a leggere NOMENCLATURE MONTESSORI Ere geologiche e comparsa dei viventi

Linea del tempo di carta igienica per la comparsa dei viventi

Linea del tempo di carta igienica per la comparsa dei viventi, impressionante per la sua lunghezza, ma estremamente economica e semplice da realizzare, anche coi bambini. Può stimolare il lavoro di approfondimento e ricerca dopo la seconda grande lezione Montessori.

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Scopo del lavoro : dare una dimostrazione grafica dell’enorme estensione del tempo geologico rispetto ai tempi recenti.

Materiale occorrente:

– un rotolo di carta igienica (231 strappi o più)

– penne a gel (a differenza dei pennarelli non spandono e restano leggibili)

– nastro adesivo trasparente per le eventuali riparazioni riparazioni

– un righello (solo per tracciare le linee, non per misurare)

– tabelle 1 e 2. Le tabelle stampabili in formato pdf sono qui:

TABELLA 1

Linea del tempo di carta igienica per la comparsa dei viventi

TABELLA 2

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Linea del tempo di carta igienica per la comparsa dei viventi.36
Linea del tempo di carta igienica per la comparsa dei viventi.37
Linea del tempo di carta igienica per la comparsa dei viventi.38

Direttive generali

Prima di iniziare, fare delle prove sul primo strappo del rotolo con la penna gel, per assicurarsi che il tratto risulti ben leggibile.

Il lavoro consisterà nell’utilizzare le perforazioni tra gli strappi come un righello, segnando le date e i nomi  elencati nelle tabelle che seguono.

Se la carta si strappa, riparare con nastro adesivo.

Come si fa

Continua a leggere Linea del tempo di carta igienica per la comparsa dei viventi

Corda del tempo per la comparsa dei viventi

Corda del tempo per la comparsa dei viventi lunga 4,6 metri: tutorial. Una linea del tempo della vita, molto economica, può essere facilmente realizzata con una corda (acquistabile in tutti i negozi di ferramenta e di fai da te a meno di 50 centesimi al metro). Prese le dovute misurazioni, la corda viene separata da mollette da bucato per distinguere le ere geologiche. La corda avrà così funzione di guida nello svolgersi del racconto della seconda fiaba cosmica Montessori,

e potrà essere usata dai bambini per lo studio nei giorni successivi, nell’ambito della seconda grande lezione:

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Materiali utili per accompagnare le linee del tempo:

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– modelli di pianeti del sistema solare: il tutorial per realizzare i modelli dei pianeti in scala, con la pasta di sale, è qui: MODELLI DI SISTEMA SOLARE

– cartellini coi nomi delle ere geologiche: puoi scaricarli e stamparli gratuitamente in formato pdf qui:

ScreenHunter_1143 Mar. 25 17.13

– carte illustrate delle nomenclature per le ere geologiche ed i viventi apparsi in ognuna: NOMENCLATURE MONTESSORI ERE GEOLOGICHE E COMPARSA DEI VIVENTI

PRECAMBRIANO197

(trovi altre carte illustrate, meno dettagliate, anche nel post sulla seconda grande lezione cosmica Montessori).

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Materiale occorrente:

– una corda lunga circa 5 m (le ere geologiche occupano in tutto 4,6 m)

– mollette da bucato

– righello e metro da sarto

– tabella con le indicazioni dei nomi delle ere geologiche e dei centimetri che ogni era occupa lungo la corda:

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Continua a leggere Corda del tempo per la comparsa dei viventi

Linee del tempo per la comparsa dei viventi stampabili

Linee del tempo per la comparsa dei viventi stampabili in formato pfd. Questo materiale può essere utile durante la presentazione della seconda grande lezione Montessori,

e può essere poi  appeso come cartellone nella stanza.

Ho preparato due linee, ed ognuna comprende:

– la linea del tempo completa di immagini e didascalie

– una linea del tempo muta, da far completare ai bambini

– i cartellini delle immagini con le didascalie da inserire nella linea del tempo muta.

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PRIMA LINEA DEL TEMPO

linea del tempo fai da te 43
linea del tempo uno

Download disponibili qui:

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SECONDA LINEA DEL TEMPO

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Download disponibili qui:

Continua a leggere Linee del tempo per la comparsa dei viventi stampabili

LINEE DEL TEMPO PER LA COMPARSA DEI VIVENTI

LINEE DEL TEMPO PER LA COMPARSA DEI VIVENTI Ho preparato una serie di tutorial per preparare delle linee del tempo che possono essere utili per la presentazione della seconda lezione cosmica montessoriana, sia per gli esercizi dei bambini nel periodo successivo.

Come sempre ho ricercato le soluzioni più pratiche ed economiche, in modo che il lavoro possa essere facilmente presentato a casa o nelle scuole che non dispongono di tutte le risorse necessarie per accedere ai materiali Montessori ‘firmati’.

Una linea del tempo della vita, molto economica, può essere facilmente realizzata con una corda (acquistabile in tutti i negozi di ferramenta e di fai da te a meno di 50 centesimi al metro). Prese le dovute misurazioni, la corda viene separata da mollette da bucato per distinguere le ere geologiche. La corda, che misura nel tutorial che ho preparato 4,6 metri, avrà così funzione di guida nello svolgersi del racconto, e potrà essere usata dai bambini per lo studio nei giorni successivi:

linea del tempo fai da te 18

(tutorial qui: CORDA DEL TEMPO PER LA COMPARSA DEI VIVENTI).

Anche un rotolino di carta o di nastro scrivibile graduato da srotolare, può assolvere magnificamente a questa funzione di guida, se preferite:

linea del tempo fai da te 29

(tutorial e pdf qui: LINEE DEL TEMPO DI CARTA PER LA COMPARSA DEI VIVENTI)

La corda o il nastro possono essere distesi direttamente sul pavimento, oppure su un lungo foglio di carta bianca. Possiamo anche preparare una lunga striscia di tessuto nero, o un lungo ‘tappeto’ formato da pezze di colore diverso a seconda dell’era geologica che rappresenta.

Si può poi optare per la preparazione di un lungo cartellone, che terremo disteso sul pavimento per narrare la storia e posizionare le illustrazioni, e che poi potremo appendere ad una parete: sarà molto utile ai bambini per il loro lavoro di studio e ricerca dei giorni seguenti:

linea del tempo fai da te 43
linea del tempo due

(tutorial e pdf qui: LINEE DEL TEMPO PER LA COMPARSA DEI VIVENTI STAMPABILI)

Il materiale consiste di una linea del tempo disegnata (completa) ed una seconda linea del tempo muta. La linea del tempo completa potrà essere utilizzata per la narrazione della storia, e poi servirà da controllo per il lavoro dei bambini sulla linea del tempo muta: possiamo stenderle entrambe sul pavimento, oppure appendere la linea illustrata ad una parete, per la consultazione.

Continua a leggere LINEE DEL TEMPO PER LA COMPARSA DEI VIVENTI

LA SECONDA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

LA SECONDA GRANDE LEZIONE MONTESSORI riguarda la storia della comparsa dei viventi sulla Terra, esclusa la storia dell’evoluzione umana, che viene trattata nella terza lezione. Qui trovi tre diverse versioni della fiaba cosmica relativa, linee del tempo e carte scaricabili e stampabili in formato pdf, idee e materiali vari per i giorni successivi.

Il primo giorno di scuola, i bambini ascoltano la PRIMA GRANDE LEZIONE 

che è la base della grande lezione sulle origini dell’Universo. Come già anticipato  nel post EDUCAZIONE COSMICA MONTESSORI, 

il complesso svolgersi della grande lezione prosegue con dimostrazioni, ricerche, esperimenti, attività artistiche e manuali, toccando nel corso degli anni varie materie ed argomenti di studio: Astronomia, Meteorologia, Chimica, Fisica, Geologia, Geografia. Tutto il piano è inquadrato nella grande cornice dell’Educazione Cosmica.

La seconda grande lezione tratta dell’origine della vita. La lezione porta alla costruzione della Linea del tempo della vita: un lungo cartellone con immagini e didascalie su microorganismi, piante ed animali che sono vissuti e vivono sulla terra. Si enfatizza la grande diversità delle forme viventi, e l’importanza del contributo di ognuna per il mantenimento della vita del pianeta. Questa lezione coinvolge nel tempo queste materie:

  • Biologia: cellule, organismi pluricellulari, regni della natura, campioni, dissezioni, osservazioni, uso del microscopio
  • Botanica: studio delle piante, classificazioni, funzione, parti delle piante (seme, fiore, frutto, foglie, tronco, radice), tipi di piante
  • Ambienti naturali: localizzazione, caratteristiche, catena alimentare, simbiosi, adattamento all’ambiente, ecosistemi, conservazione
  • Vita antica: ere geologiche, evoluzione della specie, estinzione, fossili, scavi archeologici
  • Animali: classificazioni, bisogni, similitudini e differenze, nutrizione, igiene,
  • Regni delle monere, dei protisti e dei funghi: cosa sono, classificazione, osservazione

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LA SECONDA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

Carte illustrate per le presentazioni qui:

FIABA COSMICA ‘LA COMPARSA DELLA VITA’

Presentazione e materiali (per tutte le versioni della seconda fiaba cosmica Montessori):

– TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI: servono innanzitutto per costruire le linee del tempo, e sono un materiale molto utile da consultare in tutto il periodo successivo, sia ai bambini, sia agli insegnanti. Trovi quelle che ho preparato qui, scaricabili e stampabili gratuitamente in formato pdf: TABELLE DELLA COMPARSA DEI VIVENTI SULLA TERRA

– LINEE DEL TEMPO: potete chiamare i bambini in cerchio ad ascoltare la storia, mostrando via via illustrazioni (o oggetti). E’ la modalità più semplice, e facilmente praticabile anche se insegnate in una scuola non montessoriana. In alternativa potete utilizzare una del tempo. Qui trovi linee del tempo semplici, da realizzare in proprio o coi bambini: LINEE DEL TEMPO PER LA COMPARSA DEI VIVENTI

– LINEE DEL TEMPO: pronte da scaricare e stampare gratuitamente in formato pdf (anche da utilizzare durante il racconto). Qui: LINEE DEL TEMPO PER LA COMPARSA DEI VIVENTI STAMPABILI

– OROLOGIO DELLE ERE GEOLOGICHE: è un classico materiale per visualizzare la linea del tempo della comparsa dei viventi nelle scuole Montessoriane, dopo aver presentato la seconda lezione. Trovi la mia versione qui: OROLOGIO DELLE ERE GEOLOGICHE MONTESSORI

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LA SECONDA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

FIABA COSMICA ‘LA COMPARSA DELLA VITA’

 prima versione

Materiale:

  • Una linea del tempo (facoltativa) e le carte illustrate per la prima versione del racconto.
LA SECONDA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

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Elenco delle carte illustrate e delle dimostrazioni (se preferite prepararle voi):

Continua a leggere LA SECONDA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

LA FASCIA NERA DEL TEMPO MONTESSORI (long black strip)

LA FASCIA NERA DEL TEMPO MONTESSORI (long black strip) si presenta tradizionalmente dopo la seconda fiaba cosmica,

e per preparare la terza.

Se non avete a disposizione i mezzi per procurarvi o costruire questo materiale, potete utilizzare una delle linee del tempo della vita preparate dopo la seconda grande lezione, enfatizzando coi bambini quanto sia immenso il tempo della Terra prima della comparsa dell’essere umano, e quanto sia minuto rispetto ad esso il tempo che va dalle nostre origini a noi, che viviamo sulla Terra oggi.

Si tratta di una lezione molto emozionante per i bambini, e quando viene presentata bene, usando meno parole possibili e facendo pause significative, fa davvero una grande impressione. Viene spessa citata da adulti e bambini come una delle lezioni preferite. Maria Montessori, come vedremo meglio poi, la chiamò in origine “lezione di umiltà”.

E’ stata elaborata da Maria Montessori in India, e rappresenta la durata dell’evoluzione terrestre. L’idea base è quella di far appello all’immaginazione dei bambini per trasmettere loro una visione generale della storia della Terra. Infatti, secondo Maria Montessori, è importante che l’interesse dei bambini si attivi dal generale al particolare: bisogna comprendere prima le correlazioni tra le cose, e poi indagare le cose stesse separatamente.

LA FASCIA NERA DEL TEMPO MONTESSORI (long black strip)

photo credit: http://gardenoffrancis.com/index.php?main_page=product_info&products_id=172

LA FASCIA NERA DEL TEMPO MONTESSORI (long black strip)

photo credit: http://www.montessoriservices.com/elementary/cosmic-education/long-black-strip

La storia di questo materiale: una lezione di umiltà

Possiamo immaginare che la cosa sia andata così…

Era il 1939. In un caldo pomeriggio, nella città di Madras in India, Maria Montessori parlava con un gruppo di bambini, all’ombra di un grande e vecchio albero di Banyan. Un bambino di circa dieci anni la interrompe, proclamando con orgoglio la superiorità della civiltà indiana, che è una delle più antiche del mondo. Dice che non sa cosa avrebbe mai da imparare da lei e dalla sua cultura, che è meno antica della sua, e che l’India non ha nulla da imparare dall’Occidente.

Sì, in effetti la civiltà indiana risale a 10.000 anni fa, mentre quella egiziana soltanto a 3.500 anni, e l’assiro-babilonese a 5.000 anni. Ma non dice altro.

Poi, forse sorseggiando il tè del pomeriggio, ripensa alle parole del bambino, e si chiede quale sia il modo migliore di rispondere. Gli operai della compagnia telefonica, stanno distendendo sulla strada lunghi cavi, che poi fissano ai pali. Li osserva e continua a bere il suo tè. Lei e suo figlio Mario, in India, lavoravano al piano di studi per i bambini delle elementari, ed avevano appena preparato le grandi lezioni cosmiche. Così le venne l’idea.

Con l’aiuto di una sarta locale, prepara una lunghissima striscia di stoffa nera, lunga 300 metri e larga 50 centimetri. Solo l’ultimo centimetro della striscia aveva un colore diverso: rosso. La striscia è arrotolata come una bobina attorno ad un bastone.

Aiutata da due insegnanti della scuola, mostra la striscia ai bambini.

Senza dire una parola, le due insegnanti cominciano a srotolare la striscia nera di stoffa lungo la strada, allontanandosi lentamente e tenendo in bastone tra di loro, in bicicletta. Maria Montessori e i bambini, incuriositi, le seguono. Anche i bambini del vicinato si aggiungono alla processione. Tutti chiedono: “Cos’è? A cosa serve?”, ma Maria Montessori, con molta tranquillità, risponde soltanto: “Aspettate, e vedrete”.  Forse non dice nient’altro, fino alla fine della lunga striscia, quando appare la sorpresa: la sottile strisciolina rossa.

Poi dice: “Questa piccola strisciolina rossa rappresenta tutto il tempo che è trascorso dalla comparsa del primo essere umano sulla Terra. Tutta la parte nera è l’età della Terra”.

I bambini guardano indietro, vedono la lunga fascia scomparire in lontananza, e poi guardano di nuovo la piccola striscia rossa. Maria Montessori tiene tra le mani la piccola parte rossa, e forse sorride al bambino che le ha ispirato questa lezione.

In realtà non sappiamo cosa abbia detto, ma potrebbe proprio essere andata così.

Descrizione del materiale

La fascia ideata da Maria Montessori, come già detto, era lunga 300 metri e larga 50 cm. Solo l’ultimo centimetro della striscia aveva un colore diverso: rosso.

Oggi si utilizzato fasce lunghe 30, 50 o 100 metri, larghe dai 30 ai 40 cm. La strisciolina rossa occupa  1 o 2 cm. Nella fascia lunga 30 metri i primi 10 m mostrano la formazione della Terra, i successivi 15 m la comparsa degli organismi unicellulari, gli ultimi 5 m lo sviluppo di tutte le forme di vita e la striscia rossa finale la comparsa dell’uomo.

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LA FASCIA NERA DEL TEMPO MONTESSORI (long black strip)

Presentazione ai bambini – prima versione

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LA TERZA GRANDE LEZIONE MONTESSORI

LA TERZA GRANDE LEZIONE MONTESSORI riguarda la comparsa e l’evoluzione dell’uomo sulla Terra e porta alla costruzione di una linea del tempo che evidenzia le tre grandi caratteristiche che rendono la nostra specie così importante: una mente immaginativa, una mano che sa compiere un lavoro, un cuore che sa amare. Qui trovi:

  • tre versioni della fiaba cosmica relativa
  • idee e materiali vari per i giorni successivi
  • letture per la preparazione dell’insegnante
  • links a materiali e risorse utili.

La terza lezione cosmica Montessori evolve nello studio di queste materie:

  • Storia: linee del tempo, preistoria, civiltà antiche, storia mondiale, storia di Continenti e Paesi specifici
  • Cultura: arte, artisti, musica, compositori, danza, teatro, architettura, design, filosofia, religioni, buone maniere e gentilezza.
  • Studi sociali: attualità, politica, economia, commercio, volontariato
  • Invenzioni e scoperte scientifiche: scienziati, inventori, metodo scientifico, invenzioni, macchine semplici.

Presentazioni e materiali (quando presentare la terza grande lezione ai bambini)

Questo è lo schema delle presentazioni, considerando in particolare lo studio della Storia:

prima fiaba cosmica (formazione della Terra)

seconda fiaba cosmica (comparsa dei viventi sulla Terra)

fascia nera del tempo (immagine del tempo prima e dopo la comparsa dell’uomo sulla Terra)

terza fiaba cosmica (caratteristiche dell’essere umano)

riassunto delle prime tre fiabe cosmiche in recita

fascia nera della mano (evoluzione dell’uomo e creazione della sovranatura)

  • lezione sull’evoluzione umana
  • linea del tempo dell’evoluzione umana
  • carte dei bisogni fondamentali dell’uomo

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Terza grande lezione Montessori: la comparsa dell’uomo

PRIMA VERSIONE

Chi si ricorda qual era l’ultimo mammifero comparso sulla linea del tempo di vita? Come si è preparata la Terra per la vita di questo mammifero? Prima di tutto la Terra si è dovuta raffreddare, e per questo c’è voluto un tempo molto, molto lungo. Sono comparse le acque e le rocce. Poi una prima forma di vita si è sviluppata nell’acqua, e si è diversificata sempre più, riempendo gli oceani. In seguito le piante si sono spostate a vivere sulla terraferma e questo ha prodotto il terriccio, e insieme agli insetti ha fornito il cibo per tutti i viventi che vennero dopo. Alla fine di tutto questo lavoro, la Terra era pronta. Solo allora poteva giungere l’essere umano. Un essere umano simile a voi ed a me. L’essere umano apparve molto tempo dopo l’inizio del raffreddamento della Terra. Ti ricordi la piccolissima strisciolina rossa alla fine della lunga striscia nera che abbiamo srotolato sul pavimento? Quella piccola parte rossa ci ricorda che gli esseri umani si trovano sulla Terra da pochissimo tempo. Oggi parleremo un po’ dell’essere umano. L’uomo è un essere molto diverso da tutti gli esseri viventi comparsi prima di lui. Ma cosa lo rende così diverso e speciale?

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LA FASCIA NERA DELLA MANO MONTESSORI (Hand Time Line)

LA FASCIA NERA DELLA MANO MONTESSORI (Hand Time Line) è un materiale ideato per dare ai bambini un’immagine globale della storia umana, divisa in Preistoria e Storia. Al centro c’è l’importanza della scoperta della scrittura. Viene presentata dopo il racconto della terza fiaba cosmica, che narra della comparsa degli esseri umani sulla Terra, e prepara al lavoro sulla storia del linguaggio scritto e verbale (quarta lezione cosmica) e quindi al lavoro con la lingua (psicogrammatica, letteratura, lettura e scrittura, composizione). Qui trovi quattro versioni possibili del racconto, la descrizione del materiale e note utili per preparare la lezione.

LA FASCIA NERA DELLA MANO MONTESSORI (Hand Time Line)

http://www.montessoriservices.com/elementary/human-history/hand-chart

 Descrizione del materiale

Si tratta di una fascia nera (in panno o altro tessuto, o anche carta) di dimensioni variabili. La lunghezza della fascia indica il periodo di tempo dalla comparsa degli esseri umani sulla Terra ad oggi, cioè i 7 milioni di anni dell’evoluzione umana. Al centro della fascia c’è l’immagine di una mano che stringe uno strumento di pietra, che rappresenta l’importanza della mano (del lavoro) per gli esseri umani. Al termine della fascia nera c’è una strettissima banda rossa che rappresenta la storia umana dopo l’avvento dell’espressione simbolica, cioè la Storia, che comincia appunto con la nascita della scrittura. La parte nera rappresenta invece la Preistoria, cioè la storia della quale non abbiamo testimonianza scritta.

Le dimensioni delle fasce in uso sono in genere queste:

– 3 metri di lunghezza per 30 cm di larghezza (la banda rossa è larga 1 cm)

– 10 metri di lunghezza per 12 cm di larghezza (la banda rossa è larga 5 cm)

Alcune fasce presentano delle tacche bianche regolari sul bordo superiore (a distanza di 15 cm l’una dall’altra) per indicare meglio lo scorrere del tempo, ma si tratta di un’aggiunta facoltativa.

La fascia viene avvolta come una bobina attorno ad un bastone, in modo che la banda rossa finale e soprattutto la mano disegnata al centro risultino completamente nascoste ai bambini.

Preparazione alla lezione

Tutta la storia dell’uomo è legata alla sua capacità di lavorare, capacità che gli ha permesso di sopravvivere. Il messaggio che risuona attraverso questo racconto è che dobbiamo essere grati a quegli uomini delle generazioni precedenti che hanno svolto il loro lavoro nel mondo, con fedeltà, amore e sapienza, perché è grazie a tutti loro che noi oggi abbiamo la vita e godiamo delle loro scoperte e della loro conoscenza.

La fascia nera della mano presenta innanzitutto l’uomo preistorico. E’ un materiale pensato per mostrare ai bambini che la maggior parte della storia del’uomo non è registrata, non ci sono di essa documenti scritti.

Questo fa assumere alla conquista della scrittura un tono di splendore, ed i bambini comprendono che tutto ciò che possiamo sapere dell’uomo preistorico deriva da quello che si è lasciato alle spalle, cioè dagli oggetti che ha costruito con la pietra, i metalli, la ceramica. Di questo tempo in cui l’uomo non scriveva, possiamo solo fare ipotesi su ciò che è successo, ma non possiamo saperlo con certezza. Dicendo questo, i bambini usano la propria immaginazione per ricostruire la vita dei primi uomini e capire come abbiano realizzato i loro strumenti, come hanno imparato a farlo, come si procuravano ciò di cui avevano bisogno.

Alcuni bambini iniziano a chiedersi questi uomini facevano tutti le stesse cose, e se le facevano tutti nello stesso modo. Alcuni penseranno allo scambio e al baratto. Oggi abbiamo molti mezzi per accedere alle informazioni, siamo in grado di sapere in ogni momento cosa sta avvenendo in qualsiasi parte del mondo. La vita dei primi uomini, invece, era molto diversa, e le conoscenze erano probabilmente condivise tra cerchie molto ristrette, cioè solo tra gli uomini che vivevano a stretto contatto tra loro. Spesso i bambini sono molto incuriositi dalla nascita della scrittura. Non ne conosciamo il primo autore, non c’è il nome di un inventore, sappiamo soltanto che si è trattato di una grandissima conquista, di un grandissimo dono per tutta l’umanità.

Durante il nostro racconto, teniamo sempre presenti questi punti fondamentali:

– I doni speciali degli esseri umani (vedi terza lezione)

– La capacità di usare questi doni per soddisfare i bisogni fondamentali.

Poiché la lezione punta sull’immaginazione del bambino, non serve accompagnare il racconto da immagini delle invenzioni e realizzazioni umane lungo una linea temporale. E’ bene invece introdurla facendo un breve collegamento iniziale con le fiabe cosmiche precedenti, per dare ai bambini l’occasione di partecipare e sentire la storia della Terra come un racconto unitario. Questo non deve essere un esame per valutare ciò che ricordano.

Attraverso il racconto si introduce la storia delle culture, raccontando idee, costumi, valori, invenzioni di una particolare civiltà, società o gruppo sociale, dandone una visione d’insieme e non troppo particolareggiata.

Si racconta quale posto speciale occupino gli esseri umani sulla Terra, quali sono i loro specialissimi doni, quali sforzi hanno compiuto per sopravvivere e migliorare le proprie condizioni di vita.

Questo racconto fatto di progressi acquisiti col lavoro, alimenta la fiducia dei bambini in loro stessi, nella loro intelligenza e nel loro futuro. Rende i bambini consapevoli di quelli che sono i bisogni universali degli esseri umani, e di alcune delle strategie che gli uomini hanno usato per soddisfarli.

