GLI ANIMALI DEL PRATO: dettati ortografici e letture

Dettati ortografici PRIMAVERA – Gli animali del prato. Una collezione di dettati ortografici sul tema “gli animali del prato e la primavera”, di autori vari, per la scuola primaria.

I cantori del prato
Non sono gli uccelli che preferiscono le verdi chiome degli alberi, ma le cavallette, i grilli. Quanto alle cicale, esse vivono un po’ sull’albero, un po’… sotto. Cavallette e grilli cantano preferibilmente di notte, le cicale alla luce solare. Ma è un canto per modo di dire, perchè la loro voce non è altro che la vibrazione di un organo speciale e non ha nulla a che fare con il canto.

Le cicale

Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide mattinate; cominciano ad accordare in lirica monotonia le voci argute e squillanti. Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi; poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove, pazze di sole; poi tutto un gran coro che aumenta d’intonazione e di intensità col calore e col luglio, e canta, canta, canta, sui capi, d’attorno, ai piedi dei mietitori. Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere solitudini sul solleone, pare che tutta la pianura canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino…
(G. Carducci)

Animali del prato
Se guardiamo fra le erbe del prato, che brulichio di insetti, che viavai d’animaletti frettolosi, affaccendati, impauriti! Formiche, vespe, calabroni, farfalle e, nei buchi del terreno, i grilli canterini che fanno compagnia ai lombrichi aratori!

Il grillo
E’ l’ora in cui stanco di vagare l’insetto nero torna dalla passeggiata e rimedia con cura al disordine della sua tana. Dapprima rastrella i suoi stretti viali di sabbia. Poi fa un po’ di segatura che sparge sulla soglia del suo rifugio. Lima la radice di quella grande erba che gli dà fastidio. Si riposa. Poi carica il suo orologino. Ha finito? O l’orologio si è rotto? Di nuovo si riposa un po’. Rientra in casa e chiude la porta. A lungo gira la chiave nella delicata serratura. Sta in ascolto. Fuori, nessun allarme. Ma lui non si sente sicuro. E come una lunga catenella, la cui carrucola stride, scende in fondo alla terra.  Non si sente più nulla. Nella campagna muta, i pioppi si drizzano come dita nell’aria e indicano la luna.
(J. Renard)

Il maggiolino
Che disastro quando un bosco è invaso da questi formidabili distruttori! Non resta nemmeno una foglia, nemmeno una gemma. Tutto è sparito dentro il vorace stomaco di questi animaletti… ma per fortuna il maggiolino ha dei nemici: se si lascia ingannare dal sole invernale, sale sulla superficie, e qui il gelo sopravvenuto lo uccide. Se il contadino ara o zappa il terreno, mette allo scoperto le grosse larve bianchicce e allora che festa per le cornacchie, gli storni, le galline e tutti i pennuti che vanno a caccia di insetti!

Libellule, cicale, cavallette
Molte specie d’insetti infestano le nostre campagne. Alcuni, come la libellula, ci sono indirettamente utili perchè si cibano delle larve degli altri insetti. Altri, come la cicala, il grillo e la cavalletta, sono i gentili cantori dei prati. La cicala produce il suo stridulo canto mediante uno speciale apparato costituito da un insieme di membrane che, contraendosi e vibrando, producono la caratteristica risonanza. La cavalletta, quando è riunita in sciami numerosi, può produrre incalcolabili danni alla vegetazione.

Il maggiolino

E’ un insetto dal formidabile apparato masticatorio e dalle ali anteriori rigide, dure, le quali coprono quelle posteriori, membranose. Sotto le ali è nascosto il corpo dell’insetto: parte del torace e l’addome.
I maggiolini adulti fanno la loro apparizione in maggio: donde il nome. Appena la femmina ha posto le uova in un buco del terreno, muore. Qualche settimana dopo, dall’uovo si schiude una larva senza ali, fornita di sei zampe, la quale comincia a scavare lunghe gallerie sotterranee, nutrendosi delle radici che incontra. Si nutre e ingrossa notevolmente, per un periodo di tre anni. Allora la larva si nasconde in fondo ad una galleria e diventa ninfa.
Nel mese di settembre, la ninfa diventa insetto adulto. Ma ormai si avvicina l’inverno, e il giovane maggiolino rimane ancora sotto terra, fino alla primavera seguente. A primavera, i maggiolini assaltano gli alberi e divorano tutte le gemme, le foglie, gli arbusti teneri. Per fortuna, questa invasione avviene solo ogni tre o quattro anni, altrimenti poveri alberi!

