Leggende del Piemonte

Leggende del Piemonte per bambini della scuola primaria.

Leggende del Piemonte – La leggenda di Maino della Spinetta
Dopo la battaglia di Marengo (1800), vinta da Napoleone, la maggior parte del Piemonte veniva annessa politicamente alla Francia. La popolazione nutriva un sordo rancore verso i Francesi, che, dopo aver promesso la libertà, si comportavano come arroganti dominatori. Nella provincia di Alessandria l’opposizione aperta si manifestò attraverso le imprese di Maino, detto Spinetta dal luogo in cui nacque. Egli fu il Fra Diavolo e il Passator cortese del Monferrino. Le sue imprese sono circonfuse da un alone di leggenda eroica e patriottica.

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Dettati ortografici e materiale didattico sul PIEMONTE

Dettati ortografici e materiale didattico sul PIEMONTE, di autori vari, per bambini della scuola primaria.

Il Piemonte in breve

confini: Francia, Valle d’Aosta, Svizzera, Lombardia, Emilia, Liguria

monti: Alpi Occidentali (Liguri, Marittime, Cozie, Graie), Alpi Centrali (Pennine, Lepontine)

cime più alte: Argentera, Monviso, Granero, Rocciamelone, Gran Paradiso, Monte Rosa

valli: della Stura di Demonte, Maira, del Chisone, di Susa, di Viù, Sesia, Anzasca, d’Ossola, Formazza, Vigezzo

valichi: Colle di Tenda, Colle della Maddalena, Monginevro, Frejus, Moncenisio, Sempione, di San Giacomo

colline: Langhe, Monferrato, Colline del Po, Canavese, Serra di Ivrea

pianure: di Alessandria, del Vercellese, del Novarese

fiumi: Po, Toce. Affluenti di destra del Po: Varaita, Maira, Tanaro con i suoi affluenti Stura di Damonte e Bormida, Scrivia. Affluenti di sinistra del Po: Pellice col suo affluente Chisone, Dora Riparia, Stura di Lanzo, Orco, Dora Baltea, Sesia, Agogna, Ticino

canali: canale Cavour

laghi: Maggiore (piemontese solo la sponda occidentale), d’Orta, di Viverone, di Candia.

province: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli.

Osserviamo la cartina

Il Piemonte deve il suo nome alla sua posizione ai piedi dei monti. Infatti le Alpi occidentali, con le più alte vette d’Europa, abbracciano la regione da tre lati.

Numerosi sono i valichi e le gallerie che permettono rapide e frequenti comunicazioni con la Francia e la Svizzera. Le gallerie autostradali del Monte Bianco e del Gran San Bernardo rendono possibili, anche durante la brutta stagione, i viaggi attraverso la catena alpina.

La parte piana della regione è costituita dal primo tratto della Pianura Padana, nella quale si elevano le colline delle Langhe, del Monferrato e di Torino.

La parte montuosa è ricca di acque. Infatti, oltre che dal corso superiore del Po, il Piemonte è solcato da molti affluenti alpini; piemontesi sono anche la riva destra del Ticino e quella del Lago Maggiore. Numerosi laghetti e canali artificiali rendono pittoresca la montagna e fertile la pianura.

Vita economica

Gli estesi pascoli montani favoriscono l’allevamento del bestiame bovino ed ovino, che fornisce latticini, carne, lana. I boschi danno legname, castagne e tartufi (Alba). I vigneti del Monferrato producono vini pregiati, e le colline delle Langhe frutta di ottima qualità. La fertile e ben irrigata pianura è ricca di grano, granoturco e riso (circa la metà della produzione nazionale).

Le industrie, favorite dalle importanti risorse idroelettriche, sono molto sviluppate; particolare importanza hanno quelle automobilistiche, tessili e dolciarie.

Dal sottosuolo si estrae talco, grafite, pirite; dalle cave granito e calcare per cemento.

Per il lavoro di ricerca

Con quali Stati e quali regioni confina il Piemonte?

Come si presenta il suo territorio?

Da quali rilievi è costituita la zona montuosa?

Quali cime vi si elevano?

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LEGGENDE ITALIANE I laghi di Avigliana

LEGGENDE ITALIANE I laghi di Avigliana – una leggenda del Piemonte per bambini della scuola primaria.

laghi di Avigliana

LEGGENDE ITALIANE

I laghi di Avigliana

C’era una volta in Piemonte, là dove ora sorgono i due laghi di Avigliana, un grosso borgo florido e ricco. Disgraziatamente la fortuna e gli agi avevano indurito e inasprito il cuore degli abitanti: essi erano così egoisti, avari e crudeli che non facevano neppure la più piccola elemosina, e vivevano pensando solo a se stessi e al proprio benessere.

Ora avvenne che una sera d’inverno, in cui infuriava una gelida tempesta di neve, un pellegrino vestito di bianco giunse alla borgata. Appariva sfinito dal lungo cammino e si trascinava a stento nella tormenta che gli sferzava il volto pallido ed emaciato, contratto dalla fatica e dalla pena.

Bussò alla porta di una casa, le cui finestre dai vetri appannati rivelavano come nell’interno vi fosse un buon tepore, e chiese per carità un po’ di pane, una ciotola di latte caldo, un ricovero per la notte: era un pellegrino, un fedele di Dio, e Dio avrebbe ricompensato chi lo avesse ospitato.

Ma vane furono le richieste e le preghiere del bianco viandante.

Tutti gli chiusero la porta in faccia con mala grazia, rifiutandogli ogni soccorso.

Ormai egli aveva percorso tutte le vie, picchiato a tutti gli usci. Restava ancora solo una misera casupola sperduta, che sporgeva su una piccola altura, un po’ fuori del paese. Dietro i vetri della minuscola finestrella si scorgeva oscillare una fioca fiammella di candela.

Il pellegrino bussò  anche a quest’ultima porta, con un ultimo barlume di speranza. Una vecchiarella tremula, poveramente vestita, gli aprì e lo invitò premurosamente ad entrare.

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