Ciò che i bambini devono percepire è che la mano è uno strumento della mente e del cuore dell’uomo.

Presentazione

La fascia nera della mano viene srotolata sul pavimento durante il racconto della storia, di modo che l’immagine della fascia nera e le parole coinvolgano al meglio i bambini.

Dopo la presentazione della fascia nera i bambini sono lasciati liberi di riflettere e di porre domande. In questo modo si preparano le basi per la costruzione di una linea del tempo dell’evoluzione umana, che sarà uno dei tanti lavori successivi, sempre nell’ambito della terza grande lezione cosmica, mentre di pari passo si potrà procedere con la quarta lezione e con l’avvio degli studi nell’area linguistica.

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FASCIA NERA DELLA MANOPrima versione

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Linee del tempo illustrate per la storia della scrittura

Linee del tempo illustrate per la storia della scrittura preparate per il racconto e lo studio della quarta lezione cosmica montessoriana.

Ne ho preparate due versioni, entrambe scaricabili e stampabili in formato pdf.

Questo è tutto il materiale che compone la lezione, in sequenza:

  • Linee del tempo illustrate per la storia della scrittura (2 versioni )
  • Fiaba della storia della scrittura (3 versioni con nomenclature illustrate )
  • Storia del bue in casa (con nomenclature illustrate )
  • Storia della scrittura (tre versioni, con nomenclature illustrate )
  • Storia degli alfabeti (con nomenclature illustrate e schede che mostrano la storia delle lettere dell’alfabeto dalla A alla Z)
  • Storia del linguaggio verbale
  • Storia delle famiglie linguistiche (2 versioni, con albero linguistico scaricabile )
  • Storia della lingua italiana
  • storia della lingua inglese

(trovi tutto il materiale qui: LA QUARTA GRANDE LEZIONE MONTESSORI )

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Linea del tempo della storia della scrittura

versione 1

Questa linea del tempo mostra l’evoluzione della scrittura dalle pitture rupestri ad oggi, analizzando in particolare la forma e la funzione dei vari sistemi. Le didascalie sono molto concise e riguardano: pittogrammi, ideogrammi, alfabeti, carta e stampa.

Linee del tempo illustrate per la storia della scrittura 1

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Linea del tempo della storia della scrittura

versione 2

Questa linea del tempo è più dettagliata della precedente, e dà informazioni sui popoli e la storia dei vari popoli, con didascalie piuttosto estese.

Linee del tempo illustrate per la storia della scrittura 2

pdf qui:

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Dopo aver stampato il materiale, è sufficiente unire i fogli tra loro per formare una striscia continua che può servire per la narrazione delle varie storie, o può essere appesa in aula.

Continua a leggere Linee del tempo illustrate per la storia della scrittura

Materiale didattico sul 25 aprile

Materiale didattico sul 25 aprile – letture, racconti, poesie e filastrocche sul tema, di autori vari, per bambini della scuola primaria.

L’Italia

L’Italia porta in fronte un diadema di montagne ove le nevi eterne risplendono come gemme. I suoi occhi sono azzurri come il suo cielo, come i suoi laghi. Il suo sorriso somiglia a quello della primavera. La sua veste è il verde lucente dei prati, quello più pallido degli uliveti, quello più cupo dei boschi: ha l’oro del frumento maturo. I rubini e i topazi dei grappoli rigonfi; il rame ardente degli aranceti carichi di frutti. (G. Fanciulli)

Io amo l’Italia

Io amo l’Italia, il mio Paese, per il suo cielo, per il suo mare, per la sua flora multicolore, per la sua spina e la sua corona di montagne gigantesche, per i suoi fiumi che hanno sulle rive un’ombra di querce e di salici piangenti, per i suoi laghi turchini come il cielo e immobili come specchi della bellezza eterna, per i suoi ghiacciai che il sole tinge di rosa, per le sue penisole che si lavano nel mare, per i suoi boschi che odorano di timo, per i suoi prati che odorano di giacinto e di viole.

Io amo il mio Paese, le memorie del mio Paese, la terra del mio Paese. (M. Mariani)

Italia, terra benedetta

Essa fu per più di seicento anni signora di tutto il mondo civile, essa ha dato la civiltà e le leggi a tutti i popoli che vivono oggi sulla terra. Terra benedetta davvero: e per questo è così bella!

Grandi montagne bianche e splendenti di ghiacciai eterni, boschi d’oro, colli verdi e ricchi, molli spiagge lungo il grande mare; e il più leggero dei cieli, ed un clima senza rigori, e campi che danno i più saporiti frutti del mondo.

Sui colli e lungo i fiumi e sulla riva del mare sorgono le meravigliose città: più di cento sono le nobilissime città d’Italia e gli stranieri vengono da ogni parte del mondo a visitarle. (P. Monelli)

L’ultima lettera di Nazario Sauro

Cara Nina,

non posso che chiederti perdono per averti lasciato con i nostri cinque figli ancora col latte sulle labbra. So quanto dovrai lottare e patire per portarli e conservarli sulla buona strada che li farà procedere su quella del loro padre; ma non mi resta a dir loro altro che io muoio contento di aver fatto soltanto il mio dovere di  italiano. Siate felici, chè la mia felicità è soltanto questa: che gli italiano hanno saputo e voluto fare il loro dovere. Cara consorte, insegna ai nostri figli che il padre loro fu prima italiano, poi padre e poi cittadino,

tuo Nazario.

Perchè amo l’Italia

Io amo l’Italia perchè mia madre è italiana, perchè il sangue che mi scorre nelle vene è italiano, perchè è italiana la terra dove sono sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera, perchè la città dove sono nato, la lingua che parlo, i libri che mi educano, perchè mio fratello, mia sorella, i miei compagni e il grande popolo in mezzo a cui vivo, e la bella natura che mi circonda, e tutto ciò che vedo, che amo, che studio, che ammiro, è italiano. (E. De Amicis)

Italia

Amo i tuoi mari splendidi e le tue Alpi sublimi, amo i tuoi monumenti solenni e le tue memorie immortali, amo la tua gloria e la tua bellezza; t’amo e ti venero come quella parte diletta di te dove per la prima volta vidi il sole ed intesi il tuo nome. T’amo, patria sacra, e ti giuro che amerò tutti i figli tuoi come fratelli; che onorerò sempre in cuor mio i grandi vivi e i tuoi grandi morti. (E. De Amicis)

Il concetto di Patria

Il concetto di Patria che vogliamo non si deve identificare con un racconto di guerra. La guerra è sempre nefasta, sia che si vinca,  sia che si perda, perchè vuol dire sacrificio di preziose vite umane, distruzione di beni, profondi sconvolgimenti politici. Auguriamoci quindi che di guerra non si parli più anche se questo resterà, purtroppo, un pio desiderio.

Oggi si tende a un’Europa unita dove il nazionalismo non abbia diritto di cittadinanza, e infatti non di nazionalismo parleremo, ma di amor di Patria. Non dovremo dimenticare l’orgoglio di sentirci Italiani, il desiderio di dare di noi un quadro dignitoso per conquistarci la stima e la considerazione degli altri popoli. Non dovremo, per un falso senso di internazionalità, rinunciare ai valori della nostra stirpe, che in campo artistico, letterario, politico, i nostri grandi ci hanno lasciato, non dovremo rinunciare al nostro prestigio nazionale.

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Recita su Cristoforo Colombo

Recita su Cristoforo Colombo per bambini della scuola primaria. La drammatizzazione può essere recitata fra i banchi. L’azione è sottolineata dallo storico, mentre tutti i diversi quadri che compongono la drammatizzazione saranno recitati da due ragazzi.

Recita su Cristoforo Colombo – Personaggi

Cristoforo Colombo

la regina Isabella di Castiglia

il fanalista

un dotto di Salamanca

il mercante

il nostromo

lo storico.

Recita su Cristoforo Colombo – I QUADRO

(a Genova, la torre di vedetta del Porto)

Lo storico: Siamo a Genova e corre l’anno 1480. Siamo sul porto, un porto un poco diverso da quello attuale, ma pur sempre grande e attrezzato di argani, ponti e pontili e scali per la riparazione delle navi. Un brulichio di uomini e di cose intercalato da grida, da comandi, da colpi di fischietto. Dall’osservatorio si scruta l’orizzonte, pronti ad annunciare…

Fanalista: Una vela, ohhhh!

Lo storico: (guarda da una parte sentendo un rumore di passi concitati) Chi è mai questo giovane che sale trafelato la scaletta dell’osservatorio? Non può essere che lui! Quando sente il richiamo di una vela, si precipita su!

Colombo: (entra e va verso il fanalista)

Fanalista: Buon giorno, messer Colombo

Colombo: una vela in vista?

Fanalista: Ecco, messere, fissate lo sguardo sul pennone della Stella Genuana, issatelo sino ad incontrare il filo dell’orizzonte…

Colombo: Tu quante vele hai contato?

Fanalista: una, messere

Colombo: ed ora fissa bene, quante ne vedi?

Fanalista: è vero, un’altra ne sta spuntando quasi sorgesse dall’acqua.

Colombo: (pensoso, ripete) quasi sorgesse dall’acqua… Hai ragione Pietro: quasi sorgesse come il sole che si alza al mattino…

Fanalista: (continuando il discorso) tutta la notte nascosto tra i flutti per permettere il riposo degli uomini…

Colombo: (sorridendo) credi che il sole stia davvero tutta la notte a mollo tra i flutti?

Fanalista: (convinto) sì, messere

Colombo: e, la velatura della nave, dimmi, perchè appare così dalla cima e pian piano mentre la nave avanza, sempre più di dispiega, fino a mostrarsi con tutta la tolda? Dimmi: anch’essa è stata a mollo nell’acqua?

Fanalista: oh, no! Ciò è causa di riflessi e giochi di luce

Colombo: giochi di luce! Sempre giochi fra voi! E non avete mai pensato che la terra sia una sfera?

Fanalista: una palla? Ah, Colombo, mi pare esageriate! Come faremmo a starci sopra e ritti? E quelli di sotto? Altro non potrebbero essere che piovre per starci abbarbicate con le loro enormi ventose!

Colombo: non posso rispondere a tutti i tuoi interrogativi, Pietro. So soltanto, per quel che mi  è dato conoscere, che la terra ha forma sferica e che pertanto se taluno parta per la via di occidente, tosto ritorni al luogo di partenza da oriente

Recita su Cristoforo Colombo – II QUADRO

(a Genova, la torre di vedetta del Porto)

Mercante: (entra sulle ultime parole di Colombo e si ferma ad ascoltare) Chi parla qui di oriente ed occidente?

Colombo: Colombo, messere, per servirvi

Mercante: Messer Ammiraglio, quale fortuna trovarvi! Chi affida a Voi le sue merci e i suoi denari può chiudere gli occhi soavemente e felice addormentarsi, sicuro che tutte le navi arriveranno alla meta!

Colombo: merito di Nostra Signora, che mi protegge

  Mercante: ho un carico. Destinato ai porti del Kataj. E di là un altro carico. Ho noleggiato un magnifico vascello: manca l’Ammiraglio. Ditemi che accettate.

Colombo: accetto, ma ad un patto. Arriverò al Kataj, navigando verso occidente.

Mercante: (lo scruta) Vi sentite bene, messere?

Colombo: perchè vi ostinate a guardarmi quasi io fossi uscito di senno? Se la terra è una sfera è facile arguire che navigando verso occidente dovrò spuntare ad oriente!

Mercante: ed io con tutta la sicurezza, il buon senso del mercante, la lunga esperienza, vi dico che oltre le colonne d’Ercole è avventuroso spingersi, nè io potrò mai approvare che uno solo dei miei battelli si spinga ove il mare è sconosciuto. Se volete andare nel Kataj prendete la via più breve per l’oriente!

Continua a leggere Recita su Cristoforo Colombo

I COMUNI materiale didattico vario

I COMUNI materiale didattico vario per la scuola primaria.

I Comuni: una nuova civiltà

Le prime città italiane che divennero libere e ricche furono le città marinare. In seguito però anche nei borghi lontani dal mare si fece strada una nuova civiltà.

Nella campagne i contadini, con nuovi metodi di coltivazione, riuscivano a produrre raccolti più abbondanti, la cui vendita permetteva loro di comprare presso gli artigiani delle città le merci necessarie a rendere meno difficili le loro condizioni di vita. Così il benessere delle campagne influì direttamente sullo sviluppo delle città dove artigiani e mercanti, con la crescente richiesta delle loro merci, trovarono nuovo interesse al lavoro e alla produzione.

Molti servi della gleba lasciarono i villaggi per trasferirsi nelle città, che diventarono a poco a poco più grandi, più belle, più ricche.

Dai loro castelli i feudatari guardavano preoccupati questo improvviso risveglio di vita creato dal lavoro e vedevano diventare potenti non uomini d’armi, ma i pacifici mercanti, i banchieri, gli artigiani.

La nascita dei liberi Comuni

A poco a poco le città si sottrassero al dominio dei feudatari ed acquistarono l’indipendenza. Dapprima affidarono la protezione dei loro diritti ai vescovi, poi si liberarono anche della loro influenza e si governarono da sole.

Nacquero così i liberi Comuni italiani, piccoli Stati indipendenti.

Il Comune era retto da due o tre consoli che venivano eletti per la durata di un anno. Più tardi furono sostituiti da un podestà, chiamato da fuori perchè governasse con maggior giustizia. I consoli e i podestà erano aiutati da pochi cittadini che formavano il Consiglio minore e maggiore.

Quando si doveva prendere una decisione importante, tutti i cittadini si raccoglievano in parlamento davanti al Palazzo del Comune.

La vita nella città comunale

La città comunale era circondata da torri, chiusa da porte, ma non risuonava solo dei passi dei soldati come il vecchio castello. Essa infatti era piena delle voci degli artigiani e dei mercanti intenti al lavoro. Questi ultimi, arrivati con i loro carri nella piazza del mercato, esponevano ogni sorta di merci.

Dalla piazza del mercato, che era anche la piazza dove si teneva il parlamento, si irradiavano tutte le strade della città: la via degli orafi, dove avevano le loro botteghe i maestri nell’arte di cesellare i metalli preziosi; la via degli armaioli, dove erano i fabbricanti di lance, corazze e scudi; la via dei lanaioli, dove erano i mercanti che vendevano la stoffa; e ancora la via dei cuoiai, degli speziali, dei falegnami, dei pentolai, dei cambiatori, dove si cambiavano le monete.

Tutti coloro che esercitavano la stessa professione erano riuniti in associazioni chiamate corporazioni, che fissavano i prezzi delle merci, il metodo di lavorazione, il numero degli operai che potevano lavorare in una bottega, la durata del lavoro giornaliero.

In questo modo il lavoro era ben disciplinato e tutti potevano vivere meglio.

A poco a poco la città diventò così ricca che poteva prestare denaro a principi e a re. I mercanti e gli artigiani offrivano il proprio denaro ai consoli perchè chiamassero architetti e pittori famosi ad abbellire i pubblici palazzi.

Una voce era rimasta fuori della città: la voce del corno che dava l’allarme nel castello o che risuonava nel bosco durante le cacce, la voce della dominazione feudale.

Al suo posto si udiva la campana che chiamava con con gioia se era tempo di festa, con ansia se la città era minacciata. Allora tutti accorrevano davanti al Palazzo del Comune, per armarsi e difendere la piccola e amata città.

Per il lavoro di ricerca

Come e quando nacquero i liberi Comuni?

Chi li guidò dapprima? E in seguito?

Quali furono i maggiori Comuni italiani?

Quale Comune si distinse per la sua potenza e magnificenza?

Che cosa era il parlamento?

Quali cittadini facevano parte del “popolo grasso” e del “popolo minuto”?

Vissero sempre in concordia fra di loro i Comuni?

Chi erano i Guelfi e i Ghibellini?

Come era la vita pubblica ed economica?

Come era l’aspetto di una città nell’età comunale? Come erano le case dell’epoca comunale?

Quando nacque la nostra lingua?

Quali grandi uomini vissero nel periodo comunale?

Quali “arti” e “mestieri” si svilupparono particolarmente durante l’età comunale?

Sorge il Comune

Nelle campagne deserte, fra le immense foreste, lungo i fiumi, nelle vaste piane malsane per gli acquitrini che qualche solerte ordine monastico tentava appena di risanare, la vita era triste e pericolosa.

Nelle città si era più sicuri.

Vi erano buone e salde mura e le porte, sprangate la notte e sorvegliate da scolte (sentinelle), permettevano un tranquillo riposo dopo la giornata laboriosa.

Perchè nelle città si lavora.

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Recita per bambini ARTIGIANI DEL COMUNE

Recita per bambini ARTIGIANI DEL COMUNE – Queste due scene vogliono spiegare l’importanza delle Corporazioni, specie di organizzazioni sindacali, linfa vitale dei liberi Comuni. Siamo a Firenze, dentro una delle tante botteghe dove si fabbricano tessuti di lana.

Scena I

Personaggi:

Messer Currado, maestro d’Arte

Una bambina

Messer Currado è vicino all’ingresso della bottega, quando arriva una bambina.

bambina: Messer Currado! Mi manda mia madre per dirvi…

Messer Currado: Ah, cara bambina, come è andata quella faccenda?

bambina: Male, messere. Se non ci aiutate voi, saranno guai. Il proprietario della casa vuole espellere dalle sue abitazioni tutte le filatrici, perchè dice che vuol trasformare le sue case a modo proprio…

Messer Currado: Dovrà mettersi contro la nostra Arte! Stai certa che non ce la farà: dì a tua madre di lavorare tranquilla, perchè nel Comune la nostra Arte ha grande importanza e stasera lo farà sapere ai Priori stessi Parola di Messer Currado!

Scena II

Personaggi:

Guido, piccolo apprendista artigiano

Antoniotto, piccolo operaio laniero

Guido: dimmi, Antoniotto, tu che da quattro mesi non sei più apprendista da me…

Antoniotto: Da cinque mesi, vorrai dire. Son cinque mesi che sono un operaio della lana! Ci tengo. Ora anch’io guadagno!

Guido: Vorrei sapere, Antoniotto, che cosa significano le parole che si sono dette il nostro Maestro e quella bambina

Antoniotto: Mi sembrano chiare

Guido: A me no

Antoniotto: La madre di quella bambina è una filatrice di lana e lavora in casa con altre filatrici. Il proprietario le vuole scacciare, benchè esse paghino la pigione puntualmente

Guido: E messer Currado che c’entra?

Antoniotto: Si sente che sei un apprendista ai primi passi! Già, si vede dall’aspetto che non sei maturo: hai undici anni e ne dimostri dieci

Guido (contrariato): Non ne ho colpa io!

Antoniotto: Via, non te ne avere a male! Ora ti spiego. Del resto messer Currado dice che noi dobbiamo insegnare a quelli più piccoli…

Guido: Allora?

Antoniotto: Tutti coloro che lavorano con uno stesso scopo formano un’associazione, cioè una corporazione, che difende i loro interessi. Per esempio, tutti coloro che lavorano la lana, tessitori, filatori, tintori, venditori di lana, e così sia, sono uniti in una corporazione che di chiama Arte della Lana. Qui a Firenze l’Arte della Lana è potentissima. Ma ci sono, come in altri Comuni, anche le corporazioni dei mercanti, dei medici, dei calzolai, dei fabbri, dei legnaioli, degli albergatori, e così via.

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Assiro Babilonesi – materiale didattico vario

Assiro Babilonesi – materiale didattico vario – dettati ortografici, racconti, testi brevi, di autori vari, per la scuola primaria.

Gli Assiro Babilonesi

Gli Assiri e i Babilonesi abitavano una vasta regione dell’Asia che, essendo posta tra i fiumi Tigri ed Eufrate, venne chiamata Mesopotamia, cioè “terra in mezzo ai fiumi”.

Come il Nilo aveva reso possibile la nascita di una grande civiltà, così il Tigri e l’Eufrate, ricchissimi di acque, permisero agli Assiro – Babilonesi, rendendo fertile il luogo da essi abitato, di diventare molto potenti.

Essi avrebbero preferito dedicarsi al lavoro dei campi ma, essendosi insediati in una regione che i popoli dell’Asia percorrevano per giungere al Mediterraneo, furono costretti a combattere e divennero guerrieri famosi.

Ebbero due grandiose città: Ninive e Babilonia.

A Babilonia il re Nabucodonosor e la regina Semiramide avevano fatto costruire palazzi favolosi con i tetti muniti di giardini pensili.

Gli Assiro – Babilonesi adoravano il Sole, la Luna, ed avevano molte altre divinità; amavano l’arte, le scienze, la poesia, e furono valenti astronomi. Essi studiarono il movimento degli astri e suddivisero l’anno in dodici  mesi.

Per scrivere non usavano la pietra o il papiro, bensì mattoni di molle argilla che riempivano di fittissimi segni a forma di cuneo. La loro scrittura si disse perciò “cuneiforme”.

Tra il Tigri e l’Eufrate

Dalle montagne dell’Armenia, una ragione dell’Asia Minore, scendono due fiumi che sfociano nel Golfo Persico: il Tigri e l’Eufrate. La terra situata tra questi due fiumi è la Mesopotamia ed era abitata nei tempi antichi da due popoli che, pur essendo della stessa razza e della stessa religione, si odiavano ed erano sempre in lotta tra loro: gli Assiri e i Babilonesi. Dapprima furono i Babilonesi a dominare tutta la Mesopotamia. Essi fondarono un impero vastissimo che comprendeva altre regioni dell’Asia, elevarono numerose città e scavarono molti canali di irrigazione. Ma poi la situazione si capovolse: gli Assiri li vinsero e presero il loro posto. Dopo molti anni però, i Babilonesi vinsero di nuovo, e Babilonia, la loro capitale, divenne magnifica. Parlavano tutti di questa città, dei suoi splendidi, ricchi palazzi e dei suoi giardini pensili.

La terra tra i due fiumi

Anche la Mesopotamia, come l’Egitto, era una terra benedetta dalla presenza delle acque dei fiumi. Il Tigri e l’Eufrate, straripando periodicamente, depositavano il loro fertile limo sulle terre circostanti. Il territorio, senza la presenza benefica di questi fiumi, sarebbe stato un arido deserto.

Il popolo quindi traeva dall’agricoltura i mezzi necessari per la vita. Non crescevano alberi ad alto fusto e non c’erano nemmeno pietre da costruzione. C’era solo ricchezza di terra argillosa della quale gli abitanti si servivano per le loro costruzioni.

Il diritto di guerra

Guai a quei popoli che in guerra fossero stati vinti dagli Assiri! Questi assalivano le città nemiche, le assediavano con tanta violenza e tanto ardimento che queste erano costrette a cedere. I soldati procedevano all’assalto delle mura delle città, fra un nugolo di frecce lanciate dagli assediati. Ma gli Assiri, valendosi del loro numero e della loro forza, riuscivano a scalare le mura e a conquistare la città. E allora, guai ai vinti! I guerrieri presi con le armi alla mano e i principali cittadini erano messi a morte con supplizi di vario genere. Un incaricato registrava sopra una pergamena il numero delle teste recise durante la battaglia, e poi queste venivano ammonticchiate in un luogo determinato, le une sulle altre, a guisa di trofeo. Il guerriero più bravo era quello che aveva tagliato un maggior numero di teste. Dopo essersi sbarazzati dei nemici più pericolosi, gli Assiri depredavano e saccheggiavano la città, portando via tutto quello di prezioso che essa conteneva.

Guerrieri crudeli, ma gaudenti in pace

Gli Assiri erano assai bellicosi e crudeli in guerra: però, in tempo di pace, sapevano divertirsi e passar bene il loro tempo. Nella loro fastosa capitale Ninive, gli Assiri avevano palazzi anche più belli di quelli dei Babilonesi: con immense gradinate, e statue grandiose di re e di regine; bassorilievi, con scene di caccia e di guerra.

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IL CRISTIANESIMO materiale didattico

IL CRISTIANESIMO materiale didattico vario per la scuola primaria.

Storia di Roma IMPERIALE – Il Cristianesimo

Durante l’Impero si compì la più grande rivoluzione della storia dell’umanità nel campo religioso e morale: il cristianesimo. La nuova dottrina fu insegnata da Gesù. Nato a Betlemme, in Palestina, quando da 27 anni Ottaviano era imperatore, Gesù trascorse un’umile giovinezza nel villaggio di Nazaret, ignorato da tutti.

A trenta iniziò la predicazione della sua dottrina. Questa è tramandata dai Vangeli che, insieme con altri libri, formano la seconda parte della Bibbia, detta Nuovo Testamento. Vangelo è parola greca che significa “buona novella”.