La cavalletta

Il prato è una festa di colori. Le farfalle si posano con grazia sui fiori. Le cavallette invece non conoscono la cortesia. Prendono le misure e poi spiccano i loro grandi salti.
Guardiamo le tre parti del corpo della cavalletta. La testa ha due lunghe e sottili antenne e due occhi che guardano con fissità.
La cavalletta mangia foglie, steli e insetti tagliandoli con organi che assomigliano a una pinza. Il torace della cavalletta è sostenuto da due zampe.
Le due ali anteriori sono abbastanza dure e resistenti. Le due ali posteriori sono sottili e trasparenti. Quando una cavalletta è in volo, tutte e quattro le sue belle ali sono spiegate come le vele di un’antica nave, ma soltanto le ali posteriori si muovono e fanno da motorino.
L’addome non ha nè ali nè zampe: è formato da tanti anelli. La cavalletta non ha uno scheletro, ma il suo corpo è ugualmente protetto dalla pelle, che lo difende come una corazza.
La cavalletta respira con l’addome, ai cui lati si aprono alcuni forellini.
Le cavallette dell’Italia del Nord sono in piccolo numero e poco adatte al volo; nell’Italia insulare e nell’Africa si formano immensi sciami, che percorrono in volo centinaia di chilometri. Dove si posa questa nuvola di cavallette, ogni raccolto è divorato, distrutto.

Il grillo campestre

Al canto delle cicale si unisce, in campagna, e continua anche nelle serene notti d’estate, il canto del grillo.
Dapprima è un grillo solo, che lancia nell’aria la sua nota vibrante: cri, cri, cri… Poi un altro lo imita, poi un altro ancora: in breve, tutta l’orchestra è in azione,e la sinfonia si alza nel cielo.
Il grillo depone le sue uova, gialle, cilindriche, in un nido che è una meraviglia di meccanica. Immaginate un piccolo astuccio, aperto in alto da un foro circolare che funziona da coperchio. Quando il grillino si è formato, dà un colpo con la testa al coperchio, che si apre di scatto, come in certe scatole dalle quali, premendo una molla, scatta fuori il diavoletto. L’uovo rimane col coperchio appeso all’imboccatura. Il grillo cerca un rifugio sotto terra, dove passa l’inverno. Sotto terra è di colore pallido; e lavora attivamente, con la mandibola e con calci, e si fa strada nel terreno. Finalmente ne esce, e allora diventa di colore scuro. Corre intorno rapidamente, in cerca di cibo. E’ piccolo come una pulce, e le formiche ne fanno grande strage. In agosto è tutto bruno, e si è fatto un po’ più grandicello. Vive al riparo di una foglia morta, si scava la tana: zappa con le zampe anteriori, e con le posteriori spinge indietro il materiale. Entra nella terra, e ogni tanto torna fuori, a buttar via i detriti. Quando è stanco, si ferma sulla soglia della sua piccola tana, tenendo fuori la testa, le cui antenne vibrano continuamente.

La musica del prato

Esseri mostruosi dotati delle armi più potenti, più strane, più complicate; armati di veleni, di gas, di radar, di antenne; esseri mostruosi per la loro forza si aggirano in una intricata foresta dove è sempre in agguato la morte: questo è il prato. Eppure, tra tante lotte, c’è chi canta: il grillo. Come suona? Le due elitre (ossia le due ali anteriori) posseggono una nervatura marginale, rafforzata e dentata che rappresenta l’archetto, seguita da un’altra parte detta cantino. L’archetto dell’ala destra sfrega contro il cantino dell’ala sinistra e viceversa. Ne risulta quel dolce cri cri metallico.
Dove c’è musica, ci sono orecchie pronte ad ascoltarla: i grilli hanno le orecchie sulle zampe anteriori, come le locuste, così come gli altri animali le hanno nei punti più alti del loro corpo.

