LA MONTAGNA materiale didattico vario

LA MONTAGNA materiale didattico vario: dettati ortografici, racconti, testi brevi, di autori vari, per la scuola primaria.

La montagna è un rilievo roccioso elevato oltre i mille metri.  Le montagne sono come le grandi rughe della Terra e si sono formate in tempi antichissimi, quando la Terra era ancora fiammeggiante e sconvolta da terremoti e da eruzioni vulcaniche.

Il luogo dove la montagna sorge dal piano è detto piede; salendo lungo il pendio o fianco o versante della montagna si raggiunge la cima o vetta. Una montagna può elevarsi isolata, oppure può raggrupparsi con altre in un massiccio. Sovente le montagne sono affiancate ed allineate in una lunga catena.

Un insieme di numerose catene costituisce il sistema montuoso.

Con il passare dei millenni, i fianchi delle montagne si sono trasformati e coperti di terra; soltanto gli alti pendii e le vette mostrano la roccia nuda.

Il piede della montagna è verdeggiante di noccioli e di castagni; sui fianchi si estendono i boschi di abeti e di larici; poi questi si diradano e iniziano i pascoli, ombreggiati da qualche betulla, fioriti di arniche e di genziane; infine ecco la roccia, irta di punte, incisa di burroni, tormentata da frane, dritta di pareti che danno il capogiro.

L’alta montagna ha cime e conche coperte di spessi strati di neve e di ghiaccio che neppure il sole estivo scioglie completamente: lassù si estendono i nevai ed i ghiacciai.

La montagna è un ambiente difficile per la vita dell’uomo. Egli però, l’ha domata, ed ha saputo costruire strade audaci che la superano ai valichi; gallerie che la perforano e che facilitano le comunicazioni stradali e ferroviarie; funivie e seggiovie che permettono a tutti di raggiungere comodamente le cime più elevate.

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Villaggio alpino

Poche rustiche casette: le basi di pietra, le pareti di legno, i tetti di ardesia; piccole le finestre, fiorite di rossi gerani. Una chiesetta, un campanile. Null’altro. Sulle vie deserte qualche vecchia dalla gonna rossa e nera che fila o ricava, due o tre caprette, e nidiate di bimbi rosei e biondi che guardano curiosi, ma coi piedini nudi fuggono pieni di vergogna. (R. Bacchelli)

In montagna

Le casette del paesello montano si raggruppano attorno alla chiesa, sul pendio, come un piccolo gregge raccolto attorno al pastore. Dal paese si giunge subito ai prati che spesso lasciano scorgere, tra l’erba, spuntoni di roccia; si giunge in breve ai boschi dove l’ombra è fitta e l’aria è carica del profumo delle resine e dei fiori. Attorno, i monti levano le cime, alcune ancora del tutto coperte di verde, altre, più alte ancora, bianche di neve. Sul fondo della valle scorre il torrente: balza tra i massi e li circonda di spruzzi e di spuma; va gorgogliando, mormorando, portando al piano la voce della montagna.

Le montagne

Le montagne sono tra le cose più belle che esistono. Che cosa sarebbe la terra senza le montagne? Senza le montagne, non si avrebbero nè fiumi, nè torrenti, nè le cascate che ci danno l’energia elettrica, quella formidabile energia apportatrice di luce, di calore, di vita.

La vita sul monte

Quanta vita sul monte! Dalla grossa felce che cresce ai suoi piedi, al ginepro, dal saporoso mirtillo all’ontano, dai fiori delicati e stupendamente colorati all’imponente abete. E poi, la lepre di monte, il capriolo che fugge di balza in balza, il cervo dominatore delle vette, e ancora, su su, fino alla roccia nuda, fino alla neve eterna. Ma anche lì, abbarbicato alla roccia, mezzo sepolto dal ghiaccio, vive l’ultimo amico della montagna: il lichene dai colori vivissimi; si trova lassù, sul punto più alto della terra. (A. Manzi)

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Villaggio alpino

Poche, rustiche casette: le basi di pietra, le pareti di legno, i tetti di ardesia; brevi le finestre, fiorite di rossi gerani… Una chiesetta,  un campanile. Null’altro. Sulle vie deserte qualche vecchia che fila e ricama; due o tre caprette e nidiate di bambini rosei e biondi. Chioccolio di fontane; qualche ragazza che lava. E un silenzio, una pace tale sotto quel sole diffuso, in quella pura aria frizzante, che tutto lo spirito ne gioisce. (R. Bacchelli)

Alpinisti e sciatori

Tra gli ospiti dell’albergo ci sono degli alpinisti. Essi cercano una buona guida, pratica di questi monti, che li accompagni. Partendo da un rifugio, vogliono arrampicarsi  in cordata per la parete più difficile del monte, fino alle guglie che sovrastano il ghiacciaio. L’abisso non fa loro paura. Non temono i precipizi e i crepacci. Dall’albergo parte una seggiovia che durante la stagione invernale porta gli sciatori ai più vicini campi di sci.