Gesù percorse la Palestina predicando e operando miracoli. Fra i suoi primi seguaci ne elesse dodici col nome di Apostoli, cioè propagatori della sua dottrina. Egli affermava di essere figlio di Dio e Salvatore degli uomini, che doveva riscattare dal peccato di Adamo.

Ma i Farisei lo accusarono di predicare dottrine contrarie alla religione ebraica e di cospirare contro l’autorità di Roma, in quanto si proclamava re dei Giudei.

Gesù fu arrestato e condannato a morte. Ponzio Pilato, governatore romano, pur essendo convinto dell’innocenza di Gesù, cedette al furore popolare e permise che venisse crocefisso sulla collina del Calvario, nei pressi di Gerusalemme. Gesù moriva a 33 anni, mentre a Roma regnava Tiberio.

La dottrina di Gesù

Le condizioni degli Ebrei erano molto tristi per l’oppressione di Erode e la miseria delle classi più umili. La parola di Gesù apriva alla speranza l’animo di questi diseredati. Egli voleva che il regno di Dio cominciasse qui, in terra; esso consisteva nella fratellanza degli uomini, nell’amore reciproco, nel perdono nelle offese, nella pace, nel disprezzo dei beni terreni, nella superiorità dello spirito sulla carne. Chiamò beati i poveri, gli afflitti, i reietti, i misericordiosi, quelli che soffrono persecuzioni per amore della giustizia: beati perchè più vicini a Dio e perchè solo ad essi era aperto il regno dei cieli.

Mosè aveva detto di amare il prossimo, ma Gesù aggiunse: “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che odiano, pregate per i vostri persecutori”.

Gesù compiva una grande rivoluzione nel campo morale: molti dei suoi principii contrastavano con la concezione pagana della vita.

Se davanti a dio tutti sono uguali e fratelli, veniva meno il diritto del padrone sullo schiavo; la povertà, l’umiltà, la mansuetudine, il perdono predicati da Gesù erano in contrasto con le idee degli antichi, che consideravano la forza, la ricchezza, l’orgoglio, i più alti valori della vita.

Gesù, lavorando nella bottega di falegname del padre e scegliendo i suoi apostoli tra gli operai, aveva esaltato il lavoro manuale anche nelle sue forme più umili, mentre fino allora era stato considerato indegno di uomini liberi e solo conveniente agli schiavi.

Storia di Roma IMPERIALE – La diffusione del Cristianesimo

Gesù, prima di essere condannato alla crocefissione, aveva affidato ai suoi apostoli un compito: “Andate, dunque, e predicate a tutte le genti”. Gli apostoli avevano ascoltato le parole del maestro ed erano andati in ogni parte dell’Impero ad insegnare le nuove verità: Dio è uno solo ed è il padre amoroso e giusto di tutti gli uomini; tutti gli uomini sono uguali davanti a lui e sono fratelli fra loro.

A Roma, accanto all’antica religione, si erano diffusi culti, riti, superstizioni nati nelle più lontane regioni dell’Impero. I Romani avevano sempre rispettato queste nuove credenze, ma il cristianesimo era una forza nuova ed il governo di Roma ne provava timore; i cristiani rifiutavano di adorare come un dio l’imperatore. I patrizi erano serviti da migliaia di schiavi, considerati come esseri inferiori, al pari di bestie e di cose, e il cristianesimo parlava di fratellanza e di uguaglianza.

La nuova religione si diffuse rapidamente e trovò i primi fedeli tra gli schiavi, tra le serve e le nutrici delle case patrizie, tra i poveri e i sofferenti. Quasi tutti gli imperatori se ne preoccuparono e perseguitarono i cristiani. Molti morirono.

Si organizzavano veri spettacoli nei circhi e si assisteva soltanto a stragi di cristiani. Essi furono detti martiri, cioè testimoni della loro fede.

Le idee giuste non possono essere spente nel sangue: per ogni cristiano che moriva, centro altri si convertivano alla nuova fede. E poichè non potevano pregare e celebrare apertamente i loro riti, si nascondevano in profonde cave abbandonate nei dintorni di Roma: lì assistevano alla messa, ascoltavano le prediche, seppellivano i morti. Quelle cave si dissero catacombe, e negli anni più difficili accolsero e protessero migliaia di fedeli.

Storia di Roma IMPERIALE – La prima persecuzione in Roma

Il popolo prestava mano spontaneamente alla ricerca dei cristiani. La caccia non era tanto difficile, perchè interi gruppi di essi erano accampati con l’altra popolazione nei giardini, e perchè tutti confessavano apertamente la loro religione. Quando venivano circondati dai pretoriani, si inginocchiavano e cantavano inni lasciandosi condur via senza resistenza. La loro pazienza non faceva che irritare ed aumentare l’ira del popolaccio, il quale, senza capire il perchè, considerava la loro rassegnazione come pertinacia nel delitto. I persecutori erano impazziti.

Strappavano i cristiani alle guardie e li facevano in pezzi, le donne venivano trascinate al carcere per i capelli, si sbattevano le teste dei fanciulli contro le pietre. Giorno e notte migliaia di persone correvano per le vie urlando come bestie feroci. Si cercavano le vittime tra le rovine, nei camini, nelle cantine. Davanti  alle prigioni di celebrava l’avvenimento con baccanali e si danzava sfrenatamente intorno ai fuochi e alle botti di vino. Di sera i ruggiti di gioia salivano e scoppiettavano per tutta la città con lo strepito del fulmine. Le prigioni rigurgitavano di prigionieri.

Ogni giorno la plebaglia e i pretoriani stanavano altre vittime. La pietà era morta. Pareva che le moltitudini  non sapessero più parlare e non si ricordassero nei loro trasporti selvaggi che un grido: “Ai leoni i cristiani!”. Il calore insopportabile della giornata diventava insopportabile di notte; e l’aria stessa pareva impregnata di sangue, di delitto, di furore. A quegli atti di una crudeltà senza esempio, si rispondeva con un desiderio, pure senza esempio, di martirio. I seguaci di Cristo  andavano alla morte volenterosi, o la cercavano fino a quando non ne erano impediti dai superiori. (E. Sienkiewicz, da Quo vadis?)

Storia di Roma IMPERIALE – Le persecuzioni

I Romani si erano sempre mostrati tolleranti, anzi ospitali verso tutte le religioni. Non solo permisero ai popoli sottomessi di  continuare ad adorare i loro dei, ma divinità greche, asiatiche, egiziane furono introdotte in Roma.

Ma i cristiani non godettero di questa tolleranza: essi furono guardati subito con diffidenza e sospetto perchè la loro dottrina e i loro costumi contrastavano troppo con quelli dei pagani. Essi si rifiutavano di adorare come dio l’Imperatore e perciò furono accusati di essere nemici dello stato e perseguitati.

La tradizione conta dieci persecuzioni.

La prima fu quella di Nerone, l’imperatore che accusò i cristiani di aver voluto distruggere con un incendio Roma.

Un’altra grande persecuzione fu quella ordinata, due secoli dopo, dall’imperatore Diocleziano. Essa infuriò crudelmente soprattutto in Oriente e si protrasse per otto anni (303 – 311): fu quello il periodo chiamato l’era dei martiri.

Storia di Roma IMPERIALE – Le catacombe

I cristiani, dopo la morte, non erano seppelliti col rito pagano della cremazione. Perciò fin dal I secolo costruirono dei cimiteri detti catacombe (nel profondo). Queste erano gallerie sotterranee, scavate in vecchie cave abbandonate di rena o di pomice, o sotto giardini e ville di cristiani, nei dintorni di Roma, con nicchie orizzontali alle pareti, in cui si ponevano i morti.

Si estendevano per chilometri e chilometri, con una serie di gallerie che, nei punti di incrocio, furono ampliate fino a formare delle vaste stanze. Ai lati delle gallerie numerose lapidi recavano i vari simboli cristiani: l’olivo, l’agnello, la colomba, il pesce.

Le catacombe, oltre che cimiteri, furono anche rifugio durante le persecuzioni: i fedeli vi si riunivano per ascoltare la messa e pregare. Le catacombe si possono perciò considerare le prime chiese dei cristiani.

Storia di Roma IMPERIALE – Nelle catacombe

Scende la notte e i cristiani, uomini e vecchi, e giovani, donne e fanciulli, escono silenziosamente dalla città. A un tratto sembrano ingoiati dalla terra. Spariscono dentro le cave di pozzolana, entrando in strette gallerie.

All’ingresso hanno acceso una piccola lucerna, che rischiara a stento il corridoio sotterraneo. La piccola fiamma illumina via via tante tombe, scavate nella parete e sulle quali si possono leggere iscrizioni semplici e commoventi. Su qualche tomba è disegnato un pesce, che significa Gesù. Su qualche altra una colomba, che significa la pace. Oppure un’ancora, che significa la salvezza; oppure una spiga di grano o un grappolo d’uva, che significano la vita eterna; oppure un ramo di palma, che significa il martirio.

I cristiani camminano e pregano. Giungono così ad un luogo più spazioso, chiuso da una specie di cupola. Qui è un rozzo altrare, accanto al quale si leva un vecchio. Egli è un apostolo, o un successore degli apostoli, cioè un vescovo. Egli parla della vita eterna e spiega: “Cimitero vuol dire dormitorio. I nostri morti non sono morti. Essi vivono con Gesù. Bisogna vivere in questo mondo senza mischiarsi con il peccato, per essere degni di vivere eternamente in paradiso”. I cristiani ascoltano attentamente, poi dicono in coro: “Amen”, che vuol dire così sia. (P. Bargellini)

Nelle catacombe

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I BARBARI materiale didattico vario e dettati ortografici

I BARBARI materiale didattico vario e dettati ortografici di autori vari per la scuola primaria.

Decadenza dell’Impero romano

L’impero romano sembrava ancora grande; in realtà non lo era più. Gli Imperatori che si succedevano, elevati al potere da truppe indisciplinate, non erano più gli strenui difensori e restauratori della potenza di Roma; erano deboli, crudeli, con un potere effimero. La nobiltà era corrotta, le frequenti guerre avevano impoverito le popolazioni; i piccoli agricoltori, esauriti e impoveriti per la lunga permanenza sotto le armi, lasciavano i loro campi, insufficienti a sfamarli, e si rifugiavano in città, oziosi e turbolenti, oppure diventavano servi dei ricchi. Gli schiavi, che col propagarsi della religione cattolica era diventati quasi tutti cristiani, pensavano al premio riservato in cielo agli umili e, pur restando ottimi servitori, non si curavano molto delle cose del mondo. Tutto l’insieme sociale e politico dell’impero si andava sfasciando sia dall’interno, che nelle lontane province e ai confini.

Gli stranieri

Alle frontiere non c’erano più difese valide perchè i soldati delle legioni romane erano pagati per la loro opera e perciò facevano la guerra come un mestiere. Spesso, poi, si trattava addirittura di truppe straniere che non pensavano che alla paga e al bottino. Non solo, ma spesso queste truppe straniere erano consanguinee di quelle che premevano alla frontiera e quindi il loro spirito combattivo era assai scarso. Tutti i popoli forestieri, dai Romani erano chiamati Barbari perchè i Romani si ritenevano il popolo più civile di quel tempo. Effettivamente i popoli che furoreggiavano alle frontiere dell’Italia, erano veramente incivili e selvaggi. Vestivano di pelli, preferivano razziare ignorando il lavoro dei campi, non conoscevano le arti, la cultura, avevano barba e capelli incolti, erano rozzi,  brutali, e dove passavano portavano rovina e morte.

Alcune di queste tribù ebbero dai Romani il permesso di stabilirsi entro i confini dell’Impero, e poichè erano gravate di tasse, presero l’abitudine di andare a protestare a Roma. Ebbero, così, modo di vedere le fertili pianure, le ricche città dell’Impero e di constatare che non esisteva più l’antica forza che aveva permesso ai Romani di conquistare quasi tutto il mondo conosciuto.

Per questi motivi, Roma era diventata una residenza poco comoda per gli Imperatori e fu per questo che Costantino, che regnò dal 307 al 337, decise di trasferirsi in un’altra capitale e scelse Bisanzio, passaggio obbligato per il commercio tra l’Asia e l’Europa.

Prima di morire Costantino aveva diviso l’impero fra i suoi figli allo scopo di renderne più facile l’amministrazione. Al figlio Costantino assegnò la Gallia, a Costanzo l’Asia e l’Egitto, a Costante l’Italia, l’Africa e l’Illirico e le altre regioni ad altri suoi discendenti.

Fu in questo periodo che si intensificarono le incursioni dei Barbari che, approfittando delle condizioni di debolezza dell’Impero, passarono le frontiere e invasero i territori.

Come vivevano i barbari

Non avevano leggi fisse, e obbedivano ciecamente a un capo. Non avevano arte, non letteratura, non agricoltura. Vivevano di rapina e di guerra. Portavano lunghi capelli, barba e baffi. In capo trofei di fiere uccise, indosso vestiti di pelli e uno strano indumento sconosciuto ai Romani: i calzoni. Poichè venivano da paesi freddi, essi usavano ripararsi le gambe con tubi di stoffa spesso tenuti stretti con legacci. Dove passavano, distruggevano. Tagliavano alberi da frutta, viti e olivi per fare fuoco; abbattevano monumenti e cuocevano le statue di marmo per farne calcina; bruciavano le biblioteche con libri di carta arrotolata e detti appunto volumi. Mangiare, bere, rubare. Non conoscevano altro. E ammazzare, bevendo magari il sangue dell’avversario fatto di crani umani. Questi erano gli uomini che l’Impero romano si trovò contro e che la Chiesa dovette domare. (P. Bargellini)

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MONACHESIMO dettati ortografici e materiale didattico vario

MONACHESIMO dettati ortografici e materiale didattico vario di autori vari per bambini della scuola primaria.

I conventi

Durante e dopo le incursioni dei Barbari, l’Italia offrì un ben triste spettacolo: rovine e stragi, i templi distrutti, i monumenti abbattuti, le opere l’arte e della letteratura abbandonate e neglette. Pareva che la vita non avesse più valore tanto erano ormai diventate realtà di tutti i giorni le morti, le stragi, le violenze.

Questo stato di cose favorì lo sviluppo del cristianesimo. Più perdeva valore la vita terrena, più ne acquistava la vita eterna. Fu così che alcuni uomini si ritirarono in luoghi deserti, preferibilmente sulla sommità di alte montagne, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera in solitudine. Questi uomini furono chiamati eremiti ed erano tenuti in grande considerazione.

In seguito, questi religiosi si riunirono a far vita comune, dedicata esclusivamente a Dio e alle opere di bene. Sorsero così i conventi. Il convento più famoso, fondato in quell’epoca, fu quello di Cassino, sorto per opera di San Benedetto.

San Benedetto

San Benedetto era nato a Norcia, paese dell’Umbria, da nobile famiglia. Fin da giovanetto aveva sentito l’attrazione per la vita eremitica e abbandonata la sua casa si era ritirato a vivere in una grotta, tra i monti di Subiaco e vi stette tre anni. La fama della sua santità si sparse dovunque e alcuni eremiti gli chiesero di far vita comune con lui.

Sorse così un convento. Benedetto dettò la regola che fu però diversa dalle regole che governavano altri conventi. Infatti, mentre in questi si osservava soltanto l’obbligo della preghiera, a Montecassino i monaci dovevano anche lavorare. Anche il lavoro è preghiera, se dedicato a Dio. “Ora et labora” fu la regola dei monaci benedettini, i quali si dedicavano alle opere sia intellettuali che manuali. Chi si dedicava allo studio, alla salvaguardia dei vecchi codici e alla miniatura dei codici nuovi, chi zappava la terra, allevava le api, costruiva abitazioni. A causa dell’avvilimento a cui li avevano costretti le invasioni e le distruzioni dei barbari, gli uomini non pensavano più ai valori spirituali della vita, alle arti, alle belle scuole, alle opere letterarie scritte nelle età antiche, ai poemi, alle sculture. Fu per merito dei conventi e dei monaci in essi ospitati, se molte di queste opere furono salvate. I religiosi raccolsero gli antichi manoscritti, quando erano rovinati li ricopiarono pazientemente, li studiarono, li commentarono. Fu merito dei conventi se le opere di molti scrittori e poeti dell’antichità poterono giungere fino a noi.

Ma l’opera dei monaci non si fermò qui. La miseria della popolazione era tanta e i conventi raccolsero i poveri, i derelitti, i perseguitati. Chiunque veniva accolto in un convento, centro di lavoro agricolo e artigiano oltre che di preghiera, era al sicuro dalla fame e dalle vendette dei nemici.

Sorsero così nell’interno dei conventi ospedali, scuole, laboratori, opere di pietà e di assistenza. Tutti quelli che chiedevano asilo venivano accolti e confortati.

Notizie da ricordare

Nel Medioevo si costituirono per la prima volta i conventi, luoghi dove si raccoglievano uomini votati esclusivametne a Dio.

Il convento più famoso fu quello di Montecassino, fondato da San Benedetto. L’ordine benedettino aveva per regola il motto “ora et labora”, cioè prega e lavora.

In questi conventi furono raccolti e restaurati preziosi libri manoscritti dell’antichità che furono così salvati dalla distruzione e dalla dispersione.

Intorno ai conventi sorsero scuole, ospedali, laboratori, opere di pietà e di assistenza. Chiunque si rifugiava nel convento aveva diritto di asilo ed era al sicuro dalla vendetta dei nemici.

Questionario

Come e perchè sorsero i conventi?

Quali opere fecero i monaci?

Perchè si dice che i conventi salvarono la cultura?

Chi era San Benedetto?

Quale regola dette ai monaci?

La vita nei conventi

Ogni monastero, chiuso da un muro di cinta, era come una grande fattoria e provvedeva a tutti i suoi bisogni. Accanto alla chiesa e al convento vero e proprio, con le celle dei monaci e la cucina e il refettorio, c’era la biblioteca, in cui si conservavano i testi sacri e i manoscritti antiche che i monaci più colti, nelle ore dedicate allo studio, leggevano, commentavano oppure copiavano in bella scrittura sui grandi fogli lisci di pergamena. I fanciulli accanto a loro imparavano scrivendo con uno stilo aguzzo su tavolette cerate; la cartapecora era troppo rara e costosa, perchè mani inesperte la potessero scarabocchiare. Chi sapeva dipingere, ornava le pagine con miniature di bei colori vividi, che ritraevano il volto della Madonna, di Gesù, degli Angeli e degli Apostoli. Altri ragazzini imparavano a calcolare con i sassolini o si esercitavano a cantare le preghiere e gli inni in lode al Signore.

Annesso al convento c’era il granaio, la cantina e il frantoio per estrarre l’olio dalle olive e i laboratori perchè i monaci provvedevano da sè  a tutti i loro bisogni, dai sandali agli aratri, dalle vesti alle panche. L’acqua di un torrente, opportunamente incanalata, faceva girare la ruota del mulino; l’orto provvedeva gli ortaggi e i campi le messi. Chi entrava, raramente aveva bisogno di uscire se non per andare a far opera di bene, sia portando soccorsi, sia predicando.

Gli ospiti che bussavano alla porta, erano ricevuti come Gesù in persona ed onorati in particolar modo se erano religiosi o pellegrini venuti da lontano. Quando ne era annunciato uno, il priore stesso gli andava incontro per il benvenuto e dopo una breve preghiera gli dava il bacio della pace e gli usava ogni cortesia. A mensa gli offriva l’acqua per le mani, come allora si usava sempre prima di mettersi a mangiare, dato che di posate si adoperava solo il cucchiaio e i cibi si prendevano con le dita.

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PRIMA GUERRA MONDIALE materiale didattico vario

PRIMA GUERRA MONDIALE e il 4 novembre materiale didattico di autori vari, per bambini della scuola primaria.

Il quattro novembre

Con questa data l’Italia vuole ricordare la vittoriosa fine della guerra 1915-18 e, insieme, celebrare l’unità della Nazione e la giornata delle Forze Armate.

L’Italia è una nazione libera, democratica, civile, che non ha alcuna intenzione di offendere, ma che non vuole essere offesa, che vuol salvaguardare la pace, senza abdicare alla sua dignità, che vuole l’unità europea, ma non per questo dimentica le sue tradizioni, le sue glorie, i suoi Morti, i suoi grandi uomini. Tutto questo costituisce un patrimonio spirituale che non va messo in disparte, ma ricordato e valorizzato senza falsa retorica, senza esagerazioni, ma con giusto orgoglio, per ciò che l’Italia ha fatto nel passato e per ciò che si propone di fare nell’avvenire.

4 novembre 1918

Questa data segnò la fine di una lunga guerra, che aveva insanguinato tutta l’Europa. L’Italia vi aveva partecipato per liberare le province di Trento e di Trieste, per ristabilire, quindi i suoi confini là dove la natura li aveva segnati con una corona di monti superbi.

Seicentomila soldati italiani morirono e alla loro memoria ogni comune dedicò un monumento o una lapide che ne reca incisi i nomi. Oggi, ragazzi, onoriamo quei Caduti, visitiamo quei monumenti, leggiamo quei nomi. Sono stati scritti perchè voi serbiate la memoria di chi è morto per darvi una Patria più grande e più gloriosa; tutta unita entro le linee che le Alpi scintillanti di ghiacci e i mari azzurri d’acque profonde hanno tracciato per lei.

Dopo quella guerra vittoriosa, altre guerre sono venute per la nostra Patria: innumerevoli sono stati i morti e i dispersi, le case distrutte, i campi devastati, le famiglie sterminate.

Per tutte le vittime, per tutti gli eroi, oggi il nostro ricordo e il nostro amore sono vivi e profondi.

Per il lavoro di ricerca

Perchè commemoriamo il 4 novembre?

Quando iniziò e quando terminò la grande guerra?

Che cos’è la Patria?

Perchè molti eroi sono caduti per la Patria?

Sai raccontare un atto eroico compiuto da qualche soldato valoroso?

Conosci qualche leggenda patriottica?

Chi è il Milite Ignoto?

Conosci qualche canzone sull’eroismo e sulla resistenza dei fanti d’Italia?

I giovani soldati morti

I giovani soldati morti non parlano. Ma nondimeno si odono nelle tranquille case: chi non li ha uditi? Essi posseggono un silenzio che parla per loro di notte e quando la sveglia batte le ore.

Dicono: fummo giovani. Siamo morti. Ricordateci.

Dicono: le nostre morti non sono nostre; sono vostre; avranno il valore che voi darete loro.

Dicono: se le nostre vite e le nostre morti furono per la pace e una nuova speranza o per nulla non possiamo dire; sarete voi a doverlo dire.

Dicono: noi vi lasciamo le nostre morti. Date loro il significato che si meritano.

Fummo giovani, dicono. Siamo morti. Ricordateci. (Archibald Mac Leish)

La prima guerra mondiale

La prima guerra mondiale iniziò il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia, dopo l’attentato che aveva ucciso l’arciduca ereditario austriaco Francesco Ferdinando, a Sarajevo. Fra le maggiori potenze coinvolte nella lotta furono: da una parte la Francia, l’Inghilterra, la Russia, la Serbia, la Romania, il Belgio, poi, l’Italia e gli Stati Uniti; dall’altra la Germania, l’Impero Austro-Ungarico, la Bulgaria, la Turchia.

L’Italia entrò in guerra il 24 maggio del 1915. Dopo alcune grandi battaglie campali in Belgio, in Francia e in Russia, il conflitto divenne guerra di trincea, sanguinosissima e lunga. Sul fronte italiano, dopo alcune importanti battaglie e vittorie (degli Altipiani, dell’Isonzo, di Gorizia, del Piave, ecc…) e una sconfitta (Caporetto), venne la prima vittoria decisiva di tutta la guerra con la battaglia campale di Vittorio Veneto, ove fu annientato l’esercito austriaco (dal 23 ottobre al 3 novembre 1918). Il 4 novembre fu dato l’annuncio della vittoria.

Il Milite Ignoto

Siamo nel 1921: Roma è tutta un fremito. Un affusto di cannone trasporta una bara di quercia coperta dal Tricolore. E’ la salma del Milite Ignoto, che va a prendere dimora sull’Altare della Patria perchè in lui gli Italiani ricordino tutti i Caduti della prima guerra mondiale.

Pochi giorni prima, nella città di Aquileia erano state presentate alla mamma di un caduto in guerra dodici salme di soldati sconosciuti, ed ella aveva alzato il braccio tra le gramaglie e ne aveva indicata una.

Ecco la motivazione della Medaglia d’Oro che l’Italia assegnò al Milite Ignoto, cioè a tutti i soldati morti in guerra: “Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che l a vittoria e la grandezza della Patria”.

Guerra di trincea

Sulle pianure grigie e malinconiche o a mezza costa dei monti dove la guerra s’era accanita, si alzavano lunghe strisce di intrichi che tendevano immobili le braccia al cielo, come boschetti di piantine scheletrite. Erano reticolati.