Cantano i grilli

Cantano cantano i grilli! La loro voce si spande per la campagna come un inno di gioia e dai rami rispondono gli uccelli. Il sole benefico ha maturato le messi; i campi di grano sono biondi come l’oro. Presto le spighe verranno recise e raccolte in covoni. Un bel giorno arriverà sui campi la trebbiatrice, la macchina miracolosa che separa i chicchi dalla pula e dalla paglia. Allora al canto dei grilli si unirà l’inno gioioso degli uomini.
(A. Stalli)

L’utile coccinella

La coccinella comune, riconoscibilissima per avere il corpo di forma quasi emisferica e le elitre di un bel colore rosso vivo con sette puntini neri, è uno degli insetti più utili all’agricoltura, in quanto, allo stato di larva, distrugge enormi quantità di parassiti delle piante coltivate, specialmente di afidi, noti più comunemente col nome di pidocchi delle piante.

Lucciola

E’ sera: brillano in cielo le stelle, ma anche sulla terra brillano ad intervallo qua e là delle piccole luci tremolanti: sono le lucciole, minuscole lampade viventi. Come tali insetti producono questa luce?
Essa viene emessa da due organi luminosi piatti che si trovano nell’addome e che appaiono come macchie bianche. Le lucciole accendono e spengono a piacimento il loro lumino. Se ne stanno nascoste fra i cespugli che appaiono illuminati da una luce tenue: non appena però avvertono un pericolo smorzano il lume: ecco perchè quando qualcuno le cattura esse non emanano più luce.
Sverna riparata sotto le pietre, fra le radici degli alberi o fra foglie secche.

Il ragno
Un bimbo, mentre passava vicino a una siepe, ruppe con la sua frusta una grossa tela di ragno. “Bravo!” – disse subito il ragno con una voce stizzita – “Ti vorrei vedere, però, a rifare questa tela!”. Il ragno aveva ragione: è più facile disfare che fare.
(G. Fanciulli)

Le lucertole
Serbiamo il nostro rispetto anche alle lucertole, che, come tanti animali, sono le cacciatrici d’insetti, quindi di aiuto all’uomo. Chi non conosce la lucertola grigia, delle muraglie assolate? Spia le mosche, rovista da un buco all’altro per afferrare ogni insetto che passi. E’ la protettrice delle siepi e delle piante rampicanti. La vediamo distendersi al sole, immobile, ma al minimo rumore sparire, tornare, ripiegarsi su se stessa, infilarsi rapida in un crepaccio.
(E. Fabre)

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Poesie e filastrocche ERBA E PRATO

Poesie e filastrocche ERBA E PRATO – una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Un filo d’erba

Che cos’è un filo d’erba?

Un filo d’aria

che si sente e non si vede,

sperduto

affogato

nel mare del prato;

un filo di verde

che si perde

nell’azzurro,

tracciato da un pittore

di valore;

un filo di luce

come niente,

ma che non si pente

d’esser così poco,

quasi scintilla

di un grande fuoco,

un filo di profumo,

che in silenzio

dice: “Mi consumo

d’amore”,

un filo di voce,

che sussurra

bisbiglia

ci parla con cuore

puro.

Un filo d’erba

è una cosa da nulla

che si trastulla

col vento,

che gioca col sole

a nascondino

come un bambino

birichino;

che guarda con occhi sempre nuovi

la luna, falcata

o a frittata,

il pulviscolo d’oro e d’argento

delle stelle

ricamate nel firmamento;

che fa l’occhiolino

a un fiore

vicino;

che per nutrimento

si contenta

di un chicco di sale

e di una sola gocciolina

piovuta dal cielo

o scappata bel bello

al ruscello;

che si adorna

con una perlina

di brina

dai colori dell’arcobaleno,

tanto piccolina

e leggera

che appena si vede

e può volar via

così,

ma tanto grande

da contenere il sole,

tutto il sole

visto di qui.

Un filo d’erba

è proprio una cosa da niente:

c’è e non si scorge,

esiste e non si sente,

si sporge

dal balcone

e poi si pente,

ha la sua casa piccolina

sulla terra verdolina

accanto allo stelo

di un papavero,

ma cerca disperatamente

le vie del cielo

splendenti di luce. (M. Giusti)

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Materiale didattico sulle FORMICHE

Materiale didattico sulle FORMICHE – una raccolta di dettati ortografici, letture e altro materiale didattico, di autori vari, per la scuola primaria.

Le formiche

Le formiche hanno le loro regine, i loro maschi e le loro operaie. La formica attraversa i seguenti stadi di sviluppo: uovo, larva, pupa e infine insetto perfetto.