La stella alpina

Molto e molto tempo fa, nel cielo brillava una stellina solitaria e di lassù pensava che doveva essere pur bella la vita sulla terra, fra le alte vette nevose. Per questo pregò di poter scendere in terra. Il Signore acconsentì e, in una notte serena, la stellina attraversò il cielo e andò a posarsi fra le ripide pareti di ghiaccio di un monte altissimo. Che freddo! La stellina sarebbe certamente morta assiderata se un Angelo non l’avesse avvolta di una morbida veste di velluto bianco. Da allora, tra i ghiacci, sulle alte cime dei monti, crescono le stelle alpine, i fiori che hanno la forma di stella e che sono morbidi come velluto.

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LE ALPI materiale didattico vario

LE ALPI materiale didattico vario per la scuola primaria.

Le Alpi

Le Alpi rappresentano il più importante sistema montuoso d’Europa sia per l’altezza delle loro cime (molte superano i 4000 metri, e il Monte Bianco, la più alta, raggiunge i 4810) sia per la frequenza delle nevi permanenti e dei ghiacciai (da cui scaturiscono i maggiori fiumi alpini), sia per la loro posizione nel cuore dell’Europa, in mezzo alle regioni più popolate e civili.

Per la loro altezza e per il loro sviluppo da ovest ad est, le Alpi costituiscono tra l’Europa centrale e l’Europa mediterranea una vera barriera che influisce grandemente sul clima e sulla vegetazione delle due regioni: temperatura mite, cielo sereno, sole caldo, fanno dell’Italia il “paese dove fiorisce il cedro” (Goethe) e dove prosperano, con gli agrumi, la vite e l’ulivo; al di là delle Alpi, il clima continentale e il freddo impediscono lo sviluppo di una vegetazione mediterranea.

Barriera di separazione per il clima e la vegetazione, ma non per gli uomini; nonostante la loro altezza, infatti, le Alpi sono ricche di valichi che mettono in comunicazione le opposte valli; e strade rotabili e ferrate, attraverso lunghe gallerie, superano i valichi e le catene montuose più importanti.

Le Alpi cominciano, a ovest, dal Col di Cadibona e attraverso una grande curva, lunga 1200 chilometri, terminano divergendo a Vienna sul Danubio e a Fiume sul Quarnaro.

Esse non formano un sistema compatto e continuo di montagne, ma sono costituite da catene, massicci, altipiani, diversi e irregolari, separati da numerose valli. Nelle Alpi occidentali si hanno soprattutto catene arcuate intaccate da valli che si estendono nel senso della latitudine; nelle Alpi orientali invece si hanno soprattutto catene affiancate, separate da valli longitudinali. Anche i due versanti sono diversi: il versante esterno, nord-occidentale, degrada lentamente verso gli altipiani danubiani, e i fiumi divergono in varie direzioni; il versante interno o meridionale scende rapido verso il bassopiano padano, facendovi convergere i fiumi in un unico grande sistema fluviale.

Nel senso della latitudine si distinguono nelle Alpi tre fasce, in cui le montagne sono diverse e per altezza e per l’aspetto, dovuti alla diversità delle rocce da cui sono formate.

Mentre la fascia mediana è di rocce cristalline (graniti ecc…), e comprende le catene e le cime più elevate, i picchi più arditi, le valli più strette e incassate, le fasce esterna settentrionale e interna meridionale, formate da rocce calcaree, presentano montagne meno elevate, più tondeggianti, pendii più dolci, valli più ampie e meno incassate. La zona esterna meridionale non si stende lungo tutta la cerchia alpina: manca nelle Alpi occidentali, mentre è ben presente nelle Alpi centrali e orientali, con le catene delle Prealpi lombarde e venete, a loro volta precedute, verso la pianura, da modesti rilievi collinosi: le Colline subalpine.

Nel senso trasversale, le Alpi si distinguono in Alpi Occidentali, Centrali, Orientali.

Così nacquero le Alpi

Il possente baluardo non è, in realtà, che una sola rovina di un immane edificio di pietra, spinto in alto da grandiose forze interne, e poi attaccato dal lavoro di inesorabili forze esterne, aiutato dal lentissimo scorrere dei tempi geologici. Difficile è quindi farsi un’idea sicura della struttura primitiva dell’edificio delle nostre Alpi e delle sue successive trasformazioni. Ma più difficile ancora è rifarsi alle cause prime del suo sorgere.

Che in età remota (circa 50 milioni di anni fa), dove ora si innalzano superbe le Alpi si stendesse il mare è un fatto incontestabile. Ma è in discussione il modo in cui i sedimenti di quel mare si siano inarcati e corrugati a formare le pieghe alpine, mentre enormi ammassi di rocce eruttive si aprivano essi pure la strada verso l’alto.