Dietro i reticolati si aprivano le trincee. Sprofondavano nel terreno, celate, traditrici; seguivano le pieghe più adatte del terreno, salivano faticosamente, scendevano a precipizio, si nascondevano tra le piante, tagliavano le strade, rigavano i prati; non erano larghe più di un metro e mezzo alla bocca e, quando erano finite, erano profonde due; gli uomini avanzavano a fatica in esse, inciampando e scivolando. Coi numerosi camminamenti, tortuosi e sottili, si allacciavano ai ricoveri e ai paesi dove le truppe stavano in riserva; un movimento di flusso e riflusso continuo le percorreva.

Davanti al reticolato e alla trincea, si stendeva, fino all’altro reticolato e all’altra trincea, la squallida “terra di nessuno”.

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SCOPERTA DELL’AMERICA materiale didattico vario

SCOPERTA DELL’AMERICA materiale didattico vario per la scuola primaria: dettati, letture, racconti, poesie e filastrocche sul tema.

Eric il rosso e i suoi figli

Un tempo, non c’erano libri che descrivessero terre lontane, non c’erano carte geografiche e nessuno tracciava itinerari che permettessero di andare in un luogo sconosciuto con una certa sicurezza. La gente non viaggiava molto e  credeva il mondo più piccolo di quello che non fosse in realtà.

I mezzi di trasporto erano primitivi, la gente andava a piedi, o tutt’al più, si serviva di carretti trascinati da cavalli, da asini o da buoi. Chi voleva andare per mare doveva accontentarsi di viaggiare su piccole navi che andavano un po’ a caso perchè la scienza della navigazione era ancora molto indietro.

Oltre tutto, i mari erano infestati da pirati e le strade da briganti; quindi, chi si metteva in viaggio, doveva essere anche un uomo di fegato.

Eppure, malgrado tutte queste difficoltà, c’erano uomini che arrivavano fino alle terre più lontane, sfidando disagi, pericoli e spesso rimettendoci anche la vita. Un po’ per smania di ricchezze, un po’ per amore dell’avventura, approdavano spesso a terre sconosciute e quando ne tornavano, raccontavano meraviglie.

Nelle terre del Nord dell’Europa, ghiacciate e desolate terre, prive quasi di vegetazione a causa del clima polare, abitava un popolo che , avendo poco da fare su quella terra così inospitale, era sempre in mare. Si chiamavano Vichinghi, ed erano arditi navigatori che non avevano paura di uscire nel gran mare aperto.

Uno dei più audaci, chiamato Eric il Rosso, sbarcò su quella terra che oggi noi chiamiamo Groenlandia. E i suoi figli, più audaci di lui, andarono ancora più in là, e approdarono in un territorio di cui ignoravano completamente l’esistenza e che chiamarono “terra delle viti”, perchè vi cresceva rigogliosa la pianta dell’uva. Era la parte più settentrionale di quella che oggi si chiama America.

Ma pochi si interessarono ai racconti che i figli di Eric fecero quando tornarono in patria e dell’avventura dei biondi Vichinghi nessuno parlò più.

Passarono cinquecento anni e i popoli europei avevano continuato a viaggiare. Attraversavano l’Asia per giungere alle Indie favolose, ricche di spezie, di sete, di gioielli e poichè le merci da trasportare erano tante e davano ricchi guadagni, la gente si cominciò a domandare se fosse stato meglio arrivarci per mare e caricare quelle preziose merci sulle navi invece che su carri e carretti.

Un italiano, disegnatore di carte geografiche, certo Toscanelli, era convinto che la Terra fosse rotonda, anche se pochi, a quell’epoca, erano della sua opinione. Disegnò, perciò, una carta secondo questa sua teoria e la mandò a un suo amico genovese, Cristoforo Colombo, che era fra quelli che cercavano una nuova via per le Indie e voleva arrivarci veleggiando verso Occidente.

Matto, lo diceva la gente. Com’era possibile raggiungere l’India e la Cina che si trovano a levante, mettendo, invece, la prua a ponente? Ma Colombo aveva studiato bene i venti e le correnti, e aveva visto che tanto gli uni quanto le altre si dirigevano verso ovest. Anche lui, come Toscanelli, era sicuro che la terra fosse rotonda, quindi, una nave che seguisse le correnti e fosse favorita dai venti, doveva arrivare alle Indie, pur facendo la strada opposta a quella fino allora fatta.

Tanto insistette, il navigatore genovese, che finalmente ottenne tre caravelle dalla regina di Spagna che lo stimava molto. Raccolse un equipaggio di uomini spericolati e avidi soltanto di guadagno, e si mise in mare.

“Fra sue mesi arriveremo alle Indie!” disse a quegli uomini rotti a tutti i rischi. Ma due mesi passarono e l’India non si vedeva.

Spericolati sì, avidi sì, ma a un certo punto quegli uomini si intimorirono. Cielo e mare, mare e cielo. E come sarebbero potuti tornare indietro se i venti continuavano a spingerli sempre nella stessa direzione?

Colombo, a un certo punto, rischiò la vita. L’equipaggio si ammutinò: o interrompere il viaggio e cercare di tornare in Patria, o quel genovese della malora avrebbe passato un brutto quarto d’ora.

Finalmente, in una brumosa mattina di autunno, fu intravista, all’orizzonte, una striscia di terra. Era il 12 ottobre 1492: una data che i ragazzi avrebbero studiato sui libri di geografia e anche su quelli di storia.

“E’ l’India!” disse Colombo. Ma non era l’India. Era un’isola sconosciuta e Colombo, grato a Dio che gli aveva salvato la vita, la chiamò San Salvador.

Alcuni uomini di pelle rossastra andarono incontro ai navigatori. Colombo li chiamò Indiani, come chiamò Indie Occidentali le terre che si intravedevano all’orizzonte. Veramente non si trattava ne di Indie ne di Indiani, ma questo Colombo non lo seppe mai.

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Storia di Roma INVASIONE DEI GALLI – dettati ortografici e letture

Storia di Roma INVASIONE DEI GALLI – dettati ortografici e letture. Una raccolta di letture e dettati ortografici  di autori vari, per la classe quinta della scuola primaria.

Le oche del Campidoglio

I Galli erano un popolo ancora selvaggio che viveva di là delle Alpi; erano alti, biondi, forti e si muovevano di terra in terra in cerca di preda. Un giorno scesero in Italia, travolsero la debole difesa degli Etruschi, penetrarono nel Lazio ed entrarono in Roma, incendiando, rubando e distruggendo ogni cosa.

I Romani, per tentare l’estrema difesa, si asserragliarono sul Campidoglio, dove erano custodite le oche, sacre alla dea Giunone. Una notte, mentre le sentinelle, stanche di vegliare, si erano addormentate, i Galli si avvicinarono silenziosi alla fortezza e ne tentarono la scalata. I Romani stavano per essere sorpresi nel sonno e uccisi, quando le oche si misero a starnazzare svegliando i difensori, che corsero alle armi e ricacciarono i nemici.

La spada di Brenno

Nella rocca scarseggiavano i viveri e i Romani furono costretti a chiedere la pace a Brenno, il capo dei Galli, che volle in cambio mille libbre d’oro.

Portata la bilancia, si cominciò a pesare l’oro, ma questo non bastava mai, perchè la bilancia dei Galli era falsa. I Romani protestarono, ma Brenno buttò la sua pesante spada sulla bilancia e disse: “Guai ai vinti! Voglio ancora tanto oro quanto pesa alla mia spada!”

In quel momento terribile, Furio Camillo, radunò i Romani timorosi e dispersi e li guidò ad un assalto improvviso. I Galli non si aspettavano certo l’attacco e furono travolti. Rapidi come erano venuti, si ritirarono nelle loro terre, incalzati dall’esercito di Camillo. Il valoroso generale romano fu chiamato il secondo fondatore di Roma.

L’invasione dei Galli

I Galli erano popoli che abitavano nella regione che oggi si chiama Francia e che anticamente era denominata Gallia. Essi passarono le Alpi e scesero in Italia in cerca di nuove terre. Dopo aver occupato gran parte dell’Italia Settentrionale, attraversarono l’Etruria (così era chiamata in quel tempo la Toscana) e penetrarono nel Lazio. I Romani si prepararono a difendere il loro paese minacciato e dettero battaglia presso l’Allia, un piccolo affluente del Tevere, a soli 16 km dalla città, contro un nemico agguerrito e triplo di numero. Le legioni romane furono travolte, e la via della città aperta al nemico (390 aC).

La popolazione, atterrita, fuggì ma gli uomini atti alle armi si raccolsero a Veio, preparandosi a continuare la resistenza. Solo per patriottismo e per attaccamento al suolo nativo, rimase a Roma un piccolo numero di vecchi, in gran parte patrizi. Un manipolo di giovani animosi si asserragliarono nella fortezza del Campidoglio da dove respinsero l’uno dopo l’altro i ripetuti attacchi del nemico.

Papirio e i Galli

Quando i Galli entrarono in Roma solo i vecchi si rifiutarono di abbandonare le loro case e rimasero in città. Quelli che avevano occupato alte cariche, indossarono la loro toga di cerimonia ed attesero, seduti sul loro scanno d’avorio.

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Storia di Roma EPOCA REPUBBLICANA – dettati ortografici e letture

Storia di Roma EPOCA REPUBBLICANA – dettati ortografici e letture. Una raccolta di letture e dettati ortografici su Roma Rebubblicana, di autori vari, per la classe quinta della scuola primaria.

La presa di Veio

Per impadronirsi di Veio, M. Furio Camillo fece scavare una galleria sotterranea che dall’accampamento romano conducesse alla cittadella nemica; senza interruzione fu continuata l’incessante fatica sottoterra, giorno e notte.

Quando il lavoro fu compiuto e solo un sottile diaframma mancava da abbattere, Camillo ordinò di prendere le armi e pregò: “Oh Apollo Delfico, da te ispirato, mi accingo a distruggere la città di Veio; tua sia la decima parte delle prede. E te, Giunone Regina, patrona di Veio, prego di seguirci nella nostra città, che fra poco sarà anche tua; lì avrai per dimora un bellissimo tempio”.

Dopo avere così pregato, fece assaltare la città da tutte le parti per sviare l’attenzione di Veienti dalla cittadella, dove si erano frattanto ammassati i soldati romani.

Lontani erano i Veienti dal sospettare che la cittadella fosse già piena di nemici pronti ad assalirla dal di dentro, e grandemente si meravigliarono che i Romani, come presi da improvviso furore, corressero all’impazzata verso le mura, mentre i giorni prima nessuno di essi si era mosso dai corpi di guardia.

Si racconta che mentre il re di Veio faceva il sacrificio, i Romani appostati nella galleria udissero l’augure dire che vittorioso sarebbe stato chi, primo, avesse tagliato le interiora della vittima, e che allora essi infrangessero l’ultimo diaframma del cunicolo e s’impadronissero delle interiora dell’animale sacrificato, per portarle al loro comandante.

Dalla galleria i soldati romani irruppero nel tempio di Giunone, posto nella cittadella; quindi, divelte le porte, si rovesciarono nella città, corsero sulle mura e, sbarazzatele dei difensori, sfondarono le porte. Come fiumana entrarono gli assedianti e in breve Veio fu piena di nemici. Lotta accanita e immensa strage di armati e di inermi fu in ogni strada. Poi si sedò il furore del combattimento e Camillo, per mezzo degli araldi, dette ordine di risparmiare gli inermi.

Alla vittoria seguì il saccheggio della fiorentissima Veio. Anche le ricchezze degli dei fecero parte del bottino e le stesse divinità, sebbene di esse si impadronissero i Romani più come adoratori che come saccheggiatori. Giovani romani, dal corpo mondo, bianco vestiti, entrarono riverenti nel tempio di Giunone Regina: “Vuoi venire a Roma?” le chiese uno di essi. E la dea, così videro e gridarono gli altri, fece cenno di consentire e docile seguì i movimenti di coloro che la portavano. Ad essa fu data dimora nell’Aventino, dove i voti del duce romano l’avevano chiamata.

Ebbe così fine Veio, la più fiorente città degli Etruschi, grande anche nella rovina. Per dieci estati e dieci inverni aveva retto ad ininterrotto assedio e inflitte più perdite di quante ne avesse subite. Alla fine piegava al destino, più che alla possanza degli uomini; all’astuzia, più che alla forza. (Tito Livio)

Culto e sacerdozio presso i Romani

A capo del culto era il Collegio dei Pontefici, eletti dal Re, in seguito dai Comizi: compilavano il calendario, stabilendo i giorni consacrati al culto (dies festi) e quelli concessi agli uomini per il disbrigo dei loro affari o ai giudici per l’amministrazione della giustizia (dies fasti). Erano i depositari dei libri sacri e registravano in una specie di cronaca gli avvenimenti più importanti (Annales Pontificum). Questo collegio era presieduto dal Pontefice Massimo, il capo della religione romana.

Gli Auguri interpretavano la volontà degli dei dai segni celesti (lampo, tuono, fulmine), dal volo o dal canto degli ucceli e dal modo come i polli ingozzavano il becchime. Essi erano consultati negli atti più importanti della vita pubblica, specialmente in caso di guerra.

L’arte degli Auguri era detta divinazione. Quella parte della divinazione che riguardava l’esame delle viscere degli animali sacrificati e l’interpretazione dei sogni, spettava ad altri sacerdoti detti Aruspici, quasi tutti di nazionalità etrusca.

Ingiustizie contro i plebei

Alle guerre combattute da Roma prendevano parte tutti i cittadini, fossero essi patrizi o plebei. In caso di vittoria, però, il bottino veniva diviso solo tra i ricchi. Così, mentre i patrizi vedevano aumentare le loro ricchezze, i plebei, già poveri, cadevano sempre più in miseria. Essi avevano dovuto lasciare il loro piccolo campo. Se la guerra scoppiava quando era tempo di seminare, l’aratro restava nei solchi, la semente nei sacchi e in breve ogni sorta di erbacce cresceva al posto del buon grano. Se la guerra scoppiava quando era tempo di raccogliere, le spighe aspettavano invano la falce del mietitore. Quando i plebei tornavano alle loro case, la madia era vuota e il fuoco spento. Molti di essi, che avevano speso tutto il loro denaro per acquistare le armi, non avevano di che comprare un asinello o un bue che li aiutasse nel lavoro, e talvolta, nell’impossibilità di pagare i debiti, diventavano schiavi dei patrizi.

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Storia di Roma LE GUERRE PUNICHE – dettati ortografici e letture

Storia di Roma LE GUERRE PUNICHE – dettati ortografici e letture. Una raccolta di letture e dettati ortografici  di autori vari, per la classe quinta della scuola primaria.

La prima guerra punica: l’occasione del conflitto

L’0ccasione del conflitto coi Cartaginesi di presentò dieci anni dopo la partenza di Pirro dall’Italia. Bande di mercenari campani, detti Mamertini (ossia “uomini Mamers”, da Marte, dio della guerra), assoldate da Agatocle, tiranno di Siracusa, dopo la morte di questo si erano impossessate a tradimento di Messina, trucidandone gli abitanti, e di lì minacciavano varie località dell’isola. Un ufficiale siracusano, Gerone, che li sconfisse, fu acclamato re di Siracusa.

Ripresa la guerra, egli ambiva a occupare Messina, e a tale scopo si era alleato coi Cartaginesi, che lo prevennero, introducendo un loro presidio nella rocca. I Mamertini, stretti tra due fuochi, chiesero allora la protezione di Roma, signora della vicina Reggio.

Il Senato esitò a lungo: sentiva di offuscare il buon nome e la fede tradizionali, aiutando dei mercenari crudeli e invadendo un territorio che Cartagine considerava propria zona di influenza. Ma il popolo romano sentiva che se lo stretto di Messina fosse casuto nelle mani dei Cartaginesi, la sicurezza della penisola era minacciata. La Sicilia sarebbe diventata, come scrisse lo storico Polibio, il ponte di passaggio per i Cartaginesi in Italia. Cartagine era ormai incontrastata padrona del Mediterraneo occidentale e, col possesso delle tre maggiori isole e l’alleanza coi Galli della Provenza e coi Liguri, avviluppava tutto il Tirreno.

Perciò il console Appio Claudio, autorizzato da un decreto del popolo, assai probabilmente contro il parere dei Senatori, nell’estate del 264 aC varcò lo stretto e Messina fu occupata. Dopo i primi successi romani, Gerone si staccò dall’alleanza cartaginese, schierandosi a fianco di Roma, sotto la cui protezione si posero molte città siciliane.

Così il conflitto, inizialmente limitato a Messina, si estese a tutta l’isola.

Storia di Roma LE GUERRE PUNICHE – La prima flotta romana

Si presentava a Roma questo imperativo: diventare una grande potenza anche sul mare. Era uno sforzo non facile, per una città essenzialmente continentale, che non aveva mai tentato avventure marinare e aveva rifuggito fino allora dei commerci oltremarini.

Ma la fortuna di Roma e il segreto della sua grandezza erano nella sua indomita volontà, nella sua fermezza di propositi, nella sua eroica disciplina.

La leggenda ha inventato favole strane: essa dice che le navi furono fatte a Ostia e ad Anzio, e che i marinai si allenavano al remo sulla spiaggia; in due mesi si sarebbero avute così centoquarantaquattro triremi.

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Storia di Roma IMPERIALE – dettati ortografici e letture

Storia di Roma IMPERIALE – dettati ortografici e letture. Una raccolta di letture e dettati ortografici  di autori vari, per la classe quinta della scuola primaria.

Storia di Roma IMPERIALE – Augusto

Alla morte di Cesare, tutta Roma insorse contro gli uccisori: Cesare era stato il grande conquistatore della Gallia. Egli era stato amico del popolo e il popolo voleva vendetta. I congiurati fuggirono e, a Roma, pretese il potere Marco Antonio, luogotenente di Cesare durante le guerre vittoriose. Molti temevano la prepotenza di Antonio, e i Senatori gli erano avversari accaniti.

A Marco Antonio si affiancò, intanto, un giovane di vent’anni, Cesare Ottaviano, parente ed erede di Cesare. Dapprima i due furono d’accordo e si divisero il potere dello Stato: Antonio ebbe le terre d’Oriente, Ottaviano quelle d’Occidente. Ottaviano, però, era ambizioso e sicuro di sè ed aveva l’appoggio e l’amicizia del Senato. Appena Antonio, con i suoi errori, gliene diede l’occasione, mosse guerra contro di lui e lo sconfisse nella battaglia di Azio (Grecia). Antonio si uccise. Ottaviano rimase solo al potere.

Egli ottenne, allora, ogni autorità; fu, nello stesso tempo, console, dittatore, pontefice; ebbe i titoli di Augusto, che vuol dire “grande”, “divino”, e di Imperatore, che vuol dire “comandante supremo” delle legioni.

Con Cesare Ottaviano Augusto , nell’anno 27 aC finiva la Repubblica e cominciava l’Impero.

Augusto governò saggiamente lo stato e, dopo tante lotte, garantì ai Romani un lungo periodo di tranquillità. In Roma sorse un tempio dedicato alla Pace dove l’Imperatore stesso compiva le cerimonie dei sacrifici.

Trascorsero 27 anni e, in una lontana provincia dell’Impero, la Palestina, nacque Gesù.

Storia di Roma IMPERIALE – Ottaviano, Antonio e Cleopatra

Gli uccisori di Cesare fuggirono in tutta fretta per non essere massacrati dal popolo. La repubblica fu ancora sconvolta da sanguinose guerre civili che si conclusero con la vittoria di Caio Giulio Cesare Ottaviano, nipote del morto dittatore.

L’ultimo suo rivale fu Marco Antonio, un eccellente uomo di guerra che aveva avuto dal Senato il governo delle province d’Oriente.

Laggiù aveva sposato Cleopatra, regina d’Egitto, e s’era messo, lui, governatore romano, a regalare alla moglie regina, territori che appartenevano a Roma.

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Storia di Roma GUERRE CONTRO SANNITI E TARANTO – dettati ortografici e letture

Storia di Roma IMPERIALE – dettati ortografici e letture. Una raccolta di letture e dettati ortografici  di autori vari, per la classe quinta della scuola primaria.

Storia di Roma IMPERIALE – Augusto

Alla morte di Cesare, tutta Roma insorse contro gli uccisori: Cesare era stato il grande conquistatore della Gallia. Egli era stato amico del popolo e il popolo voleva vendetta. I congiurati fuggirono e, a Roma, pretese il potere Marco Antonio, luogotenente di Cesare durante le guerre vittoriose. Molti temevano la prepotenza di Antonio, e i Senatori gli erano avversari accaniti.

A Marco Antonio si affiancò, intanto, un giovane di vent’anni, Cesare Ottaviano, parente ed erede di Cesare. Dapprima i due furono d’accordo e si divisero il potere dello Stato: Antonio ebbe le terre d’Oriente, Ottaviano quelle d’Occidente. Ottaviano, però, era ambizioso e sicuro di sè ed aveva l’appoggio e l’amicizia del Senato. Appena Antonio, con i suoi errori, gliene diede l’occasione, mosse guerra contro di lui e lo sconfisse nella battaglia di Azio (Grecia). Antonio si uccise. Ottaviano rimase solo al potere.

Egli ottenne, allora, ogni autorità; fu, nello stesso tempo, console, dittatore, pontefice; ebbe i titoli di Augusto, che vuol dire “grande”, “divino”, e di Imperatore, che vuol dire “comandante supremo” delle legioni.

Con Cesare Ottaviano Augusto , nell’anno 27 aC finiva la Repubblica e cominciava l’Impero.

Augusto governò saggiamente lo stato e, dopo tante lotte, garantì ai Romani un lungo periodo di tranquillità. In Roma sorse un tempio dedicato alla Pace dove l’Imperatore stesso compiva le cerimonie dei sacrifici.

Trascorsero 27 anni e, in una lontana provincia dell’Impero, la Palestina, nacque Gesù.

Storia di Roma IMPERIALE – Ottaviano, Antonio e Cleopatra

Gli uccisori di Cesare fuggirono in tutta fretta per non essere massacrati dal popolo. La repubblica fu ancora sconvolta da sanguinose guerre civili che si conclusero con la vittoria di Caio Giulio Cesare Ottaviano, nipote del morto dittatore.

L’ultimo suo rivale fu Marco Antonio, un eccellente uomo di guerra che aveva avuto dal Senato il governo delle province d’Oriente.

Laggiù aveva sposato Cleopatra, regina d’Egitto, e s’era messo, lui, governatore romano, a regalare alla moglie regina, territori che appartenevano a Roma.

Ottaviano non poteva permetterlo e perciò gli mosse guerra. La guerra fra i due rivali fu decisa da una battaglia navale, ad Azio, nel mar Ionio, 15 anni prima che nascesse Gesù.

Antonio e Cleopatra avevano una flotta di grosse navi; le navi di Ottaviano erano invece piccole, ma agilissime, ed ebbero la meglio.

Ottaviano inseguì i vinti fino in Egitto. Là, i due si uccisero: Antonio con la propria spada; Cleopatra facendosi mordere da un aspide… e anche l’Egitto cadde in potere di Roma.

Storia di Roma IMPERIALE – La battaglia di Azio

La battaglia di Azio  fu combattuta il 2 settembre del 31 aC, tra le 250 navi leggere di Ottaviano e le 500 navi pesanti di Antonio: tra queste ultimi figurano 60 vascelli egizi, uno dei quali, riconoscibile dalla vela rossa, portava Cleopatra, regina d’Egitto. Lo scontro avvenne al largo del promontorio di Azio, sulla costa occidentale della Grecia. Su quella punta sorgeva un tempio dedicato ad Apollo, e i soliti bene informati, a Roma, andavano dicendo che Ottaviano  era figlio del dio… quindi un presagio era chiaro!

Non si capisce come mai Antonio, uno dei più bravi comandanti di cavalleria di Roma, abbia preferito dar battaglia per mare. Senza dubbio fu per accontentare Cleopatra, la quale invece aveva fiducia solo nella flotta. Imbarcò dunque 2.000 legionari e 3.000 arcieri. I marinai, in queste battaglie navali, avevano solo il compito di manovrare e di accostare le navi a fianco a fianco di quelle nemiche. La battaglia era allora affidata ai fanti, i quali combattevano sui ponti delle navi come a terra. I veterani di Antonio avevano protestato: ma Antonio aveva deciso che avrebbe giocato sul mare la sua sorte.