Dalle pupe schiuse escono regine e maschi, alati gli uni e le altre, e le formiche operaie, prive di ali, destinate a provvedere alla casa e al nutrimento…

Un giorno sereno d’estate le giovani regine ed i bei maschi escono dal nido e volano per l’aria soleggiata: è il loro giorno di nozze. Scesa a terra dopo il volo nuziale, la regina si mette a lavorare di mandibole e di zampe e si strappa le ali: la natura le ha insegnato che da quel momento il suo posto è nella casa, e la regina non volerà più: per tutto il resto della vita camminerà come le altre formiche: è finita la festa per lei, comincia il lavoro! Deve fondare una nuova colonia o deporre uova nella colonia già esistente. Quanto al povero maschio, le cose vanno diversamente: il suo giorno di nozze è l’unico della sua vita all’aria aperta: la mattina è sposo e la sera è morto. Che un uccello l’afferri al volo per portarlo ai suoi piccini, che un ragno lo divori o in qualunque modo la morte lo colga, è certo che vi si rassegna e non tenta nemmeno di rientrare nel formicaio. Se le formiche operaie della sua famiglia lo vedono abbandonato sul terreno, non lo aiutano, lo considerano ormai un essere inutile, e gli passano accanto indifferenti; venuta la notte, il maschio muore: è legge di natura.

Le zampe tuttofare delle formiche

Come gli altri insetti, le formiche hanno sei zampe attaccate al torace. Il primo paio, oltre che per camminare, serve per smuovere oggetti, spazzolare e lavare se stesse (soprattutto le antenne) ed i piccoli, e per centro altri lavoretti. Insomma, assieme alle mascelle, sono l’equivalente delle nostre braccia.

Ali principesche

Non tutte le formiche hanno le ali, ma solo i principi e le principesse, che ne possiedono quattro. Dopo il matrimonio, i principi consorti muoiono e le regine si strappano le ali.

Le antenne

Le formiche, come in genere tutti gli insetti, sentono gli odori con le antenne. Possono riconoscere se la formica che si avvicina è loro amica, possono inseguire i vari insetti, ritrovare la strada per il proprio formicaio. Con le antenne inoltre sentono gli oggetti come noi con i polpastrelli delle dita. Per questo le formiche, mentre camminano, sfiorano e picchiettano leggermente i corpi che incontrano e che vogliono conoscere, così come fa il cieco con la sua canna quando va a spasso. E quando le formiche si incontrano con questo mezzo si danno segnali e comunicazioni.

Dall’uovo alla formica

Le uova deposte nei formicai, impiegano quindici giorni a schiudersi, per dar vita ad una larva, dal corpo trasparente, fornito di testa, di anelli, ma non di zampe. Le formiche operaie nutrono le piccole larve, rigurgitando nella loro bocca i succhi elaborati dal loro stomaco. Poi portano i piccini al sole, all’aria; e, come balie premurose, quando si accorgono che il sole è troppo forte, ritirano i loro protetti in un luogo più riparato.

Dopo un certo tempo, le larve si schiudono in un bozzolo di colore grigio giallastro. Le ninfe sono prima biancastre, poi diventano scure, infine nere. Hanno già tutti gli organi, ma rinchiusi nel bozzolo. Allora le formiche operaie, che hanno fatto da balia alle larve, intervengono ancora ad aiutare le ninfe a liberarsi degli involucri: e l’insetto perfetto è pronto. Le balie gli portano ancora da mangiare, lo conducono a spasso, gli insegnano a lavorare.

Di che cosa si nutrono le formiche

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dettati ortografici – IL LOMBRICO

Dettati ortografici – IL LOMBRICO

Dettati ortografici – IL LOMBRICO- una raccolta di dettati ortografici, di autori vari, per bambini della scuola primaria. Difficoltà ortografiche miste.

Il lombrico uscì da un buco della terra e si allungò e si snodò per venire fuori tutto. Stava volentieri sotto terra, perchè era nudo, molle e cieco e i nemici erano tanti: il vomere, la vanga, la zappa del contadino e poi gli uccelli. Essi, alla vista di un lombrico grasso e tenero, si buttano giù a capofitto tutto becco e fame, e il verme, senza accorgersene, passa dal buio della terra, al buio di uno stomaco. Sottoterra, dove lento e tenace, il lombrico si scava la sua strada, esso è sicuro e sta bene. Lo chiamano mangiatore di terra, ma non è vero; per scavare il suo buco il lombrico ingoia la terra, ma poi la restituisce resa più grassa, più fertile dal passaggio del suo corpo. Benedetto il campo dove i lombrichi stanno di casa!