All’inizio prevaleva decisamente l’opinione che l’ingobbarsi e il sollevarsi del fondo del mare fino ad emergere fosse dovuto al fatto che l’Africa derivando, cioè spostandosi, come una gigantesca zattera, verso l’Europa, stringeva come in una morsa gli strati del fondo marino, li strizzava fino a farli fuoriuscire dalle acque, e li rovesciava sul margine meridionale dell’Europa, consolidato da altre, più antiche catene di montagne. Coricandosi, rovesciandosi e addirittura ribaltandosi, le pieghe si rompevano in falde capaci di percorrere, scivolando sugli strati sottostanti, decine e anche centinaia di chilometri.

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GLI APPENNINI materiale didattico vario

GLI APPENNINI materiale didattico vario per la scuola primaria.

Gli Appennini

Chi risale la strada che da Savona (Liguria) inerpicandosi conduce in Piemonte, giunto alla sommità dell’erta, nel momento in cui inizia la discesa, può scorgere alla sua destra la prima falda dell’Appennino.

Questo sistema montuoso, colonna vertebrale della penisola italiana, appare saldamente radicato al continente: si aggancia infatti al primo pendio alpino  che lo fronteggia al passo di Cadibona, e in Piemonte distende lunghe propaggini collinari verso la nascente pianura padana.

L’Appennino, esteso dalla Liguria alla Sicilia, supera di circa 200 chilometri la lunghezza del sistema alpino e, in alcuni tratti, ne uguaglia lo spessore.  Sistema notevole, quindi, ma non paragonabile di certo a quello alpino per imponenza di forme (il profilo tondeggiante prevale su quello aguzzo), per compattezza di roccia (alle salde pareti alpine contrasta lo sfasciume delle dorsali appenniniche), per altezza di vette (poche superano i 2000 metri), per ricchezza di ghiacci e di nevi (nessun ghiacciaio scintilla nelle alte conche; pochi nevai ricoprono i dossi).

Nel suo insieme, il sistema appenninico non ripete la disposizione ad arco delle catene alpine; esso è costituito da tre segmenti rettilinei successivi, i quali, se non spezzano la continuità del sistema, ne mutano tuttavia la direzione; ad un primo segmento da nord-ovest a sud-est segue un secondo segmento appoggiato alla costa adriatica, quasi in direzione nord-sud, e a questo un terzo segmento riportato al centro della penisola.

L’Appennino non procede, solo e massiccio, attraverso tutta la penisola; a tratti, lo fiancheggiano altri rilievi: nasce l’immagine di una schiera lunga e compatta che, ad un certo momento, cammini fra due ali di folla allineata ora a sinistra ora a destra. Sono rilievi ordinati in brevi catene, in massicci di estensione limitata, in ampi altipiani; si innalzano di fronte alle catene appenniniche, ora vicini ora discosti, sul lato del Tirreno e su quello dell’Adriatico, in Toscana, nel Lazio, nella Campania, nella Puglia, in quei luoghi, cioè, dove l’Appennino sembra ritrarsi in se stesso per lasciare spazio alle pianure, alle colline, ai rilievi di cui s’è fatto cenno, indicati da alcuni geografi con la denominazione comune di antiappennino.

L’Appennino è formato da rocce tenere, incapaci di resistere validamene all’azione delle acque; sono ora ammassi di rocce impermeabili sulle quali le piogge scorrono rapidamente, dilavando, limando, scavando solchi sempre più profondi (calanchi), determinando cedimenti e frane; ora sono formazioni di rocce permeabili che bevono come spugne le acque, le assorbono in profondità, lasciando arida la montagna e scaricandole in potenti risorgive ai piedi dell’Appennino.

In questo ambiente è facile immaginare come la vegetazione di media ed alta quota incontri gravi ostacoli allo sviluppo ed alla diffusione; l’uomo, da parte sua, ha contribuito in vaste plaghe a peggiorare la situazione con un diboscamento eccessivo, disordinato. I fianchi di intere montagne, ormai tutto  uno sfasciume, rendono pressocchè impossibile l’opera di rimboschimento; del resto complessa è tale opera anche nelle zone appenniniche più aride. Dove la vegetazione riesce ad imporsi crescono il castagno, il faggio e l’abete (nell’Appennino Centrale e Meridionale verdeggiano fino oltre i 2000 metri); l’olivo mette radici nelle fasce appenniniche della Liguria e della Calabria. Gli stessi pascoli, per l’aridità del suolo, sono meno estesi e meno ricchi; più che alle mandrie dei bovini offrono cibo alle greggi che, numerose, migrano nella buona stagione verso di essi, ritornando a valle alle prime avvisaglie del freddo.

Suddivisione degli Appennini

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