Un debole vento spinse la sua squadra verso quella di Ottaviano, il quale attendeva al largo e per un po’, allo scopo di allontanarsi bene da terra e trovarsi in acque libere rifiutò battaglia. Poi Agrippa diede l’ordine d’attacco. Arrivate in vicinanza delle pesanti navi nemiche, i suoi soldati cercarono di raggiungerle con giavellotti incendiari. La linea di Antonio si ritirò al centro e Agrippa si infiltrò subito nella breccia aperta. Nulla certo era ancora perduto ma Cleopatra, trovandosi al centro della terribile mischia, perse la testa. In pieno combattimento ruppe il contatto col resto della sua flotta e la sua vela purpurea, immediatamente seguita da tutte le vele egizie, s’allontanò verso l’Egitto. A questo punto anche Antonio perse il controllo: abbandonando la sua squadra, che cadeva sotto i colpi nemici, raggiunse la nave regale e si accasciò affranto sul castello della nave con la testa tra le mani.

Meno di un anno dopo la regina e il comandante fuggiasco si diedero la morte: Antonio, trafiggendosi con la propria spada, Cleopatra facendosi mordere da un serpente velenoso. Tutto, anche il suicidio, gli era sembrato preferibile alla vergogna di comparire come prigioniero nel trionfo di Ottaviano.

A Roma la notizia della vittoria di Azio fece tirare al popolo un sospiro di sollievo. Tutti avevano tremato prima che la sorte delle armi avesse deciso la contesa. Roma, come ben si sapeva, aveva vinto l’Oriente solo grazie alla sua disciplina e ai suoi metodi di guerra. Se ora generali romani, come Antonio, avessero tentato di organizzare quelle masse, che cosa sarebbe accaduto?

Cessò dunque la paura, si tirarono fuori dalle cantine le anfore di vino invecchiato nell’attesa del gran giorno: finalmente cominciava un’epoca di pace! E un piccolo uomo grassoccio, fino a poco prima ufficiale assai poco valoroso tra le file di Bruto, il buon poeta Orazio, versando nella sua coppa il vino migliore, esclamava: “Nunc est bibendum!” (si beva, orsù!).

Il sole di Azio rischiarava un mondo nuovo. Difatti, seguirà un lungo periodo di pace interna, operosa, che farà dimenticare un triste passato di sangue.

Storia di Roma IMPERIALE – Ritratto di Augusto

Bello di aspetto, il volto sempre calmo e sereno, anche nei momenti più difficili, Augusto sapeva infondere rispetto e quasi venerazione in chiunque. Un capo dei Galli, che aveva deciso di ucciderlo durante un colloquio, confessò poi di essere stato trattenuto, proprio per la serena maestà del suo volto.

Aveva abitudini e gusti semplici, non amava mostrarsi in pubblico per ricevere onori; spesso anzi entrava ed usciva dalla città solo di notte perchè nessuno lo vedesse e gli rendesse gli onori. Cortese con tutti, amato dal popolo, si meritò giustamente il titoli di Padre della Patria.

Quando Ottaviano ritornò a Roma vincitore, il Senato gli conferì tutte le cariche e tutti gli onori: nessuno, prima di lui, era stato tanto esaltato! Ma egli non si insuperbì.

Il senatore Valerio Messala a nome di tutti così lo salutò: “Salute a te e alla tua casa, Cesare Augusto; noi pregando gli dei per te, preghiamo felicità perpetua e lieti destini alla Repubblica; il Senato, d’accordo col popolo romano, ti acclama Padre della Patria.”

Augusto, con le lacrime agli occhi, rispose: “Ed io pregherò gli dei perchè mi concedano di godere del favore del Senato e del popolo romano fino all’estremo giorno della mia vita”.

Storia di Roma IMPERIALE – Carattere di Augusto

Nei giorni di udienza ammetteva perfino i plebei, alla rinfusa, e con tanta benignità accoglieva i desideri di chi andava da lui, che un giorno, vedendo l’esitazione di uno che non sapeva come porgergli la sua supplica, gli disse scherzando se aveva paura di lui come di un elefante dalla minacciosa proboscide.

Nei giorni in cui teneva seduta in Senato, entrava, e quando tutti erano seduti, salutava cordialmente per nome i singoli senatori, senza che alcuno gliene ricordasse il nome.

Usava modi cortesi con tutti e non mancava mai alle solennità dei suoi amici. Egli rispettò la libertà di tutti. Era senza dubbio molto amato.

I cavalieri tutti gli ani celebravano per due giorni di seguito il suo giorno natale; gli altri ordini gettavano ogni anno nel Foro una moneta rituale per la sua salute, e per capodanno gli offrivano la strenna in Campidoglio. Quando riedificò la sua casa sul Palatino dopo l’incendio che l’aveva distrutta, i veterani e tutte le classi cittadine gli offrirono grosse somme di denaro; ed egli non levò da quelle somme che un solo denaro per ciascuna.

Storia di Roma IMPERIALE – La pace romana

Dopo tanti anni di guerre, i popoli dell’Impero accettarono ben volentieri il governo di Augusto, che assicurava a tutti di poter vivere in pace sotto il segno di un’unica legge: quella romana.

Durante il suo lungo e pacifico regno, Roma divenne bella e bene organizzata città. Furono restaurati templi ed edifici, vennero demolite numerose vecchie case, si provvide a rafforzare gli argini del Tevere, si costruirono nuovi ponti ed acquedotti.

La città si arricchì di bellissimi palazzi e ville, di giardini , fontane di marmo, statue, portici per le passeggiate, di teatri, di fastosi templi, di meravigliosi monumenti, come l’Ara Pacis, e di una grandiosa piazza, chiamata Foro di Augusto.

Molte opere furono eseguite o abbellite col denaro dello stesso Imperatore; per questo il Senato conferì ad Augusto il titolo di Restauratore degli edifici sacri e delle opere pubbliche.

L’aspetto di Roma mutò tanto che Augusto ebbe a dire: “Ho trovato una città di mattoni e la lascio di marmo”.

Anche gli scrittori ed i poeti del tempo, nominando Roma, la chiamarono grande, bellissima, aurea, eterna.

Storia di Roma IMPERIALE – Il governo di Augusto

Nella sua bella casa privata sul Palatino, Augusto diresse l’amministrazione del vasto stato. Con alcune guerre di carattere difensivo allargò i confini a nord e ad est delle Alpi, portandoli al Danubio. L’impero si estendeva ora dalle coste dell’Atlantico all’Eufrate e al Mar Rosso, dalla Manica, dal Reno, dal Danubio e dal Mar Nero alle sabbie del deserto africano, per una superficie doppia di quella dell’impero di Alessandro Magno.

Ottaviano si propose di renderlo omogeneo con leggi ed ordinamenti uguali, di migliorarne l’amministrazione, di difenderne la sicurezza, di rinnovarlo moralmente. Per poter compiere questa grande opera, fu amante della pace; tornato a Roma dall’Egitto, chiuse le porte del tempio di Giano a significare che si inaugurava per tutto l’impero la Pax Romana.

Augusto riformò anche l’amministrazione delle province antiche e nuove; anzitutto divise l’impero in 25 province distinte in senatorie ed imperiali.

Erano senatorie, cioè governate da proconsoli eletti dal Senato, quelle (12 in tutto) di più antica conquista e quindi di pacifico dominio; imperiali quelle di recente conquista e poste nelle zone di confine, facili perciò a pericoli interni ed esterni: erano governate dall’imperatore per mezzo dei suoi luogotenenti o prefetti.

A tutti i funzionari delle province assegnò un regolare stipendio. Così si cominciò a formare una classe di impiegati statali, quella che noi chiamiamo burocrazia.

Riordinò anche l’esercito. Siccome il reclutamento obbligatorio non era più gradito ai Romani, organizzò un esercito permanente, formato di volontari stipendiati che prestavano servizio per vent’anni, e poi venivano congedati, ricevendo un premio in denaro o un pezzo di terra da coltivare.

Augusto curò anche la flotta e pose basi navali, una a Ravenna e l’altra a Miseno, una terza nel Mediterraneo occidentale per sorvegliare le coste galliche e spagnole, una quarta nel Ponto Eusino per il confine orientale.

Per la protezione della sua persona, istituì nuove coorti di soldati speciali detti pretoriani, dal nome del palazzo imperiale Praetorium.

Compì grandi lavori pubblici di abbellimento e di utilità: templi, archi, acquedotti, vie.

Augusto cercò anche di ravvivare il sentimento religioso, la moralità nei costumi, l’amore all’agricoltura, il patriottismo dei cittadini, che si erano rilassati per lo smodato desiderio delle ricchezze, del lusso, dei piaceri materiali; ma queste riforme ebbero scarso risultato.

Insieme con i suoi consiglieri, Mecenate ed Agrippa, incoraggiò la letteratura e l’arte che raggiunsero allora il massimo splendore.

Storia di Roma IMPERIALE – Augusto e il centurione

Un giorno l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto se ne stava tra i suoi amici, quando seppe che un centurione chiedeva con insistenza d essere ricevuto. Ordinò che fosse fatto passare.

Appena vide il centurione, Augusto sorrise: riconosceva in lui uno dei suoi più fedeli soldati. Gli chiese che cosa volesse.

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Storia di Roma GIULIO CESARE – dettati ortografici e letture

Storia di Roma GIULIO CESARE – dettati ortografici e letture. Una raccolta di letture e dettati ortografici  di autori vari, per la classe quinta della scuola primaria.

Il primo triumvirato

Dopo la morte di Mario e Silla si costituì in Roma il primo triumvirato, cioè il primo governo di tre persone; in tal modo il Senato perdette gran parte della sua autorità e del suo potere e la Repubblica si avviò verso il tramonto.

Questo primo triumvirato era formato da Gneo Pompeo, un abile generale che aveva occupato la Palestina e vinto i Pirati; da Licinio Crasso, noto per le sue sterminate ricchezze; e da Giulio Cesare, un abile generale parenti di Mario e caro ai plebei.

A Crasso fu affidato il comando della guerra contro un popolo asiatico e vi trovò la morte. Pompeo rimase in Roma e Cesare fu inviato a combattere nella Gallia.

Crasso

Ai nostri tempi Crasso sarebbe stato un grande capitalista, un grande uomo d’affari. Aveva una maestranza specializzata di cinquecento schiavi ed ogni volta che Roma era colpita da uno dei soliti incendi o disastri edilizi (le case erano quasi tutte di legno, anche se rivestite di laterizi) egli comprava macerie e terreni e ricostruiva o restaurava.

I suoi schiavi non erano solo specializzati in costruzioni, ma molti erano istruiti e sapevano fare gli scrivani, gli amministratori, i dispensieri, i saggiatori d’argento. Una vera e propria organizzazione industriale!

Ma questo finanziere faceva anche della politica attiva e sempre in prima linea, senza interposta persona. E’ lui l’organizzatore ed il selezionatore di schiavi che, riunito un esercito, vince la battaglia alle sorgenti del Silaro, in cui Spartaco (capo di un gruppo di gladiatore rivoltosi) fu sconfitto ed ucciso.

Crasso cadde in uno sfortunato tentativo di conquista del regno dei Parti.

(F. Arnaldi)

Pompeo

Ufficiale di Silla, diviene ben presto un prode generale. E’ un uomo audace, deciso a tutto. Una volta, mentre stava per salpare  da un porto si levò un vento fortissimo e i piloti decisero di rimandare la partenza. Ma Pompeo saltò sulla nave e ordinò a gran voce che si salpasse ugualmente dicendo: “Ora è necessario navigare, e non vivere”.

Cesare

Lavorava instancabilmente: dormiva  per lo più in lettiga, per continuare la marcia anche di notte. Del cavallo era padrone assoluto, poichè, fin da ragazzo, si era abituato a montarlo e a farlo galoppare tenendo le mani incrociate sul dorso. Divenuto generale, mentre cavalcava, si teneva vicino due o tre scrivani ai quali dettava nello stesso tempo lettere su argomenti diversi.

Giulio Cesare

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Recite per bambini ANTICA ROMA

Recite per bambini ANTICA ROMA – una raccolta di recite e brevi dialoghi sulla storia romana, di autori vari, per bambini della scuola primaria.

Attilio Regolo

Personaggi: Attilio Regolo, la moglie coi figli, primo cittadino, secondo cittadino, altri cittadini.

Popolo: Resta a Roma, oh Regolo!

Regolo: Oh amici romani, ho giurato di ritornare fra i Cartaginesi; e il giuramento è sacro. Nessuna forza potrà far sì che Regolo manchi di parola.

Moglie: Nessuna forza? Neppure la forza che viene dall’amore della tua famiglia? Guarda. Ho le lacrime agli occhi, e silenziosamente piangono anche i nostri fanciulli.

Regolo: Oh moglie mia! Non piangere. Oh figlioletti cari! Non piangete. Forte è vostro padre e anche voi siate forti, come i robusti rami di un albero saldo. Moglie mia, conduci a casa  i nostri figlioletti. Che gli dei, per mezzo tuo, li proteggano. Andate. Forse la mia decisione non è presa…

La moglie e i figli si allontanano.

Primo cittadino: Dunque, Regolo, resterai a Roma?

Regolo: Chi ha detto questo?

Primo cittadino: M’ è parso…

Regolo: Gli occhi lacrimosi dei piccoli mi hanno fatto pronunciare parole di dubbio. Ma la decisione è ben ferma nel mio cuore: tornerò fra i Cartaginesi.

Secondo cittadino: Ma i Cartaginesi non ti perdoneranno le parole che tu hai detto davanti al Senato romano!

Popolo: Resta a Roma, oh Regolo!

Regolo: Cittadini, ai miei figli, ai vostri figli insegnerete che Roma è grande perchè ricca di virtù. Col giuramento ho impegnato non solo me stesso, ma anche la dignità di Roma. E’ un Romano che ha giurato! E mi vergognerei di vivere in mezzo a voi, davanti alle statue dei nostri dei, su questo sacro Campidoglio, per non aver mantenuto la parola data!

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Annibale

Annibale: Voi sapete, oh miei soldati, che io vinco le mie battaglie per due ragioni: attacco il nemico da dove meno se lo aspetta, e lo costringo perciò alla battaglia nella località a me più favorevole. Ora si tratta, oh Cartaginesi di attaccare i Romani di sorpresa.

Soldati: Siamo in Spagna, generale. Da dove vuoi attaccare a sorpresa i Romani, in quale località della Spagna vuoi costringerli alla battaglia? Ma ti scrolli il capo, perchè?

Annibale: Perchè non sarà in Spagna che li potrò attaccare di sorpresa, ma in Italia.

Soldati: E come potremo attaccarli di sorpresa in Italia quando già le loro truppe sono in Spagna? Le dovremo fatalmente scontrare prima di raggiungere il mare e imbarcarci!

Annibale: Noi non raggiungeremo l’Italia per mare, come i Romani si aspettano, ma per la via delle Alpi a cui essi certo non pensano. Quando lo sapranno, noi saremo già nella valle del Po.

Soldati: Vuoi valicare le Alpi con sessantamila uomini?

Annibale: E gli elefanti. Così, secondo la mia tattica, farò ciò che il nemico non si aspetta.

Narratore: In tal modo Annibale giunse al fiume Trebbia, l’affluente del Po che scorre lungo i monti e le piane del piacentino. E si accampò. Con un esercito racimolato in fretta per la sorpresa dell’attacco, stanchi per il lungo cammino percorso, trafelati nell’ansia di fermare il nemico il più lontano possibile da Roma, i Romani si scontrarono con Annibale prima presso il fiume Ticino, poi presso il Trebbia. E vennero sconfitti.

(G. Aguissola)

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Cornelia

Personaggi: Cornelia, Flavia (amica di Cornelia), Tiberio e Caio.

Le due matrone romane sono sedute in conversazione. Passano ogni tanto schiave e schiavi affaccendati.

Flavia: Sai, Cornelia, che cosa penso?

Cornelia: Dimmi, Flavia.

Flavia: I Romani si fanno ogni giorno più ricchi! Non ti sembra? Osserva i miei nuovi braccialetti: sono d’oro massiccio. Guarda queste buccole preziose, che vengono dall’Oriente. Ma il mio tesoro maggiore è rappresentato da due gemme, di cui a Roma non esiste nulla di più prezioso. Forse sbaglio: so che anche tu, Cornelia, hai molti gioielli, anche se non ti piace mostrarli spesso. Ma via, sii sincera verso la tua amica Flavia; quali sono i tuoi tesori più grandi? Potranno competere con le gemme, di cui ti ho parlato?

Entrano i due ragazzi. Tiberio è il maggiore.

Tiberio e Caio: Ave, mamma!

Cornelia: Oh Tiberio, oh Caio, figlioli adorati! Ero in pensiero per voi. Roma oggi somiglia al mare in tempesta. Il pedagogo vi ha fatto passare per il Foro?

Tiberio: Sì, madre. Abbiamo visto un ufficiale minacciare alcuni poveri che tumultuavano. A noi si è stretto il cuore nel vedere una simile scena. Però il pedagogo ci ha rimproverati perchè ci siamo fatti tristi, dicendo che è indegna per i Romani una simile commozione. Ma non sono Romani anche quei poveri?

Cornelia: Sì, Tiberio. In verità, non hai torto. Anche quei poveri sono Romani.

Caio: E invece li chiamano vili canaglie. Forse, però, avranno fatto qualcosa di male!

Tiberio: Zitto, Caio! Non è vero! Ho sentito io di che si tratta. Sono cittadini che hanno dovuto vendere per forza i loro campi ai ricchi proprietari, che vogliono sempre nuove terre, ma non vi dedicano poi cure amorose. Essi chiedono giustizia. Se già fossi grande, lotterei per loro!

Caio: Ed io ti seguirei, fratello!

Cornelia: Ecco, Flavia. Tu volevi conoscere quali sono i miei più grandi tesori, vero?

Flavia: Sì, la curiosità è un difetto che non so vincere!

Cornelia: (accennando ai due ragazzi) Ebbene, questi sono i miei veri tesori, di cui spero anche in futuro di essere orgogliosa.

Cesare

Personaggi: Terenzio e Lucano, giovani romani

Terenzio: ho visto tuo padre molto felice oggi. Da molto tempo non lo vedevo così!

Lucano: Ha ben ragione d’esserlo. Tu sai che è stato favorevole a Pompeo; e perciò temeva, prima o dopo, di ricevere da Cesare l’ordine di abbandonare Roma. Invece ieri Cesare stesso l’ha fatto chiamare e gli ha detto : “Non temere Lucio Mannio. So che sei un valente e vorrei il tuo parere su una questione che mi sta a cuore”…

Terenzio: Cesare dimentica il nome dei nemici!

Lucano: E’ vero. Cesare è di animo nobile.

Terenzio: E’ generoso. Vedi quella fila di poveri?

Lucano: Sì

Terenzio: Vanno a una distribuzione di grano ordinata da Cesare in favore dei cittadini poveri. Egli, per combattere la miseria, ha distribuito le terre conquistate tra i veterani dell’esercito, ha emanato una legge contro il lusso eccessivo dei ricchi e farà costruire gigantesche opere pubbliche, tra cui un nuovo Foro, nuovi templi, basiliche e teatri.

Lucano: E’ vero che gli illustri personaggi giunti da ogni dove sono qui, a Roma, per invito di Cesare?

Terenzio: E’ vero. Molti sono studiosi. Cesare ne ha incaricati alcuni di studiare una riforma del calendario, affinchè questo sia più rispondente alla realtà dell’avvicendarsi delle stagioni. Sembra che il calendario, il quale ora conta 355 giorni, ne avrà 365,  e ogni quattro anni 366.

Lucano: Sarebbe giusto che fosse chiamato Calendario di Cesare

Terenzio: Non si chiamerà così; ma il Senato ha proposto che il settimo mese porti il nome di Julio, in onore di Cesare.

(R. Botticelli)

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Virgilio

Personaggi: Mecenate, Asinio Pollione, Virgilio

In un giardino imperiale. Si incontrano Asinio Pollione e Mecenate.

Asinio Pollione: Salve, o grande Mecenate!

Mecenate: Salve, amico Pollione! Torno ora da una passeggiata per Roma. Sono inebriato di sole, di bellezza, di felicità. Niente al mondo è più bello di Roma. Ne conosco ogni angolo; e ogni angolo mi par sempre nuovo. Le sue statue, i suoi templi, i suoi palazzi di marmo mi sembrano essi stessi coscienti della grandezza dell’Urbe. Roma è grande! Quando penso che essa è padrona di tutto il Mediterraneo e di tutto il mondo dalla Britannia alla Libia, e vedo le strade imperiali che dal Campidoglio si dipartono per ogni direzione, ripeto fra me con orgoglio “Sono cittadino romano” !”

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Storia di Roma – FONDAZIONE E I SETTE RE – dettati ortografici e letture

Storia di Roma – dettati ortografici e letture. Una raccolta di letture e dettati ortografici sull’antica Roma, dalla fondazione a tutto il periodo regio, di autori vari, per la classe quinta della scuola primaria.

Nasce Roma

Secondo gli studiosi, verso la metà dell’ottavo secolo a.C. quando la potenza etrusca si estendeva dalle Alpi fin presso il Tevere, sorse nel cuore dell’Italia un umile villaggio di Latini, destinato a diventare il dominatore del mondo: Roma.

I Latini si erano stabiliti nella vasta pianura ondulata che è tra il basso Tevere, i colli Albani ed il mare. Il nome Lazio, dato alla regione, significa “luogo largo ed aperto”.

Il suolo era adatto alla pastorizia ed all’agricoltura ed infatti i Latini furono pastori ed agricoltori. Vivevano in capanne sparse per la campagna o si raggruppavano in villaggi detti vici ed oppida, che servivano da rifugio anche alla popolazione sparsa per la campagna, quando vi fosse qualche pericolo.

I villaggi erano fondati sulle alture sia per ragioni di sicurezza, sia per igiene: infatti i popoli delle vicine montagne (Sabini, Marsi), facevano frequenti scorrerie nella pianura per saccheggiare i raccolti, e le acque dei fiumi, impaludando, provocavano la malaria.

Il villaggio sul colle Palatino fu il primo nucleo di Roma, la Roma quadrata. Coi Latini del Palatino si fusero ben presto i Sabini del Quirinale.

Questo gli studiosi hanno potuto sicuramente stabilire attraverso i ritrovamenti archeologici e l’interpretazione di essi, liberando il vero dalle molte leggende che avvolgono le origini di Roma.

Secondo la leggenda

Quando i Romani furono i signori del mondo, vollero nobilitare le loro origini ed elaborarono una vasta leggenda che li diceva discendenti dall’eroe troiano Enea, figlio di Venere, scampato dalla distruzione della sua patria. Narra il mito che Enea, sbarcato dopo lunga navigazione nel Lazio, ebbe ospitalità ed amicizia dal re del luogo, Latino, che gli diede in sposa la figlia Lavinia, in onore della quale Enea fondò la città di Lavinio. Suo figlio Ascanio o Julo fondò Albalonga, e tra i suoi discendenti fu Romolo, il mitico fondatore di Roma.

Dopo una lunga serie di re albani discendenti da Enea, il trono passò a Proca, che ebbe due figli: Numitore e Amulio. Quest’ultimo spodestò il fratello e costrinse la figlia di lui, Rea Silvia, a farsi sacerdotessa di Vesta, per impedire ogni pericolo di restaurazione da parte dei suoi discendenti. Le vestali non potevano sposarsi, nè avere figli sotto pena di essere sepolte vive.

Ma Rea Silvia ebbe dal dio Marte due gemelli e Amulio li fece esporre in una cesta, sulla riva del Tevere, ai piedi del Palatino. Una lupa, prodigiosamente, li nutrì del suo latte; un pastore di  nome Faustolo li raccolse e li allevò, chiamandoli Romolo e Remo. Divenuti forti ed animosi giovani, i due fratelli vollero fondare una città presso il luogo dove erano stati raccolti.

Il rito della fondazione di una nuova città, che i Latini avevano appreso dagli Etruschi, consisteva nel tracciare anzitutto, col vomere, un solco di forma quadrata, che ne era il perimetro. Per stabilire chi dei due dovesse tracciarlo ed essere re, i due fratelli consultarono il volere degli dei, cioè presero gli auspici.

Remo dal colle Aventino vide sei avvoltoi, Romolo dall’alto del Palatino ne scorse dodici. Gli dei avevano favorito Romolo. Egli, aggiogati un bianco vitello e una vacca bianca, tracciò sul Palatino il solco quadrato, lungo il quale dovevano essere erette le mura, sollevando il vomere alla metà di ogni lato, per le porte. Il solco era sacro e nessuno poteva violarlo. Remo, deluso, per scherno lo saltò, e Romolo, accecato dall’ira, lo uccise.

Così rimase re della città e le impose il proprio nome: Roma. Secondo la tradizione la fondazione avvenne il 21 aprile del 753 aC. Da quel giorno i Romani computarono il tempo ab urbe condita e, a ricordo dell’avvenimento ogni anno, il 21 aprile celebrarono delle feste campestri.