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Dettati ortografici sugli ANIMALI

Dettati ortografici sugli ANIMALI – Una raccolta di dettati ortografici e letture per la scuola primaria sugli animali:  i mammiferi, i ruminanti, i mammiferi marini, ecc..

Dettati ortografici sugli ANIMALI – Mammiferi

Si chiamano mammiferi gli animali vertebrati che da piccoli si nutrono con il latte materno. Il loro corpo è generalmente ricoperto di peli, il loro sangue è rosso e caldo; respirano con i polmoni. La grande classe dei mammiferi comprende animali che vivono sulla terra, nell”aria e nell’acqua. Sono mammiferi i cani, i gatti, i topi, i cavalli, i buoi, le mucche, le pecore, le capre, i maiali, le volpi, i lupi, i leoni, le tigri, i leopardi, gli elefanti, le zebre, le giraffe, i conigli, le lepri, i canguri, gli scoiattoli, le scimmie, le balene, i delfini, i pipistrelli e tanti altri animali.

I ruminanti

Gli animali ruminanti hanno uno stomaco diviso in quattro sacche che si chiamano rumine, reticolo, omaso ed abomaso. L’erba, inghiottita senza essere stata masticata, va dapprima nel rumine, poi, quando l’animale è in riposo, il reticolo la rimanda in bocca; da qui, dopo che i denti l’hanno ben masticata, l’erba scende nell’omaso e nell’abomaso, dove è digerita. Oltre ai bovini, sono animali ruminanti: la pecora, la capra, il bisonte, il cammello, il dromedario, il cervo, il camoscio, lo stambecco, il caribù, la renna, l’antilope, e tanti altri.

I pipistrelli

I pipistrelli sono gli unici mammiferi capaci di compiere un volo vero e proprio, in tutto simile a quello degli uccelli. La mamma pipistrello è solitamente premurosa verso i piccoli. Alla nascita, il piccolo pipistrello è nudo e cieco. La mamma lo lecca e lo attacca al suo pelame, ove egli rimarrà per parecchi giorni succhiando, di tanto in tanto, il latte materno. La mamma intanto vola e caccia normalmente col figlio attaccato al petto.  Quando il piccolo, dopo alcune settimane, si è un poco ingrossato, la madre gli dà le prime lezioni di volo e di nuoto e, soprattutto,  lezioni per la cattura degli insetti. Il pipistrello vive da 5 a 10 anni, e talvolta fino a 20.

Mammiferi marini

La balena è il più grosso dei mammiferi. Vive nei mari polari, ove è cacciata per la carne, il grasso e i fanoni. Il delfino è un cetaceo molto comune nei mari temperati: è mammifero e carnivoro. La foca è un mammifero marino delle zone glaciali. Si ciba di pesci.  Il tricheco è un mammifero che vive nei mari freddi.

Il pipistrello (lettura)

Attirati dalla dolce temperatura delle ora crepuscolari, folle di insetti lasciano il loro ritiro e vengono a librarsi, a volteggiare, a cacciare nel cielo. Ora di canti, di musiche d’ali, di cacce, e di morte. Già, di morte. Uno svolazzare d’ali nere guizza improvviso nel cielo; va, viene, sale, discende, appare, scompare, e intanto afferra, trita, inghiotte. L’orco, il terribile orco nero, è giunto e tutto divora. Nel suo volo tortuoso afferra in aria un insetto, un altro e un’altro ancora. Gli piacciono tutti: scarafaggi a elitre dure, zanzare magre, farfalle grassocce, falene, bombi, tignole; in una parola, ama divorare i devastatori della vigna, degli alberi da frutto, delle stoffe di lana. Chi potrebbe dire il numero degli insetti che il pipistrello, perchè lui è l’orco, distrugge? Finchè lo permettono le luci morenti della sera, l’ardente cacciatore continua la sua opera di sterminio. Poi, sazio, torna dai suoi amici nelle vecchie torri, nelle grotte, nelle cave abbandonate, dove, riunito a grappoli, attende il giorno seguente.