La Roma quadrata fu un piccolo villaggio di pastori e di agricoltori, non diverso dagli altri che già sorgevano nel Lazio. I suoi abitanti si vestivano di pelli, perchè scarsa era ancora la lana, abitavano in capanne di forma circolare a tetto spiovente, coperte di canne, con le pareti fatte di legname dei vicini boschi e rinforzate da pezzi di tufo.

21 aprile: Natale di Roma

In un lontano giorno di primavera, nell’anno 753 aC, due giovani fratelli, Romolo e Remo, tracciarono un solco con l’aratro sulla sinistra del Tevere, e segnarono il posto dove volevano fondare una città.

Era il 21 aprile, e la città che sorse in quel solco fu Roma.

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Antico Egitto dettati ortografici e letture

Antico Egitto dettati ortografici e letture – una raccolta di brevi testi di autori vari per la classe quarta della scuola primaria.

Gli Egizi

L’Egitto è una terra sulla quale la pioggia cade assai raramente. Il deserto di pietra e di sabbia si stende a perdita d’occhio. L’Egitto è percorso da un grande fiume, il Nilo. Esso, una volta all’anno, nel periodo da maggio a ottobre, straripa, inonda il territorio circostante e vi depone una fanghiglia fertile. Quando le acque si sono di nuovo ritirate, il contadino ara i campi, semina e, in meno di quattro mesi, raccoglie grano in abbondanza.

Seimila anni fa, lungo le sponde del fiume benefico, sorse una grande civiltà: quella degli Egizi. Gli Egizi seppero sfruttare il Nilo; regolarono il corso delle sue acque, le incanalarono, edificarono in altro le loro case per proteggerle dagli allagamenti.

Essi formarono una società bene ordinata, guidata da leggi, governata da un re, detto faraone, venerato come un dio.

Gli Egizi erano molto religiosi: adoravano il Sole, la Luna, e molti animali. Essi credevano che ogni uomo avesse un’anima, la quale durava oltre la morte, fino a quando il corpo si fosse conservato; si preoccupavano, perciò, di imbalsamare le salme, di fasciarle e di porle in sarcofaghi riccamente decorati. I corpi così preparati si dicono mummie e sono ancora oggi intatti. Alcuni faraoni si fecero costruire tombe gigantesche, le piramidi, alte più di cento metri, occupate da corridoi, gallerie e sale.

I personaggi più importati dello Stato erano i sacerdoti e i guerrieri; poi c’era il popolo dei contadini, degli artigiani e dei mercanti; ultimi venivano gli schiavi, trattati al pari delle bestie. I sacerdoti amministravano la religione e la giustizia; istruivano il popolo, erano astronomi, scienziati, ingegneri. I guerrieri erano i nobili; seguivano il re e combattevano in gruppi di fanteria con lance, archi, scuri e pugnali.

Gli Egizi scrivevano su una specie di carta ricavata dalla pianta del papiro. Prima usarono una scrittura a disegni detti geroglifici, poi inventarono un vero e proprio alfabeto.

L’Egitto e il Nilo

L’Egitto deve la sua straordinaria fecondità alle periodiche inondazioni del fiume. D’estate, per effetto delle grandi piogge equatoriali cadute nelle zone del suo alto corso, il Nilo si gonfia tanto che l’acqua trabocca dalle rive ed inonda tutto il paese intorno, deponendo sul terreno un limo fecondatore.

In autunno, quando le acque si ritirano, il suolo riemerge meravigliosamente fertilizzato. A novembre si semina e quattro mesi dopo si miete un abbondantissimo raccolto.

Gli antichi abitanti dell’Egitto, colpiti dal meraviglioso fenomeno, non conoscendone le cause, adorarono il fiume come un dio benefico.

Ma quelle acque, abbandonate a se stesse, potevano essere anche rovinose: perciò fin dai tempi più antichi gli Egizi costruirono canali, argini e laghi artificiali, per disciplinarle a proprio vantaggio. Dono dunque del Nilo, ma anche dell’intelligenza e del lavoro umano, l’Egitto.

Le città

Lungo il Nilo gli Egizi costruirono meravigliose città. Le più belle furono Menfi e Tebe. Quest’ultima aveva cento porte di bronzo e magnifici templi dedicati al dio Sole, buono e generoso come il Nilo.

Le credenze religiose

Gli Egiziani più antichi adoravano gli animali, come il falco, l’avvoltoio, il cane, lo scorpione, convinti che in essi si incarnassero e si manifestassero gli dei.

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Poesie e filastrocche CRISTOFORO COLOMBO

Poesie e filastrocche CRISTOFORO COLOMBO – Una collezione di poesie e filastrocche sul tema “Cristoforo Colombo e la scoperta dell’America” (12 ottobre 1492), per la scuola primaria.

Colombo

Va, sotto il cielo di piombo,

va la fragile caravella

che la Regina Isabella

t’ha regalato, Colombo…

Quand’ecco su dal suo cuore

che più l’angoscia non serra

prorompe un grido: “La terra!”La prima! San Salvatore!

Ora il gran cielo di piombo

tutto s’irradia di luce…

è sempre il sole: Colombo!          (Zietta Liù)

Tre caravelle

Sul mare azzurro

tre caravelle

filano lente

sotto le stelle.

Vengon da un porto

molto lontano:

le guida intrepido

un italiano.

Cercano terra

di là dal mare

da tanto tempo

e nulla appare.

Nulla si vede

la ciurma è stanca.

Nulla si vede

la lena manca.

Sopra la tolda

sol l’italiano,

solo Colombo

guarda lontano.

“Terra!” si grida.

Eccola, appare

sul far del giorno

bruna sul mare.

Quel dì la terra

nuova toccò

Colombo, e a Dio

la consacrò.        (G. Fanciulli)

Colombo

C’era una volta, sì, c’era…

Sembra la favola bella

della Regina Isabella…

Pure è una favola vera.

Oh, lunghe notti! Di piombo

il cielo, ostile ed infido.

Tu chiudi in cuore il tuo grido

e speri, e speri, Colombo.

Talvolta, l’angoscia che serra

e soffoca il cuore è sì forte,

che quasi tu pensi alla morte…

Ed ecco la terra, la terra!

Hai vinto. La terra lontana

s’ammanta di fulgido sole,

s’ammanta di gloria italiana.

C’era una volta, sì, c’era…

Sembra una favola bella,

pure è una favola vera. (Zietta Liù)

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Racconti e recite sulla Preistoria per la scuola primaria

Racconti e recite sulla Preistoria per la scuola primaria: una raccolta di racconti, dialoghi e piccole recite sulla Preistoria, di autori vari, per la scuola primaria.

Dialogo

– E’ permesso? Posso entrare? Sono venuto ad ammirare le tue nuove armi. Desidero molto vederle?-

– Entra, entra pure! Ti farò vedere anche alcuni monili che ho perfezionato ieri! Intanto, vedi questo? E’ un pugnale di ferro, ti piace?-

– Oh, com’è appuntito! Questa sì che è un’arma!-

– Non siamo più nell’età della pietra, mio caro! Con la scoperta dei metalli, è finita! –

– Osserva, ti prego, queste frecce con la punta di ferro.

– Come sono acuminate! E questi monili sono di rame? –

-No, sono di bronzo. Ho impiegato un po’ di tempo a fondere insieme rame e stagno. Ma guarda, che bel lavoro ho fatto! –

-Sei bravo davvero! Ti ringrazio di avermi mostrato i tuoi lavoretti e ti attendo presto a vedere l’imbarcazione che ho costruito. E’ molto più comoda e più solida di quella che avevo prima. –

Il primo amore per gli animali

Al tempo dei tempi, quando gli uomini abitavano le caverne e si vestivano di pelli, un uomo, Grog, ebbe l’idea geniale di scavare il primo trabocchetto per gli animali.

Che barriti lanciava il grosso mammut quando vi cadeva dentro! Come grugniva il cinghiale! Grog, tutto contento, accorreva al trabocchetto con gli altri uomini della tribù, e tutti insieme, servendosi di sassi, di pali appuntiti e di accette di pietra, uccidevano la bestia.

Grog aveva un bambino e una bambina. Un giorno i due fratelli ebbero l’idea di fare come il babbo. Dove la terra era più tenera, scavarono una buca coprendola di rami e frasche. La mattina dopo vi trovarono una pecorella che belava pietosamente. Anche le pecore, si intende, erano allora animali selvaggi. Tutti e due si dettero a raccogliere pietre per ucciderla, ma quando il bambino fu pronto per scagliarle, la sorella gli fermò il braccio: “Sarek, fermati!”, gli gridò.

“Che c’è, Mughi?” chiese il bambino.

Mughi fissò la pecora che chiedeva pietà. “Non voglio ucciderla!” gridò, e con un salto si calò nel trabocchetto, andando a finire accanto alla pecorella.

Sarek, a salti, come un cerbiatto, tornò alla caverna dai suoi genitori.

“Papà!” disse Sarek, “Mughi ed io abbiamo preso in trappola un animale bianco, ma Mughi non vuole ucciderlo!”

Il padre si alzò. “Andiamo”, disse a Sarek.

Quando padre e figlio giunsero al luogo del trabocchetto, non vi trovarono più nessuno. Ma, più in là, lungo un ruscello, Mughi stava accarezzando la pecorella. All’arrivo dell’uomo, l’animale fece un balzo e tentò di fuggire, ma Mughi lo calmò accarezzandolo.

“Papà”, disse Sarek, “ecco l’animale che Mughi non vuole uccidere”.

L’uomo osservò con meraviglia la pecorella che si lasciava accarezzare. Allora, dentro di sè, fece questa riflessione: “Se esistono degli animali che si lasciano ammansire dalle carezze, perchè non catturarli ed allevarli? Così a nessun uomo mancherà mai più il cibo, neppure nei periodi più tristi dell’inverno, quando la neve  rende pericolosa la caccia”.

Grog, allora, suscitando la sorpresa di suo figlio, gridò: “Non  si deve uccidere un animale così buono!”

R. Botticelli

 Come il cane divenne domestico

Quel che vi racconto accadde quando gli animali domestici erano ancora selvatici.

Naturalmente era selvatico anche l’uomo, e soltanto quando la donna gli fece capire che così non le piaceva, cominciò a perdere la sua selvaticità. Ella preparò una graziosa caverna asciutta; per non dormire su un mucchio di foglie umide, sparse sul suolo un po’ di sabbia chiara e fine e accese un bel fuoco di legna, poi mise una pelle di cavallo all’ingresso della caverna e disse all’uomo: “Quando entri, asciugati i piedi”.

La sera, a cena, mangiavano un po’ di montone cotto su pietre calde e condito con aglio e pepe selvatici, dell’anatra selvatica ripiena di riso, del midollo di ossa di toro e delle ciliegie di bosco.

Mentre l’uomo si addormentava contento vicino al fuoco, laggiù, nel bosco umido,  tutti gli animali selvatici si riunirono in un luogo da cui potevano vedere la luce della fiamma e si domandarono che cosa stesse succedendo.

Il cavallo scalpitò e disse: “Animali amici e nemici, mi sapete dire perchè l’uomo e la donna hanno fatto nella caverna quella gran luce? Che ci preparino qualche tranello?”

Il cane alzò il muso, fiutò l’odore di montone cotto e dichiarò: “Andrò io a vedere. Credo però che non preparino niente di male”.

E il cane se ne andò di buon passo. Quando giunse sulla soglia della caverna, alzò il muso e annusò l’odore del montone cotto; la donna lo sentì, rise e domandò: “Selvatico figlio dei boschi, che vuoi?”

Il cane rispose: “Mia nemica e moglie del mio nemico, che cos’è questo buon odore che si spande per i boschi?”

La donna prese un osso di  montone e glielo gettò, dicendo: “Assaggialo e lo saprai”.

Il cane rosicchiò l’osso, lo trovò migliore di tutte le cose che aveva fino ad allora mangiato e dichiarò: “Dammene un altro”.

Disse la donna: “Se tu aiuterai l’uomo durante il giorno nella caccia e se custodirai di notte questa caverna, io ti darò tutti gli ossi che vuoi”.

Il cane entrò strisciando nella caverna, mise la testa sulle ginocchia della donna e disse: “Amica e moglie del mio amico, io aiuterò l’uomo nella caccia e custodirò la caverna”.

Quando l’uomo si svegliò e vide il cane, disse: “Che fa qui il cane?”

La donna rispose: “Non si chiama più cane selvatico, ma Primo Amico. Egli sarà nostro amico per sempre e ti aiuterà nella caccia.

R. Kipling

Il gatto

Migliaia e migliaia di anni fa, quando l’uomo abitava nelle caverne, il gatto era il più selvatico degli animali. Un giorno si avvicinò alla caverna dell’uomo. Sentì il buon calore del fuoco, il buon odore del latte che la donna aveva appena munto dalla mucca.

“Che vuoi?” gli chiese la donna, “Tu non sei ne un’amico ne un aiuto per l’uomo. Vattene!”

“Lasciami entrare nella tua casa, la sera, perchè mi riscaldi al tuo fianco e beva un po’ di latte”.

“Potrei entrare solo quando dirò una parola in tua lode; se ne dirò due ti riscalderai al fuoco; se ne dirò tre berrai il latte”.

“Va bene!” disse il gatto e si accovacciò al sole, fuori della caverna.

La donna mise fuori il suo bambino. Il bambino a star da solo di annoiava e si mise a piangere.  Il gatto gli si accovacciò, strofinò il suo pelo morbido contro le gambette del bimbo e gli fece il solletico sotto il mento, con la coda. Il bimbo rise.

“Bravo micio!” disse la donna che preparava il pranzo. Pronto il gatto entrò nella caverna: la donna aveva detto una parola di lode. Il bimbo, fuori, si mise di nuovo a piangere e a strillare. Il gatto tornò vicino a lui e si mise a fare mille moine. Il bimbo cominciò a ridere forte, poi si addormentò.

“Caro gatto, sei molto abile!” disse la donna. Subito il gatto si accovacciò vicino al fuoco e fece le fusa. Tutto era tranquillo, quando un topolino attraversò la caverna.

“Aiuto! Aiuto!” gridò la donna, saltando qua e là. Il gatto, con un balzo, afferrò il topolino.

“Grazie, grazie! Sei più bravo del cane!” disse la donna.

“Questa è la terza volta che tu mi lodi. Ora posso bere il latte ogni giorno”, disse il gatto.

Così il gatto rimase nella caverna.

R. Kipling

Una lotta mortale nella preistoria

I terribili tori selvaggi detti uri, dalla testa crespa e barbuta, dalle corna arcuate e fangose, stavano avvicinandosi alla riva del fiume, quando un alto clamore si levò dalla foresta: arrivavano i mammut.

La schiera dei mammut sbucò dalla foresta e si precipitò verso la riva del fiume, arrivandovi contemporaneamente alla schiera degli uri.  I mammut, secondo le loro abitudini, pretesero di passare per primi: qualcuno tra gli uri si irritò. Gli otto tori giganteschi che guidavano il branco, vedendo che i mammut volevano passare avanti, emisero un lungo grido di guerra, col muso in alto e la gola gonfia.

 I mammut barrirono.

Gli uri scossero le criniere grasse: il più forte, il capo dei capi, abbassò la fronte grave, le corna lucenti, e, slanciandosi come un enorme proiettile, balzò addosso al mammut più vicino. Ferito alla spalla, benchè  avesse attutito il colpo sferzando con la proboscide l’avversario, il colosso cadde sulle ginocchia. L’uro proseguì il combattimento con l’ostinazione della sua razza. Ebbe la meglio.

Da principio, il combattimento aveva sorpreso gli altri maschi. I quattro mammut e i sette tori stavano faccia a faccia, in una formidabile attesa. Nessuno fece l’atto di intervenire; ma tutti si sentivano minacciati. I mammut furono i primi a dar segni di impazienza. Il più alto, soffiando, agitò le orecchie membranose, simili a giganteschi pipistrelli, e avanzò.

Si scagliavano gli uni contro gli altri in un combattimento cieco; il ruggito profondo dei tori cozzava col barrito stridente dei mammut.

I capi maschi incarnavano la guerra; i loro corpi si mescolavano in un groviglio informe, in un immenso stritolio di ossa e di carne. Al primo urto i mammut avevano avuto la peggio; ma poi, avventatisi insieme sugli avversari, li avevano colpiti, soffocati, feriti. Infine un toro incominciò ad arretrare, poi si volse e fuggì, e la sua fuga provocò quella dei tori che combattevano ancora e che conobbero l’infinito contagio del terrore. Allora la colonna dei giganti color d’argilla si schierò sulla riva e si mise a bere in pace.

J. H. Rosny Aine

La scoperta del fuoco

Al piccolo coro parlato possono partecipare diversi bambini, anche tutta la classe. E’ consigliabile preparare piccoli gruppetti. Potete far osservare ai bambini che il linguaggio degli uomini primitivi doveva essere probabilmente molto povero, e che essi comunicavano più a gesti e a monosillabi, che non con un vero e proprio linguaggio.

Personaggi: Narratore, Primo uomo preistorico, Secondo uomo preistorico, Terzo uomo preistorico,  Uomini,  Bambini.

Narratore: Gli uomini preistorici abitavano nelle grotte e nelle caverne, cacciavano gli animali, si coprivano con le pelli degli animali uccisi e ne mangiavano le carni crude. Per armi avevano soltanto pietre. Ma infine conobbero il fuoco e la loro vita cambiò. Era una serata tremenda. L’immensa foresta era scossa da un terribile temporale…

Primo uomo preistorico: Ah!… Ah!… Là!

Secondo uomo preistorico: Cosa dire?

Primo uomo preistorico: Là! Luce alta! Muovere! Vivere!

Altri uomini: Oh, oh, spavento! Spavento!

Parecchi uomini: Terribile!

Terzo uomo preistorico: Io vedere! Luce cadere da cielo, poi luce salire da terra!

Bambini: Paura!

Uomini: Morire! Finito! Morire tutti!

Narratore: Sì, la prima impressione del fuoco fu di gran terrore,  finchè, dopo un altro temporale…

Primo uomo preistorico: Fuoco fare giorno notte!

Secondo uomo preistorico: Fuoco fare caldo!

Parecchi uomini: Fuoco fare bene noi!

Primo uomo preistorico: Ma Fuoco lasciare noi. Fuoco lasciare! Diventare piccolo!

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Guest post: Trova le differenze, ovvero come distinguere un archeologo da un paleontologo

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere: abbasso la confusione! Chiedetelo ad uno qualunque di noi, archeologi, (paleo)antropologi, paleontologi e saranno tutti unanimi nell’affermare che le nostre rispettive discipline sono spesso considerate tutte un po’ la stessa cosa.

A quanto pare basta indossare pantaloni con le tasche ed un buffo cappello et voilà, il gioco è fatto, l’iconografia ci ha intrappolato!

Cioè, certo che siamo tutti fratelli e nessuno vuol negare che le discipline in questione siano affini, ma di fatto facciamo un lavoro diverso, ed abbiamo formazioni diverse.

Non vorrei esser troppo presuntuosa e presumere che i giornalisti scientifici leggeranno questo post e useranno le dovute etichette d’ora in poi, anche se confesso che la cosa mi solleverebbe non poco.

Né tantomeno oso sperare che parlando di giocattoli si incorra in un’improvvisa illuminazione.

Aspiro più realisticamente ad un pubblico di lettori-genitori ed educatori, pronti ad correggere tutti gli errori dell’amata prole.

Quali sono quindi le differenze? Vi propongo un rapido e spero efficace prontuario dei mestieri.

L’archeologia (secondo la Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/archeologia/) e’’la  “Scienza dell’antichità che mira alla ricostruzione delle civiltà antiche attraverso lo studio delle testimonianze materiali (monumentali, epigrafiche, numismatiche, dei manufatti ecc.), anche mediante il concorso di eventuali fonti scritte e iconografiche. Caratteristica dell’archeologia è il metodo di acquisizione delle conoscenze, mediante cioè lo scavo sul terreno, la ricognizione di superficie, la lettura dei resti monumentali residui.”

L’archeologo è colui che ricostruisce il passato tramite lo studio diretto di ciò che è giunti fino a noi. E allora, dov’è il trucco? Il trucco è nella parola “civiltà’”, proprio lì nella definizione. Gli archeologi studiano l’uomo, il passato dell’uomo, i comportamenti, gli usi e costumi, la storia. L’archeologia, anche quella preistorica, fa parte delle “scienze sociali” e gli archeologi quindi hanno generalmente una formazione umanistica.

Di conseguenza i siti in cui non c’è la testimonianza di attività umana non sono “siti archeologici”. Quindi, poiché ovviamente i dinosauri si sono estinti molto molto tempo prima la comparsa dell’uomo, l’”Archeologia dei dinosauri” non esiste.

L’archeologia ha numerosissime branche, che possono variare per il periodo studiato (Preistoria, Protostoria, Età Romana eccetera), ma anche per il tipo di materiale studiato di preferenza (litica, ceramica eccetera). Alcuni archeologi si occupano di ossa animali, sono gli zooarcheologi (archeozoologi), e studiano le faune presenti negli scavi archeologici ed in particolare l’impatto dell’uomo su questi animali (sono stati cacciati? cotti e mangiati? allevati? macellati?…eccetera).

Chi sono invece i paleontologi? http://www.treccani.it/enciclopedia/paleontologia/

La paleontologia è lo studio dei fossili, ed in generale delle specie estinte. Essendo un campo molto vasto, questa scienza è divisa in molte categorie  (invertebrati, vertebrati, micropaleontologia, eccetera). Tra i paleontologi dei vertebrati, c’è chi studia di dinosauri e chi si dedica ad altre specie. Si può essere paleontologi senza aver mai sfiorato un dinosauro! Questa scienza copre un lasso temporale molto ampio, dall’origine della vita (cioè dalle sue prime testimonianze fossili) fino a tempi molto più recenti.

I paleontologi hanno quindi una formazione scientifica, generalmente studiano Scienze naturali o Geologia. A loro non interessa la traccia “umana”, ne’ la civiltà del passato che ha dato origine ai siti. Si occupano dello sviluppo, anzi dell’evoluzione delle specie nel tempo, la loro nascita, ed eventualmente la loro estinzione.

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Dettati ortografici PREISTORIA

Dettati ortografici PREISTORIA – Una collezione di dettati ortografici sulla preistoria, di autori vari, per la scuola primaria.

L’uomo  antico. L’uomo più antico era un mammifero molto brutto e piccolissimo; il calore del sole ed il vento ne avevano colorito la pelle di un bruno scuro. La testa, la maggior parte del tronco e le estremità erano coperte di peli ispidi e lunghi. La fronte era bassa e la mandibola era come quella di un animale che usi i denti  come coltello e forchetta insieme. Non portava indumenti e non aveva mai visto il fuoco. Quando aveva fame mangiava le foglie crude e le radici delle piante e rubava le uova agli uccelli per procurare cibo ai suoi piccoli. Passava le ore del giorno in cerca di nutrimento.

I ragazzi della preistoria. I ragazzi vivevano accanto ai grandi. Aiutavano la mamma nei lavori di casa, attingevano acqua, accendevano il fuoco, imparavano i riti e le poche parole dello scarso vocabolario. Imparavano a lanciare il giavellotto contro le belve, ma un solo sbaglio era la morte; imparavano a distinguere le erbe buone da quelle velenose, ma un solo sbaglio era la morte. In quella vita non erano ammessi sbagli: la loro scuola era quindi più difficile della tua. C. Negro

Una capanna nel villaggio. La capanna del capo è nel centro del villaggio. In essa vi sono molte cose interessanti: armi e grande quantità di attrezzi di legno o di osso. C’è, per esempio, una serie di aghi appuntiti, con una cruna perfetta, ricavati da ossa di cervo. Assai belli sono alcuni vasi e ciotole di terracotta. Il capo li ha foggiati con le sue mani, li ha dipinti, ne ha rassodato la forma e fissato il colore con il fuoco. E c’è dell’altro nella capanna: un telaio quadrato, con una trama di fibre vegetali tenute ben tese dal peso di una dozzina di sassi. Stuoie, mantelli e tuniche nascono sul telaio, sotto le agili dita delle donne. Il capo, domani, al mercato del villaggio, cambierà una stuoia con una collana di conchiglie raccolte sulla riva lontana del mare e ne farà dono alla sposa.

Lungo la strada dei secoli: l’uomo e il lavoro. Quando l’uomo apparve nel mondo, viveva nelle caverne; nudo, coperto di ispidi peli, correva per le foreste in cerca di cibo, non aveva armi per difendersi, non conosceva il fuoco, tramava di terrore quando udiva scoppiare il tuono fra le nubi, e si nutriva di carne cruda e di frutta selvatica. Ebbene, l’uomo così debole, vinse il leone e la tigre, conquistò il fuoco, trasse dalle viscere della terra i metalli, si fabbricò le armi, costruì le case e le città, addomesticò gli animali e li piegò alla sua volontà, tracciò le strade, navigò sui mari; e tutte queste meraviglie compì appunto col lavoro, grazie a quel suo senso di irrequietezza che lo spinge a non essere mai pago, a fare sempre, a studiare, cercare… F. Perri

L’uomo è smarrito in un mondo misterioso. I primi uomini che comparvero sulla terra vivevano in un mondo che appariva loro misterioso ed ostile. Sotto i ripari delle rocce, nel fondo delle caverne, essi ascoltavano, smarriti, il brontolio del tuono, il fragore delle cascate, l’urlo degli animali selvaggi; e per le loro menti ignare tutto era motivo di stupore e di incontrollato terrore. Mille pericoli li circondavano ovunque: il freddo, il caldo, la siccità, le alluvioni, i movimenti della terra ancora in fase di assestamento. Se cercavano scampo sulle montagne, per sfuggire alle inondazioni e ai torrenti impetuosi, spesso dovevano abbandonarle perchè da esse scaturiva il fuoco dei vulcani. Il suolo dove posavano i piedi talvolta tremava, scosso dai terremoti. In questa natura selvaggia ed insidiosa, essi, per nutrirsi, dovevano andare in cerca di acqua, di erbe, di semi commestibili, di frutta, di cacciagione. E questo significava dover affrontare le fiere che popolavano le pianure e le foreste, dai mammut, grandi più di  qualunque elefante,agli orsi e alle tigri; e anche correre il rischio di smarrirsi o di trovarsi separati dai compagni. Sembra quasi impossibile che l’uomo primitivo abbia potuto sopravvivere, nella disperata lotta per l’esistenza, a tante insidie. Eppure vi riuscì proprio perchè non era quell’essere indifeso e disarmato che sembrava a prima vista: aveva la forza dei muscoli, l’abilità delle mani, la potenza dei sensi. Aveva soprattutto l’aiuto inestimabile dell’intelligenza. M. Confalonieri

L’uomo  primitivo. L’uomo primitivo viveva nell’oscura umidità delle selve. Quando sentiva lo stimolo della fame, mangiava le foglie crude e le radici delle piante e rubava le uova agli uccelli per procurare cibo ai propri piccoli. Alle volte gli capitava, dopo una caccia lunga e paziente, un uccello o un cagnolino selvatico, magari un coniglio. E li mangiava crudi, perchè non aveva ancora scoperto che la carne è più saporita quando è cotta. Quando scendeva la notte, nascondeva la moglie e i bambini nel  cavo di un tronco o dietro qualche riparo naturale, perchè era circondato da belve che sceglievano la notte per andare in cerca di vitto e gradivano il sapore delle carni umane. Era un mondo nel quale bisognava o mangiare o essere mangiati. Al pari di molti animali che riempiono l’aria di grida, anche l’uomo primitivo amava ciarlare. O meglio, ripeteva senza posa lo stesso vociare incomprensibile, solo perchè gli piaceva udire il suono della propria voce. Col tempo imparò che poteva usare quei suoni gutturali per mettere in guardia il compagno contro la minaccia di un pericolo: ed emetteva certi strilli che, col tempo, vennero a significare “Una tigre”, oppure “Degli elefanti”, e gli altri rigrugnivano di ritorno qualche cosa che significava “Ho visto” oppure “Scappiamo a nasconderci”. Fu probabilmente questa, l’origine del linguaggio. Van Loon

I primi abitatori dell’Italia. I primi abitatori dell’Italia per difendersi dalle fiere e dai nemici usarono la clava, un grosso bastone, simile a quello che nelle statue e nelle pitture vedete in mano ad Ercole. Gli uomini primitivi impararono ad usare la pietra,  non solo per scagliarla contro i nemici, ma per foggiare quegli utensili e quelle armi che potete vedere allineati nelle sale dei Musei preistorici delle principali città italiane. E’ assai probabile che, passando in quelle sale, davanti a quei rozzi avanzi preistorici non vi siate neppure fermati, trovandoli privi di interesse.  Li guarderete invece con stupore, se penserete che quegli oggetti furono foggiati parecchie migliaia di anni fa, da uomini che non conoscevano i metalli e che con quei pezzi di pietra triangolari ed ovali cacciavano le fiere, combattevano, tagliavano il legno. Gli uomini che modellarono ed usarono quegli strumenti abitavano nelle caverne, vivevano di pesca e di caccia, lottavano con gli ultimi mammut e con altri spaventosi animali. Una volta uccisi, ne lavoravano, con i rozzi coltelli di pietra, le ossa e le corna, e ne facevano utensili. Si coprivano con le pelli degli stessi animali, e quando volevano ornarsi, si facevano monili di vertebre di pesce e di conchiglie o si tingevano il corpo di rosso. Avevano gran cura dei morti e li seppellivano, con tutti i loro ornamenti, entro le caverne nelle quali erano vissuti. A poco a poco questi uomini impararono a levigare la pietra, a far vasi con l’argilla, a coltivare il lino e il frumento; ebbero animali domestici ed impararono a costruirsi capanne. Se vi recate in visita al grazioso laghetto di Varese in una giornata in cui l’acqua sia molto bassa e trasparente, potrete vedere dei pali conficcati nel fondo del lago: sono gli avanzi di un villaggio costruito 4000 anni fa. Gli abitanti (che non erano forse della stessa razza degli uomini che vivevano nelle caverne, ma erano venuti da noi attraverso le Alpi) conficcavano tronchi di pini, di betulle e di altri alberi, nel fondo del lago, e su queste palafitte costruivano le lor capanne, nelle quali vivevano tra il cielo e l’acqua che li difendeva dal pericolo degli animali feroci. Nei musei preistorici, insieme agli oggetti di pietra, di terra, di osso su cui è scritto “proveniente da abitazioni lacustri”, troverete anche i primi oggetti e strumenti di bronzo.

Aspetto dell’Italia antica

La scienza ha cercato di ricostruire l’aspetto dell’Italia preistorica e di scoprire chi furono i suoi antichissimi abitatori e come vivevano.

La pianura padana era in gran parte coperta d’acqua: i fiumi che confusamente scendevano dalle Alpi e dagli Appennini, non frenati dall’opera dell’uomo, impaludavano. Vaste foreste coprivano gran parte dei suoi monti e delle sue valli; le coste, spesso invase dalle acque, avevano clima malsano.

I primi abitatori della nostra penisola

Gli scavi hanno rivelato l’esistenza di nuclei di popolazione dell’età della pietra grezza. Poco o nulla sappiamo di quelle antichissime genti. Abitavano in caverne, vivevano di caccia e di pesca, ignare quasi della pastorizia e dell’agricoltura.

Liguri furono chiamati questi antichi abitatori della penisola, sparsi non solo nella Liguria propriamente detta, ma in gran parte dell’odierno Piemonte e nelle valli delle Alpi occidentali.

Anche zone del Veneto erano abitate fin dall’età paleolitica dagli Euganei, che lasciarono il nome colli vicini a Padova: provenivano forse dall’Illiria.

I Sicani e i Siculi della Sicilia, come pure i Sardi ed i Corsi, pare fossero affini agli Iberi o addirittura Iberi.

Verso il 2000 aC le popolazioni più antiche della valle del Po furono sopraffatte sa altre popolazioni indoeuropee più numerose e forti, scese dalle Alpi, che avevano un grado superiore di civiltà (pare conoscessero l’uso del bronzo).

Queste invasioni avvennero a ondate successive al principio dell’età del bronzo, e i nuovi venuti spinsero di mano in mano sempre più a sud, lungo la penisola, quelli che li avevano preceduti.

Frattanto, dalle caverne si passò alle palafitte, raggruppate in villaggi lacustri.

Un po’ più tardi villaggi simili sorsero anche in zone non lacustri, su terrazzi sopraelevati trattenuti e sostenuti da pali infilati saldamente nel suolo e circondati da un fossato che difendeva dall’assalto delle belve e dei nemici. Terramara è chiamata questa speciale costruzione.

Gli abitanti delle terramare conoscevano l’uso del bronzo, allevavano animali addomesticati, coltivavano la terra, tessevano il lino e la lana.

Come gli uomini primitivi trovavano riparo. Per migliaia di anni, gli uomini primitivi, muniti soltanto di rozzi bastoni e di pietre dovettero accontentarsi di ripari naturali: caverne, strette valli riparate dagli alberi, rocce sporgenti costituirono i loro unici rifugi. In ogni caso, dimore fisse e ben costruite sarebbero state di scarsa utilità a uomini obbligati a trascorrere la loro vita vagando da un luogo all’altro in cerca di cibo. Alcune popolazioni che vivono tuttora di caccia e di raccolto, come gli Waddis dell’Australia settentrionale, non si costruiscono dimore fisse. Ma col tempo, gli antichi uomini cominciarono a costruirsi dei ripari mobili, che potessero trasportare con sè. Talvolta, come gli Waddis, essi usavano semplicemente delle pelli animali, che, tese fra i rami degli alberi, potevano formare una specie di tetto. Talvolta, come gli Indiani d’America, essi si costruirono delle vere e proprie tende. Più tardi, quando gli uomini divennero proprietari di greggi e cominciarono a coltivare la terra, sentirono la necessità di un posto riparato dove tenere i loro attrezzi, dove cucinare i cibi e dove dormire al sicuro la notte, per molti anni. Queste prime case erano talvolta costruite col fango seccato e indurito al sole. Quando gli uomini ebbero a disposizione scuri robuste per abbattere alberi e tagliare grossi rami, le case furono costruite con tronchi. Un altro materiale da costruzione conosciuto dai tempi antichi è la pietra; ma poichè essa era pesante ed era difficile darle forma, non fu impiegata subito nella costruzione di abitazioni comuni. L’impiego della pietra presentava molte difficoltà: tra le altre, quella di lasciare delle aperture per le porte e per far entrare la luce; i primi architetti, infatti, non conoscevano l’arco con cui più tardi i Romani costruirono i loro ponti di pietra. Talvolta si risolveva il problema appoggiando su due o più pietre verticali una pietra orizzontale. Oppure si scavava in una collinetta una specie di vasta camera sotterranea; le pietre servivano poi a puntellare il soffitto e le pareti e a rinforzare l’entrata.

Si costruiscono templi.  Gli antichissimi architetti dell’età della pietra costruivano i loro templi con grossi e rozzi macigni. Per il trasporto venivano usate rudimentali slitte. Per sovrapporre ai due o tre massi verticali una di queste enormi pietre, veniva probabilmente costruito un terrapieno a piano inclinao che raggiungesse la sommità dei pilastri. Resti di questi grandiosi monumenti si vedono ancor oggi in alcune zone dell’Inghilterra e della Francia.

L’uomo impara a usare il fuoco. Nevicò per mesi e mesi. Tutte le piante morirono e gli animali fuggirono in cerca di sole. L’uomo prese i piccoli sul dorso e si unì agli animali. Ma non potendo viaggiare con la stessa rapidità delle creature più veloci di lui o era condannato a morire oppure doveva ingegnarsi a sopravvivere. Anzitutto trovò modo di coprirsi per non morire congelato. Imparò a scavare buche, nascondendole sotto ramaglie frondose, e in esse intrappolò orsi e iene che poi uccise con macigni e scorticò per usarne le pelli come indumento per sè e la famiglia. Poi c’era il problema della casa: più semplice. Molti animali avevano l’usanza di dormire in caverne; l’uomo li imitò. Cacciò le bestie dai loro ricoveri, e si impadronì delle loro case calde. Ma, anche così, il clima era troppo freddo. Allora un genio ideò l’uso del fuoco. Una volta che era fuori a caccia s’era trovato in mezzo a una foresta incendiata. Ricordava solo di aver rischiato di arrostirsi; e da allora in poi aveva considerato il fuoco come un nemico. Ma ora se lo fece amico. Portò nella caverna un tronco secco e vi appiccò il fuoco usando i tizzoni ardenti raccolti in una selva in fiamme. Con questo mezzo convertì la caverna in una stanzetta deliziosamente riscaldata. E poi, una sera, un pollastro cadde nel fuoco. Nessuno ve lo tolse finchè non fosse diventato arrosto. L’uomo scoprì che la carne cotta aveva un sapore più buono, e senz’altro smise una delle abitudini che aveva fin allora condiviso con gli altri animali, e da quel giorno in poi cominciò  a cucinarsi il cibo. Van Loon

L’illuminazione. Com’erano buie le caverne! Dalla piccola apertura, nelle notti di luna, s’intravedeva un incerto chiarore, ma quando il cielo era coperto da nubi, ai poveri abitanti non restava che raggomitolarsi, stretti l’uno contro l’altro, nei caldi giacigli imbottiti di erba e rivestiti di soffici pellicce d’orso. E i loro occhi, inutilmente spalancati nel buio, finivano per chiudersi nel sonno. Ma un giorno l’uomo fece una grande scoperta:  riuscì ad imprigionare il fuoco, e la sua caverna conobbe la prima forma di illuminazione notturna. Per molto tempo il ramo infuocato dell’albero fu il solo mezzo di illuminazione conosciuto. Poi l’uomo si accorse che certi rami impiegavano più tempo a spegnersi perchè erano ricchi di una gomma profumata: la resina. Ci fu chi raccolse questa resina e la fece liquefare in recipienti di terra. Bastava immergere un ramo in questo liquido e lasciarlo asciugare per avere una torcia dalla fiamma brillante e duratura. Finalmente ci fu chi trovò l’olio. E l’uomo inventò la lanterna. Le prime erano in terracotta, simili a tazze, chiuse sopra, con un foro e un beccuccio da cui usciva il lucignolo che, acceso, bruciava lentamente. Risale al tempo delle persecuzioni cristiane l’apparizione delle prime candele di cera.

La famiglia al tempo dei tempi. Sì, era molto diversa dalla nostra la vita degli uomini primitivi, ma qualcosa di uguale c’era: una famiglia stretta da un sentimento di amore. Senza l’amore, senza l’affetto familiare, l’uomo sarebbe rimasto selvatico. Ecco perchè si dice che la famiglia è la base della società, il fondamento, il piedistallo della grande famiglia umana. I papà e le mamme, in ogni tempo, hanno fatto il loro dovere. Hanno dato nutrimento, protezione e affetto ai loro piccoli. Ma questo non bastava. C’era da insegnar loro tante cose, tante e poi tante: come si accende il fuoco, come si mantiene e come si custodisce; quali frutti ed erbe si possono mangiare; come si imita il grido degli animali per richiamarli, quali sono le grida delle tribù; come si rende aguzza una pietra; come si fa stagionare un ramo per ricavarne un arco; come si segue, si affronta, si colpisce, si scuoia un animale; come si lavora una pelle; come si costruiscono i cesti di giunchi; come si conservano i frutti… E poi quegli antichi genitori insegnavano a leggere nel cielo i segni della prossima pioggia, nelle acque del fiume il preannuncio della piena, e nella terra le orme degli animali. Insegnavano a mettere delle pietre bianche sul sentiero in modo che esse indicassero “qui sono passato io inseguendo un branco di cervi”. Oppure a incidere la corteccia di un albero in modo da far comprendere che quelle intorno erano terre nemiche.  G. Valle

Negli anni più lontani la nostra terra non è sempre stata così, come oggi noi la vediamo. Appena nata, negli anni più lontani, la terra era infuocata, ribollente. Era avvolta da una nube fittissima di vapori scuri. Molto lentamente essa si andò raffreddando, prese forma e si rivestì di una crosta dura di roccia. La nube di vapori che avvolgeva la terra si trasformò in acqua e precipitò sotto forma di piogge torrenziali; tutto ne fu inondato, ogni valle ne fu riempita. Nacquero fiumi, laghi, mari. E, dentro, la terra ancora ribolliva. Tale sua forza scuoteva la crosta di roccia con terremoti violenti; la spezzava, la deformava, vi apriva le bocche infuocate dei vulcani. Sulla terra, intanto, trascorrevano periodi lunghissimi in cui, di volta in volta, il clima era mite o estremamente rigido. Quando il freddo avvolgeva ampie zone della terra si formavano ghiacciai immensi, dalla cima delle montagne fino alla pianura. Poi i ghiacci si ritiravano, si scioglievano, lasciando dietro di sè un paesaggio nuovo. Dopo un lunghissimo periodo di sconvolgimenti, la terra si riposò.  Sulla sua superficie si formarono foreste immense; le acque furono popolate di alghe. Animali mostruosi e terribili, molto simili ai draghi, vagavano per foreste e montagne, combattendosi ferocemente per il possesso della preda ed emettendo gridi terribili. Un giorno essi scomparvero ed altri animali, di grandezza smisurata, come ad esempio il mammut, abitarono la terra. L’uomo comparve molto più tardi; per poter sopravvivere dovette combattere questi mastodontici animali, difendendosi unicamente con armi offerte dalla natura: pietre, rami, ossa… Egli non aveva casa, non conosceva il fuoco per scaldarsi e cuocere i cibi, non conosceva i metalli, non sapeva coltivare i campi, nè navigare o servirsi delle infinite cose che erano attorno a lui. Per sua fortuna, aveva con sè un tesoro inestimabile: l’intelligenza.

La caverna fu la scomoda abitazione degli uomini primitivi. In essa vi era ben poco: alcune grosse pietre e, nell’angolo più riparato, un mucchio di ramoscelli e foglie secche su cui poter dormire. La caverna riceveva luce soltanto dall’imboccatura. L’uomo primitivo si copriva il corpo con le pelli degli animali che uccideva.

La vita dell’uomo incominciò quando già da migliaia e migliaia di anni sulla terra verdeggiavano le foreste e si muovevano gli animali. Usando l’intelligenza, dono che egli solo possedeva, seppe ben presto distinguersi dalle altre creature; imparò a difendersi dai pericoli e a migliorare le sue condizioni di vita.

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Guest tutorial preistorico – Idee per una sensory tub

…idee per realizzare delle sensory tubs preistoriche che, seguendo i corretti principi scientifici, riproducono uno scavo archeologico in forma di gioco didattico…

Queste due sensory tubs preistoriche sono nate da un’idea di Enza… io mi sono solo prestata a fare il “braccio”, cercando di interpretare nel modo più corretto possibile il suo progetto (le parti in grassetto). Realizzate le vaschette,  Enza ha potuto aggiungere le sue note (le parti in corsivo), che penso potranno davvero essere utili per chi vuole presentare questa attività ai bambini .

sensory tubs preistoriche

Le due proposte si rivolgono, con finalità un po’ diverse:

– ai bambini più piccoli

– ai bambini più grandi, considerando che i programmi scolastici collocano lo studio della Preistoria in terza classe di scuola primaria.

Coi bambini più piccoli, teniamo presenti tutti gli obiettivi del gioco sensoriale. Inoltre, facendo anche leva sul periodo nel quale più o meno tutti i bimbi amano il mondo dei dinosauri, senza dare particolari informazioni verbali, ma semplicemente presentando il materiale e gli strumenti, possiamo fare una grande cosa che si rivelerà vantaggiosa in seguito: creiamo un’immagine e un ricordo di uno scavo archeologico, che potrà essere la base per un interesse vivo e attivo verso lo studio della Storia. Naturalmente sta tutto nell’abilità dell’adulto preparare la vaschetta pensando al bambino reale che ne godrà, e dirigere ed osservare l’attività facendo in modo che possa svolgersi in modo piacevole e magico: non essere rigidi, osservare se subentra stanchezza, valutare quanti reperti inserire, quanto nasconderli, ecc… sono alcuni aspetti importanti. Come sempre la preparazione dell’ambiente è tutto. Considerate anche che l’attività può essere preparata e presentata, ma poi la vaschetta può essere lasciata a disposizione del bambino per più giorni, in modo che possa dedicarsi allo scavo quando è lui a desiderarlo. Se l’esperienza invece di essere stimolante diventa noiosa, non avremo certo fatto un buon lavoro: altro modo per dire “la felicità del bambino è la prova della correttezza dell’agire educativo”.

Sarebbe importante creare un angolo dedicato alla Preistoria, dove mettere a disposizione del bambino, accanto alla vaschetta, dei bei libri illustrati, dinosauri giocattolo, memory e carte tematiche a tema, ecc…

Coi bambini più grandi, e sarà meraviglioso se da piccoli hanno potuto fare esperienze più ludiche di scavo, possiamo creare una situazione che riproduce con un certo grado di esattezza scientifica il lavoro dell’archeologo. L’elemento della sensorialità (stimolazione visiva, olfattiva, tattile, ecc…) rimane importante e va tutta a beneficio dell’apprendimento, ma possono essere aggiunte informazioni scientifiche in merito alla procedura di scavo, all’analisi degli strati, alla corretta cronologia, ai metodi di archiviazione e classificazione dei reperti, ecc…

L’esperienza, e questo a maggior ragione vale coi bambini più grandi,  non esaurisce tutto quello che c’è da dire sul lavoro dell’archeologo e sugli scavi, e iniziando la studio della storia parlando di documentazione e fonti, dopo l’esperienza pratica sarebbe importante organizzare schede, lezioni, carte delle nomenclature, esercitazioni di compilazione di schede reperto, ecc… Per tutto questo Enza ci darà nei prossimi appuntamenti nuovi spunti.

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Sostrato

Una sensory tub preistorica dovrebbe prima di tutto avere due o più livelli, perché’ uno dei principi dello scavo e’ proprio la stratigrafia, la capacita di distinguere i diversi livelli che (generalmente ma non per forza) si susseguono in ordine cronologico: in alto il più recente, in basso, mano a mano che si scava, il più antico. L’ideale è trovare materiali ben distinti, per colore e per consistenza.

Io ho pensato di realizzare entrambe le sensory tubs preistoriche con tre strati: sul fondo argilla espansa, poi terriccio bagnato e in superficie sabbia. Per creare un legame visivo col lo scavare davvero sotto di noi, ho  aggiunto una “siepe” di crescione.

I reperti

Enza ci consiglia:

– ciottoli di fiume, di qualche centimetro, di calcare o selce, in tutti e tre gli strati

– per il primo strato (più recente), dei frammenti di ceramica smaltata (basta rompere una  tazza della nonna) ed aggiungere frammenti di ceramica, mattoni e mattonelle: sono la costante di qualunque scavo! Si può arricchire con qualche perla (meglio se di vetro soffiato, pasta di vetro o pietre dure) e qualche moneta

– per il secondo strato, postulando che sia preistorico, servono strumenti di selce o altra pietra. La selce si trova lungo le sponde di fiumi e ruscelli, ma una qualunque pietra rotta in modo appuntito, o affilato, può andare bene.  Per trovare ispirazione si può fare una ricerca immagini nel web inserendo  “flint tools” 

– per non schizzinosi l’ideale sarebbe aggiungere ossa, anche solo un paio di cosce di pollo (basta far bollire le ossa per pulirle perfettamente). In alternativa, nei negozi si trovano scheletri di plastica di vario tipo…

– in entrambi gli strati si possono aggiungere conchiglie di terra e di mare

un terzo strato potrebbe essere quello precedente alla comparsa dell’uomo, e potrebbe contenere ossa e fossili (ma non conchiglie)

Il tutto verrà spiegato meglio in seguito…

Seguendo le indicazioni, questi sono i  reperti che sono riuscita a produrre:

– la tazza della nonna, naturalmente, e un po’ di cocci rossi per completare il sostrato superficiale (non avevo mattoni a disposizione):

– sassolini vari e conchiglie

– perle e qualche yen giapponese

– gli strumenti di pietra, che ho realizzato spaccando qualche sasso col martello e rifinendo col Dremel (in modo molto poco preistorico!):

sensory tub preistoria2

– alcuni “fossili”, che potete realizzare così:

versate un po’ di sabbia in un cartone per uova, bagnate bene, poi premete bene le conchiglie. Se avete a disposizione una sabbia molto fine (o conchiglie più belle), potete rimuovere la conchiglia, io ho dovuto lasciarle:

sensory tubs preistoriche - fossili

preparate in un bicchiere un po’ di cemento o di gesso aggiungendo dell’acqua, versate e fate asciugare:

Una volta asciutti, togliete la sabbia con un pennello:

– le ossa: non sono schizzinosa, per cui ho bollito le ossa di pollo:

sensory tub preistoria

Se le ossa vengono messe nello strato più profondo insieme ai fossili, potrebbero anche essere ossa di dinosauro; se vengono messe insieme ai sassi scheggiati, possiamo immaginare altri animali preistorici, come il mammut o il rinoceronte lanoso! (vedi il terzo strato per la vaschetta per grandi).