Malgrado il volo, il pipistrello non ha niente in comune con gli uccelli; e non è neppure un topo. E’ un insettivoro (più propriamente un chirottero), provvisto di ali. Il suo corpo è difeso dal freddo da una pelliccia, e un paio di ali nude, perfettamente adatte al volo, gli danno la facoltà di innalzarsi nel cielo.

Queste ali sono il tratto più sorprendente del pipistrello. Esse sono le zampe anteriori trasformate in strumenti di volo. Salvo leggerissime differenze, esse riproducono, pezzo per pezzo, l’ossatura del braccio dell’uomo. Vi si trova tutto, persino le piccole ossa del polso e delle dita. Quattro delle cinque ossa che compongono il nostro palmo della mano si allungano oltre misura, come pure le dita corrispondenti, e formano quattro raggi fra i quali è tesa la membrana dell’ala. Delle cinque dita una sola, il pollice, resta libera. Questo pollice è armato di un’unghia adunca di cui l’animale si serve per aggrapparsi e camminare. Le altre quattro dita si allungano per servire d’appoggio alla membrana dell’ala, una ripiegatura della pelle che parte dalla spalla, si stende tra le quattro dita della mano e va a raggiungere le zampe posteriori. Per essere sempre pronto a volare il pipistrello riposa e dorme aggrappato alla volta del suo rifugio con la testa all’ingiù. Al minimo allarme la zampa lascia la presa, le ali si distendono e l’animale prende il volo.

La durata della caccia è di una, due ore. Il resto delle ventiquattro ore è passato in riposo, nella tranquillità di qualche grotta. L’animale non farà dunque che un pasto in questo spazio di tempo? E nelle sere in cui la caccia è impossibile? Il cielo è troppo oscuro, tira vento, piove, gli insetti si nascondono: digiuna allora il pipistrello? No, esso fa delle provviste di cibo, provviste che ammassa in fretta, nella bocca, senza interrompere un momento la caccia di così breve durata. A tale scopo sono indispensabili delle tasche, tasche ben profonde, in cui il cacciatore ammucchi la sua selvaggina man mano che la afferra. Le guance hanno appunto questo scopo; possono distendersi a volontà, gonfiarsi, arrotolarsi in borsette dove si accatastano gli insetti uccisi con una dentata. A queste tasche di riserva si dà il nome di “borse”. Quando il pipistrello rientra nel rifugio ha le borse rigonfie. Può attendere così parecchi giorni, se occorre, senza timore di soffrire la fame. Appeso al soffitto, rosicchierà, nelle ore di appetito, la riserva giudiziosamente messa da parte.

La balenottera azzurra

E’ il più grosso animale vivente. Può raggiungere circa 35 metri di lunghezza e 1500 quintali di peso.

Alcune misure: larghezza della coda: 7 metri; lunghezza di una pinna: 5 metri; peso del grasso: 300 quintali; peso dei muscoli: 600 quintali; peso delle ossa: 250 quintali; peso della lingua: 30 quintali; peso del fegato: 6 quintali; peso dello stomaco: 5 quintali; peso di una vertebra: 2,5 quintali; peso del cuore: 4,3 quintali.

La bocca è enorme, ma l’apertura dell’esofago è molto stretta. Per questo, la balena può inghiottire solo pesci piccolissimi: invece dei denti ha circa 400 lamine cornee sfrangiate, i fanoni. Spalancando le mascelle, essa si riempie la bocca di acqua con tutti gli animaletti che vi si trovano. Poi abbassa il cancello dei fanoni richiudendo le mascelle e con la lingua spinge fuori l’acqua: pesciolini, piccoli crostacei, meduse, seppioline e migliaia di altri animaletti microscopici (protozoi) rimangono impigliati nelle frange dei fanoni e formano il cibo della balena.

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Poesie e filastrocche sulle FORMICHE

Poesie e filastrocche sulle FORMICHE – una collezione di poesie e filastrocche sulle formiche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

La formica

Oh, formica, formichetta,

quante miglia devi fare?

Dove son le tue castella

che ti dai tanto da fare?

Tu non sei davvero oziosa,

chè lavori senza posa

dal mattino alla nottata,

formichetta affaccendata.

La pazienza della formica

La stradina che porta

al formicaio è storta

e, per di più, è in salita.

Benchè mezzo sfinita,

la povera formica

non bada alla fatica.

Va su per la collina

e dietro si trascina,

a stento ed a rilento,

un chicco di frumento.

E’ giunta quasi in vetta

quando una nuvoletta

sulla terra scodella

un po’ di pioggerella.

L’acqua che cade a picco

ora travolge il chicco

e il granellino biondo

tocca ben presto il fondo.

La formica che fa?

S’abbatte e si dispera?

O imprecando va

contro la sorte nera?

Macchè! Macchè! Sa bene

che i lamenti e le scene

non risolvono niente!

Perciò tranquillamente

riscende la pendenza

afferra il chicco d’oro

e con santa pazienza

ricomincia il lavoro. (Luciano Folgore)

La formica

Oh, formica, formichetta,

quante miglia devi fare?

Dove son le tue cestella

se ti dai tanto da fare?

Tu non sei davvero oziosa,

chè lavori senza posa

dal mattino alla nottata,

formichetta disperata. (Anonimo)

Indovinello

Siamo brave e piccoline

formiam file senza fine;

gironziam d’estate intorno,

lavorando tutto il giorno

per riempire i magazzini

di preziosi granellini. (Cambo)

Formichina

Formichina s’è sposata

ed è tutta affaccendata:

spazza, lava, rifà il letto,

ripulisce fino al tetto,

sforna il pane e, senza affanni,

fa la cena, stende i panni.

Poi riposa e, canticchiando,

con un piede dondolando

nella culla il suo piccino,

gli ricama un camicino. (A. Morani Castellani)

Il formicaio

Dal formicaio uscì una formica

scalò una collina a gran fatica

dal colle giù per la valle andò

nei granaio si arrampicò.

Prese un chicco dal granaio

e lo portò al suo formicaio.

Una alla volta le formichine

viaggiarono per valli e colline

e un grano alla volta, tutto il granaio

si portarono nel formicaio.

Le provviste della formica

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Poesie e filastrocche IL GRILLO

Poesie e filastrocche IL GRILLO – Una raccolta di poesie e filastrocche, di autori vari, per bambini della scuola d’infanzia e primaria.

Il grillo vagabondo

Sono un grillo pellegrino

pazzerello e canterino

vivo libero e giocondo

saltellando per il mondo.

Salto sempre allegramente

passo a volo ogni torrente

salto un fosso, un campo, un muro

per cercar grano maturo.

Se non trovo la semente

salto i pasti indifferente

salto anche il venerdì

un po’ pazzo sono sì.

Non mi piace lavorare

preferisco saltellare

potrei fare il ballerino

ma viaggiare è il mio destino.

Mi diverte esser cantante

ma per me, da dilettante.

Canto e salto tutto il giorno

ed a casa mai ritorno

sono un grillo giramondo

un eterno vagabondo.

Così vivere mi va

per goder la libertà.

Grillo

Son piccin cornuto e bruno, me ne sto tra l’erbe e i fior

sotto un giunco o sotto un pruno, la mia casa è da signor

non è d’oro e non d’argento, ma rotonda e fonda è

terra il tetto e il pavimento, e vi albergo come un re

so che il cantico di un grillo, è una gocciola nel mar

ma son triste se non trillo, su lasciatemi cantar.

La serenata del grillo

Sotto un ciuffo di mirtillo

c’era un grillo

mezzo brillo.

C’era un grillo che trillava,

tutta l’aria ne vibrava

tutta l’aria era d’argento

e giù giù nel firmamento

la gran luna, in braccio al vento

per la notte rotolava. (A. Albieri)

Il grillo

Un musicante vestito di nero

suona, ostinato, sul verde sentiero,

senza violino, nè viola, nè archetto,

senza chitarra nè flauto o fischietto.

Sotto una zolla del fresco sentiero

sta il musicante vestito di nero. (U.B.F.)

Il grillo

Tutto arzillo, salta il grillo

e, cantando il suo cri cri,

al bambino che lo cerca

sembra dire: -Sono qui!-

Ma, arrivato al punto buono,

nulla trova il cacciator,

e lo chiama altrove il suono

del grillin canzonator:

– Cri cri cri, non mi hai veduto?

Guarda bene, sono qui!-

Salta svelto il grillo astuto,

e ripete il suo cri cri. (G. Lipparini)

Il grillo

Il grillo salta

da un’erba a uno spino.

Quando la notte sarà nel giardino

tutta la gente cantare l’udrà. (R. Pezzani)

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