Reperti – variante per i più piccoli

Coi bambini più piccoli, se pensate che le perline siano troppo piccole per loro, o se i frammenti di tazza risultano troppo taglienti, oppure se temete che i vostri utensili di pietra scheggiata preistorica possano passare per “normali sassi”, si può preparare un play dough  che una volta asciutto si sbricioli molto facilmente; basterà mescolare 4 cucchiai di farina, 4 di fondi di caffè (o terra), 2 di sale e 3 di acqua; dimezzando la farina risulterà ancora più friabile.

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Dinosauri – nomenclature Montessori

Sul tema dinosauri ho preparato queste carte delle nomenclature che includono le carte illustrate, i cartellini dei nomi, le carte con immagine e nome del dinosauro, e anche delle schede illustrate abbinate a schede con testo descrittivo.

Altro materiale didattico sull’argomento dinosauri si trova qui: DINOSAURI

Dinosauri: carte delle nomenclature 

queste carte delle nomenclature includono:

– le carte illustrate,

– i cartellini dei nomi,

– le carte con immagine e nome del dinosauro,

– le schede illustrate abbinate a schede con testo descrittivo.


Dinosauri: carte delle nomenclature mute


Carte dei dinosauri con nomi


Carte dei dinosauri: cartellini dei nomi

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Dinosauri: carte illustrate e testo

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Guest post: archeologia per bambini RESTAURO DELLA CERAMICA

Archeologia per bambini RESTAURO DELLA CERAMICA

La ceramica è stata inventata circa 10.000 anni fa, nell’epoca Neolitica, e da allora noi uomini non abbiamo mai smesso di usarla! Per questo motivo, questo materiale è uno dei più diffusi negli scavi archeologici, molto spesso sotto forma di frammenti.

Ed eccomi qua, a riprendere l’idea del restauro della tazza della nonna.

Il laboratorio diventa ancora più interessante per i bambini se prepariamo per loro due o più tazze della nonna rotte, i cui frammenti sono mischiati. Supponiamo di averle messe entrambe nella nostra vaschetta sensoriale preistorica, di averle scavate e numerate, di averle classificate con l’etichetta “ceramica” e messe nei nostri sacchettini da frigo.

Nel nostro esempio abbiamo due tazze di ceramica ed un vaso in terracotta:

Nel caso in cui si avesse solo una tazza da restaurare, si può saltare la fase di divisione dei materiali (vedi più sotto) ed andare direttamente oltre. Un’alternativa è quella di mischiare alla tazza “intera” altri frammenti di ceramica che non sono attinenti, scegliendoli perché hanno colori diversi, o si distinguono in qualche modo dall’altro materiale.

Se non si è fatto lo scavo della vaschetta, si può comunque preparare il tutto rompendo una o due tazze che non ci servono più (è per una buona causa!), scegliendone due abbastanza diverse tra loro. Si imbustano poi i pezzi uno per uno in sacchetti da frigo, e si numerano in ordine progressivo (mischiando le tazze!) con l’etichetta “ceramica 1, 2, 3” eccetera.

Ricordate che se rompete appositamente delle tazze per questa attività, i bordi  possono essere taglienti (mentre è molto raramente cosi nei siti archeologici), quindi sorvegliare il lavoro da vicino. Un’alternativa può essere quella di limare i bordi prima di rendere i frammenti di tazza accessibili ai bambini.

Ed ora si procede con il lavoro sul materiale.

Per prima cosa si tolgono tutti i pezzi di ceramica dalle rispettive bustine, riponendoli sulla bustina stessa…ricordiamoci che sulla busta è indicato il numero che classifica ciascun pezzo!

Fase 1 – lavaggio

Servono una semplice bacinella da bucato ed uno spazzolino da denti.

Si prende ciascun pezzo di ceramica,

lo si immerge nell’acqua

e lo si strofina delicatamente con lo spazzolino.

Lo scopo è di eliminare tutti i residui di terra dello scavo.

Dopo aver lavato ogni pezzo lo si ripone accuratamente sulla sua bustina e si aspetta che tutti i frammenti siano ben asciutti.

Fase 2 – siglatura

La siglatura consiste nello scrivere su ogni pezzo di ceramica il numero che lo identifica, in modo da poter poi eliminare le bustine.

Si scrive direttamente sul pezzo con un pennarello indelebile (noi di solito usiamo i lumocolor) oppure con pennino ed inchiostro.

Ovviamente con i bambini più piccoli si può saltare questa fase, oppure disegnare sui pezzi dei piccoli simboli, come fiori, cuori, sfere o triangoli.

Fase 3 – riordino

Una volta finita la siglatura, si possono eliminare le bustine.

A questo punto, allineando tutti i frammenti, dobbiamo cercare di capire quali appartengono potenzialmente allo stesso vaso. Aiuteremo i bambini a dividerli per colore, consistenza, decorazioni, eccetera.

Immaginiamo di avere, alla fine del lavoro, due o tre mucchietti di ceramiche diverse sul nostro piano da lavoro.

Fase 4 – ricomposizione del vaso

E’ arrivato il momento di cominciare la ricomposizione del vaso!

Si sceglie un mucchietto (il più promettente!) e si allineano tutti i pezzi sul tavolo. Si comincia a questo punto a cercare di ricostruire la tazza, come se fosse un puzzle. Noi archeologi chiamiamo questa fase “trovare gli attacchi”.

Il modo ideale per procedere a questa operazione è di farlo in una bacinella larga e dai bordi bassi riempita di sabbia. A mano a mano che troviamo un attacco, oppure l’orientamento di un pezzo, lo “piantiamo” nella sabbia per tenerlo su.

Per far tenere insieme i pezzi, si può usare uno scotch carta.

Questa è la fase centrale del lavoro, può richiedere un po’ di tempo, ma è anche la parte più creativa!

Ricordatevi che se qualche pezzo manca, si può sempre dare un’occhiata negli altri mucchietti di ceramica, quella “scartata” per vedere se abbiamo dimenticato qualche pezzo!

Fase 5 – incollaggio

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Guest post: Creazionismo ed Evoluzionismo

Creazionismo ed Evoluzionismo: cosa rispondere ai creazionisti (adulti) e come educare alla scienza i vostri bambini

“Infine, avrei una domanda per Enza riguardo la datazione. Una persona che conosco inorridisce o sorride ironica quando si parla di ‘x milioni di anni fa’ sostenendo che la datazione ufficiale è completamente sbagliata (tesi secondo lei sostenuta da molti studiosi). Inoltre, essendo lei ‘creazionista’ per religione non può ammettere che la terra sia così vecchia: la Bibbia parla di molti meno anni!!!!!

Ecco, io non ho dubbi in merito, però mi piacerebbe chiedere a Enza cosa ne pensa e cosa risponderebbe a queste affermazioni, soprattutto alla questione della datazione.” 

[Cari tutti, confesso che è da un po’ che sto rimuginando su questo post, perché’ l’argomento mi sta particolarmente a cuore e credo che sia anche un po’ mio “dovere” di divulgatrice e scienziata, dire la mia e farlo in modo semplice e chiaro.

La domanda di Vanna ha risvegliato i miei istinti bellicosi, e quindi eccomi qua. ]

Cari genitori,

se avete un credo religioso forte e pensate che questo credo vada di là di qualunque dimostrazione, di qualunque evidenza, di qualunque ragionamento, perché la FEDE è la risposta a tutte le vostre domande, allora potete smettere subito di leggere. Però poi, una volta smesso, dovreste anche spegnere il computer, e magari aprire la porta e regalarlo alla prima persona che passa. Fatto questo potete passare a sbarazzarvi di tutti gli elettrodomestici, dell’auto, e svuotare il vostro armadietto dei medicinali. Fatto?

Credo che anche una bella ripulita dell’armadio, per eliminare tutti questi fastidiosi abiti fatti con telai a macchina ci starebbe bene. Conto su di voi per esaminare il contenuto del frigo, rimuovere tutta la plastica che avete in casa…ah e controllate i mobili. Probabile che ve ne siano di fabbricati con legni esotici, che non sarebbero potuti arrivare fino a voi senza un trasporto su ruota o (orrore!) aereo.

Fatto questo, avrete tutta la mia stima di persone coerenti…e se volete qualche indicazione sui comportamenti dei pastori dell’Età del Bronzo (che hanno ricevuto la rivelazione), su come costruirvi una capanna, allevare il bestiame, tessere e filare, io e qualche altro collega benintenzionato siamo a vostra disposizione!

Voi che avete continuato a leggere avete probabilmente la curiosità di guardarvi intorno e, soprattutto se siete genitori, il compito di rispondere alle domande dei vostri figli. Non è sempre facile, ed è qui che intervengo io, almeno per quello che conosco un pochino.

E parliamo della Scienza. Con la maiuscola. Siccome oggi mi sento pedante, vi propongo un paio di definizioni dal dizionario Treccani  (http://www.treccani.it/vocabolario/scienza/)

2     Sapere, dottrina, insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate logicamente a partire da principî fissati univocamente e ottenute con metodologie rigorose, secondo criterî proprî delle diverse epoche storiche.

3. Al sing., la totalità delle varie scienze, il sapere scientifico, l’insieme delle cognizioni acquisite attraverso la ricerca scientifica; in partic., la sc. moderna, l’insieme delle conoscenze quale si è configurato nella sua struttura gerarchica, nelle sue partizioni disciplinari, nei suoi aspetti organizzativi e istituzionali, a partire dalla rivoluzione scientifica del Seicento: concepita inizialmente (per es. con Galileo) come concezione del sapere alternativa alle dottrine tradizionali, in quanto sintesi di esperienza e ragione, acquisizione di conoscenze verificabili e criticabili pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di autorità), si è andata via via affermando sia dal punto di vista sociale e istituzionale, sia dal punto di vista metodologico e culturale, finendo per divenire uno degli aspetti sociali che meglio caratterizzano, anche per le sue innumerevoli applicazioni tecniche, il mondo contemporaneo e i valori culturali che esso esprime.

Ecco qua, tiro un sospiro di sollievo! Era cosi facile!

“Insieme di conoscenze ordinate e coerenti”! “Ottenute con metodologie rigorose”! “L’insieme delle conoscenze acquisite dal Seicento”!

Non so a voi, ma a me PIACE la scienza. Mi piace sapere che migliaia, milioni di persone si sono fatti delle domande e per trovare le risposte hanno lavorato duro, hanno fatto esperimenti, hanno discusso per giorni e notti. Mi piace sapere che il mio punto di partenza è il punto di arrivo di qualcun altro, e cosi via, in una catena che va indietro, fino alle profondità del tempo.

La scienza parte dall’osservazione di quello che ci circonda. Ditelo ai vostri bambini! Imparare ad osservare il mondo è uno dei migliori regali che possiamo far loro.

E’ attraverso questa osservazione, ed il tentativo di spiegare le cose, che la nostra specie è arrivata fin qui. E’ attraverso attività apparentemente insensate, tentativi a vuoto, esempi vani.

E quindi, a chi vi chiede perché credere all’evoluzionismo, cari miei, volendo potete rispondere semplicemente “Perché è scienza”. Perché, allo stato attuale delle nostre conoscenze (accumulate da centinaia di anni), è l’UNICA spiegazione “ordinata, coerente, ed organizzata logicamente”, del mondo naturale.

Essendo scienza, non è una risposta DEFINITIVA perché’ la scienza non è mai definitiva (per questo non è una religione!). Non è un credo. Non è una presa di posizione. E’ la constatazione di un dato di fatto, è la ricerca della spiegazione migliore, oggi e qui. Ah, la scienza ha uno standard. Non ci si inventa scienziati. Gli scienziati fanno parte di una comunità scientifica che può approvare i loro lavori oppure no. Gli scienziati hanno bisogno di convincere la loro comunità della giustezza delle loro osservazioni. Convincerli con le prove, cari miei. Non basta formulare illazioni, non basta appellarsi al buon senso, non basta giurare di aver parlato con entità superiori.

Il neo-darwinismo è la migliore spiegazione qui ed ora, di fenomeni osservati da scienze indipendenti come la biologia, la genetica, la geologia, la paleontologia eccetera. Dal 1859, anno di pubblicazione dell’Origine delle Specie, molte nuove  discipline si sono affacciate nel panorama scientifico e tutte hanno apportato nuove evidenze alla teoria dell’evoluzione.

Quindi, per quanto riguarda gli adulti che mettono in dubbio l’Evoluzionismo, io li liquiderei usando la parola magica (scienza!). Ma per i bambini, armiamoci di pazienza e snoccioliamo qualche fatto.

In campo paleontologico, le evidenze che provano la teoria dell’evoluzione sono:

1) la documentazione fossile

2) la sequenza dei fossili negli strati

3) la relazione tra specie estinte e specie attuali

4) la presenza di forme di transizione.

Riassumendo, esistono un certo numero di specie fossili che sono ordinate cronologicamente e stratigraficamente, ed è possibile stabilire i legami di queste specie con le specie attuali.

E’ possibile inoltre legare le specie viventi con determinati ecosistemi, e comprendere i meccanismi della selezione naturale attraverso l’osservazione del comportamento degli animali in Natura. La selezione naturale opera infatti anche adesso, nuove specie nascono ed altre si estinguono.

Inoltre, è possibile ricostruire il percorso evolutivo delle specie attraverso l’universalità del codice genetico, evidenza della loro discendenza comune.

Ed ecco qui un breve prontuario con risposte possibili per pargoli curiosi.

Chi era Darwin? Darwin era un naturalista, e un viaggiatore. Le sue osservazioni lo hanno portato alla pubblicazione del libro “L’Origine delle Specie” nel 1859.

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Dinosauri – materiale didattico

Dinosauri – materiale didattico

L’EPOCA DEI DINOSAURI

L’epoca dei dinosauri corrisponde al periodo di tempo chiamato dai geologi ERA MESOZOICA, da 248 a 65 milioni di anni fa. L’era Mesozoica si divide a sua volta in tre periodi:

– PERIODO TRIASSICO: 248 – 208 milioni di anni fa. Sono comparsi i primi dinosauri.

– PERIODO GIURASSICO: 208 – 144 milioni di anni fa. I dinosauri hanno raggiunto le loro massime dimensioni.

– PERIODO CRETACEO: 144 – 65 milioni di anni fa. Il popolo dei dinosauri ha raggiunto la massima varietà.

Nell’era MESOZOICA le masse terrestri si sono gradualmente spostate a causa di un processo che noi oggi chiamiamo “deriva dei continenti”:

– nel TRIASSICO tutti gli attuali continenti erano uniti per formarne uno solo, chiamato PANGEA;

– nel GIURASSICO il supercontinente Pangea si è diviso in due parti: LAURASIA a Nord e GONDWANA a sud;

– nel CRETACEO Laurasia e Gondwana si sono a loro volta suddivise, dando luogo ai continenti così come li conosciamo oggi.

http://geology.com/pangea.htm


L’ESTINZIONE

I dinosauri hanno dominato il mondo per 160 milioni di anni, più a lungo di qualsiasi altro gruppo animale. 65 milioni di anni fa si sono estinti, cioè sono morti tutti, e molti altri rettili preistorici acquatici e volanti sono scomparsi insieme ai dinosauri. Questa “estinzione di massa” ha coinvolto anche altri animali e piante.

Una possibile spiegazione potrebbe essere fornita da qualche nuovo tipo di malattia, diffusasi per terra e per mare.

L’estinzione di massa può essere attribuita a una serie di disastrose eruzioni vulcaniche, che avrebbero sparso su tutta la Terra le proprie ceneri velenose.

Un’altra spiegazione per l’estinzione di massa fa riferimento a un possibile cambiamento climatico: un riscaldamento globale che potrebbe essere durato secoli, o anche più.

Una teoria ben nota vuole che l’estinzione di massa sia stata dovuta a un meteorite precipitato dallo spazio sulla Terra. Un meteorite gigante, del diametro di circa 10 km, avrebbe scatenato terremoti ed eruzioni vulcaniche, oscurando  il cielo di polvere. Il cielo oscurato dalla polvere, per un anno o più, avrebbe portato alla morte di gran parte delle piante, dunque degli animali erbivori e infine dei carnivori.

Rimane un enigma irrisolto: perchè altri rettili, come i coccodrilli, le lucertole, le tartarughe, sono sopravvissuti?


STUDIARE I DINOSAURI

La maggior parte delle informazioni che abbiamo sui dinosauri ci vengono dai loro fossili.

fossili sono quel che resta di organismi viventi trasformati, nel corso di milioni di anni, in solida roccia. Non solo i dinosauri, ma molti altri esseri preistorici hanno lasciato per noi i propri resti fossili: mammiferi, uccelli,  lucertole, pesci, insetti, e anche piante di vario genere. La carne, le interiora e le altre parti molli di un dinosauro morto venivano di solito mangiate rapidamente da altri animali, oppure andavano in decomposizione, perciò molto raramente ne troviamo tra i fossili. La sabbia e il fango che circondavano i resti di un animale o di una pianta venivano nel corso del tempo sottoposti a una grande pressione, cementandosi in un’unica massa rocciosa. Come il sedimento (cioè la sabbia o il fango) anche i resti animali e vegetali si sono poi trasformati in pietra. La fossilizzazione è un processo estremamente lungo e soggetto a ogni tipo di imprevisto.

Solo una minima parte degli esseri viventi ci è giunta sotto forma fossile. Dato il modo in cui i fossili si sono formati, la maggior parte di essi si trova nei pressi dei corsi d’acqua.

La maggior parte dei dinosauri deve essere ricostruita da resti fossili che si limitano alle parti più dure del corpo: denti, corna, artigli. Nella ricostruzione ci si aiuta spesso guardando alle caratteristiche di altri dinosauri simili, e cercando così di immaginare la forma delle parti mancanti: denti, ma anche code, arti, e perfino la testa. Per quel che riguarda le parti molli, ci si aiuta osservando le caratteristiche di rettili simili tra quelli viventi oggi, specialmente lucertole e coccodrilli. Si cerca di immaginare la struttura dei muscoli e degli organi interni.

Molto raramente il corpo del dinosauro si è rapidamente disseccato e ce ne sono giunti alcuni resti mummificati e fossili. Uno dei più noti dinosauri che ci sia giunto parzialmente mummificato è Sue, un esemplare di Tyrannosaurus trovato negli USA nel 1990: il Tyrannosaurus più grande e soprattutto meglio conservato  che sia mai stato trovato. Sue era una femmina e il suo nome deriva da quello della sua scopritrice: Susan Hendrickson.

http://en.wikipedia.org/wiki/File:Sues_skeleton.jpg

Di recente sono stati scoperti in Italia due dinosauri fossili di estrema importanza; questo è Antonio:

http://freeforumzone.leonardo.it/

trovato nel Villaggio dei Pescatori a Trieste. È un “Tethysadros insularis”, specie vegetariana di medie dimensioni. Viveva 70 milioni di anni fa fra l’Africa e l’Europa.

E questo è Ciro:

http://diamante.uniroma3.it/hipparcos/pietraroja.htm

ritrovato nel 1980 a Pietraroja  (Benevento), è conosciuto in tutto il mondo per l’eccezionale conservazione degli organi interni: l’intestino contenente i resti dell’ultimo pasto, il fegato, la trachea, gli occhi, persino fasci di fibre muscolari. Ciro è il primo dinosauro al mondo a poter essere stato sottoposto ad una vera e propria autopsia. Probabilmente lo scheletro apparteneva ad un cucciolo trascinato in acqua durante un’alluvione e morto annegato 113 milioni di anni fa. Da adulto avrebbe raggiunto la lunghezza di almeno due metri per un metro e mezzo di altezza ed il peso di circa 20 kg; si pensa fosse affine al più famoso Velociraptor.  

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Guest post: uno scavo archeologico all’aperto

…le immagini della sensory tub preistorica di Enza, elaborata in forma di scavo archeologico all’aperto…

Guest tutorial preistorico - Idee per una sensory tub sensory-tub-preistoria1

E’ una grande emozione per me presentarvi il lavoro di due grandi archeologi, Miss Z. (9 anni) e Mr J. (7anni), e della loro straordinaria MammaMaestra:

Loro stanno studiando, all’interno del loro programma di homeschooling, l’epoca preistorica, e sono riusciti a realizzare uno scavo archeologico all’aperto:

I reperti sono di grande impatto: terracotta, ossa di grandi dimensioni (anche un teschio!), bellissime conchiglie, e molto altro…

e i bambini hanno potuto collaborare allo scavo, con compiti diversi ed adeguati alle loro diverse età:

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Guest post: homeschooling preistorico

..un’altra esperienza di scavo archeologico preistorico ispirata dalla sensory tub preistorica di Enza…

L’articolo è il frutto del lavoro di due grandi archeologi, Mr A (quasi 3 anni) e Mr B (quasi 6), e della loro mamma Vanna.

A loro la parola… 

Guest tutorial preistorico - Idee per una sensory tub sensory-tub-preistoria1

Nel leggere il post della sensory tub preistorica sono rimasta affascinata. Ho due bambini di quasi 3 e quasi 6 anni, e ho deciso di proporre loro questo bel percorso sulla Preistoria e lo scavo archeologico, che affascina tantissimo anche me (adoro la storia!)

Il progetto 

Per prima cosa siamo stati in biblioteca a documentarci; abbiamo preso a prestito alcuni libri per bambini che descrivevano in maniera semplice e con molte figure la preistoria, i dinosauri, l’uomo preistorico, il lavoro dell’archeologo. Così ogni tanto leggevamo insieme qualche pagina, senza fretta ma con molta curiosità. Ho visto che i piccoli apprezzavano l’argomento (soprattutto i dinosauri! Ma anche i mammut e gli uomini vestiti solo di pelliccia), e ho iniziato a preparare la tub preistorica, seguendo le indicazioni del post.

E’ stato molto facile reperire tutto il materiale necessario in casa: conchiglie e sassi rinvenuti durante varie gite fuori porta, ossa di pollo, monete, ‘perle’ e ‘pietre preziose’, terra, sabbia, palette, pennelli, attrezzi da giardino di vario genere, etc.

Nonostante la differenza di età dei due bambini ho proposto un unico contenitore in modo che collaborassero.

Ecco le fasi di preparazione e poi le attività di scavo.

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I reperti

conchiglie fossili
ossa di pollo
qualche conchiglia
monete
pietre dure
perle e preziosi
Un uovo di dinosauro (in polistirolo e colorato con pennarello) e due ghiande
sassi di vario genere

 Preparazione della vaschetta

Terzo strato:  fossili + ossa di dinosauro + uno stegosauro di plastica nascosto dal play dough marrone.

Secondo strato: sassi e conchiglie

Primo strato: perle, monete, qualche pezzo di mattone e un qualche pietra affilata.

L’attività di scavo

Siccome i bambini non sanno ancora leggere e scrivere ho preparato dei contenitori dei reperti divisi percategorie e con disegnato il tipo di reperto da riporre.

Una perla viene riposta usando la pinzetta
Un reperto viene osservato con la lente di ingrandimento
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Perchè insegnare la Preistoria ai bambini?

Archeologia per bambini.

Guest post: Perchè insegnare la Preistoria ai bambini?

La domanda è molto semplice, e forse anche la risposta può esserlo. Perché i bambini saranno adulti. Perché insegnando loro, si può sperare che certe forme di oscurantismo del nostro tempo, tra qualche decennio saranno finite. Out. Over.

Perché qualche giorno fa una ragazza universitaria che stimo molto, mi ha chiesto “Ma tu sei creazionista o evoluzionista?”.

E poi anche per ragioni più ludiche. Perché studiare scienza è nutrimento per la fantasia, e non è mai troppo presto.

Perché con lo studio della storia della nostra specie ci si può sporcare le mani. Gli archeologi sono una delle poche categorie di adulti ai quali è consentito sguazzare nel fango, infilare le mani in buchi terrosi, scalare un pendio cercando grotte.

Perché i viaggi sono garantiti, non solo in luoghi lontani dai nomi oscuri ed evocativi, ma anche nel tempo, e proprio nel giardino di casa. Scoprire dove c’è oggi la nostra casa un giorno ci pascolavano gli ippopotami o cacciavano le tigri dai denti a sciabola è impagabile.

Perché abbiamo il frigo, il fornello, ed il forno. E se non li avessimo? E se provassimo a vivere una giornata senza elettricità? Ed una senza acqua corrente? E senza cibi confezionati?

Perché quel signore li, vestito con pochi pezzi di stoffa, con una grossa barba ed una lunga lancia, non è un “selvaggio”, è un Aborigeno. Il suo popolo abita l’Australia da 80.000 anni. Il suo popolo non ha mai coltivato la terra. Non ha mai posseduto la terra. Non ha mai rinchiuso un animale in gabbia. Quel signore lì conosce canti sull’inizio del tempo, e se stiamo attenti e sappiamo ascoltare potrebbe anche decidere di cantarceli, un giorno.

Per fare i saputelli con gli zii ed i nonni e spiegar loro con aria annoiata che no, i dinosauri e gli esseri umani non si sono mai incontrati.

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